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Al Punto
DiVino di Viareggio
Non è del tutto possibile che io vi parli con distacco di un posto
così, perché le persone che lo animano mi rimandano ad altri
posti ancora, pregni d'esperienze belle e formative, finanche amorose,
per cui non mi chiedete di stare in riga, il lettore non pretenda il pragmatismo
e l'oggettività. Quasi mai mi appartengono, figuriamoci in questo
caso.
Comunque sia, volendo esser ligi alla forma prima di svisare, qui, se
ci andrai, sai già di essere a Viareggio, città rivierasca
d'Alto Tirreno, movimentata e d'animo carnascialesco e focoso. Il locale
ha una storia assai fortunata alle spalle, tale da apportargli rinomanza
nel comprensorio e non solo in quello; fin dal suo primo apparire (se
non ricordo male saranno passati una quindicina di anni) ha sposato appieno
la filosofia allora nascente dell'enoteca con cucina, improntando l'offerta
quindi su una ricca carta dei vini da attorniare con piccole e variate
girandole di piatti, marinari e non, serviti senza l'obbligo del classico
pranzo tutto d'un pezzo, e dei suoi regolamenti.
Durante la lunga parentesi legata alla famiglia Franceschini, conosciuta
dai più per gestire anche il vicinissimo ristorante Romano, il
Punto DiVino negli ultimi tempi aveva perso un po quell'aura informale
e casual che si era sempre portato appresso per divenire più un
ristorante in senso stretto, finché il recente rimescolamento tattico
in casa Franceschini non ha aperto la strada ed il locale allo scalpitante
Stefano Niccoli, altrimenti detto Stefano del Montecatini.
Eh sì, chi ha frequentato Viareggio, dal dopoguerra in poi, ma
frequentato davvero, non può non aver sentito parlare del ristorante
Montecatini... Stefano ha creduto fortemente nella svolta, tesa ad una
gestione dinamica e spigliata di un nuovo Punto Divino, che con lui è
ritornato all'idea d'accoglienza primigenia: cucina cangiante e fresca,
dal passo sicuro e mai ridondante, con proposte che quasi ogni sera cambiano,
limitate nella scelta tra due piccoli menù la cui ispirazione vien
tratta dalla stagione, anche se non manca mai il pesce, ineludibile se
mi parli di Viareggio, e senza dimenticare le proposte terragne, a lunghi
tratti aromatiche e profumate, vedi le paste o i risotti.
Sull'altro versante poi c'è libertà di movimento assoluta
per l'ospite, che può dilungarsi su un menù tutt'intero
ovvero destreggiarsi a piacimento sulle singole proposte, finanche di
salumi, formaggi, dessert, senza imbrazzo alcuno. Naturalmente, grande
e progressiva importanza sta acquisendo la cantina, uno dei punti forti
del modo di intendere le cose da parte di Stefano, mutuata da una grande
competenza e, soprattutto, da una altrettanto grande passione, di chi
non smette i panni dell'umiltà per incuriosirsi ogni volta, cercare
oltre la banalità, affascinare l'ospite di meraviglie liquide mai
scontate, che in molti casi respirano l'aria del cru. Per il resto è
piacevole sostare ai suoi tavoli, disposti su una articolazione ambientale
che prevede due piani, con molto legno e calore all'intorno. Difficile
non sentirsi subito a proprio agio.
Ma Stefano, felice e indaffarato tra i tavoli del suo nuovo locale, si
lascia dietro un mare di ricordi che - lui non lo sa - sono anche un po
i miei. Lo dico perciò tutto d'un fiato, per sorreggere l'emozione
che ho dentro: quando entro e rimiro Stefano che ti viene incontro con
il suo passo caracollante, lo sguardo aguzzo e il sorriso sonoro, inimitabile
e beffardo (da autentico viareggino), ogni volta - è più
forte di me- cento pensieri mi vanno alla mente, tanto che ripercorrerli
uno a uno -ogni volta- mi vien spontaneo, come succede per la meraviglia
o la gioventù.
Rivedere Stefano, cosa significa? Significa per esempio sbirciare nella
piccola cucina del Punto Divino, vedere all'opera il giovane chef Paolo
Carnicelli, e ritrovarsi trasportato d'un botto - io, imberbe di vino
e di mondo - ad ammirar le cose e i gesti muti direttamente provenirmi
dall'enorme vetrata di una cucina a vista che fu del mio Montecatini,
e lì affascinarmi, muto. Significa ricordare gli spigoli e la sagoma
di un caratteriale, atipico chef - ch'io definirei popolare -, il taciturno
Camillo, maestro di Paolo, che più volte ho pensato che in quella
cucina dalla grande vetrata ci vivesse sul serio, giorno e notte.
Rivedere Stefano significa riascoltare nella mente mia la voce flautata
e morbida, da buon emiliano, di Dante Barcaroli, sempre prodigo di consigli,
o sfiorare per una volta ancora l'aristocratico portamento ed il sorriso
- soprattutto il sorriso- della madre. Rivedere Stefano vuol dire ripercorrere
una piccola ma significativa parte del mio apprendimento in itinere di
cosa golose e pagane, nei posti della mia adolescenza e della mia gioventù
nervosa, io che l'ho visto crescere e come tutte le persone che ti vedi
crescere - caspita! - ti sembra che non invecchino mai - e son passati
venti anni!.
A lui e al suo amore mai domo per la terra e le vigne del Friuli, debbo
la conoscenza - in tempi men che sospetti - di allora sconosciuti vignaioli
di confine, come Roberto Scubla o Mauro Drius; a lui - e non lo sa - devo
tanti momenti leggeri di vita partecipata nelle sale ampie dal decor lievemente
retrò del suo Montecatini, con i miei cari o con gli amici di sempre,
con lo zoccolo duro della complicità emozionale.
A lui, solo a lui, dedico oggi il brindisi benaugurate, direttamente dai
tavoli del nuovo Punto Divino, con un altrettanto nuovo, bellissimo e
sensualissimo friulano di ferro chiamato Sacrisassi. Sì, oggi che
me ne sto placidamente seduto a contemplare i ricordi e le emozioni sottili
(finanche quelle sul tempo che passa e che difficilmente torna indietro
per un ripasso) brindo alla sua voglia e alla sua continuità, al
senso gioviale e sincero, semplice e soave, dell'accoglienza, mai venuto
meno.
Il futuro, lo so, gli darà ragione, ed io auspico non dimentichi
mai le suggestioni e le intuizioni nate in un'altra dimora, più
classica ma a suo modo mai sorpassata, che si chiamava Montecatini, capace
- e lui non lo sa- di restare impigliata tra i ricordi intimi di una persona
comune che ha il pregio di sentirsi appagato lo struggimento interiore
e l'intelletto dal senso vero, perpetuato, delle cose buone.
Brindo quindi perché non si stanchi mai di riproporci l'elogio
della sogliola, il tributo del rombo, amori suoi ( e miei) di un tempo,
ma mai dimenticati.
Il Punto DiVino di Stefano Niccoli
Via Mazzini, 229 - Viareggio (Lu)
Tel.0584-31046
Fernando Pardini
(28/3/2002)
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