Valori e valore del
vino italiano. La parola alla filiera
di Riccardo Farchioni
FIRENZE - Pubblico
folto, regia televisiva che proietta sul maxischermo a fasi alterne i
relatori e i volti di ascoltatori attenti. Valori e valore del vino
italiano. La parola alla filiera, è questo il titolo dell'interessante convegno organizzato dalla divisione CropScience della Bayer e che ha radunato produttori, giornalisti e pubblico vario per ascoltare
un parterre di relatori di primordine, completato al massimo livello
istituzionale dal sottosegretario Guido Tampieri in sostituzione dellannunciato
ministro De Castro che era in missione in Spagna per la ribollente questione
OCM vino. Non solo: oltre ad organizzare il convegno la stessa CropScience
si è messa I vestiti della casa editrice e sta facendo uscire una
serie di volumi dedicati allagricolura. Quello sulla vite e il vino,
che ha reclutato molti importanti specialisti in materia (da Attilio Scienza in giù) è stato presentato proprio in questa occasione.
Nellauditorium
di un palazzo dei Congressi di Firenze che sprizza anni settanta (o sessanta?)
da tutti i pori la Bayer entra subito in medias res, proiettando sul maxischermo
tutti i prodotti farmaceutici da essa dedicati alla viticoltura. E per non lasciare niente di sottinteso, Frank
Terhost, amministratore delegato di CropScience, rende subito chiaro un
concetto: senza queste sostanze non si fa viticoltura di qualità.
I cambi climatici rendono le malattie della vite più dannose e
i parassiti più forti, il che ha conseguenze sia nellimmediato
(ne sanno qualcosa in Sicilia che ha avuto nellultima vendemmia
una riduzione della produzione del 50% per un massiccio attacco di Oidio),
sia in modo più subdolo nellevoluzione alterata del vino, effetto ritardato
ma inesorabile di una imperfetta maturazione delle uve.
Eh si, la Bayer, in apertura di convegno mette subito la barra del timone
in un direzione ben precisa, perché sarà pure ormai diversifica
in tre divisioni (oltre alla CropScience rivolta allagricoltura
ci sono la HealthScience e la MaterialScience) ma industria farmaceutica
rimane sempre (Aspirina: mai sentita nominare?). E la sua opinione, autorevomente
espressa, è che le direttive europee sempre più restrittive
su questo tema non faranno che danneggiare gli imprenditori agricoli europei
nei confronti di quelli extraeuropei. Insomma, per tagliar corto: in breve
tempo non sarà più possibile fare viticoltura di qualità in Europa.
Più
tardi Attilio Scienza avrà qualche cautela in più, ammettendo
che esiste invece un movimento sempre più rilevante che la medicina nella
viticoltura la combatte strenuamente, che produrrà vini spesso organoletticamente
difettosi e talvolta seguendo riti esoterici, ma va preso come campanello
dallarme contro una sorta di pensiero unico che
ha afflitto il mondo del vino.
Al di là di questo incipit, il
merito forse più rilevante del convegno è stato quello di
fornire un panorama ampio e storicizzato del mercato e del consumo del
vino nel mondo, delineato in particolare da Federico Castellucci, direttore
generale dellOrganizzazione Internazionale della Vigna e del Vino.
Questa istituzione, nata nel 1924 e rifondata nel 2004, ha sede a Parigi,
possiede 43 stati membri, 4 osservatori, ha in vista un congresso in Cina
nel 2011, e conta su di una costellazione di organismi collaboratori (vivaisti,
AIS, Unione internazionale enologi, ecc.). Nel periodo 1996-99 dellultimo
decennio la superficie mondiale dei vigneti è diminuita per poi
tornare ad una lenta ricrescita. La percentuale europea è passata dal 69% al 58%, a fronte di un aumento di vigneti asiatici
(soprattutto cinesi) e di Oceania (dallo 0.7% al 2.5%). In Europa, la
Spagna ha utilizzato al meglio I fondi comunitari ed ha ristrutturato
con efficacia i suoi vigneti, la cui crescita in superficie è stata
costante, paragonabile a quella dellAustralia e speculare al calo
di quelle italiana e francese.
La
vera novità sul versante dei consumi è il loro aumento in
paesi non produttori o poco produttori, come Stati Uniti e Gran Bretagna
(dove ha destato scalpore il sorpasso ai danni della birra);
la classifica europea, in litri annui pro capite, vede la Francia seguita
da Italia, Portogallo, Slovenia, Croazia, Svizzera, Damimarca, Spagna
(altro clamoroso sorpasso), Grecia, Austria. Fuori dallEuropa, le
crescite più vistose sono state di Stati Uniti, Cina e Russia. Le esportazioni:
i paesi extraeuropei che vanno più forte sono lAustralia
(in grande crescita), poi Cile, Stati Uniti, Sudafrica; lArgentina
ha ricominciato a crescere bene superato lo choc del 2001. Fra i paesi
europei la Spagna grazie ad una costante crescita, ha raggiunto Francia
ed Italia che però dal 2005 è comunque il primo paese esportatore
e nel 2007 ha vissuto un vero e proprio anno record, esportando 19
milioni di ettolitri dei quali il 70% imbottigliati. E per giunta, per
l88% verso gli undici mercati più maturi e inflazionati,
dimostrando quindi forti capacità dialettiche ed entranti.
E
la filiera, evocata nel sottotitolo del convegno? Se ne è
parlato nella tavola rotonda pomeridiana, alla quale sono stati chiamati
a intervenire molti suoi rappresentanti. Ma la filiera del vino è
unentità poco armonizzabile come ha fatto subito
capire Cesare Cecchi in rappresentanza dellUnione Italiana Vini.
Tutti i segmenti hanno interessi diversi e contrastanti (basti pensare
a chi vende e a chi acquista le uve per lavorarle). Insomma, se non si è al tutti contro tutti, poco ci manca.
Ma forse è una idea
troppo pessimistica. perché ci sono anche degli insospettabili
punti di contatto: se lAssoenologi lamenta un eccessivo numero di
DOC, non gli dà torto, anzi ragione, Federico Ricci Curbastro presidente
della Federdoc: 353 DOC e 35 DOCG (per ora) sono troppe, soprattutto se
si pensa che 130 raggruppano l80% della produzione e che 40 denominazioni
rivendicano meno del 20% degli ettari a loro concessi. E poi, cè una richiesta unanime ed accorata rivolta al governo, a partire da Piero
Antinori per arrivare ai sindacalisti dellimprenditoria vitivinicola,
questa è stata: meno controlli alle aziende, o perlomeno che siano
più razionali!
Ed è stato proprio il governo ad avere lultima parola con Guido
Tampieri, ascoltato in religioso silenzio. La questione OCM vino incombeva
e lui ha illustrato la posizione italiana con sincerità e realismo,
senza sapere esattamente dove si sarebbe andati a finire. E poi, visto
dove si è effettivamente andati a finire, le sue parole hanno avuto
il sapore del realismo e in definitiva dellonestà.
Nelle immagini: Frank Terhost (terza), Federico Castellucci (quinta), Attilio Scienza (settima), Piero Antinori (ultima)
29 dicembre 2007