Librogustando a Fontanellato:
tra azoto liquido e culatello
di Paolo Rossi
FONTANELLATO (PR) - Fontanellato è un paese-gioiello della pianura parmense;
con la sua rocca circondata dall'acqua del fossato, è uno scenario
spettacolare per qualsiasi manifestazione. E a sentire quel che si dice
in giro, di manifestazioni a Fontanellato se ne tengono parecchie.

Domenica 11 novembre, per esempio, due eventi correlati, riuscitissimi:
all'interno della rocca, la prima edizione di Librogustando,
festival culturale del cibo. All'esterno, affacciati sul fossato e con
lo scenario della rocca da una parte, e le splendide case multicolori
dall'altra, c'era La dispensa di San Vitale, mostra-mercato di
prodotti tipici italiani.
Partiamo
con ordine: nell'atrio della rocca erano presenti numerose bancarelle
di librai ed editori, tutte dedicate al tema gastronomico. Un'occasione
rara di poter vedere una ricca selezione della attuale produzione editoriale
italiana legata al tema del cibo. E c'è da dire che a tutti gli
effetti sembra una produzione che cresce molto al livello quantitativo;
rispetto ad alcuni anni fa si ha la netta impressione che lo scrivere
di cibo si sia ritagliato uno spazio da una parte maggiore, e dall'altra
molto diversificato, con libri che vanno dalla classica guida, alla
guida romanzata, ai saggi teorici (anche assai complessi) al giallo
in salsa gastronomica, alla cucina declinata per i bambini. Molto interessante
anche se ovviamente ristretta l'offerta di conferenze-laboratorio nelle
sale interne della rocca: per i più piccoli c'era Federica
Buglioni (autrice di In cucina con i nostri bambini, Franco
Angeli Editore), che nel workshop "La mano competente, Laboratorio
bambini in cucina" insegnava ai più piccoli a creare gli
gnocchi di patate. In contemporanea si svolgeva invece il convegno "La
matematica in cucina: incontro con gli scienziati del gusto", con
interventi di Enrico Giusti (Docente di storia delle matematiche
all'Università di Firenze e autore di La matematica in cucina,
Bollati Boringhieri) e di Davide Cassi, fisico della materia
all'Università di Parma, e autore con Ettore Bocchia de Il
gelato estemporaneo (Sperling & Kupfer).
Molto
stimolante l'intervento di Cassi, che, come aveva già accennato
alle conferenze di Identità Golose dello scorso gennaio, si propone
- a dispetto del titolo della conferenza - di cambiare il punto di vista:
non una scienza che si intromette con la sua seriosità in cucina;
anzi, cerca di spostare l'ottica in modo che la scienza sia guardata
dal punto di vista gastronomico. L'apporto fondamentale che la scienza
può portare alla cucina non è il corollario di numeri:
è il metodo. Il metodo scientifico, fatto di ipotesi, verifiche,
correzioni di tiro e controverifiche. Cassi propone innanzitutto di
liberarsi dal concetto di "dose" in cucina. Gli antichi libri
di cucina non parlavano mai di dosi, ma di procedimenti; erano infatti
destinati al mondo dei cuochi, che, cucinando per professione, avevano
ben in mente la tecnica del progressivo avvicinamento alla compiutezza
di un piatto tramite i successivi assaggi. Le dosi nei ricettari sono
state introdotte in tempi relativamente recenti dall'Artusi, che però
si rivolgeva a un pubblico allargato, di persone che non sapevano cucinare.
Ma il giusto metodo in cucina è quello di esperire direttamente.
Le dosi invece sono tipiche del mondo industriale, dove si cerca la
standardizzazione assoluta, la ripetibilità ovunque e in ogni
tempo (ad esempio McDonald's non frigge patatine vere e proprie, ma
bastoncini realizzati con pasta di patate, tutti perfettamente omogenei).
No al numero, quindi; la mentalità in cucina non è numerica,
è algoritmica. L'instabilità è costitutiva dei
fenomeni del mondo, e quindi anche della cucina; la scienza quindi deve
rinunciare alla pretesa ridicola di prevedere esiti da fattori non perfettamente
controllabili. Cassi conia quasi uno slogan, quando dice no al concetto
di dose, e sì al concetto di processo.
Ma veniamo a un tema di cui si parla molto da alcuni anni: la cucina
molecolare. Cassi ne è stato per certi aspetti uno dei fondatori,
eppure dice che oggi l'espressione "cucina molecolare" è
vecchia, va cambiata. Era nata 15 anni fa dal Nobel per la fisica Pierre-Gilles
De Gennes, per far vedere che la scienza non è solo seriosa.
Ma "cucina molecolare" è - a detta di Cassi - un'espressione
orrenda. A San Sebastian, quest'anno, si è tenuto un congresso
in cui quasi tutti i protagonisti della gastronomia innovativa (compresi
Esther Blumenthal e Albert Adrià, fratello del
celebre Ferran) hanno rinunciato al termine di "cucina molecolare";
la cucina può esser scientifica, non per scoprire qualcosa, ma
per integrare il lavoro del cuoco.
Ed
eccoci al cavallo di battaglia di Cassi: l'azoto liquido. Uno straordinario
elemento per cucinare, ma non di certo una pozione magica da sventolare
come segno di modernità. Con l'azoto si possono fare cose impossibili
in altri modi, si può ampliare la gamma dei processi a disposizione
del cuoco. Ad oggi però l'azoto ha il problema dei costi, non
tanto per l'estrazione quanto per i recipienti in cui trasportarlo e
conservarlo. Il fisico riporta una serie di cifre. Un contenitore per
azoto da 20 litri costa circa 1.000 euro. In Cina se ne possono trovare
a 400 euro, ed è già un passo avanti. Ma girando i supermercati
d'Europa, si possono trovare thermos d'acciaio perfettamente compatibili
a contenere azoto a meno di 10 euro. Un litro di azoto costa 7 euro.
Si tratta di attendere alcuni anni, dice Cassi, e la domanda farà
in modo che ci sarà ampia disponibilità (a prezzi bassi)
di specifici contenitori per azoto liquido da usare in cucina. Si potrà
fare in casa un gelato semplicissimo a partire da materie prime semplicissime.
Ad esempio con del succo di frutta, o con del moscato, ottenendo risultati
straordinari grazie alle caratteristiche fisiche dell'azoto liquido
(l'azoto liquido ha una temperatura di ebollizione di -195° gradi,
e influisce sul processo di congelamento in modo inarrivabile a qualsiasi
altro processo frigotecnico: la differenza sta tra l'altro nella grandezza
dei cristalli di ghiaccio ottenibili).
Azoto, ma anche editoria, ma anche culatello, dicevamo nel titolo.
E il bello della manifestazione stava proprio nell'accostare e mettere
in comunicazione il mondo della cucina scientifica, il mondo del libro
gastronomico (e il mio personale oscar non va a un libro in particolare,
ma ad un editore che dedica alla gastronomia una fetta notevole della
propria produzione, Franco Muzzio Editore, con la fondamentale
collana delle Cucine regionali), e infine il mondo del cibo "concreto".
Intorno
alla rocca, pochi ma buoni stand di gastronomia italiana. Giocava in
casa la provincia di Parma, e quindi a trionfare era il culatello. Un
salume che ormai non recita più la parte - antipaticissima -
del prodotto di supernicchia snob e inarrivabile, ma quella di grande
salume della tradizione parmense, frutto della sapienza dei norcini
e delle particolari condizioni climatiche della Bassa, da gustare per
il piacere del palato (e non più per il gusto di stupire) come
qualsiasi altro salume. E poi ecco lo strolghino (salame fatto
con i ritagli del culatello), il prete, i ciccioli, il
parmigiano reggiano di varie stagionature (tra cui il poco conosciuto
tosone, ossia la forma del parmigiano fatta da un giorno, dalla
consistenza inusuale e dal sapore di latte fresco). Dalla Garfagnana
poi, c'erano formaggi pecorini e caprini di grande livello, la spettacolare
birra di farro della Petrognola, la farina di granturco Formenton
Otto File, i pani rustici... E poi banchetti di cioccolatai, formaggiai,
produttori di arance, di liquori, gli immancabili dolci sardi...
Per
terminare, un accenno alla sezione vino, con un rosso interessante da
vitigno localissimo: il fortana. Ho assaggiato il Nebbia e
Sabbia 2006 del Podere Crocetta, di Zibello: rosso frizzante
da 8 gradi alcolici, quindi con un notevole residuo zuccherino. Si tratta
di un'uva tardiva che dà il meglio di sé quando è
coltivata su terreni sabbiosi in prossimità del Po. Il vino è
semplice, sereno, dalla spuma violacea densa e il classico bouquet dalla
vinosità estrema. Un vino leggero, di buona tannicità,
che si sposa alla perfezione con i salumi locali, particolarmente -
gioiosamente grassi.
Un brindisi a Fontanellato e a questa pianura delle meraviglie (ma
non chiamatela Food Valley!).
17 novembre 2007