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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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Il tè... un
po' di storia
di Alessandro Cordelli
Se la storia di Shen Nung - e ancor più quella di Bodhidarma - hanno un carattere leggendario, non mancano tuttavia testimonianze più circostanziate sul consumo del tè già in tempi molto antichi. Pare infatti che intorno al 1100 a.C. gli abitanti di una regione situata al confine tra Cina e Birmania, ricca di piante di Camellia Sinensis delle dimensioni di veri e propri alberi, commerciassero con i popoli delle zone limitrofe vendendo foglie di tè fermentate e pressate dentro canne di bambù, che non venivano utilizzate per preparare infusi ma mangiate come verdura.
Nel frattempo il tè era approdato in Giappone, dove in breve tempo assunse un'importanza, se possibile, maggiore anche di quella che aveva in Cina. Per l'inizio della diffusione in occidente bisogna attendere ancora qualche secolo: la prima menzione ufficiale la si trova nel Della navigazione et viaggi, pubblicato a Venezia nel 1559, di Giambattista Ramusio, un diplomatico della Serenissima, che aveva conosciuto il tè grazie ai suoi contatti con i viaggiatori arabi che facevano la spola tra le regioni estreme dell'Asia e i porti mediorientali, dove appunto intrattenevano lucrosi scambi con i mercanti veneziani. Dunque, il tè arriva in Europa all'alba dell'era moderna, e lo fa non come quella bevanda universalmente apprezzata che sarebbe di lì a poco divenuta, ma come pianta officinale, grazie alla sue - vere o presunte - virtù terapeutiche contro quasi ogni tipo di disturbo (dalla febbre al mal di stomaco, dal mal di testa ai dolori articolari...). 8 aprile 2008 |
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