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Alla Speranza una speranza: Gennaro
Esposito a Siena
A cena
con De Bartoli
Enoteche a Torino, prima
e seconda parte
Al Punto
DiVino di Viareggio
L'Hotel
Barbieri di Altomonte
Enoteche a Roma
Polvere di stelle nel cielo ilcinese:
l'Osteria del Vecchio Castello
Nel Tempio del Bitto: i
Fratelli Ciapponi
Adesso basta: andiamo
al "Clandestino"!
All'Antico
Uliveto, a Pozzi di Seravezza (Lu)
Il
Poveromo, a Pruno di Stazzema (Lu)
La
Romagna di qualità
a tavola
Ristorante
Il Postale
Caffè Mescita
"Da Giannino"
In
archivio
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Enoteche a
Roma
Ma che piacere abbiamo provato
nella ormai lontana estate 2001 a camminare nelle vie di questa rinnovata
grande città! Il piacere, ovvio, è stato quello di percorrere
in lungo e in largo le belle strade finalmente pulite, senza fare slalom
tra le auto sui marciapiedi, dopo essere arrivati in una stazione ferroviaria
che è ai livelli delle grandi stazioni europee. Ma il piacere è
stato accresciuto dal fatto che eravamo lì con l'intento di curiosare
e capire come viene vissuto a Roma il piacere di bere vino di qualità
non tanto con lo spirito della recensione gastronomica, quanto quello
di farsi e di dare un'idea veloce dell'atmosfera che si respira entrando
in qualche posto "di riferimento" del bere bene capitolino,
e le possibilità di "azione" che lì si possono avere, con
un'attenzione particolare ad una dimensione che per fortuna sta prendendo
sempre più piede e va assolutamente incoraggiata, quella del vino
al bicchiere.
Solo un paio di commenti preliminari: innanzitutto abbiamo notato una
buon numero di posti (un esempio fra tutti la vivace Taverna del Campo
a Campo dei Fiori) che, pur essendo lontani dall'impostazione dell'enoteca,
ci tengono tuttavia a far trovare al cliente un buon numero di vini al
bicchiere di qualità che vadano al di là della proposta
scontata. E poi, anche nelle vere "enoteche", ci è sembrato
comunque che si tende a rifuggire un clima ed un atteggiamento cerimonioso
che rischiano di intimidire il pubblico, preferendo ad esso una impostazione
del locale spigliata ed informale.
E anche se non lo scriviamo esplicitamente nel titolo, consideriamo questo
pezzo una "prima parte", perché speriamo presto di trovare
l'occasione di andare a trovare, ad esempio, Il Goccetto, L'Enoteca Cavour
313, Il Simposio...
La Taverna del Campo
E
iniziamo in modo fresco e allegro proprio da questo bello e spigliato
locale che sta a Piazza Campo dei Fiori 16 (tel. 066874402). Campo dei
Fiori: qui c'è la Roma laica, Giordano Bruno guarda corrucciato
dall'alto ricordandoci le nefandezze dell'intolleranza e dell'oscurantismo
religioso. Qui siamo lontani da scalinate gremite, da bocche della metropolitana,
insomma qui ci stanno i romani e chi ci vuole consapevolmente venire.
E molti vengono alla Taverna del Campo, a gustarsi delle bellissime
focacce riempite (sbizzarrite voi stessi la fantasia: gorgonzola e radicchio,
melanzane e mozzarella, speck e mascarpone, affettati, verdure...). Vini
bianchi e rossi già aperti o da aprire per prezzi dai 2 euro al
bicchiere in su: per fare un esempio, mentre in estate c'è soprattutto
buon assortimento di bianchi, in un successivo passaggio invernale abbiamo
trovato una decina di bottiglie tra cui scegliere (menzioniamo il Molì
e il Ramitello Rosso di Di Majo Norante; una Barbera d'Asti di Michele
Chiarlo, un Merlot del Lazio di Ferretti, il Chianti Classico di Badia
a Coltibuono e il Brunello di Montalcino delle Tenute Silvio Nardi). Il
personale è molto simpatico.
La Bottega del Vino
Ma
lasciamo (a malincuore) Campo dei Fiori, percorrendo la bella e vivacissima
via dei Giubbonari fino a Piazza Cairoli, piccola isola verde dalla quale
si sente già l'odore del Tevere e si è a due passi da Largo
Torre Argentina. Proseguiamo e imbocchiamo Via Santa Maria del Pianto;
quando intravediamo il portico di Ottavia di fronte capiamo di essere
arrivati: a destra c'è una vetrina elegante con una insegna che
in modo un po' snob è rivolta verso l'interno. Entriamo dunque
nella Bottega del Vino, che sta appunto in via Santa Maria del
Pianto 9a/11/12 (tel. 06/6865970, 06/68300475). Esiste da trentuno anni,
mentre è dal 1983 che fa proposte gastronomiche.
Una sala "di accoglienza" inizia densamente scaffalata fino agli alti
soffitti (oltre all'amplissima scelta di vini in vendita, anche gastronomia
di qualità e l'immancabile cioccolato Amedei) e prosegue con un
bancone sulla sinistra pieno di leccornie utilizzato dalle 13 alle 15,
come buffet per i pranzi veloci. Di
fronte e a destra si aprono due sale, arredate in modo elegante e razionale
in modo da rendere un'idea di familiarità ed efficienza assieme.
La clientela sembra essere di quelle che contano: abiti eleganti ed occhiali
scuri che intimoriscono un po', non per niente quell'insistente odor di
sigaro che ha accompagnato la parte finale del nostro spuntino proveniva
dall'ex direttore generale della Rai Pierluigi Celli del quale abbiamo
involontariamente appreso le attività degli ultimi anni e (confessiamo
con una certa invidia) le varie liquidazioni.
La proposta gastronomica è interessante e non banale, ricca com'è
di tanti "stuzzichini" sia di carne e di pesce. I piatti completi che
li comprendono tutti costano 40mila lire ("era" pre-euro), interessanti
piatti misti di formaggi venticinque mila. La nostra insalata non è
curatissima mentre abbiamo trovato gustose le patate con alici e vampagioli
(varietà di cipolle molto saporite).
Buona la scelta dei vini al bicchiere: nella settimana della nostra visita
c'erano per esempio i rossi I Quattro Mori (syrah, merlot, petit verdot
e cabernet sauvignon) della laziale Castel De Paolis a 10mila lire, il
Dolcetto delle Langhe Monregalesi Il Colombo del Barone Riccati, un Barbaresco
delle Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy (15mila lire), il Lagrein
Perlhof della Cantina Santa Maddalena, il Pinot Nero di Ca' Viola. La
proposta in bianco, che varia dalle sette alle 10mila lire al bicchiere,
vede protagonisti lo Chardonnay Lidia Rivetti, il Riesling della Cantina
di San Michele Appiano, un Sancerre del Conte Le Ford, L'Incrocio Manzoni
del trentino Giuseppe Fanti e il Langhe Arneis 1999 di Monfalletto-Cordero
di Montezemolo che assaggiamo e che ci si presenta di colore paglierino
carico, con profumi di fiori gialli di campo, thè, camomilla. Al
palato inizia assai fruttato, è pieno e di buona acidità,
e a metà bocca parte una nota amarognola ben distinguibile che
continua fino ad un finale piuttosto corto.
L'Enoteca Trimani
"Sì, però non ci venga più tardi!", ci rispondono
dall'Enoteca Trimani quando verso le otto della sera prenotiamo
per le dieci e mezza dicendo che vogliamo mangiare e bere qualcosa. Va
bene, ma il fatto è che in quel momento siamo ancora a Palazzo
Rospigliosi, a due passi dal Quirinale; e per arrivare dal Quirinale
in zona Stazione senza fare affidamento sugli ormai rarefatti mezzi pubblici
o agli introvabili taxi non ci vuole proprio un minuto, e anzi a dirla
tutta preferiamo anche allungare un po' il tragitto per poterci fermare
di nuovo un attimo davanti alla Fontana di Trevi o cedere di nuovo alla
tentazione di ripercorrere via dell'Umiltà rallentando il passo
quando finalmente c'è un po' di fresco e Roma sfoggia il suo stupendo
abito delle sere d'estate.
E
a Palazzo Rospigliosi siamo nel bel mezzo di una simpatica kermesse dal
titolo "La Dolce Vite: vini, arte e sapori per l'estate romana"
organizzata dall'Enoteca Italiana di Siena in "appendice" alla Settimana
dei Vini. Banchi d'assaggio di vini serviti (un po' a rilento per la verità)
da compìti sommelier, degustazioni guidate su argomenti vari, e
una sala dedicata a produttori laziali sui quali ci soffermiamo brevemente
per raccontare di qualche bella sorpresa. Innanzitutto, il Frascati
Superiore Selezione Verde 2000 del Principe Pallavicini, assai
penetrante nei suoi profumi di glicine e lavanda, e pieno, persistente
sulle stesse note, e in più fresco e fragrante. Buono anche il
Frascati Superiore 2000 del Casale Vallechiesa, dal colore
paglierino scarico, profumi di fiori bianchi e in bocca succoso anche
se non esplosivo. E poi, lo Chardonnay 2000 del Conte Zandotti,
dai profumi dolci mela e pera, e veramente buono in bocca, dove al fruttato
aggiunge precise note di glicine.
Ma
eccoci entrare, puntuali, nell'Enoteca Trimani, che è
sicuramente un posto di riferimento per il bere di qualità romano.
Sta in via Cernaia 37/b (tel. 06/4469630). Non pensate affatto ad ambienti
oscuri ed impegnativi, o a cerimonie sacerdotali: qui non vi è
nessuna ricerca di particolari atmosfere, siamo al contrario accolti in
un locale luminoso dai legni chiari, con un grande bancone illuminato
da acciai e sovrastato da specchi, da cameriere spigliate e rumori talvolta
fragorosi. "Tovagliette" di carta, ma bella posateria; servizio e coperto
compresi nel prezzo. Buono il pane, sia il nero che il bianco, che ha
la bella crosta nera ed amarognola, "firma" della cottura a
legna.
Ampia e intrigante la proposta gastronomica, segno di buona fantasia.
Dai primi piatti classici (gnocchi zucchine e speck, vellutata sedano
e salmone, zuppa di fagioli) al gazpacho; e poi manzo argentino, pesce
spada, ma anche crostini e quiches (porri ed aragosta; prosciutto e formaggio),
ed assai interessanti piatti di salumi (anche jamon serrano "Navidel"
a 22 mila lire) e di formaggi: francesi (i vaccini Brie De Nagins, Brillat
Savarin, Saint Mercellin, Gaperon l'Ail d'Auvergne, il caprino provenzale
Banon) e spagnoli (l'erborinato Cabrales, il vaccino Valdeon, il caprino
Benabarre, il Queso Manchego da latte di pecora) che vengono presentati
in selezioni (francesi oppure italiani) da 13 e da 16mila lire; una selezione
di francesi più spagnoli a 18 mila.
La scelta dei vini è buona: per citare solo i rossi, nel periodo
della nostra visita sono "aperti" cinque Amaroni: l'Amarone della Valpolicella
Bertani 1994, l'Amarone della Valpolicella 1997 di Venturini, l'Amarone
della Valpolicella Proemio 1996 di Santi; l'Amarone Costasera 1997 di
Masi, l'Amarone della Valpolicella 1996 di Musella, con uno sconto per
chi fa la "verticale". Oltre a questo, ci sono naturalmente
le proposte meno impegnative: il Lago di Caldaro Pfarrhof 1999 della Cantina
di Caldaro, il Rosso Conero di Lanari, il Rosso di Montalcino La Caduta
della Tenuta Caparzo, il Chianti Classico del Castello di Brolio, e il
Cerasuolo di Vittoria di Valle dell'Acate.
Per quanto ci riguarda, molto buona la vellutata sedano e salmone, piccante
e delicata allo stesso tempo, che abbiamo abbinato con soddisfazione al
gusto gentile del Lago di Caldaro Pfarrhof 1999 della Cantina Lago di
Caldaro. Il petto d'anatra, assai saporito in sé, ci viene stranamente
servito cosparso di peperoncino e affiancato da cous-cous. Decidiamo di
accompagnarlo con l'Amarone della Valpolicella Bertani 1994 (20
mila lire il bicchiere), dal colore assolutamente stupendo, rubino pieno
fittissimo e brillante. Al naso è intenso, anche se presenta una
nota di polpa di pomodoro che non si dilegua con l'ossigenazione e guasta
un po' l'armonia dell'olfatto. In bocca presenta un equilibrio acido tannico
perfetto, è potente, compatto e concentrato, anche se ripresenta,
accanto alle belle note di ciliagia matura, di nuovo la polpa di pomodoro
sullo sfondo.
Cul De Sac
Ma
insomma, tutta questa strada, Roma percorsa in lungo e in largo alla ricerca
del "buon bere", e tutto per finire in un... Cul De Sac? Però
ne vale sicuramente la pena, perché si è proprio dietro
Piazza Navona, per la precisione in Piazza del Pasquino 73 (tel. 06/68801094).
E se Trimani è un'istituzione romana, qui siamo in presenza di
un posto che in questo momento va veramente per la maggiore. E anche qui
l'atmosfera è informale, lunghe sale densamente scaffalate e tavoli
rettangolari che danno l'idea di passione per il vino vissuta quotidianamente
ma senza cerimoniosità.
La
proposta gastronomica ha anche qui aspetti classici (dalle lasagne alla
trippa, insalate e fagottini, lingua alla senape) e i consueti piatti
di salumi (14mila lire) e formaggi (19mila lire), ma che come assoluta
peculiarità ha la produzione di patè: di pernice con ginepro,
di lepre, e molti altri; noi abbiamo assaggiato nel nostro "tris" quello
di fagiano, quello di fegato al Cognac (buono e dolce il giusto) e quello
di capriolo, assai intenso.
La carta dei vini è di primo piano ed estesissima: basti citare
ad esempio 120 rossi piemontesi e 200 toscani, 150 bianchi e 100 rossi
toscani, ma anche 15 bianchi e altrettanti rossi campani. E anche qui
cinque proposte al bicchiere, sia per quanto riguarda i bianchi che i
rossi: il Langhe Bianco Vigna Meira dei Poderi Luigi Einaudi, il Campo
Martino di Vinnaioli Jermann (15 mila lire); e poi il Merlot Baolar di
Pierpaolo Pecorari, il Rosso Conero di Marchetti, il Rossese di Aschero,
il Pinot Nero di Gravner, il Chianti Classico di Colle Bereto.
Che dire alla fine di questa breve perlustrazione? Al di là delle
nostre piccole note eno-gastronomiche è stato bello aver rivissuto
una città che ci è sembrata assai viva, ordinata, pulita;
una Roma che, nel periodo della nostra visita offriva fra l'altro una
nuova mostra su Caravaggio ("Caravaggio e il genio di Roma", bella anche
se un po' disordinata), una su Velazquez (al contrario dall'allestimento
affascinante e rigorosissimo) e una nuova, fascinosa, edizione del Flauto
Magico di Mozart al Teatro dell'Opera. Insomma, una città che ci
è sembrata finalmente all'altezza di se stessa.
Riccardo Farchioni
(1/2/2002)
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