L'appunto al vino di Fernando Pardini
Il vino: Alto
Adige Pinot Bianco Klaser 2004 - Niklaserhof
Sotto-zona/cru: Vigneto
Klaser - San Nicola - Caldaro sulla strada del vino (BZ)
Data assaggi: novembre
2007
Il commento:
Un
giallo sgargiante e luminoso, pieno ed attraente, apre ad un naso ampio,
aromatico, penetrante, con un accento dolce da vendemmia tardiva e le
proverbiali note agrumate di pompelmo in prima linea, arricchito oggi
da un "fiato" di erbe campestri, passiflora, anice stellato,
rosa canina, cumino, lavanda...: un melange armonioso e seducente che
non puoi evitare.
Eppure al palato non ti aspettare "sdolcinate dolcezze" o
pachidermiche mollezze, perché qui la sferzante acidità
ne rimodula gli assetti e ci informa di un vino dalla beva contrastata
e dinamica, tesa e pura (hai uva sotto ai denti), capace di restituire
un senso di naturalezza ben al riparo da ogni ovvietà. E' un
vino diverso questo, non c'è che dire, colto in una fase armonica
conclamata, ed è una dimostrazione tangibile dell'enorme potenzialità
(ed eclettismo) del pinot bianco, una varietà che dovrebbe poter
conoscere ribalte e parole migliori.
Carattere, solarità e sapore in un piccolo-grande cru altoatesino,
da ricercare e scovare con tenacia nelle enoteche d'Italia a 12 euro
o giù di lì.
La chiosa:
Conoscere
la famiglia Sölva, il figlio Dieter ed il padre Joseph,
e soprattutto conoscerne i modi e i gesti, mi ha riportato ad una dimensione
intima della vita di campagna; mi ha ricondotto semplicemente all'incanto
di un mestiere ricco di suggestioni e di parole sempre nuove, quello
del vignaiolo, da non stancarsi mai di ascoltare. Ne avevo bisogno.
Qui fra l'altro i racconti sono pervasi da una voglia continua di approfondimento,
senza che ci si acquieti sui traguardi raggiunti, ciò che mi
era parso di intuire di già dalla personalità così
poco omologata di quei vini. Così ho scoperto che da un lato
c'è l'esperienza ultratrentennale di Joseph, che ha svolto la
professione di consulente enologico per molti piccoli vignaioli altoatesini
dediti a conferire le uve alle cantine sociali e che ha maturato intuizioni
niente male quali quella del kerner, che grazie alla sua ricerca è
stato adottato in alcune aree della regione poi dimostratesi oltremodo
vocate (leggi Valle Isarco); dall'altro c'è l'entusiasmo tutto
giovanile di Dieter, con un diploma conseguito presso la scuola enologica
di San Michele all'Adige nei primi anni '90 e la ferma volontà
di trasformare quella che fino ad allora era stata una piccola realtà
familiare conferitrice di uve in una piccola realtà, ancora familiare,
che le uve e i vini se li producesse per sé. Fu così che,
a metà degli anni '90, nacque
Niklaserhof,
il cui nome ha inteso onorare il patrono del paese dove sorgono cantina
e vigneti, San Nicola. Nel frattempo la cantina, oggi, si arricchisce
di un locale nuovo, scavato letteralmente nella roccia, mentre le vigne,
nella stragrande maggioranza, hanno ormai compiuto i trent'anni di età.
Vi si coltivano in prevalenza varietà a bacca bianca quali pinot
bianco, sauvignon e kerner (sì, vigneti di kerner sul Lago di
Caldaro!), più un qualcosina di chardonnay. Dalle uve rosse invece,
cresciute su terreni di impasto lourd e argilloso, si ricavano
vini nei quali non è raro scorgerne doti di carattere (leggi
Lagrein-Cabernet).
Dai terreni drenanti più "leggeri" e calcarei, da
vigne inerbite condotte in modo naturale, i Sölva ricavano vini
bianchi dalla fisionomia individua, figli peraltro di una tensione sperimentale
cantiniera vitale e ragionata, e che vede per esempio le selezioni sostare
a lungo sur lies in botti di rovere di vario passaggio (frequente
l'impiego delle pièces da 500 e 700 litri) oppure in vasche d'acciaio,
farsi brevi macerazioni sulle bucce e decantazioni statiche, od anche,
ed è il caso del pinot bianco, vedersi interrotta la malolattica.
Questi vini non sono vini "tutto e subito" e non vi dovete
aspettare facili concessioni, soprattutto se colti in giovane età:
l'iniziale ritrosia vuole e chiede aria, pazienza, tempo. Se glieli
concederete, vi faranno capire l'enorme potenziale, in complessità
aromatica e naturalezza gustativa, di cui si innervano. Vi accorgerete
cioé della "pasta" di cui sono fatti. Così è
per il Klaser, dove confluiscono le selezioni migliori di pinot
bianco raccolte a piena maturazione da una specifica parcella e che
resta ad oggi uno degli esempi vinosi più fulgidi, quanto a personalità
e carattere, dell'intera regione; così è per il sorprendente
Kerner, dalla brillante esposizione aromatica e dal seducente
grip
gustativo;
così è per l'aristocratico Mondevinum, blend meritorio
di pinot bianco, sauvignon e chardonnay che riscopro oggi in una versione
2004 flemmatica ed affascinante per via del registro minerale e del
portamento austero di cui si fa vanto, in una versione 2005 in cui la
finezza aromatica, gentilmente citrina, e la verve acida ne disegnano
una silhouette slanciata e gradevolissima, e in una versione 2003 più
grassa e alcolica, dai profumi avvolgenti di biscotto, lavanda e pesca
e dal tatto morbido e vellutato. Di invidiabile affidabilità
infine mi appaiono le versioni "base" di sauvignon e pinot
bianco. Su tutto regna la salutare sapidità, il dinamismo mai
sopito, la beneaugurante capacità di sfidare il tempo, la solare
quanto istintiva complicità di un bere amico. Sono vini "trasparenti"
questi, che "sentono" le loro stagioni e non si stancano di
dimostrarlo, così come non si stancano di sbandierare una "marca"
territoriale senza tentennamenti, fondata peraltro sulla dignità
e sul temperamento.
Foto: Dieter Solva; cantina; bottiglie di Mondevinum
14 dicembre 2007