Adesso
basta: andiamo al "Clandestino"!
Ne abbiamo letto l'anno
scorso sul Gambero Rosso e ne abbiamo sentito parlare su Radio24; quest'anno
Davide Paolini ne ha scritto di nuovo nel suo "A me mi piace" domenicale
(Sole 24 Ore, 21 Giugno 2001); poi, ancora un "box" sul "Venerdì
di Repubblica" del 10 Agosto. Adesso basta: andiamo al "Clandestino"!
E andiamo quindi nelle Marche, in mezzo al parco del Conero, nella riviera
del Conero: da queste parti la spiaggia più suggestiva è
sicuramente quella di Portonovo, anche perché completamente sovrastata
dalle pendici di una montagna verde che arrivano praticamente alle spalle
del mare. E sia che arriviate da nord, da Ancona, o da sud, dal trittico
Marcelli-Numana-Sirolo, seguendo l'indicazione Portonovo arriverete
su di un "palco" che sovrasta mare e macchia mediterranea. Fermatevi
lì per una opportuna contemplazione, poi tornate in macchina
e fiondatevi giù, lungo la strada tortuosa che attraversando
le pinete vi porta alla spiaggia di sassi bianchi e dal mare verdissimo,
per un tratto popolata di ombrelloni e di stabilimenti, per un altro
libera.
Noi
vogliamo arrivare proprio qui, e non è difficile, si può
lasciare l'auto poco lontano e percorrere a piedi un tratto del reticolo
di strade immerse nel bosco. Ed è proprio qui che sorge un "casottino"
dipinto di bianco e azzurro-Grecia su cui appare la scritta "Clandestino
Susci Bar". Ed è qui che Moreno Cedroni, astro di
primo splendore del firmamento gastronomico italiano (la Madonnina
del Pescatore, Senigallia) si è alleato con Maurizio
Fiorini, che nella zona possiede il bell'Albergo Emilia per celebrare
il matrimonio fra la cultura del pesce crudo e quella dei sapori mediterranei,
anzi più precisamente marchigiani, distorcendo il nome "Sushi"
nel più italico "Susci".
Di
giorno qui, su uno dei tavoli che guardano direttamente sul mare, si
può trovare ristoro con una birra, un vino (al bicchiere il Verdicchio
Casal di Serra di Umani Ronchi e la Lacrima di Morro d'Alba di Mancinelli),
un caffè, qualcosa di dolce o di salato, dalle "fatiche" balneari
a cui si sottopone soprattutto (ma non solo) una popolazione giovanile
che forse la suggestione del paesaggio ha selezionato e che sovente
presenta gli stilemi di una leggera "sofisticazione" o "originalità".
Dalle 18, "Aperitivo Susci" a 15 mila lire; e la sera Susci, appunto,
ma anche enoteca, dolci, e come novità di quest'anno, un buon
assortimento di sigari e rhum.
Le ricette eseguite sono tutte pensate da Cedroni, la cui "filosofia"
è ora riassunta nel libro Sushi&Susci, recentemente uscito
per i tipi di Bibliotheca Culinaria (Lodi, tel. 0371/412684, 65mila
lire): per il gusto occidentale, il pesce crudo, al terzo o quarto boccone,
può risultare monotono. Ecco quindi la scelta di usare le spezie
e gli olii mediterranei; del resto, anche Nobu, il "guru" del sushi
che Armani ha scelto per il suo ristorante milanese, "tranquillizza"
il cliente con olii aromatizzati al rosmarino e leggere cotture...
E il legame con il territorio viene mantenuto saldo, come dimostra l'esempio
del riso, così importante in questo tipo di cucina. Sì,
perché non lontano da qui, ad Osimo, risiede il pastificio artigianale
Latini, che, iniziando dai "Maccheroncini" ora produce le principali
paste in un formato "base" ed una selezione di frumenti da
"cru" ("Senatore Capelli") in cui compare l'annata della raccolta,
come per il vino. E Latini, basandosi su testimonianze di antiche coltivazioni
di riso nelle Marche, ha eseguito sperimentazioni fino ad arrivare alla
conclusione che il Vialone Nano era la qualità che nella regione
poteva dare risultati soddisfacenti. Ed ecco quindi "il riso più
meridionale d'Europa", coltivato a secco (come il frumento), il Vialone
Nano delle Marche, che viene usato qui al "Clandestino".
"Clandestino
Susci Bar buongiorno, sono Jessica", ci risponde una voce da "Call Center":
"Buongiorno, vorremmo venire stasera a mangiare il 'Susci'". Alla fine
siamo avvertiti: "Lo sa che prepariamo solo pesce crudo?" Ci presentiamo
subito come clienti rompiscatole: non ci va bene questo tavolo, vogliamo
quello perché è proprio sotto la luce, e a noi piace vedere
bene i piatti. E poi, si devono essere dati una voce perché dopo
le prime domande petulanti si dedica a noi esclusivamente Olga,
simpatica e competente.
L'ambiente è suggestivo, grandi ombrelloni bianchi aperti accanto
al mare, musica giusta al volume giusto che si mescola e si armonizza
con il leggero scalpiccio sulla ghiaia candida delle cinque rapide e
composte persone del servizio che alla fine sarà risultato, a
parte qualche piccola pressione iniziale, perfetto: cortese, dal ritmo
impeccabile e senza l'ombra di un ritardo nella complicata combinazione
di servire il menù degustazione e qualche "integrazione".
Tavolini di bel legno, tovagliette di tessuto bianco crespo, eleganti
caraffine per l'acqua, e, già sul tavolo, pane da condire con
olio aromatizzato Potacchio del frantoio Giacani
di Jesi (il "potacchio" è un intingolo marchigiano
fatto in genere di pomodoro, acciughe, aglio, rosmarino, prezzemolo
e peperoncino). Carta dei vini soddisfacente (pressoché tutti
i "maggiori" Verdicchi, e qualcosina d'altro) con ricarichi accettabili.
Menù degustazione a ottantamila lire, altri piatti dalle quindici
alle venticinque mila.
E
iniziamo: assai gustosa è l'ostrica abbinata ad una frittata
liquida realizzata con cipolla, pomodoro e olio di alici salate.
Per "preparare la bocca" al piatto successivo, una rinfrescante crema
di piselli; ed eccoci agli scampi in salsa di arancio e pomodori
arrosto, in cui il "sapore del mare" è esaltato al meglio
e contrastato dalle sfumature agrodolci della salsa. A seguire, saporiti
filetti di rombo (foto) conditi con sale, olio, aglio,
rosmarino e peperoncino. Assai gradevole è la pasta e
alici in salsa verde e uova di salmone (foto). Le alici sono
tenerissime, la salsa verde è soave, le uova di salmone danno
quelle modulazioni del sapore che fanno sì che il piatto dia
sensazioni molto varie.
Ancora belle sensazioni donano lo sgombro con panzanella e burrata,
servito sopra uno stupendo raviolo alle erbe, e il merluzzo
salato in casa con olive nere e maionese di baccalà.
Assai istruttivo il tonno in porchetta, in quanto servito
in filetti alternati crudo-cotto e "spolverati" di semi di finocchio
e rosmarino: sapori più decisi nel cotto ma "più
mare" nel crudo. Buonissimo nella sua dolcezza il tataki
di tonno, filetti di tonno appena scottati (in modo da avere
solo una crosticina in superficie), serviti su letto di riso e accompagnati
da una conditella, ossia verdure cotte e condite con olio d'oliva di
prima spremitura di alici, e peperoncino; a concludere, in un crescendo
di sensazioni, l'apoteosi finale costituita dallo storione biscotto
(60 gradi) e affumicato, abbinato ad una piccola caponata: veramente
"da urlo".
Per
finire, una lievissima e buona spuma di yogurt con cuore di
fragole (che fa sembrare così "grevi" le classiche fragole
con la panna), una più convenzionale mousse di cioccolato
e, stavolta concludiamo davvero, la "Coppa del nonno rivisitata",
soave mousse di caffè. Ad accompagnare il tutto abbiamo scelto
il Verdicchio di Jesi Podium 1999 di Garofoli dal colore
giallo carico, bei profumi di agrumi (mandarino in particolare) e in
bocca assai preciso e pulito, sebbene non estremamente grasso.
E la nostra serata, iniziata alle nove finisce oltre l'una, senza alcuna
voglia di andare via, con una copertina sulle spalle, davanti ad un
favoloso Ron Zacapa Centenario della Licorera Zacapaneca
(Guatemala) - 23 anni di invecchiamento - e con l'offerta di assaggiare
un sigaro da parte di un personale di servizio se possibile più
sorridente che all'inizio.
Il "Clandestino Susci Bar" rimane aperto più o meno fino a metà
settembre, dipende da quanto dura l'estate. Al prossimo anno, dunque.
Clandestino Susci Bar
Spiaggia di Portonovo (An)
Aperto da Giugno a Settembre
Tel. 071/801422
Riccardo Farchioni
(30 Ottobre 2001)
Si ringrazia Laura Carducci per la collaborazione