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Emergere nel pisano: Fattoria Uccelliera

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Emergere nel pisano: Fattoria Uccelliera
di Riccardo Farchioni e Luca Bonci

Fra i meriti che ci sentiamo di attribuire alla Fattoria Uccelliera, ce ne sono sicuramente due che spiccano. Il primo è quello di operare ormai da molti anni in un territorio, quello pisano, che oggi appare finalmente 'lanciato' ma che è stato a lungo ignorato, e di farlo senza mai montarsi la testa, con una invidiabile costanza di risultati ed una certa indipendenza di giudizio che la porta ad avere, per esempio, una ampia linea di bianchi ben fatti e a produrre (ecco il secondo merito) un Chianti affidabile, che riflette con buona personalità il territorio e si fregia di una invidiabile rapporto qualità-prezzo.

Siamo a metà fra Pisa e Livorno (ad una ventina di chilometri da entrambi), leggermente spostati verso l'interno (ma il mare e la sua 'luce dell'Ovest' non sono lontani) ed all'inizio di quella direttrice ovest-est della viticoltura pisana, fatta di colline e boschi, paesaggio bello, dolce, e talvolta un po' selvatico, che attraversa i poli di Crespina, Terricciola, Peccioli, Palaia per arrivare a San Miniato, al confine col fiorentino.

12 sono gli ettari vitati e 4 dedicati all'olivo; sangiovese, cabernet sauvignon, sauvignon e pinot bianco i principali vitigni coltivati, per una gamma di vini che va dai bianchi San Torpè (classica DOC del territorio), Ficaia (pinot bianco e sauvignon), Castellaccio Bianco (stesso uvaggio, affinato in barrique) ai rossi Chianti (sangiovese, canaiolo) e Castellaccio Rosso (sangiovese, cabernet sauvignon e anche syrah).

Abbiamo assaggiato il loro alto di gamma, dalle belle etichette, e dalla buona qualità complessiva.

IGT Ficaia 2002 (11,5%)
Il colore è paglierino piuttosto carico, con riflessi che ricordano l'ottone, e di buona densità; bello l'impatto olfattivo nel quale, accanto ad un leggero minerale e ad odori marini, si evidenziano dolci note di frutta tropicale e di tè espresse con buona intensità. Attacco pronto in bocca dove percepiamo buon velluto senza tuttavia esibire grande struttura. Beva piacevole, non complessa, rinfrescante.

IGT Castellaccio Bianco 2000 (12,5%)
Il colore è dorato e i profumi dolci di fiori gialli, frutta tropicale e frutta secca, memoria di un degno passato, si accompagnano a chiari segnali di una evoluzione ormai avviata e testimoniata da sentori di gomma bruciata, spesso ricorrenti nei sauvignon di una certa età. Anche il palato mostra la corda, essendo piuttosto sfuggente, e mostrando qualche scompostezza aromatica.

IGT Castellaccio Bianco 2001 (13.5%)
Di colore paglierino di media intensità, ha profumi puliti, penetranti e piuttosto intensi di fiori bianchi e miele amalgamati da una nota vanigliata. In bocca, senza avere corpo stratosferico, ha però un bell'assetto nel quale si avverte una bella progressione, equilibrio e compattezza, e finale leggermente amarognolo.

Chianti DOCG 2001 (12.5%)
Un chianti prodotto con sangiovese, canaiolo e altri vitigni complementari, affinato per tre mesi in piccoli botti di rovere, come recita l'etichetta. Di colore rubino vivo, mette in mostra un fruttato fatto di ribes e mirtillo fresco, dolce ed estroverso, affiancato da una percepibile nota minerale. Al palato è fresco, piacevole e rotondo, con qualche accenno vegetale ma in una beva complessivamente saporita e fragrante.

IGT Castellaccio Rosso 1998 (13%)
Il colore è rubino cupo e fitto, e già a bicchiere fermo sentiamo emergere suadenti note di confettuta di mora, bacca e cioccolato, dolci e profonde. Al palato si mostra di corpo medio, buona ampiezza e presenza aromatica, con una salda integrazione frutto-legno. Bella la sapidità e la morbidezza di questo vino che avremmo veramente apprezzato se nel finale non fosse risultata una qualche asciuttezza del tannino.

IGT Castellaccio Rosso 1999 (13.5%)
Rubino cupo e vivo e bei profumi austeri sono il primo regalo di questo vino. Rispetto all'annata precedente lo troviamo più composto olfattivamente, con anzi qualche tendenza, appunto, all'austerità di un frutto nero, profondo, unito ad una nota minerale. Al palato ha buona concentrazione ed è progressivo, pieno, pur senza ambire a grandi muscolarità. Presenta qualche dolcezza 'roverizzata' che si amalgama con il frutto e a note di liquirizia.


6 ottobre 2003


   

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