Sagrantino Passito: invito alla meditazione

La Gioconda è stata qui: i 600 anni di Villa Vignamaggio.
Verticale di Chianti Classico Riserva Monna Lisa


Il Castello di Bossi triplica, aspettando il (grande) sangiovese

Nuove luci a Montescudaio. Verticale di Montescudaio Rosso La Regola

Salendo verso Bertinoro: Fattoria Ca' Rossa

Suggestioni Monfortine: Tenuta Rocca

Vino e passione nelle Marche: Terre Cortesi Moncaro

A caccia del Cerviolo. Verticale 1990-2001

Alle radici del Chianti Classico. Verticale di Riserva Badia a Coltibuono

Toscosirah: giro della Toscana in 20 sirah

Un caldo Montalcino: Tenuta di Sesta

Emergere nel pisano: Fattoria Uccelliera

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Toscosirah: giro della Toscana in 20 sirah

di Fernando Pardini

Voi non immaginate il senso di quiete che mi pervade ogni volta che abbandono il martellio del traffico e le logiche del caos - con conseguenti aritmie - buttandomi sulla destra quando leggo il cartello "Ginestra Fiorentina" dalla fintamente consolatoria Strada di Grande Circolazione Firenze Pisa Livorno. I cuori ed il cielo si aprono ad un altro mondo, la speranza che altre strade esistono si fa realtà. Bene, da quelle strade, che mi portano zigzagando armoniose verso San Casciano Val di Pesa, e ai bordi delle quali lascierei volentieri l'auto per proseguire a piedi, inizia il mio tour toscano di oggi, alla ricerca dell'anima del sirah, alla ricerca della via toscana al sirah. La grande sagoma delle Cantine del Grevepesa mi annuncia, come sempre, il confine ideale aldilà del quale si apre uno dei paesaggi dell'anima, ma non solo, più bramati e percorsi fin dalle prime mie scorribande liquide ragazzine. Per di più, ai Castelli del Grevepesa assistiamo oggi ad una rivisitazione in chiave qualitativa più attenta della produzione vinicola, ciò che mi ha condotto con interesse ancor maggiore all'ascolto dei loro vini, finanche delle nuove "pulsazioni foreste". Oddio, nel Sirah 2001 i profumi se ne escono con semplicità, sopra un animo speziato ben delineato e ricordi di metallo, però la bocca è piacevole e beverina, sia pur non proprio dotata di particolare forza o personalità. Nella sua genuina fragilità intenerisce, anche se così facendo si espone a qualche rischio di evoluzione precoce.

Prima di penetrare definitivamente nell'immaginario dell'areale classico chiantigiano, nell'altro mondo cioé, decido di restare ai margini e tuffarmi con buone aspettative di godimento nelle campagne calde e assolate che stanno attorno a Montespertoli. Sono campagne letteralmente intrise della più verace toscanità ad uso fiorentino, figlie di una provincia profonda capace di riscaldare cuori con il solo suo manifestarsi per quel che è, senza fronzoli. Eppure, nella loro nudità, sanno regalare agli occhi angoli di rara bellezza, laddove lo "spiritaccio" contadino si fa più vivace e cristallino, finanche ingenuo. Quando percorrro quelle strade non posso fare a meno di fare una sosta a Il Caminetto. Se la bistecca alla fiorentina può essere veicolo di suggestioni pagane, carnali, materiali od oniriche, e voi siete avidi di suggestioni, questo è il posto giusto. In campo vinoso nel frattempo stiamo assistendo ad una ragionata rivisitazione per rimuover le sorti alterne che ne hanno caratterizzato gli sviluppi nell'ultimo decennio, con un numero di cantine via via crescente che si dedica con maggiore serietà ad una produzione attenta ai richiami della qualità.

Sulla via di Montelupo per esempio, un soggetto nuovo chiamato Agrinico fa la sua comparsa nel mio percorso d'apprendimento sensoriale. Il Sirah Nicosole 2001 ha un naso cantilenante e garbato, di buona carne e spirito, a cui fa da pendant una bocca dai tannini dolci e morbidi, suadente e pure lei garbata. Un pò di determinazione in più, ecco quello di cui ha bisogno, e saremmo davanti ad un bel vino davvero. Non distante da lì, ad un passo da Montespertoli, il conte Ferdinando Guicciardini ed il suo - bellissimo - Castello di Poppiano quest'anno ci provano con un Sirah 2001 che tradisce invero alcune ineleganti screziature, offrendo nel contempo un fondo animale di mascolina impronta ed un frutto rosso in confettura. Qualche appesantimento nella trama ed una latenza in freschezza ne realizzano uno sviluppo gustativo meno dinamico e fulgido rispetto a quelli cui ci aveva solitamente abituati.

Ma ormai è tempo di Chianti Classico. Dopo che hai oltrepassato San Casciano - precisamente ti trovi a Sambuca, già in odor di Tavarnelle- prova a tuffarti dentro i vigneti di Poggio Al Sole, e dai vigneti osservare. Vi respirerai appieno l'essenza di quel paesaggio, bucolico e toccante, e constaterai con infinito piacere come le mille cartoline della tua conoscenza, per quanto belle, non sappiano restituire che un briciolo della meraviglia di quel contatto. Quei luoghi, molto più di altri, instillano di contro un malinconico struggimento nel viandante, fin da subito, perché il viandante - vieppiù se enofilo - sa che il suo è solo uno sfiorare, sa che quei luoghi non gli apparterranno, sa che li dovrà lasciare. Bene, lì sta di casa un sirah che letteralmente - in certe annate - mi ha invaso e conquistato. Quest'anno purtroppo non si è ripetuto. Il Sirah 2001 di Poggio Al Sole rivela un naso fresco ma anche freddo per via delle reiterate note metalliche e minerali che ledono al frutto e alla sua estroversione. Dietro, toni animali e spezie dolci, per una tendenziale incertezza aromatica. La bocca è più succosa ed invitante, modulata, rigorosa, seria, dai tannini garbatamente dolci e disponibili al dialogo, certo non fantasmagorica come suo solito.

Invece, già che ti trovi da quelle parti, se incontri il Sirah Collezione De Marchi 2000 di Isole e Olena prima di tutto ti farai un'idea di cosa significhi vino di territorio e di quanto un territorio, ed uno stile, facciano sentire il loro richiamo. Qui scoprirai un naso amabilmente fumé, sottile, penetrante di umori buoni, di pelliccia ed oliva nera. Dal palato ne riceverai eccellente la continuità, l'eleganza, la felpa, il sottile modulare, la precisione, l'ordine, la quieta ipnosi, senza ostentazione di sè, solo anima. Alla piena meraviglia osteranno soltanto alcuni ricordi legnosi, leggermente asciuganti e secchi.

Non ci troviamo in Australia, lo avrete capito no? eppure le ricche colline attorno a Panzano in Chianti sono capaci di tali meraviglie liquide da suggestionare il mondo. Persino l'Australia. Il Sirah Case Via 2000 di Fontodi presenta un naso ricco ed esplosivo, esibizionista e marmellatoso, costellato di frutti maturi e rossi, lacche e vaniglia, a suo modo, per l'appunto, australiano. Certo poi che la bocca......succosa, lunghissima, dolce, sensuale.... supera di slancio gli impacci di un naso tracotante, e tu, in quel fortissimo abbraccio sensoriale, ti sciogli, ti inquieti e ti sconvolgi.

Scendendo verso Castellina, come a dire scendendo verso il cuore del territorio chiantigiano, che qui si fa senese ( ne ricordo, emozionanti, le luci dei casolari a punteggiare, al tramonto, le vigne e i boschi attorno, ed il silenzio irreale) il Campo ai Ciliegi 2000 di Buondonno mi scuote dal sogno e mi trasmette un naso sporco e terroso per una bocca scorbutica, tendenzialmente sbilanciata nel verso dell'acidità, eppure umorale e riflessiva, a suo modo. Sotto vi ho sentito pulsare una materia viva, che vorrei solo incidesse di più nello sviluppo, e nello sviluppo emergesse. Dal Sirah Salivolpe 1997 di San Leonino invece ho ricevuto in cambio umori fumé, pierre a fusil, terra e liquirizia per un quadro personale e confortante, già in odor di terziari. In bocca mi ha dimostrato però un'estrazione tannica polverosa tal da ledere alla piacevolezza e al garbo, rendendo oltremodo asciutto lo sviluppo.

Esco fuori. Di ritorno verso Lucca incontro Gambassi Terme. Gambassi Terme ha un alfiere enoico, questo è certo. Villa Pillo mi ha presentato un Sirah 2001 molto riconoscibile al naso anche se non profondissimo: speziato,fresco, fragrante, teso e peperino. Assaggiandolo mi ha palesato dedizione, ordine, sapidità ed impegno. Gli è mancato il doppio passo dei giorni migliori e - pure qui - la complessità, però è un vino che sa esprimere calor buono ed affetto.

Della campagna attorno a Vinci conservo ricordi struggenti di oliveti e sentieri antichi, a fendere il verde inebriante dei poggi ed i profili tutti. Un mare di silenzi. E di storia. Il Sirah 2001 di Streda in Belvedere invece è ciarliero e mi offre un naso grondante ed ostentativo, oltremodo boisé e caffeoso su bocca coerente, il che significa ancora grondante, ma che lascia pure trasparire la sostanza sottesa, il succo e la dolcezza tannica che attiene alla varietà. Da quella veste materica, da quella coltre, percepisco sul fondo umori verdi e vegetali.

A Montopoli Valdarno - e siamo già in provincia di Pisa - ci sta un produttore che ha speso tutto - o quasi- nel sirah. Ha avuto ragione. Il Varramista 2001 di Varramista mi accoglie oggi con un naso da pescare un po', reticente, sulle sue, che non si offre con la estroversione che vorrei eppure sento che è serio, compassato, importante: è un naso che non ha fretta; sotto vi covano fulgidi riflessi minerali, ed io sto più tranquillo nel percepirne i ritardi. La bocca invece fin da subito si fa ampia,comunicativa, lunga, bellamente austera nonostante il succo che non lesina. Questo vino è una interpretazione personale di sirah, con apporti minimi di sangiovese, una lettura che ha il grande pregio, se non della pienissima immedesimazione, della riconoscibilità e della identità. In quanto tale, è vino bello, meritevole e sincero.

Eccoci nella mia Lucchesia, una terra che storicamente, in tempi men che sospetti - fine ottocento, inizi novecento, vedete voi- ha adottato, meglio direi sposato, la causa della sirah nelle proprie campagne, al punto tale che alla gente di Montecarlo è difficile dargli ad intendere oggi che si tratta di un uva foresta. La sirah gli appartiene. Ebbene, da qualche tempo, diversi vignaioli hanno deciso di puntare sulla purezza. Ne traggo oggi stimoli interessanti.

Il Sirah Esse 2001 de La Torre ha un naso di sicura carnosità, ancora da esprimersi appieno. Da attendere. Le trame vegetali però sono sottili ed intriganti, mentre più larghe si fanno le vie delle spezie. Il palato è tirato e diritto, fuso senza ridondanze, a suo modo appuntito per via della ritrosia ad elargire il frutto con maggior dedizione ed espansione. Eppure sa convincere, per la tensione che dimostra e che non nega.

Il Nero della Spinosa 2001 della Fattoria Colleverde aromaticamente cova sotto. In silenzio cova. Ti appare come in ritardo. Fintamente statico, per tracotanza di materia, soffre oggi di mancanza di nitidezza e di aerea esposizione. Verranno tempi migliori e più compiute compiutezze. Di certo lo pervadono certe screziature che saprà contenere più in là. La bocca invece è piena, larga, con qualche brivido freddo nella sostanza, a percorrerla in mezzo. Gli concederei - oh, se solo potessi - una più marcata personalità.

Il Terre de' Consolari 2000 di Wandanna ha un naso molto tipico e varietale, seducente e speziato, giocato sulle note profonde e appetitose dei piccoli frutti, sensibile alla freschezza, solenne nei rintocchi d'incenso. La bocca è di nuovo speziata, sostenuta, grassa e bella, e dimostra una genuina espansione, di giovanile temperamento. Uno dei migliori vini mai realizzati da Wandanna, selon moi. C'è tensione e forza qui.

Termino il panorama lucchese con Il Fortino 1999 della Fattoria del Buonamico. Quel naso torrefatto che impatta largo, senza sfumare ed ingentilirsi distendendosi, su note animali di rimando, è serioso ed intrigante, non c'è che dire, per il mare di spezie che percepisci in lontananza, per le note sanguigne e di carne invece assai più vicine. Bello all'attacco se lo bevi. Sia pur ingessato dal rovere, c'è serietà, questo è certo, anche se solo media ho la freschezza. Volumico ciò che apprezzi; sia pur con una materia non proprio fulgida e vitale come nel mirabile 1998, si dimostra ancora una volta immutato nel suo charme dai richiami mascolini.

Due suggestioni due da avamposti altri. Toscani ch'è tutto dire. Il Sirah Solare 2001 de La Pierotta proviene da Scarlino, vale a dire dalla piena maremma grossetana. Ha un naso spremuto e concentrato su insistite note vegetali a ledere alla finezza. Ha una bocca di piglio deciso ma un po' scostante nello sviluppo. Insomma,è un vino confezionato con qualche sprecisione e che non ti fa scorgere, com'è nelle sue corde, l'anima sua più vera, la sua solarità. L'altra suggestione si muove su un altro piano, anzi su più piani: materiale e dello spirito assieme. Come la terra che vuol rappresentare d'altronde. Di Cortona e della sua campagna conservo ricordi fulgidi e bellissimi. Di quelli che non dimentichi e che difficilmente trovano parole a commento. Lo sapete, a volte le parole non bastano all'incanto. Per questo, casomai, i silenzi. Tant'è, c'è sommovimento sotto il cielo del vino qui a Cortona. Molte cose stanno cambiando, persino il paesaggio, oggi molto più vitato di allora, a ricoprire le sagome dolcissime e rotonde dei bassi colli. Ci sono persone che hanno creduto fortemente sulla sinergia che quei terreni sentitamente argillosi, quel sole, quella luminosità, potrebbero creare con le viti di sirah. Più di altre, prima di altre, i fratelli D'Alessandro, al punto da dedicargli - a quelle sorti - la loro vita. Dal mio bicchiere di Cortona Sirah Il Bosco 2001 dei Tenimenti Luigi D'Alessandro il naso selvatico della prim'ora, ancora in ritardo di focalizzazione, si stempera pian piano a rintuzzare le screziature e a far rifulgere appieno il frutto, che è frutto cospicuo, pulsante e vitale. Ne otterrai, con il tempo, un quadro cantilenante, quieto e modulato, lo sento, di dichiarato impegno e signorile portamento. Di contro la bocca fin da subito ti apparirà bilanciata e dolce, espressiva e melodica. Qui, oggi, misuro la differenza e la distintiva identità del cortonese: un'identità fondata sulla fittezza, sulla solarità e sul garbo espositivo, che gli regalano quella linea slanciata e fiera che lo contraddistingue, e poi la beva, questa sì assolutamente straordinaria e traditrice.

Sul versante "marinaro", lo sapete, le suggestioni non mancano mai se mi parli di costa labronica, o livornese che dir si voglia. Per esempio, da San Vincenzo, l' Alaterno 2001 di Podere San Michele mi ha accolto con un naso vivido, sostenuto ed intrigante di rovere finissimo, incensi, spezie orientali, sia pur giocato su sottili equilibrismi ed altrettante fragilità. La bocca l'ho sentita terrosa, artigianale, forse non elegantissima ma assolutamente genuina nella forza espressiva. C'è molta solidità e molto sirah qui, per un vino che non potrai non trovare molto buono.

Assolutamente sorprendente, da Suvereto, alle porte del borgo vecchio, il Vallin dei Ghiri 2001 de Il Falcone ti coinvolge per via di un naso seducente, pieno, ricco, speziato, potente, dal frutto espressivo, esuberante, caloroso, ben mantenuto e sostenuto. La bocca poi palesa grande impegno e grassezza; morbida e vellutata nella massa tannica, ha un rovere che ancor morde una materia comunque viva e dolce. Grande si fa la progressione, manca un niente alla meraviglia, forse solo la complessità, che arriverà con il crescere delle vigne e con l'affilar delle armi.

Infine, a Bolgheri, nel bel mezzo della sua luminosa campagna, la strada d'un tratto si è impennata, puntando dritta fino al cielo, e così facendo mi è parsa coprirsi di nuovi colori. Sì, di un' esplosione esotica ed inebriante si è trattato, leggiadra e conquistatrice, profonda ed ammaliatrice, inevitabile ed attraente; un ventaglio impressionante di umori arabi e legni odorosi, sandalo e cedro, di personale tessitura ed accattivante intrico, a disegnare trame inconsuete ed ipnotiche da istintivo rapimento. Così d'acchito al naso, se lo odori (dalla potenza sembra quasi lui ad odorare te!). Della sua bocca mi hanno conquistato la fluidità, la trama, la dolce e larghissima espansione tannica, la personalità e la persistenza. Un autentico trip sensoriale poco praticato altrove, un'ampiezza di spirito inimmaginabile, un passo superiore, un incanto di sana materialità che mi ha condotto in cielo, per un applauso più forte, da dedicare sinceramente a chi non c'è più. Questo vino, con cui vi saluto, è lo Scrio 2000 de Le Macchiole. Eugenio Campolmi, da lassù, ha lasciato un segno. Noi, da quaggiù, l'ennesimo applauso e una lacrima.

Assaggi effettuati nei mesi di luglio/agosto/settembre 2003

6 novembre 2003


   

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