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La produzione vinicola siciliana va sempre di più
assumendo un ruolo importante al pari di altre regioni italiane tradizionalmente
note come il Piemonte e la Toscana. La più grande isola del Mediterraneo La leggenda vuole e narra che la vite germogliò, per la prima volta, proprio in Sicilia dalle lacrime di Dionisio, assetato. Nacque così quel nettare che lantico nume donò agli uomini, per confortarli dalle fatiche, così come agli Dei, per allietare i loro sensi. Passiti, moscati, malvasie. Ma anche Nero dAvola, Cerasuolo di Vittoria, Nerello mascalese, Inzolia insieme ai vitigni internazionali. A proposito di questi ultimi, c'è da osservare come la sperimentazione sui vari Chardonnay, Cabernet, Syrah e Merlot, ha rivelato sia una particolare vocazione dei terreni, sia la presenza di condizioni climatiche favorevoli a produrre vini da queste uve che qui giungono, con facilità, a maturazione ottimale. Per contro c'è da rilevare come i numeri indichino la quota dei vini a denominazione di origine ancora insufficiente. Inoltre la crescita qualitativa dei vitigni autoctoni, il Nero dAvola in primis, ha ancora davanti a se una lunga strada da percorrere che necessita di ulteriori interventi, più convincenti ed efficaci. Dopo aver analizzato nella prima parte di questa breve trattazione alcune aziende sia storiche che emergenti, tutte, chi più chi meno, accomunate da un'ampia visibilità sui mercati e produzioni che definirei non proprio amatoriali, mi voglio dedicare in questa seconda parte a vini che forse troverete più difficili da rintracciare sugli scaffali dell'enoteca sotto casa, ma non meno meritevoli della vostra attenzione. Ho preferito, per scelta, riportare le annate tra parentesi non trattandosi quasi mai delle ultime in commercio. L'affidabilità dei produttori, comunque, è tale e consolidata, da non dover riservare spiacevoli sorprese anche con quelle più recenti.
Problema che non sembrano invece, affatto, soffrire i vini dell'azienda di cui vi vado a parlare! In Contrada Roccazzo Chiaromonte in provincia di Ragusa, I Gulfi hanno fatto del nero d'Avola il vitigno portabandiera dell'azienda realizzando una serie di vini cru di tutto rispetto, in particolare mi riferisco al Nero Maccari ed al Nero Bufaleffi, prontamente segnalati da uno dei giovani emergenti giornalisti italiani del vino, attualmente in trasferata oltreoceano, il preparatissimo nonchè abilissimo degustatore Luca Mazzoleni. Il Maccari offre al naso profumi di piccoli frutti di bosco avvolti in una piacevole coltre balsamica. In bocca ritornano toni fruttati e balsamici in un contesto di grande morbidezza caratterizzato dalla fine grana dei tannini e sostenuto da una calibrata acidità. Il Bufaleffi si colloca su di un piano ed un registro ancora più alto. I toni fruttati e balsamici sono, se possibile, più intensi e potenti dando vita ad un insieme di peculiare aromaticità pur senza disdegnare una certa eleganza grazie alla solita acidità che interviene a sostegno della beva. Peccato, unica nota dolente, per i prezzi non proprio a buon mercato. La tenuta Feudo Principi di Butera, facente capo al grupppo Zonin, è, a tutti gli effetti, nonostante i successi da subito ottenuti, una new entry nel panorama produttivo siciliano. I vini, tutti ineccepibili dal punto di vista realizzativo, non mi hanno personalmente entusiasmato, senza tener conto, poi, dei prezzi assolutamente poco incoraggianti. Tutti i prodotti mi sono sembrati ottimamente costrutiti, impostati, anche nella scelta dei vitigni, per stupire ed ammaliare una ben precisa tipologia di consumatori. Consumatori stranieri, americani in particolare, ma più in generale quelli che potremmo definire, con un termine che dice tutto e nulla, "consumatori moderni". Il nero d'Avola Deliella 2000 è un vino piacevole, che gioca sul contrasto tra dolce e speziato. Cannella, vaniglia, chiodo di garofano, prugna, ciliegia marasca, si inseguono e si susseguono in un bel cresecendo. Peccato per il finale, piuttosto amaro, dovuto, a mio parere, ad un eccesso di rovere. Il merlot Calat 2000 offre il medesimo approccio degustativo. In questo caso, però, alla dolcezza vanigliata del legno fanno da contraltare le note vegetali del vitigno. Note vegetali, in particolare di peperone verde, che sono molto più evidenti, meno controbilanciate, nel cabernet Sanrocco 2000. In questo caso la vaniglia del legno, presente in dose massiccia, risulta ancora poco e mal integrata.
Concludo con un altra realtà emergente della Sicilia
sud orientale dove si produce un altro vino "tradizionale",
tipico della provincia di Ragusa: il Cerasuolo di Vittoria. Ne offre una
dignitosa interpretazione la cantina Valle dell'Acate. Il Cerasuolo
è ottenuto dal vitigno frappato (60%) con aggiunta di nero d'avola
(40%), ma può essere ed è, anche, vinificato in purezza.
Questo vino, che non vede legno, rappresenta nella sua, a tratti disarmante
semplicità, una valida espressione di territorialità e varietalità. 15 aprile 2003
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