Idromassaggio in
botte
di Lola Teale
Matìe guardò la sveglia sul comodino.
Come ogni mattina era già tardi.
Si scaraventò giù dal letto, e con soli tre passi entrò
nel bagno, la sua casa per fortuna non superava i 50 metri-quadri da
vuota. Aprì l'acqua calda della doccia e subito dopo accese la
radiolina gracchiante che mandava musica jazz. Si tolse il pigiama,
diede una sbirciatina nello specchio tanto per essere sicura di essere
sempre lei e poi si tuffò sotto il getto d'acqua fumante. Si
strofinò con il suo sapone al fico e mosto d'uva fino a poter
sentire chiaramente l'odore del vino in fermentazione, l'odore delle
bollicine d'ossigeno che scoppiando spargono in lungo e in largo per
le cantine quell'inconfondibile aroma che colpisce e stordisce le narici,
mandandole in fibrillazione.
L'odore si faceva sempre più intenso, non veniva più
dal sapone ma da qualcosa fuori dalla cabina della doccia, fuori dal
bagno e fuori da casa. Proveniva dalla strada, ne era sicura perché
il mosto si mescolava con l'odore della pioggia rendendolo umido e con
un tono di sottobosco. Chiuse l'acqua, uscì dalla cabina della
doccia, infilò il suo accappatoio color crema e raccolse i capelli
in un asciugamano rosso.
Si sporse dalla piccola finestra ma non vide nulla di diverso dal solito,
tutto sembrava tranquillo, come ogni mattina sonnacchiosa d'inverno,
così chiuse la finestra e andò a vestirsi. I soliti vestiti
eleganti e professionali da segretaria di redazione l'aspettavano appesi
nell'armadio, sempre allo stesso posto, sempre loro. Avrebbe desiderato
tanto mettere jeans e maglione magari con un bel paio di stivali, ma
le direttive del suo capo su questo aspetto erano tassative - "la
serietà della rivista passa anche per l'abito" diceva sempre
- e lei si era dovuta adeguare, pur storcendo il naso tutte le mattine
davanti a quella divisa da hostess che la faceva sembrare professionale
ma senza cervello. Gonna o pantaloni, grigi o neri, giacca dello stesso
colore; l'unica cosa che lei non aveva rinunciato a portare erano camice
vistose e dai colori più disparati.
Aveva
talmente fretta che non fece subito caso all'ombra che sfrecciò
davanti alla finestra mentre si infilava la gonna, ma quando questa
la saluto con il suo inconfondibile "heilààà!",
Matìe trasalì.
Incredula si girò verso l'ombra che se ne stava a cavalcioni
della finestra, e che, senza spessore e profondità, si dondolava
tranquillamente avanti e indietro.
"Heilààà!" disse di nuovo l'ombra da
cui proveniva l'odore di vino in fermentazione che Matìe aveva
sentito.
"Buongiorno, hai intenzione di startene lì ancora per molto?"
"Finchè non mi stufo!" rispose l'ombra sfoggiando il
sorrisetto furbo di chi nascondeva qualcosa.
"Perché hai questo profumo di mosto?"
"Stanotte sono caduta nella botte di un delizioso Rosso di Montalcino
che volevo in verità osservare più da vicino, ma ho perso
l'equilibrio e mi sono ritrovata a bagno in un liquido rossastro e profumato.
Ho fatto un bagno alcolico e spumeggiante che mai avrei immaginato,
un idromassaggio in botte
che sensazione unica!"
"Ci credo
" rispose Matìe mentre cercava di farsi
la riga dritta con l'eye-liner.
"Un vero peccato che non ci fossi!"
"Hmmmm
e perché avrei dovuto venire con te?" adesso
era il momento del mascara.
"Per il semplice fatto che ci saremmo divertite, avremmo fatto
qualcosa insieme come ai vecchi tempi, ahhh, che tempi! Ricordi?"
e si stiracchiò.
"Li ricordo eccome, ma gli anni sono passati e non ho più
spazio per i giochi
vedi che non riesco nemmeno a trovare un minuto
per fare colazione?"
"Questo è il motivo per cui me ne vado in giro da sola senza
nemmeno interpellarti, io ho bisogno di vivere, sentirmi viva, non ho
intenzione di ammuffire sotto la scrivania di un piccolo ufficio con
la finestra che dà sulla strada e l'unica cosa che allieta la
giornata è lo squillo del telefono
driiinnnnn!"
"Così è, e non puoi cambiare le cose!" rispose
Matìe, che nel suo intimo non poteva che dare ragione all'ombra.
"Io posso sempre licenziarmi
le ombre sono richiestissime
sul mercato" disse ammiccando.
"Questo è da vedere, pur di non farti andare via sono disposta
a cucirti a me con filo d'acciaio. Non te ne puoi andare!"
"Se ti interessa sta arrivando l'autobus
nessuna disgustosa
broda fredda e marroncina oggi?"
"Per il caffè non c'è tempo, su vieni
"
"Sono stanca, non puoi fare senza di me oggi? Mi sento ubriaca,
massaggiata e molto, mooolto leggera!!"
L'ombra fece una capriola in volo per andarsi a fermare a due passi
da Matìe.
Le fece l'occhiolino e sorrise.
"Non farmi fare ancora più tardi, dai vieni!"
"Vengo se mi giuri che andremo insieme a fare una scorribanda notturna
o diurna nei prossimi giorni!"
Matìe la guardò solo negli occhi. Sbuffò.
In quel momento l'autobus suonò il clacson per annunciare la
fermata.
L'ombra si distrasse, e Matìe scattò in avanti - "presa!"
- e la strinse a sé in un potente abbraccio finché non
fu sicura che le si fosse attaccata addosso alla meno peggio. Anche
per quella mattina era riuscita a riprenderla.
Matìe e la sua ombra corsero verso l'autobus. L'ombra si dimenava
e tentava inutilmente di distrarre Matìe in modo da sfuggire
e andarsi ad infilare sotto le coperte per dormire tutta la giornata.
"Grazie di avermi aspettato
" disse Matìe trafelata
al conducente.
"Oh, non c'è di che, signorina, ormai arrivo già
in ritardo a questa fermata, ma è uno spasso vederla correre
fin qui tutte le mattine, e col sole basso sembra che la sua ombra vada
per sghimbescio. Ha, ha! Tutto ciò mi mette il buonumore!"
"Oh, mi creda non è colpa del sole basso
"
10 maggio 2008