Tartufo bianco (o
quel che ne rimane
) e Franciacorta "sposi" nelle Crete
di Franco Santini
SAN
GIOVANNI D'ASSO (SI) - Può un grammo di un fungo costare quasi
come un grammo d'oro? Sembra difficile crederlo, ma è proprio
così se il fungo in questione è un tartufo bianco pregiato
(della specie Tuber Magnatum Pico, fungo "ipogeo" perché
sviluppa il suo corpo fruttifero sotto il terreno) e se il riscaldamento
climatico del nostro Paese continuerà a ridurne le già
limitatissime aree di produzione. L'allarme è stato lanciato
a San Giovanni d'Asso (Siena), durante la XXII edizione della
Mostra del Tartufo Bianco delle Crete Senesi, appuntamento clou
della ricca manifestazione Crete D'Autunno, che ogni anno anima
il rigido novembre di questo splendido angolo di Toscana.
Quella
di San Giovanni d'Asso è veramente un esempio da raccontare:
in questo paesino di appena 900 anime (con tutto ciò che ne consegue
a livello di risorse economiche ed organizzative) da più di vent'anni
si tiene una delle più importanti Mostre Mercato riservate al
tartufo bianco. Meno nota delle corrispettive manifestazioni di Alba
o Acqualagna, il punto di forza della mostra delle Crete Senesi è
senz'altro quello della autenticità. Perché se è
vero che la raccolta del prezioso fungo diventa ogni anno più
scarsa (con i prezzi che quest'anno sono lievitati fino ai 4500€/kg!),
è altrettanto vero che gli orgogliosi tartufai locali (riuniti
in un'efficiente associazione che conta oltre 400 soci) inorridiscono
di fronte alle scorciatoie "chimiche" o commerciali che purtroppo
altrove stanno diventando prassi comune (dagli oli prodotti sinteticamente,
capaci con poche gocce di trasformare una patata in tartufo, ai prodotti
importati sottocosto chissà da dove
).
Quest'anno,
all'interno del ricco programma (che, tra le altre cose, ha visto la
consegna del "Tartufo per la Pace" assegnato al Procuratore
Nazionale Antimafia Piero Grasso, che ha ricevuto il più
bel tartufo bianco della stagione come premio per il suo instancabile
impegno nella lotta alla criminalità organizzata), mi ha incuriosito
particolarmente un singolare tentativo di abbinamento tra la preziosa
trifola delle Crete senesi e i vini spumante Franciacorta.
L'evento - di conoscenza e "sfida" al tempo stesso - era
stato promosso dall'Associazione Italiana Donne del Vino, presieduta
dalla presidente nazionale Pia Donata Berlucchi. L'idea era quella
di mettere a confronto sei pietanze a base di tartufo bianco, preparate
dalle bravissime massaie del paese, con sei diversi vini Franciacorta,
per esplorarne le possibilità di abbinamento ed individuare il
"matrimonio" migliore.
Ho avuto la fortuna di essere chiamato a far parte della giuria di
nove giornalisti ed esperti di enogastronomia che, presieduta dal noto
chef Igles Corelli, maestro della cucina italiana d'autore, ha
avuto il non facile compito di decretare le due migliori accoppiate.
L'accostamento del vino al tartufo non è mai banale. Per apprezzarne
al massimo le inconfondibili caratteristiche di sapore e aromaticità,
il tartufo bianco deve essere il protagonista principale del piatto,
che nella maniera più semplice possibile dovrebbe accompagnarlo
e mai sovrastarlo con gli altri alimenti. Lo stesso deve valere, ovviamente,
per il vino proposto in abbinamento, che, bianco o rosso che sia, dovrebbe
essere non troppo alcolico e strutturato, con un bouquet intenso, fresco
e fragrante, dal sapore discretamente persistente. Tutte caratteristiche,
queste appena descritte, che ben si identificano nei nobili vini Franciacorta,
che senza dubbio rappresentano quanto di meglio possa offrire nel panorama
spumantistico il nostro paese.
Per
la prova di San Giovanni d'Asso, le Donne del Vino hanno proposto sei
cuvée da altrettante produttrici: il Satèn Cesonato
di Michela Muratori, il Satèn la Boscaiola di Giuliana
Cenci, il Brut Cuvée n.4 di Maddalena Bersi Serlini,
Il Mosnel Brut di Lucia Barzanò, il Castelveder
Brut millesimato 2001 di Camilla Alberti e il Brut Rosée
millesimato 2003 di Berlucchi, presentato da Matilde Rizzo.
Un parterre di lusso e variegato, caratterizzato da 3 uvaggi chardonnay
al 100 per cento (Cesonato, Bensi Serlini, Castelveder), e da una gradazione
variabile tra gli 11.5 gradi del Castelveder ed i 13 del Cesonato.
Tutti i vini in lizza erano stati protagonisti anche la sera precedente,
quando nel salone delle degustazioni del Castello di San Giovanni si
era tenuta una degustazione guidata dal titolo inequivocabile: "Il
Diamante delle Crete si sposa con il Franciacorta", guidata da
Piergiorgio Angelini in compagnia di Pia Donata Berlucchi
e da Donatella Cinelli Colombini, presidente regionale delle
Donne del Vino.
A
passerella effettuata (a onor di cronaca va detto che, alla fine, per
questioni logistiche e per conservare un minimo di sobrietà -
6 Franciacorta con 6 piatti sarebbero stati 36 sorsi di vino! - abbiamo
ridotto a due le pietanze da giudicare), i migliori interpreti dell'accostamento
tra vini e portate al tartufo sono risultati il Brut millesimato
2001 di Castelveder (che abbiamo accostato ad un'ottima zuppa
di fagioli e pepe, con scaglie di tartufo bianco, ma che ha fatto un'egregia
figura anche con le altre preparazioni) e il Brut millesimato rosé
2003 della Berlucchi (che invece abbiamo preferito accanto
ai tagliolini al burro e uovo con spolverata di tartufo bianco e pecorino
delle Crete). Anche gli altri vini non hanno sfigurato, ma a nostro
avviso sono stati penalizzati da un'acidità più accentuata
e da una minor morbidezza, che li rendeva un po' più "duri"
e sovrastanti rispetto ai due campioni prescelti.
Insomma, il "duello" tra Crete senesi e Franciacorta è
stato divertente e saporito, ed ha confermato che l'abbinamento spumante-tartufo
bianco funziona!
26 novembre 2007