Salone del Vino 2007: vetrina per i piccoli?
di Riccardo Farchioni, nostro inviato

Torino - Arrivare al Lingotto di Torino avendo in mente le folle apocalittiche di Vinitaly può dare un effetto di spaesamento. I grigiori dell'autunno sabaudo, il vuoto, il silenzio, assieme alle indicazioni che si leggono già dal parcheggio sotterraneo ("Auditorium", "Pinacoteca Giovanni Agnelli") fanno un effetto ben diverso dalle chiassose affollate giornate primaverili della fiera veronese. Ma, di converso, arrivare alla Fiera di Verona è una battaglia che ogni giorno non si sa come andrà a finire; qui (perlomeno il lunedì, ultimo giorno della manifestazione) tutto fila liscio come l'olio, e nel silenzio, appunto, si arriva diritti nella immensa spianata di fronte all'edificio che era una fabbrica mentre ora ospita, magari, Claudio Abbado ma anche quella che deve, o doveva essere, la risposta del Nord-Ovest a Vinitaly.
Si entra subito "in medias res", nel Padiglione 2, dove il Piemonte la fa da padrone; ma è un Piemonte "istituzionale", per così dire: poco o nulla di primedonne langarole, ma spazi dedicati alle provincie di Asti, di Alessandria, di Cuneo e di Torino; alla Regione, al Consorzio Asti Spumante. Poi, in ordine sparso, aziende di solito lontane dalla ribalta e dai riflettori. Certo, si avvista Franco Maria Martinetti e i barolisti Damilano e Boroli, ma sono eccezioni che confermano la regola, soprattutto quando uno stand faraonico è riservato all'Azienda Agricola Montalbera - Terre del Ruché che scaraffa orgogliosissima il suo "cru" (di Ruché, appunto), ma ti fa stare per lunghi minuti sulla graticola di una luce enorme, fino a che non decidi di poter ancora vivere senza aver assaggiato questa (siamo sicuri) autentica delizia.
L'altro Padiglione, il 3, se si toglie Dolc'è (manifestazione parallela dedicata ai dolci ma soprattutto al cioccolato), è un po' un "fritto misto": il " 3^ Forum degli autoctoni: vitigni e vini", in collaborazione con Go Wine, e poi ancora Piemonte; ma il resto pare un po' una raccolta arbitraria di realtà sparse: vi si avvista Donnafugata con una delle poche vere "folle" davanti ad uno stand; c'è la calabrese Caparra&Siciliani, invece senza avventori; ci sono i maggiori Consorzi toscani (il Chianti Classico si è aggiunto all'ultimo minuto), i vini della Val D'Orcia ed un bello spazio rosso fuoco è dedicato ai vini delle Terre di Arezzo. C'è Rocca delle Macie, che sembra avere un buon successo; c'è (unico a rappresentare una regione che non sia il Piemonte o la vicina Valle d'Aosta) il padiglione dell'Abruzzo, con volenterosi sommelier; c'è l'Enoteca Italiana di Siena e ci sono le Donne del Vino.
E alla fine, dopo una giornata passata a "camminare" questa fiera torinese, la chiave di lettura che si potrebbe proporre è quella della visibilità data a realtà minori, nelle quali mai ci si sarebbe imbattuti avendo tutte le prime file enologiche schierate al gran completo.
Le suggestioni
Nello stand dell'Abruzzo
Qui si possono assaggiare vini compresi in una nutrita pattuglia probabilmente pensata per dare un'idea della vitivinicoltura di questa regione. Per esempio, impressioni positive dal Controguerra Bianco DOC Ciafrè 2005 di Dino Illuminati (trebbiano d'Abruzzo, passerina, garganega e malvasia) che mostra un naso opulento, agrumoso e pulito, un palato vellutato con un finale potente. Semplice ma non privo di eleganza il Trebbiano d'Abruzzo DOC Costamagna 2006 di Giuseppe Cordoni, che sfoggia buona freschezza e corpo non trascurabile. Un frutto ben esposto e pulito lo si trova nel Montepulciano d'Abruzzo DOC Castel Verdino 2004 di Madonna dei Miracoli Casalbordino, che è poi nervoso in bocca, con una pungente componente di erbe aromatiche, medio corpo e buona piacevolezza. Buona stoffa dal Montepulciano d'Abruzzo DOC Tatone 2004 di Terra d'Aligi, di colore porpora carico e buona densità visibile gia nel bicchiere. Note di mora e di mirtillo nero precedono una bocca vellutata, giustamente dolce, matura e ben contrastata.
Nella DOC Pinerolese
Ogni regione ha il suo autoctono da scoprire: nella produzione dell'azienda di Renato Dora (che sta a Frossasco, provincia di Torino) si incontra il Doux d'Henry, una vite sterile che può essere impollinata solo stando fra altre viti. Il Pinerolese DOC Doux D'Henry 2006 ha un colore porpora scarico e profumi delicatamente floreali ai quali si aggiunge una spruzzata di erbe aromatiche. In bocca sfoggia un insospettata struttura, si mantiene di espressione limitata ma ha bella succosità. Il Pinerolese DOC Argal 2004 (Barbera, Freisa e Neretto, dodici mesi in barrique usata) ha un naso molto maturo, marmellatoso; poi entra pastoso e, sebbene si snellisca verso il finale, rimane un vino piuttosto impacciato. Migliore impressione dal Pinerolese DOC Barbera 2004, che sfoggia un bel frutto maturo, un buon equilibrio fra acidità e tannino e un dinamismo che gli assicura un bell'allungo nel finale. Più convenzionale il dichiaratamente "internazionalista" il VdT Velluto (75% barbera, saldo di dolcetto), con un frutto nero sparato unito a sensazioni inchiostrose, e con qualche monotonia nella beva.
Nello stand delle Regione Piemonte
Molto "Piemonte minore" nel lungo bancone a cura della Regione Piemonte, a cominciare dal Ruché di Castagnole Monferrato DOC 2006 di Terre dei Roggeri, che mostra una generosa ampiezza olfattiva e toni che mescolano la ciliegia matura a sfumature metalliche. Si allarga bene anche al palato, dove una punteggiatura verde contrasta positivamente la dolcezza del frutto. Piacevole. Altra buona sorpresa dal Canavese Rosso DOC 2006 della Cantina Sociale della Serra, che espone un bel bouquet con riconoscimenti di rosa canina e menta, e poi una pulizia e scorrevolezza esemplari in bocca. Infine, un vino della Cascina Garitina (vecchia conoscenza della nostra rivista), il Monferrato Rosso DOC Amis 2004, dal bel naso fruttato (ciliegia e prugna) e che parte vellutato, poi si rinfresca, "scalcia" un pochino e ritrova unità in un bel finale ampio.
Nello stand della Valle d'Aosta
In uno stand dalla architettura evocativa e con fantasiose pitture alle pareti sentiamo, fra gli altri, il Valle d'Aosta DOC Cornalin 2006 della Cave des Onze Communes che sfoggia un bel colore porpora e profumi delicati e femminili, ma decisi e persistenti, di fiori mescolati a mirtilli rossi e fragoline di bosco. È buono l'impatto in bocca, dove procede con buona energia e rilasciando a lungo positive sensazioni. Delizioso il vino da dessert Valle d'Aosta DOC Vendemmia Tardiva Chardonnay La Perla 2005 di La Kiuva: frutta secca, miele, confettura di pesca si rincorrono in un naso dolce ma anche pungente. Equilibrato in bocca, riserva per il finale una inaspettata freschezza.
Il Dolcetto dei Terrazzamenti
Con il risanamento dei corsi d'acqua di questa zona del cuneese, l'agricoltura, e con essa la vitivinicoltura, ha ripreso vita. Le valli Belbo, Bormida e Uzzone sono da sempre caratterizzate dalla presenza di muretti a secco in blocchi di arenaria e sette produttori che qui operano hanno deciso di formare il Consorzio di Tutela Dolcetto dei Terrazzamenti nel quale si controllano a vicenda sulla qualità dei loro prodotti. Le DOC interessate dai loro prodotti sono la Dolcetto D'Alba e la Langhe Dolcetto. A titolo di esempio assaggiamo di Cesare Canonica (Cascina Vignassa) il Dolcetto d'Alba Surì Vignassa 2006 che è un vino profumato, floreale, caldo e dalla buona concentrazione, che va però un pochino in discesa verso il finale. Più ambizioso il Le Terrazze 2004 di Cascina Besciolo, con un frutto profondo e maturo, bella progressione e tannino morbido.
Nella terza immagine: un ristorante interno al Salone
9 novembre 2007