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Alle radici del Chianti Classico. Verticale di Riserva Badia a Coltibuono
di Riccardo Farchioni

Può sembrare impegnativo parlare di “radici del Chianti Classico”, ma in pochi casi come quello della Badia di Coltibuono il titolo che abbiamo dato a questa cronaca ci è parso calzante. Certo, non saranno stati gli unici a fare Chianti nel corso degli anni, ma sono fra i pochi a poter ricostruire, in cantina, una vera e propria storia, ininterrotta, dal dopoguerra ad oggi. Ed ecco quindi scorrere, a fianco delle bottiglie che vediamo allineate sul tavolo, le immagini dell’epoca della mezzadria, della sua fine con l’introduzione della specializzazione nella coltivazione agricola, della crisi degli anni ‘70 e della rinascita del vino italiano, fino al boom che stiamo vivendo.

Una storia che va addirittura ben al di là del Chianti quale pilastro della viticoltura toscana ed italiana, fatto sancito dal “Bando sopra la dichiarazione dei confini della quattro regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Vald’Arno di Sopra”, con il quale nel 1716 il Granduca Cosimo III de’ Medici stabiliva precise e severe norme per la vendemmia e delimitava le zone di produzione, anticipando di un secolo le “Appellations” francesi. È una storia che affonda infatti agli albori dello scorso millennio, visto che fu nel 1051 che i monaci Vallombrosani vollero costruire nel territorio oggi di Gaiole in Chianti, zona Sud-Est del Chianti Classico, l’”abbazia del buon raccolto”, portandovi la coltivazione della vite: era nata la Badia di Coltibuono.

I monaci dovettero “sgombrare” in epoca napoleonica e qualche decennio dopo l’abbazia fu acquistata dagli antenati degli attuali possessori, la famiglia Stucchi Prinetti che vede in Emanuela la figura centrale nella vita dell’azienda (è stata la prima donna a essere presidente del Consorzio Chianti Classico) assieme ai fratelli Roberto (che segue il mercato statunitense) Paolo (che si occupa del suggestivo ristorante attiguo all’abbazia) e a Guido (all’agriturismo).

E a proposito di presenze ormai “storiche” in azienda dobbiamo menzionare la figura dell’enologo Maurizio Castelli che quasi ininterrottamente dal 1981 (quando, appena arrivato, tolse le uve bianche dalla composizione del Chianti) si occupa di una linea produttiva indubbiamente “sangiovesista”, dato che sia la Riserva del Chianti Classico Badia a Coltibuono che il Sangioveto (i due vini di punta) sono basati sul vitigno toscano per eccellenza.

Una filosofia che ha indubbiamente consentito il mantenimento di una identità territoriale molto spiccata: negli appunti di degustazione che riportiamo più in basso si nota un trait d’union molto chiantigiano, fatto di una frutta rossa franca e solare che con l’età si arricchisce di spezie (“rosse” anch’esse, come la cannella) e di una componente balsamica molto caratteristica.

Delle annate storiche, il 1946 è stato imbottigliato sul momento mentre invece le annate dal 1958 al 1978 furono custodite in botti di castagno inerti ed imbottigliate tutte assieme nel 1980.


Chianti Classico “Riserva” 1946 - Badia a Coltibuono

Mettiamo il termine Riserva fra virgolette perché naturalmente in quell’epoca non si poteva parlare di riserva, ma le regole mezzadria prevedevano che le uve migliori fossero date ai proprietari delle tenute; dunque, in senso lato, possiamo pensare ad una selezione di uve che giustifichi quel termine. È sicuramente un vino ancora in forma: intenso ed etereo all’olfatto ha un frutto tuttora vivo e deciso che ricorda il lampone e la ciliegia, mescolato a sensazioni di foglia di tabacco ed anche di rosmarino. Dopo questa gagliarda prestazione all’olfatto, risulta meno convincente al palato, dove mostra all’attacco una certa magrezza e toni di frutta piuttosto aspri. Va comunque detto che mantiene un bel carattere deciso, viva acidità e carica tannica assai rispettabile e di qualità ineccepibile.


Chianti Classico Riserva 1959 - Badia a Coltibuono

L’olfatto è improntato sulla dolcezza un pochino “torbida” della frutta confetturata (si sentono prugna e lampone) e su tocchi balsamici che fanno capolino. A bicchiere in movimento le sensazioni fruttate tendono a rinfrescarsi e a diventare più limpide, mantenendo comunque uno spiccato carattere dolce. Coerente al palato, è sufficientemente ampio e di buona tessitura, anche se di una certa magrezza ed dinamica un pochino stanca. Finale lungo su toni di caramello.


Chianti Classico Riserva 1962 - Badia a Coltibuono

Assieme ad una bella ciliegia, franca e caratteriale, sentiamo mescolarsi note inizialmente piuttosto insistenti di polvere pirica che con l’ossigenazione si diradano andando ad unirsi, in un quadro di bello charme, a delicate spezie ed erbe aromatiche; a bicchiere in movimento si percepisce un migliore amalgama tra le sensazioni fruttate ancora vive e i surplus aromatici conferiti dall’evoluzione. Complessivamente il quadro è di bella intensità e compattezza, è composto e di buona persistenza. Al palato entra cremoso, proponendosi come vino importante ed integro, dal bell’impatto dolce ed equilibrato. Ha medio corpo e trama fine, e riesce a raggiungere il finale in crescita, arrivando ampio e lungo.


Chianti Classico Riserva 1966 - Badia a Coltibuono

Impatto olfattivo dolce, caramellato, maturo ma non marmellatoso; l’impianto aromatico è fatto di frutta rossa ma anche nera, da cenni di spezie, erbe aromatiche, espresso con media intensità e buona persistenza. Al palato parte bene, con buona presenza e spalla, poi sembra un tantino smagrirsi e perdere un po’ in dolcezza, rimanendo comunque aromaticamente vivo. Chiusura piuttosto rapida.


Chianti Classico Riserva 1968 - Badia a Coltibuono

Un vino profondo, che gioca le sue carte sulla compostezza, la finezza e l’eleganza, e anche sulla complessità di un quadro olfattivo sia floreale che fruttato, mentolato ed arricchito da note di foglia di tè. Risponde bene la bocca, fresca, nervosa, dinamica e con una notevole verve, condita da giusta dolcezza ed un bel finale ampio.


Chianti Classico Riserva 1971 - Badia a Coltibuono

L’onda lunga della grande annata in terra chiantigiana arriva ai giorni nostri intatta e seducente. Elegante, speziato, maturo ma anche per certi versi austero; decadente e seducente; puro e cristallino nell’impatto aromatico, anche se non intensissimo. Si conferma al palato entrando deciso, cremoso, compatto e persino potente. Non sarà forse larghissimo, e magari andrà un po’ in discesa verso il finale, ma questo non lede il fascino levigato di questo vino.

Chianti Classico Riserva 1976 - Badia a Coltibuono

Qui si parte da un’annata minore, classificata a due stelle. In effetti percepiamo un naso esile, poco comunicativo, dal frutto limitato anche se tuttavia anche dalle delicate note speziate; comunque il tutto si innesta su una dolcezza un po’ generica, qualche venatura vegetale, una espressività in scala ridotta e qualche sfuocatura aromatica. La bocca sorprende sfoggiando una struttura ragguardevole e buona pastosità, anche se di nuovo il suo limite è riscontrabile in una certa monotonia d’impianto.


Chianti Classico Riserva 1977 - Badia a Coltibuono

Vino interessante, caratterizzato da un quadro aromatico molto personale ed intrigante: inizialmente un pochino confuso e di grande dolcezza, si chiarisce rivelando profondità, belle speziature (cannella), forte contributo balsamico ed anche lampone dolce. La bocca mostra bella struttura e pastosità, e anche se aromaticamente non ripropone le sfaccettature olfattive, punta comunque sempre su un bel contenuto di piccoli frutti di bosco. Si rinfresca bene nel finale lasciando belle sensazioni di freschezza e ottima trama tannica.


Chianti Classico Riserva 1980 - Badia a Coltibuono

I colori, in questo vino e nel successivo, cominciano a diventare piuttosto fitti. Qui, al naso, sentiamo grinta e carattere, il vino è intenso e persistente, franco, dal buon contenuto fruttato di maturità piuttosto spinta e dalla linea speziata al ginger, anche se si affaccia qua e là qualche nota vegetale. Al palato si mostra più fresco, anche succoso, dalla beva agile e non impegnativa. Un carattere questo mantenuto in tutta la durata dell’assaggio, fino ad un bel finale saporito e lungo.


Chianti Classico Riserva 1982 - Badia a Coltibuono

Un buon apporto fruttato di bella maturità emerge lentamente dal bicchiere, rendendolo espressivo anche se con qualche piccola stanchezza “evolutiva”. Al palato mostra medio impatto, sostanza un pochino sfuggente e qualche nota asprina. Non si può negare però nerbo succoso e vividezza aromatica.


Chianti Classico Riserva 1985 - Badia a Coltibuono

Da questo vino in poi si passa a colorazioni porpora piuttosto fitte. Qui per la verità il colore non è limpidissimo ed al naso il quadro fruttato (prugna e piccoli frutti rossi di bella freschezza) è piuttosto timido e soverchiato dall’apporto delle note di tè, tabacco e da sfumature mentolate. Cambio di marcia al palato dove percepiamo una bella maturità di espressione ma soprattutto una di quelle progressioni verso un finale compattissimo che si riscontrano nelle annate di grande sostanza come questa. Aromaticamente difetta un tantino di sfumature.


Chianti Classico Riserva 1986 - Badia a Coltibuono

Ecco un bel quadro limpido e levigato, che su un impianto di frutta rossa innesta suadenti speziature di ginger e cannella; poi, ancora, note balsamiche e leggero rabarbaro, il tutto proposto con buona intensità e persistenza. Ideale prosecuzione delle sensazioni olfattive in una bocca equilibrata, che attacca sinuosa e progredisce bene in espressività, rimanendo leggera e nervosa, e dal fruttato fresco. Siamo in presenza di un corpo medio, e di buona tensione più che di cremosità o pastosità.



Chianti Classico Riserva 1988 - Badia a Coltibuono


Percepiamo un impatto olfattivo di media intensità, con piccoli frutti rossi, tabacco, componente minerale e venature vegetali; il quadro tende a migliorare, a comporsi in modo più convincente con l’ossigenazione che porta con sé una (ormai ricorrente) componente balsamica. Al palato lo ritroviamo un pochino ispido, con qualche tratto verde ed immaturo, soprattutto nel finale. Stoffa comunque di buona tessitura.



Chianti Classico Riserva 1990 - Badia a Coltibuono

Colore molto fitto. Il naso è ricco di un fruttato composto ed elegante, nel quale appaiono anche tratti di frutta nera come la mora matura, affiancati da una nobile componente minerale. Ha qualche tendenza ad aristocratica ritrosia, ma non può nascondere il suo carattere maturo e carnoso. Bella bocca, fin dall’entrata: è solido ma sfumato, fresco ma di impatto significativo. Tannino diffuso, “iridescente” per un vino che sta attraversando un momento di grazia.



Chianti Classico Riserva 1993 - Badia a Coltibuono

Finiamo in bellezza con questo bel naso fine, dalla bella componente floreale e sempre ricco di piccoli frutti rossi di grande purezza; è levigato, elegante ed arricchito da una leggera nota selvatica. Al palato entra forse un pochino ispido, ma si compatta rapidamente sfoggiando discreta progressione. Di non grandi dolcezze, ma vivo e compatto.

Badia a Coltibuono,
Gaiole in Chianti (SI)
tel. 0577/74481 fax 0577/749235
www.coltibuono.com

Nella terza foto: Emanuela Stucchi Prinetti
Nella quarta foto: Maurizio Castelli

Degustazione effettuata l’11/7/2003.
In collaborazione con la rivista Gola Gioconda

20 novembre 2003


   

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