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L'Hotel Barbieri ad Altomonte: cucina da due mari.

Altomonte non si trova dietro l'angolo, neppure se abitate a Cosenza, ma sia che ci siate arrivati per caso (difficile!) sia che lo abbiate volutamente raggiunto, non potrete che meravigliarvi per come questo piccolo borgo perso tra le colline dell'alta Calabria, a metà strada tra lo Ionio e il Tirreno, sia assolutamente à la page. Hotel e ristoranti di prima categoria, festival musicali e turismo internazionale sono quanto troverete, ma senza chiasso, senza presenzialismi, senza divetti televisivi a lanciare il locale alla moda, insomma, ben poco a che fare con la paccottiglia delle riviere (romagnole o versiliesi che siano).

Ci arrivo all'ora di pranzo, mentre attraverso la Calabria, in un miniviaggio che mi sta portando da Sibari a Diamante. Sono venuto appositamente per pranzare al ristorante dell'Hotel Barbieri, vera istituzione per gli abitanti dei dintorni. Entro nel ristorante, una costruzione moderna con ampie sale, alle 13 in punto, e subito vengo accolto con cortesia. La sala dove mi accomodo è accogliente, nonostante l'ampiezza, eleganti ma senza sfoggio le apparecchiature, con classiche tovaglie di fiandria e caldo l'ambiente, ravvivato da tutta una serie di foto di funghi alle pareti. Funghi, la specialità del locale, che riuscirò purtroppo a gustare solo in parte, siamo a luglio e la stagione è decisamente sbagliata. A novembre è lo stesso ristorante che organizza una sagra del fungo, e che comunque, per gli sbadati che sbagliano stagione come me, offre le sue specialità anche in rete.

Vi aspettereste di essere accolti come paesani in mezzo alla Calabria? Alfredo è il nome del cameriere che si prende cura di me, ed è lui che mi chiama in questo modo dopo aver appreso la mia provenienza toscana. Sul momento non capisco, poi Alfredo mi spiega le origini toscane del trecentesco paese di Altomonte e riprendiamo le fila del discorso. "Cosa vuol bere?", sono in moto, il viaggio è lungo e non me la sento di scolarmi una bottiglia, opto per il "faccia lei..." e mi viene proposta una caraffa di "bel frizzantino fresco...", mi adeguo. "Però per il cibo vorrei assagiare quanti più piatti possibile della vostra cucina, può portarmi degli assaggi?" Alfredo annuisce, capisco di essere in buone mani.

Mentre attendo do un'occhiata al locale e mi soffermo su una bella selezione di bottiglie, tutti vini calabresi. Non faccio in tempo a pentirmi per aver scelto il frizzantino che una voce alle mie spalle:"La posso aiutare a scegliere un buon vino?". E' Enzo Barbieri, il patron, a cui ripeto la storia della moto, della necessità di rimettermi in viaggio... ma si deve capire dal mio sguardo che quei bei bottiglioni neri mi attirano troppo. "Ci penso io, c'e' un vino che deve assolutamente assaggiare, le faccio aprire una bottiglia."

Ci crederete, dopo mezz'ora avevo sul tavolo non una, ma ben tre bottiglie aperte, e il frizzantino era stato riportato, fortunatamente, in cucina. Il Vigna Mortilla 1998 di Odoardi era il vino preferito dal patron, ma per sbaglio (benvenuto!) Alfredo apre un Duca San Felice Riserva 1997 di Librandi, vino ottimo anch'esso, ma accortosi dello sbaglio Barbieri non rinuncierà ad aprire il Vigna Mortilla. E Alfredo? "vedo che lei è un amatore, voglio farle assaggiare un nostro vino che a me piace molto," il Rosso IGT Valle del Crati 1999 dell'A.A. Serracavallo, e tre!

Ma facciamo un passo indietro, torniamo agli antipasti, alla magnifica scelta che mi si presenta davanti: sapido prosciutto e pecorino, peperonata (gustosissima), pomodorini al forno con pangrattato e menta, polpettine di patate e melanzane, involtini di melanzana e acciuga e bruschette calde da condire con l'ottimo olio locale e varie salse, tra cui ricordo la piccantissima ma saporitissima pasta di peperoncino. Non è finita, arrivano dei leggerissimi e friabili peperoncini caldi. Sono peperoni seccati e scottati nell'olio bollente, croccanti e gustosi. E poi uno stufato di peperoni, cipolla e funghi (porcini, pioppini, monachelle...). Conclude "l'antipasto" un piatto di ceci lessi e porcini, ottimo.

Nel frattempo sorseggio il Duca San Felice, un Cirò DOC prodotto con uva gaglioppo da vecchie vigne prefillossera. Il rubino del colore è leggermente appassito, ma sorgono vivi i profumi di mora e sottobosco. Al gusto il vino è pieno, sapido, morbido, di tessitura molto fini e tannini elegantissimi. Il frutto è nitido, sostenuto da una alcolicità un poco in evidenza, e persistente. L'apporto aromatico del legno è ben bilanciato e il vino è pronto. Dopo un po' di ossigenazione il vino si mostra più complesso, con netti profumi di ciliegia sottospirito.

Ma ecco il primo piatto: dei tagliolini ovuli e porcini, saltati con pomodoro fresco e prezzemolo, ottimi, anche se rimpiango di non assaggiarli con i funghi freschi (si tratta ovviamente di prodotti surgelati). Nonostante le raccomandazioni, gli assaggi sono assai abbondanti, e i tagliolini sono una bella porzione intera! Mi prendo un po' di riposo col vino consigliato da Alfredo. Il Rosso IGT Valle del Crati 1999 è un cabernet sauvigno da 13,5%. Rubino vivo, sprigiona profumi tra il vegetale e il balsamico. Molto bella la setosità del vino al gusto, un prodotto morbido di medio corpo e media complessità, dalla facilissima beva.

Sono satollo, ma non posso certo rinunciare a un assaggio di cosciotto di montone al ginepro. Mi viene presentato come una specialità del ristorante e in effetti è veramente tenero e saporito, lo spazzolo senza sforzo accompagnandolo degnamente col Vigna Mortilla 1998. Il vino è un Savuto superiore DOC di 12,8% e proviene da una vigna variamente popolata: gaglioppo, sangiovese, magliocco canino, malvasia bianca, pecorino, nerello, cappuccio, greco nero. Un vero campionario di uve autoctone.

Il colore del vino è rubino cupo, impenetrabile, e i profumi sono di grande complessità e intensi, sui toni della frutta di bosco e di legni aromatici. All'ossigenazione esplode un frutto netto e profondo, amalgamato con sentori animali non ineleganti. Al gusto il vino è lineare, senza strappi, con una tensione gustativa in crescita e un finale molto lungo su cui prevalgono aromi terziari, che mettono un po' in ombra le note di frutta di bosco e i cenni floreali di iris che si percepiscono all'ingresso in bocca. Un prodotto potente e elegante, che personalmente preferirei meno segnato dal rovere (affina in botte e barrique di alliers), ma che posso sicuramente definire un bel vino.

Il tempo stringe, ce la faccio ancora a gradire una scelta di biscottini secchi con un goccio di passito locale, un vino che ricorda il Greco di Bianco, profumato di noci e fichi secchi e dolce senza essere stucchevole. Poi un bel caffè, il conto (decisamente onesto), i saluti, e di nuovo in sella... ma solo per raggiungere la bella piazza del paese e farsi due passi digestivi.

Hotel Barbieri
Altomonte (CS)
tel. 0981948072
Visita effettuata il 26 luglio 2001

Luca Bonci
(10/2/2002)

 

   

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