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L'Hotel Barbieri ad Altomonte: cucina da due mari.
Ci arrivo all'ora di pranzo,
mentre attraverso la Calabria, in un miniviaggio
che mi sta portando da Sibari a Diamante. Sono venuto appositamente per
pranzare al ristorante dell'Hotel Barbieri, vera istituzione per gli abitanti
dei dintorni. Entro nel ristorante, una costruzione moderna con ampie
sale, alle 13 in punto, e subito vengo accolto con cortesia. La sala dove
mi accomodo è accogliente, nonostante l'ampiezza, eleganti ma senza
sfoggio le apparecchiature, con classiche tovaglie di fiandria e caldo
l'ambiente, ravvivato da tutta una serie di foto di funghi alle pareti. Vi aspettereste di essere accolti come paesani in mezzo alla Calabria? Alfredo è il nome del cameriere che si prende cura di me, ed è lui che mi chiama in questo modo dopo aver appreso la mia provenienza toscana. Sul momento non capisco, poi Alfredo mi spiega le origini toscane del trecentesco paese di Altomonte e riprendiamo le fila del discorso. "Cosa vuol bere?", sono in moto, il viaggio è lungo e non me la sento di scolarmi una bottiglia, opto per il "faccia lei..." e mi viene proposta una caraffa di "bel frizzantino fresco...", mi adeguo. "Però per il cibo vorrei assagiare quanti più piatti possibile della vostra cucina, può portarmi degli assaggi?" Alfredo annuisce, capisco di essere in buone mani. Mentre attendo do un'occhiata al locale e mi soffermo su una bella selezione di bottiglie, tutti vini calabresi. Non faccio in tempo a pentirmi per aver scelto il frizzantino che una voce alle mie spalle:"La posso aiutare a scegliere un buon vino?". E' Enzo Barbieri, il patron, a cui ripeto la storia della moto, della necessità di rimettermi in viaggio... ma si deve capire dal mio sguardo che quei bei bottiglioni neri mi attirano troppo. "Ci penso io, c'e' un vino che deve assolutamente assaggiare, le faccio aprire una bottiglia." Ci crederete, dopo mezz'ora avevo sul tavolo non una, ma ben tre bottiglie aperte, e il frizzantino era stato riportato, fortunatamente, in cucina. Il Vigna Mortilla 1998 di Odoardi era il vino preferito dal patron, ma per sbaglio (benvenuto!) Alfredo apre un Duca San Felice Riserva 1997 di Librandi, vino ottimo anch'esso, ma accortosi dello sbaglio Barbieri non rinuncierà ad aprire il Vigna Mortilla. E Alfredo? "vedo che lei è un amatore, voglio farle assaggiare un nostro vino che a me piace molto," il Rosso IGT Valle del Crati 1999 dell'A.A. Serracavallo, e tre! Ma facciamo un passo indietro, torniamo agli antipasti, alla magnifica scelta che mi si presenta davanti: sapido prosciutto e pecorino, peperonata (gustosissima), pomodorini al forno con pangrattato e menta, polpettine di patate e melanzane, involtini di melanzana e acciuga e bruschette calde da condire con l'ottimo olio locale e varie salse, tra cui ricordo la piccantissima ma saporitissima pasta di peperoncino. Non è finita, arrivano dei leggerissimi e friabili peperoncini caldi. Sono peperoni seccati e scottati nell'olio bollente, croccanti e gustosi. E poi uno stufato di peperoni, cipolla e funghi (porcini, pioppini, monachelle...). Conclude "l'antipasto" un piatto di ceci lessi e porcini, ottimo. Nel frattempo sorseggio il Duca San Felice, un Cirò DOC prodotto con uva gaglioppo da vecchie vigne prefillossera. Il rubino del colore è leggermente appassito, ma sorgono vivi i profumi di mora e sottobosco. Al gusto il vino è pieno, sapido, morbido, di tessitura molto fini e tannini elegantissimi. Il frutto è nitido, sostenuto da una alcolicità un poco in evidenza, e persistente. L'apporto aromatico del legno è ben bilanciato e il vino è pronto. Dopo un po' di ossigenazione il vino si mostra più complesso, con netti profumi di ciliegia sottospirito. Ma ecco il primo piatto: dei tagliolini ovuli e porcini, saltati con pomodoro fresco e prezzemolo, ottimi, anche se rimpiango di non assaggiarli con i funghi freschi (si tratta ovviamente di prodotti surgelati). Nonostante le raccomandazioni, gli assaggi sono assai abbondanti, e i tagliolini sono una bella porzione intera! Mi prendo un po' di riposo col vino consigliato da Alfredo. Il Rosso IGT Valle del Crati 1999 è un cabernet sauvigno da 13,5%. Rubino vivo, sprigiona profumi tra il vegetale e il balsamico. Molto bella la setosità del vino al gusto, un prodotto morbido di medio corpo e media complessità, dalla facilissima beva. Sono satollo, ma non posso certo rinunciare a un assaggio di cosciotto di montone al ginepro. Mi viene presentato come una specialità del ristorante e in effetti è veramente tenero e saporito, lo spazzolo senza sforzo accompagnandolo degnamente col Vigna Mortilla 1998. Il vino è un Savuto superiore DOC di 12,8% e proviene da una vigna variamente popolata: gaglioppo, sangiovese, magliocco canino, malvasia bianca, pecorino, nerello, cappuccio, greco nero. Un vero campionario di uve autoctone. Il colore del vino è rubino cupo, impenetrabile, e i profumi sono di grande complessità e intensi, sui toni della frutta di bosco e di legni aromatici. All'ossigenazione esplode un frutto netto e profondo, amalgamato con sentori animali non ineleganti. Al gusto il vino è lineare, senza strappi, con una tensione gustativa in crescita e un finale molto lungo su cui prevalgono aromi terziari, che mettono un po' in ombra le note di frutta di bosco e i cenni floreali di iris che si percepiscono all'ingresso in bocca. Un prodotto potente e elegante, che personalmente preferirei meno segnato dal rovere (affina in botte e barrique di alliers), ma che posso sicuramente definire un bel vino.
Hotel Barbieri Luca Bonci
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