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Summus in verticale Rassegna di Pinot Neri Un bianco spagnolo Due Barbere da non perdere! Rassegna di Pinot Grigio Alto Adige Lagrein Perlhof 1995 Cantina Produttori Santa Maddalena Due rossi pugliesi Vecchi Sauvignon Italici Chardonnay Moscato giallo 5 Sauvignon Orazio aveva ragione? Note sparse sulla Sabina Il Fragolino, il Clintòn e ... il "Morello"
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Quanto tempo occorrerebbe per parlare di sangiovese? Anche se volessimo limitarci al sangiovese toscano, quante diverse realizzazioni potremmo trovare per questo vitigno tipicamente italiano che, insieme a pochi altri, raccoglie la sfide internazionali e anzi, rilancia aumentando la sua diffusione in Italia e facendo i primi passi anche in vigne di altri continenti (vedi)? Beh, la domanda è retorica e non abbiamo nessuna intenzione di addentrarci in un trattato chilometrico, anzi, inziamo a piccoli passi e andiamo a presentare due vini, entrambi toscani, che ci hanno regalato piacevoli emozioni e interpretazioni assai diverse della stessa uva. Le bottiglie che abbiamo degustato sono: Chianti Classico Cortevecchia 1995 Riserva della Fattoria le Corti (Corsini) e Le Balze IGT Il Poggiolino 1995. Già dall'etichetta si percepisce una diversa filosofia, da un parte una riserva di Chianti Classico, dall'altra la scelta di fare un IGT ma con abbondanza di particolari: vino ottenuto da una vendemmia tardiva di sangiovese, lasciato per ben 40 giorni sulle vinacce, affinato in barrique francese per un anno e per sei mesi in bottiglia. Ma passiamo all'analisi. All'esame visivo il Chianti è decisamente più brillante, di un bel colore rosso rubino, mentre il Poggiolino mostra cenni di scolorimento, specialmente sui bordi, preannunciando un prodotto più evoluto. Sensazione confermata al naso: floreale, iris e viola, per il Cortevecchia con qualche spunto di ribes; ciliegia sotto spirito e confettura, per il Poggiolino che si allunga poi su profumi terziari molto evidenti (cuoio). Entrambi i prodotti risultano comunque decisamente fini, con un leggero vantaggio, per quanto riguarda l'intensità degli aromi, per l'IGT. All'assaggio il Poggiolino non delude, tutti gli aromi si ritrovano ben presenti al gusto, il frutto è spiccato e la progressione notevole, con un lungo finale. Buono l'equilibrio tra alcol, tannini e acidità e l'amalgama tra legno e frutto è ottima. Il prodotto si conferma comunque evoluto, molto morbido e da bere! Completamente diversa è l'impressione che ci fa la riserva, con un impatto potente e intenso anche se un poco sporcato dal tannino che a centro bocca prevale con una grana un po' spigolosa. Il finale è amarognolo, ancora dominato dai tannini e non retto completamente dal corpo del vino. Nel complesso un prodotto sicuramente meno facile, ma anche destinato a un'ulteriore evoluzione che prevediamo positiva. |
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