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La Borgogna a Roma: Pinot Noir o Chardonnay, dilemma irrisolto
di Riccardo Brandi

ROMA - Catapultati in Francia alla velocità del traffico romano. Immersi fra le colline verdeggianti della Cote d’Or nel breve scendere i gradini di accesso alla sala Fernandes dell’Hotel Parco dei Principi. E’ quello che abbiamo vissuto in modo del tutto programmato, ma colpevolmente inaspettato, lo scorso 4 giugno quando ci siamo recati alla degustazione evento di grandi vini della Borgogna organizzato dalla Sarzi-Amadè a Roma.

Personalmente mi professo “Borgognese” da lungo tempo, precisamente da quando mi regalarono la prima bottiglia di Vosne-Romanée (Domaine Francois Gerbet) che mi aprì un mondo fatto di Pinot Noir domato in modo pregevole e presentato di fatto in tutta la sua eleganza e profonda struttura. Confesso che da allora, nonostante mi sia accostato al vino in modo più professionale ed approfondito, la mia ignoranza in fatto di vini d’oltralpe non è che abbia fatto passi da gigante. Fatto sta che a questa prima bottiglia di Grand Vin de Bourgone devo gran parte della mia passione per il vino e fondamentalmente anche la mia radicata propensione “rossista”, poi esplosa definitivamente una volta entrato nell’altrettanto toccante realtà delle Langhe e del Barolo. La mia “numero uno” come lo è il primo cent per Zio Paperone.

Non posso non iniziare questo racconto senza ringraziare personalmente la persona a cui devo il gentile invito a questo evento, il bravo Giovanni D’Andrea (Enopoli): amico di vecchia data, profondo conoscitore del mondo del vino e soprattutto agente distributore per la provincia di Latina della Sarzi-Amadè. E non posso non spendere alcune parole per introdurre questa grande azienda milanese che, nata per passione nel 1966, propone sul mercato italiano i grandi vini e distillati francesi fin dal 1982, fornendo ad oggi un panorama di prodotti che abbraccia l’eccellenza internazionale. La Sarzi Amadè è oggi l'interlocutore privilegiato delle più importanti aziende produttrici francesi e italiane, grazie alla cura posta nei dettagli di ogni fase della distribuzione, rispettando il vino e proteggendolo nei lunghi spostamenti per farlo giungere sulle nostre tavole come uscito di Cantina.

Infine non posso fare a meno di accennare una piccola presentazione che renda l’idea del territorio e della tradizione che riversano nei nostri calici da degustazione i maestri produttori della Cote d’Or. Non vogliamo fare qui una dissertazione sulla geografia della regione, ma alcune nozioni sono di significativo interesse ed insieme a chi scrive qualcun altro potrebbe giovare di una piccola spiegazione. La Borgogna si trova nella parte centro-orientale della Francia ed è di fatto uno dei luoghi a latitudine più inoltrata ove si producano vini; per semplificare, siamo molto a nord, il clima non è dei più favorevoli e per questo l’andamento climatico influenza qui, più che in qualunque altra regione vinicola, le annate di produzione. Scendendo da nord verso sud, troviamo le diverse zone che caratterizzano le differenti produzioni all’interno della Borgogna.

Per prima incontriamo la regione di Chablis, circa 180 km a sud della capitale, dove si producono esclusivamente vini bianchi da uve Chardonnay che rappresentano oggi un punto di riferimento per tutti gli altri paesi produttori. Vini che sfruttano al meglio le qualità del terreno calcareo-argilloso ed un clima rigido, ma umido, dando luogo a proprietà aromatiche di grande mineralità e freschezza che generalmente non necessitano di passaggi in legno per avere ampiezza e profondità gusto-olfattive. In questa regione troviamo le categorie: Petit Chablis, Chablis, Chablis Premier Cru e Chablis Grand Cru.

Proseguendo entriamo nella famosa Côte d’Or che è certamente la regione più rappresentativa della Borgogna; anch’essa posizionata ad elevate latitudini, si divide a sua volta in due sotto-zone: la Côte de Nuits, più settentrionale e votata ai grandi vini rossi da Pinot Noir e la Côte de Beaune più a sud dove si producono vini bianchi di rara eleganza e vini rossi che, seppur di grande pregio, soffrono la maestosità di quelli prodotti nella Côte de Nuits. La Côte d'Or si estende da Digione fino a Santenay per circa 50 chilometri ed il suolo è prevalentemente di tipo calcareo; qui vengono prodotti tutti i vini della Borgogna classificati come Premier Cru e Grand Cru; in questa fantastica regione troviamo i comuni che danno il nome alle denominazioni più blasonate, uno fra tutti il comune di Vosne-Romanée da cui proveniva la mia preziosissima bottiglia.

Scendendo più a sud incontriamo la Côte Chalonnaise dove vengono prodotti vini bianchi e rossi che, pur non presentando Grand Cru, danno luogo comunque a diversi Premier Cru. Il villaggio più famoso è Mercurey in cui prevalgono le etichette di Pinot Noir rispetto ad una piccola quantità da Chardonnay. In questa regione troviamo una particolarità che viene dal villaggio di Rully, dove vengono prodotti anche spumanti metodo classico conosciuti come Crémant de Bourgogne realizzati principalmente con uva Aligoté. Ancora più a sud si trova la vasta zona del Mâconnais che è prevalentemente vocata alla produzione di vini bianchi di buona qualità e grande diffusione; non sono presenti né Premier Cru né Grand Cru. Infine arriviamo all’area vinicola più meridionale che è Beaujolais. In realtà questa zona non ha nulla in comune alle altre aree della Borgogna: clima più mite, differente tecnica di vinificazione e soprattutto l’utilizzo un uvaggio diverso che caratterizza questa zona come la patria del Gamay. Altro prodotto che dà grande visibilità all’area è il Beaujolais Nouveau: il famoso "vino novello" francese, allegro e beverino, che ha conquistato grande notorietà internazionale e vaste fette di mercato. I vini bianchi di questa zona sono a loro volta prodotti da uve Aligoté. I vini del Beaujolais sono classificati nelle tre categorie: Beaujolais, Beaujolais-Villages e Beaujolais Cru, anche se qui il termine Cru non identifica vigneti specifici ma indica la provenienza da uno dei dieci villaggi che danno luogo ai vini ritenuti migliori.

Ma come raccontare le sensazioni provate assaggiando alcune fra le etichette (in calce la lista intera dei vini in degustazione) più prestigiose del panorama borgognese? Cercherò di farlo nel modo più semplice, niente schede tecniche e nessun esame organolettico, ma solo la storia di un’esperienza che, di nuovo grazie al vino di Borgogna, influenzerà ancora una volta le mie tendenze enologiche … con una svolta decisa sul mondo dei bianchi. Ho iniziato con grande ardore nell’intento di concentrarmi sui Pinot Noir risalendo dalla Côte de Beaune fino ai migliori domaine della Côte de Nuits, così ho puntato per primo il banco d’assaggio del Domaine Bonneau du Martray che vanta 11 ettari di vigneti sulla collina di Corton. Questa zona si può definire “border-line” fra le due Côte e prevalentemente eccelle per gli Chardonnay, ma nella parte più bassa il Pinot ha il suo piccolo regno e dà qui luogo all’unico Grand Cru della Côte de Beaune. Ho così provato il Grand Cru Corton Rouge 2001 ed ho potuto subito sperimentare la grande potenza di questo vigneto e la struttura che la vinificazione borgognese gli conferisce; un vino dal naso penetrante, appena pungente e dai sapori forti, ancora legati seppure si tratti di un 2001. Un inizio tosto, ma questa è la Borgogna. Ho proseguito il mio programma degustativo approdando al Domaine Tollot-Beaut dove ho provato il Savigny-Rouge Champ-Chevrey 1er Cru 2005, un vino che si è rivelato molto simile al precedente, un rosso di grande concentrazione, dal profilo gusto-olfattivo intenso e corposo, finemente speziato con una liquirizia dominante su tutto e dei tannini marcati e di grande prospettiva.

Mi sposto definitivamente nella Côte de Nuits e mi avvicino al banco del Clos de Tart, un marchio di grande tradizione che risale alla prima metà del XII secolo. I due Grand Cru 2005 e 2004 che assaggio mi lasciano in estasi, sono entrambi marcatamente fruttati, con uno spessore ed una polpa quasi irriguardosi; stranamente il 2005 sembrava un filo più pronto, con tannini già più smussati ed un’eleganza di grande dinamismo. Qui avviene la distrazione, si avvicina il buon Giovanni D’Andrea e mi consiglia “vivamente” di provare alcuni bianchi, non devo perdere questa occasione secondo lui. Conoscendo la preparazione di Giovanni decido di seguire il suo consiglio e stringo i tempi sui rossi puntando al Domaine Gros Frère et Sœur ed ai suoi Vosne-Romanée. Così assaggio in rapida successione il 2004, poi il 1er Cru ed il 1er Cru “Les Chaumes” della stessa annata. Una incredibile escalation di sensazione fortemente emotive, riesco perfino a distinguere alcune sostanziali differenze fra i tre vini: il primo più morbido e lineare, di una compostezza nitida e condensata in uno stretto connubio tra frutta e fioritura passita; il secondo più compatto, tannico e opulento, con nette fragranze di cioccolato, cuoio e liquirizia. Il terzo è stata una vera delizia, naso e palato si sono incontrati attraverso profumi e sapori completi: frutta carnosa, bouquet floreale, spezie e mineralità per un vino dalla tessitura fine e avvolgente, che ha richiesto alcuni momenti di assoluta concentrazione per fermare nei ricordi l’ampiezza di un quadro gustativo esteso e armonioso.

In completa trance sensoriale ho colto l’attimo e mi sono dedicato alle ultime due etichette presentate dallo stesso produttore: Grands Echezeaux Grand Cru 2004 e Clos de Vougeot Grand Cru 2004. Non è stato semplice ritrovare la lucidità per capire a fondo anche questi due vini, non so neanche se l’ho fatto correttamente, ma il primo è stata un piccola “delusione” se così posso dire: in realtà il suo nome altisonante ed il confronto con il Les Chaumes hanno influito un poco a “offendere” un vino in realtà di grande complessità e corpo. Il secondo invece, il Clos de Vougeot, è stato un nuovo volo verso il paradiso dei sensi: un vino fortemente caldo e saporito, profondo e raffinato, una verticalità di aromi e sfumature di sapori che mi hanno incantato. Qui mi raggiunge un amico sommelier presente alla degustazione e sfoggiando un candido calice illuminato da riflessi dorati mi pungola osservando come le mie papille siano oggetto di repressione da parte mia che gli impedisco di incontrare gli Chardonnay più buoni del mondo.

- D’accordo, se stuzzicate la mia imparzialità cromatica allora mangio una fetta di pane e parto alla scoperta dei bianchi di Borgogna -

In prima battuta torno al banco con cui avevo aperto la degustazione, memore del fatto che la collina di Corton offre un eccezionale Grand Cru di Chardonnay che è lo Charlemagne, così mi accingo a cominciare quella che di fatto è una verticale di questo Grand Cru proposta dal Domaine Bonneau du Martray con le annate 2005, 2003 e 1993. Sono indeciso su quale ordine seguire, opto per partire con il meno giovane e la prima sorpresa subito abbaglia i miei sensi: un bianco prossimo ai quindici anni di età, che offre nel calice una fragranza ancora intatta, profumi dolci e di grande respiro, sapori morbidi di frutta matura, burro e vaniglia. Incredibile.

Proseguo con il 2004 e rimango basito, non c’è dubbio, questi Chardonnay sono di una categoria superiore al resto del panorama internazionale; il terreno ed il clima della Borgogna consentono a questa bacca, così docile nell’adattarsi un po’ dovunque, di esprimersi con tutta la sua essenza ed intima poesia. Al naso regala un complesso fruttato di pesca e albicocca in una trama finissima di nocciola e burro con un finale di profonda mineralità; in bocca è fresco e polposo, una nervatura acida sostiene di giustezza la trama fruttata e minerale che a lungo persiste lasciando una gradevolissima scia ricca di aromi. L’assaggio successivo, con il 2005, è leggermente meno esaltante, ma non smuove nulla della lettura che si può fare di questo Grand Cru: un’esperienza unica che insegna qualcosa nell’interpretazione degli Chardonnay.

A questo punto ritrovo Giovanni che mi accompagna a conoscere i vini dello Château des Rontets e la loro gentile produttrice; così incontro Claire Gazeau, una simpatica architetto francese che ha sposato l’italianissimo Fabio Montrasi e che per mia fortuna parla quindi un italiano certamente migliore del mio francese. Mi viene raccontata a grandi linee la storia dell’azienda e dei vigneti che hanno un’età davvero ragguardevole, poi si passa alle tecniche di vinificazione ed agli assaggi. Provo tutte e tre le varietà di Pouilly-Fuissé presenti, tutte del 2005 e tutte e tre eccellenti, ma la mia preferenza al Les Birbettes per la sua elegante espressività, complessa e ricca, avvolgente e coinvolgente; poi il Pierrefolle per la classe cristallina del bouquet olfattivo che apre la strada ad un varietà di sapori e sfumature aromatiche imbarazzanti. Ne esco conquistato. Vago per la sala alla ricerca di altri Chardonnay per assaporarne ancora e pentirmi della mia ignoranza e di averli trascurati fino ad oggi.

In zona Domaine J.A. Ferret-Lorton c’è una certa agitazione fra i degustatori ospiti, mi avvicino e fra le quattro etichette che fanno mostra di sé chiedo di provare le due che vengono affinate in legno. Così provo ancora l’AOC Pouilly-Fuissè nelle versioni “Tete de Cru”; Les Perrières e “Hors Classe” Tournant de Pouilly entrambe del 2005. Il primo è un vino estremamente caldo, vivo e minerale, con lunghe aperture ai frutti dolci e polposi; non faccio in tempo a respirarne gli aromi che in bocca mi ritrovo una pastosità docile e vellutata che richiama appieno l’introduzione olfattiva. La seconda etichetta mi sorprende un po’ per un contrasto acido leggermente disarticolato, quasi un neo fra tutti questi bianchi, ma la consistenza del vino è notevole e l’ampiezza di fragranze decisamente copiosa.

Sono fuori controllo sensoriale ed ormai ho poche chance di riuscire a gustare molti assaggi con lucidità, così mi faccio ancora consigliare da un amico sommelier e punto al Domaine Leflaive dove l’AOC Puligny Montrachet viene proposta in due premier cru del 2004 ed in una versione del 1995. Assaggio prima questa bottiglia datata ed ho la conferma che questi vini bucano il tempo e si ripropongono in maniera entusiasmante a distanza di anni, strappando ancora emozioni come fossero stati appena imbottigliati.

Per chiudere in bellezza mi faccio versare il Puligny Montrachet 1erCru “Les Folatières”2004 mentre avvicino il naso all’orlo del calice mi appoggio ad una colonna e provo a socchiudere gli occhi. Immediatamente vengo catapultato in una verde collina dove le vigne si distendono ordinate e rigogliose davanti a me ed un frutteto domina alle mie spalle. Assaporo un nettare che qualcuno chiama vino, ma che per me ha finalmente assunto la fisionomia del mito.

Per dovere di cronaca e per meriti conquistati sul campo, non posso non citare la sorprendente e conciliante esperienza gustativa che ci ha regalato l’organizzazione con una degustazione di cioccolato che definire toccante è dire poco. Infatti ad un certo punto della serata, proprio questo in cui avevo concluso la mia avventura, è stata proposta in assaggio la mitica Torta Pistocchi nella sua versione classica e sotto forma di mono-dosi … di cui francamente ho smodatamente abusato. Si tratta di una produzione eccezionale a carattere assolutamente artigianale che offre il sapore del cioccolato senza l’intrusione di burro, zuccheri, uova o addensanti vari. Cacao, cioccolato e crema di latte per legare; un piccolo tesoro di pasticceria che direttamente da Firenze è in grado di soddisfare i palati più esigenti.

Cosa dire infine di questa esperienza francese? Non so spiegare cosa ho provato assaggiando questi Chardonnay, né so dire se quelli che ho provato siano i migliori dello scenario borgognese; certo è che se ciò che ho degustato non era il meglio, allora devo cominciare una nuova vita dedicata alla ricerca della migliore etichetta disponibile in questa fantastica regione. Chissà se riuscirò a trovarla, ma non credo sarà possibile; ogni Cru esprime la mineralità di un luogo diverso, la fantasia di una vinificazione personalizzata, la passione di un produttore che fa di questo mestiere una vera arte.

Mi sono sempre dichiarato fortemente nazionalista sul fronte enologico, ma ciò è certamente motivato da una grande varietà di vitigni autoctoni che ci consente di primeggiare traendo da essi la massima espressione qualitativa del territorio; beh, lasciatemi dire che in fatto di Pinot Noir e Chardonnay non ce n’è per nessuno e queste uve … là in Borgogna … devono proprio sentirsi a casa loro.

IN DEGUSTAZIONE

Domaine Bonneau du Martray

Corton Rouge Gran Cru 2001
Corton-Charlemagne Grand Cru 2005
Corton-Charlemagne Grand Cru 2004
Corton-Charlemagne Grand Cru 1993

Domaine Comte Georges de Vogüe

Musigny Vieilles Grand Cru 2004
Bonnes-Mares Grand Cru 2004
Chambolle-Musigny Premier Cru 2004
Chambolle-Musigny 2004

Domaine Antonin Guyon

Pernand-Vergelesses Blanc 1erCru Sous Fretille 2005
Meursault Charmes 1erCru Les Charmes Dessous 2005
Hautes Cotes de Nuits Rouge “Les Dames de Vergy” 2005
Savigny Les Beaune 2005
Gevrey-Chambertin La Justice 2005
Chambolle-Musigny Clos du Villane 2005
Aloxe-Corton 1erCru Les Fournières 2005
Corton-Bressandes Grand Cru 2005

Domaine J.A. Ferret-Lorton

Pouilly-Fuissè “Tete de Cru” Les Perrières 2005
Pouilly-Fuissè “Hors Classe” Tournant de Pouilly 2005
Pouilly-Fuissè 2006
Pouilly-Fuissè Cuvée “Entre-Nous” 2006

Château des Rontets

Pouilly-Fuissè “Clos Varambon” 2005
Pouilly-Fuissè “Pierefolle” 2005
Pouilly-Fuissè “Les Birbettes” 2005

Domaine d’Angerville

Volnay 1erCru “Clos des Ducs” 2004
Volnay 1erCru “Champans” 2004
Pommard Combes-Dessus 2004
Meursault Blanc 1erCru “Santenots” 2004

Domaine Tollot-Beaut

Chorey Les Beaune 2005
Savigny-Rouge Champ-Chevrey 1er Cru 2005
Corton-Bressandes Grand Cru 2005
Clos de Tart
Clos de Tart Grand Cru 2004
Clos de Tart Grand Cru 2005

Domaine des Lambrays

Clos de Lambrays Grand Cru 2004
Clos de Lambrays Grand Cru 2005

Domaine Armand Rousseau

Chambertin Grand Cru 2004
Clos de La Roche Grand Cru 2004
Charmes Chambertin Grand Cru 2004

Domaine Meo-Camuzet

Marsannay 2005
Fixin Clos du Chapitre 1er Cru 2005
Nuits St. Georges 1er Cru “Perrières” 2005
Clos de Vougeot Grand Cru 2005

Domaine Grivot

Vosne-Romanèe “Les Bossières” 2004
Nuits-Saint-Georges“Les Levières” 2004
Nuits-Saint-Georges 1er Cru “Les Boudots” 2004
Clos de Vougeot Grand Cru 2004

Domaine Travet

Chambertin Grand Cru 2001
Latriciéres-Chambertin Grand Cru 2004
Gevrey-Chambertin 1er Cru “Clos Prieur” 2004
Gevrey-Chambertin 2004

Domaine Roulot

Meursault Blanc 1erCru “Luchets” 2005
Bourgone Blanc 2005
Meursault Blanc 1erCru “Le Porusot” 2005

Domaine Leflaive

Macon Verzé 2005
Puligny Montrachet 1995
Puligny Montrachet 1erCru “Clavoillon” 2004
Puligny Montrachet 1erCru “Les Folatières” 2004
Meursault 1erCru “Sous les Dos d’Ane” 2000

Domaine Gros Frère et Sœur

Vosne Romanèe 2004
Vosne Romanèe 1er Cru 2004
Vosne Romanèe1er Cru “Les Chaumes” 2004
Echezeaux Grand Cru 2004
Grands Echezeaux Grand Cru 2004
Clos de Vougeot Grand Cru 2004

29 giugno 2007

 
 
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