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Sagrantino Passito: invito
alla meditazione
La Gioconda è stata qui: i 600 anni
di Villa Vignamaggio.
Verticale di Chianti Classico Riserva Monna Lisa
Il Castello di Bossi triplica, aspettando
il (grande) sangiovese
Nuove luci a Montescudaio. Verticale
di Montescudaio Rosso La Regola
Salendo verso Bertinoro:
Fattoria Ca' Rossa
Suggestioni Monfortine: Tenuta
Rocca Vino e passione
nelle Marche: Terre Cortesi Moncaro
A caccia del Cerviolo. Verticale
1990-2001 Alle radici
del Chianti Classico. Verticale di Riserva Badia a
Coltibuono Toscosirah:
giro della Toscana in 20 sirah
Un caldo Montalcino: Tenuta
di Sesta Emergere nel
pisano: Fattoria Uccelliera
In archivio


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Un caldo Montalcino:
Tenuta di Sesta
di Luca Bonci e Riccardo Farchioni
Nata
nel 1966 come azienda imbottigliatrice di Brunello (fu tra la prima dozzina
di imbottigliatori all'epoca in cui fu creata la DOC) la Tenuta di
Sesta vanta in effetti natali molto più antichi essendo menzionata
già in un documento del 715! Passata in mano della famiglia Ciacci
nel 1850, nel 1995 assume l'attuale configurazione proprietaria. Un anno
storico per Montalcino quello, e probabilmente anche per Giovanni Ciacci,
attuale proprietario, che decide un forte rilancio dell'immagine aziendale,
triplica l'estensione dei vigneti e rinnova ed amplia la cantina.
Ad oggi sono 21 gli ettari vitati, dei quali più
della metà iscritti all'albo della DOCG ilcinese, e quattro sono
i vini prodotti: il Rosso di Montalcino, il Brunello, la Riserva solo
negli anni migliori e l'IGT Poggio d'Arna. La tenuta si trova nella parte
meridionale del territorio di Montalcino, a pochi chilometri dall'Abbazia
di Sant'Antimo; questa sua posizione, insieme al microclima che interessa
a livello "puntuale" i vigneti aziendali, fa sì che possa
essere sicuramente classificata tra le aziende calde del territorio,
quelle dove il sangiovese si coglie piuttosto presto e già ben
maturo (pensiamo poi a quest'anno...!).
Delle 80mila bottiglie annualmente prodotte assaggiamo i
vini a base sangiovese attualmente in commercio: il Rosso 2001, il Brunello
1998 e la Riserva 1997, che è stata un'altra grande annata. Tutti
prodotti caratterizzati da un affinamento che segue i dettami della tradizione,
dunque in botti grande di rovere e durato 5 mesi per il Rosso, 30 mesi
per il Brunello e 42 mesi per la Riserva. Tradizionale, ma con un pizzico
di sperimentazione, visto che un 10% del Brunello fa anche un piccolo
passaggio in barrique.
Rosso
di Montalcino 2001 (14,5%)
Il colore, leggermente tendente al granato specialmente sull'unghia, sembra
premonitore della maturità del vino. L'autunno particolarmente
caldo dell'annata 2001 ha ovviamente permesso un bella maturazione a chi
ha voluto spingere la vendemmia fino a tardi e ci sembra proprio questo
il caso. Lo sentiamo già nei profumi, intensi, dalle spiccate note
minerali e caratterizzati da esuberanti ed anche eleganti sentori di frutta
matura che vengono progressivamente affiancati da rinfrescanti sensazioni
di cedro e, dopo lunga ossigenazione, quasi di pera. Decisa la bocca,
progressiva e di forte impatto, sapida, sicuramente morbida e e conclusa
da tannini rotondi. Una morbidezza dovuta anche alla robusta componente
alcolica, che tuttavia probabilmente rappresenta la nota meno positiva
per questo vino, squilibrandolo un po', sovrastando la pur buona acidità
e facendosi notare con una netta sensazione calorica finale.
Brunello
di Montalcino 1998 (14%)
Di colore rubino vivo, si presenta elegante e composto mostrando una bella
congiunzione fra una identità floreale con leggeri spunti laccati
e una componente fruttata "verace" e quasi prugnosa. Complessivamente
il bouquet è intenso, e di bella persistenza: toni minerali, quasi
marini e di sottobosco completano un quadro di buona complessità.
All'assaggio questo Brunello non sorprende per il corpo quanto per l'incedere
vellutato e fine, con una ampiezza fruttata comunicativa che porta a un
finale dai morbidi tannini.
Brunello di Montalcino Riserva 1997 (14%)
L'esame visivo ci impressiona: il rubino è vivo e fitto, cupo e
senza alcun segno di cedimento, con note violacee che denotano carattere
ancora giovanile. Più complesso è il dialogo olfattivo,
visto che il vino sembra sulle prime criptico, restio a svelarsi. Lentamente
appaiono sfumature di cedro, poi facendo ruotare il bicchiere si viene
investiti da una bella serie aromatica che ci porta dal minerale a toni
di ciliegia e di frutti neri di bella nobiltà e persistenza; successivamente
di nuovo a note agrumose e di erbe aromatiche, quali il rosmarino. Al
palato entra meno pieno di quanto ci si aspetti, assumendo un assetto
più snello che spesso. Ci piace la sua compostezza unita alla maturità
del frutto e la sua lunga sensazione gustativa, ampliata ulteriormente,
con l'ossigenazione, da profumi di liquirizia e cioccolato. Un vino da
avere in cantina, sapendo aspettare...
24 ottobre 2003
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