|
Sagrantino Passito: invito
alla meditazione
La Gioconda è stata qui: i 600 anni
di Villa Vignamaggio.
Verticale di Chianti Classico Riserva Monna Lisa
Il Castello di Bossi triplica, aspettando
il (grande) sangiovese
Nuove luci a Montescudaio. Verticale
di Montescudaio Rosso La Regola
Salendo verso Bertinoro:
Fattoria Ca' Rossa
Suggestioni Monfortine: Tenuta
Rocca Vino e passione
nelle Marche: Terre Cortesi Moncaro
A caccia del Cerviolo. Verticale
1990-2001 Alle radici
del Chianti Classico. Verticale di Riserva Badia a
Coltibuono Toscosirah:
giro della Toscana in 20 sirah
Un caldo Montalcino: Tenuta
di Sesta Emergere nel
pisano: Fattoria Uccelliera
In archivio


|
|
Emergere nel pisano:
Fattoria Uccelliera
di Riccardo Farchioni e Luca Bonci
Fra i meriti che ci sentiamo di attribuire alla Fattoria
Uccelliera, ce ne sono sicuramente due che spiccano. Il primo è
quello di operare ormai da molti anni in un territorio, quello pisano,
che oggi appare finalmente 'lanciato' ma che è stato a lungo ignorato,
e di farlo senza mai montarsi la testa, con una invidiabile costanza di
risultati ed una certa indipendenza di giudizio che la porta ad avere,
per esempio, una ampia linea di bianchi ben fatti e a produrre (ecco il
secondo merito) un Chianti affidabile, che riflette con buona personalità
il territorio e si fregia di una invidiabile rapporto qualità-prezzo.
Siamo a metà fra Pisa e Livorno (ad una ventina di chilometri
da entrambi), leggermente spostati verso l'interno (ma il mare e la sua
'luce dell'Ovest' non sono lontani) ed all'inizio di quella direttrice
ovest-est della viticoltura pisana, fatta di colline e boschi, paesaggio
bello, dolce, e talvolta un po' selvatico, che attraversa i poli di Crespina,
Terricciola, Peccioli, Palaia per arrivare a San Miniato, al confine col
fiorentino.
12 sono gli ettari vitati e 4 dedicati all'olivo; sangiovese, cabernet
sauvignon, sauvignon e pinot bianco i principali vitigni coltivati, per
una gamma di vini che va dai bianchi San Torpè (classica DOC del
territorio), Ficaia (pinot bianco e sauvignon), Castellaccio Bianco (stesso
uvaggio, affinato in barrique) ai rossi Chianti (sangiovese, canaiolo)
e Castellaccio Rosso (sangiovese, cabernet sauvignon e
anche syrah).
Abbiamo assaggiato il loro alto di gamma, dalle belle etichette, e dalla
buona qualità complessiva.
IGT
Ficaia 2002 (11,5%)
Il colore è paglierino piuttosto carico, con riflessi che ricordano
l'ottone, e di buona densità; bello l'impatto olfattivo nel quale,
accanto ad un leggero minerale e ad odori marini, si evidenziano dolci
note di frutta tropicale e di tè espresse con buona intensità.
Attacco pronto in bocca dove percepiamo buon velluto senza tuttavia esibire
grande struttura. Beva piacevole, non complessa, rinfrescante.
IGT
Castellaccio Bianco 2000 (12,5%)
Il colore è dorato e i profumi dolci di fiori gialli, frutta tropicale
e frutta secca, memoria di un degno passato, si accompagnano a chiari
segnali di una evoluzione ormai avviata e testimoniata da sentori di gomma
bruciata, spesso ricorrenti nei sauvignon di una certa età. Anche
il palato mostra la corda, essendo piuttosto sfuggente, e mostrando qualche
scompostezza aromatica.
IGT Castellaccio Bianco 2001 (13.5%)
Di colore paglierino di media intensità, ha profumi puliti, penetranti
e piuttosto intensi di fiori bianchi e miele amalgamati da una nota vanigliata.
In bocca, senza avere corpo stratosferico, ha però un bell'assetto
nel quale si avverte una bella progressione, equilibrio e compattezza,
e finale leggermente amarognolo.
Chianti
DOCG 2001 (12.5%)
Un chianti prodotto con sangiovese, canaiolo e altri vitigni complementari,
affinato per tre mesi in piccoli botti di rovere, come recita l'etichetta.
Di colore rubino vivo, mette in mostra un fruttato fatto di ribes e mirtillo
fresco, dolce ed estroverso, affiancato da una percepibile nota minerale.
Al palato è fresco, piacevole e rotondo, con qualche accenno vegetale
ma in una beva complessivamente saporita e fragrante.
IGT
Castellaccio Rosso 1998 (13%)
Il colore è rubino cupo e fitto, e già a bicchiere fermo
sentiamo emergere suadenti note di confettuta di mora, bacca e cioccolato,
dolci e profonde. Al palato si mostra di corpo medio, buona ampiezza e
presenza aromatica, con una salda integrazione frutto-legno. Bella la
sapidità e la morbidezza di questo vino che avremmo veramente apprezzato
se nel finale non fosse risultata una qualche asciuttezza del tannino.
IGT Castellaccio Rosso 1999 (13.5%)
Rubino cupo e vivo e bei profumi austeri sono il primo regalo di questo
vino. Rispetto all'annata precedente lo troviamo più composto olfattivamente,
con anzi qualche tendenza, appunto, all'austerità di un frutto
nero, profondo, unito ad una nota minerale. Al palato ha buona concentrazione
ed è progressivo, pieno, pur senza ambire a grandi muscolarità.
Presenta qualche dolcezza 'roverizzata' che si amalgama con il frutto
e a note di liquirizia.
6 ottobre 2003
|