acquabuona.com - italian wine e-zine
Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Degustivina, affresco siciliano. Prima parte
di Riccardo Farchioni

Palermo - Quella di Degustivina 2006 è stata l'occasione per una bella full immersion nel vino siciliano. Non a casi, i produttori che hanno scelto di partecipare ad un evento visitato alla fine delle due giornate sono stati investiti da una affluenza di pubblico stimata intorno ai cinquemila ingressi.

La maggiore motivazione nello sfidare la piccola (grande) folla che assiepava gli espositori nella magnifiche sale di Palazzo Butera è stata la curiosità di toccare con mano un affresco siciliano di ragguardevoli dimensioni, fatto di volti e realtà noti ma anche meno noti. E di monitorare se ci fossero novità nel modo di vedere e fare il vino nella regione che ne produce di più in Italia.

Le nuove direzioni sono apparse comuni a quelle del territorio nazionale: cercare di mantenere il piede in due staffe guardando il vitigno autoctono che oggi "tira" molto senza però abbandonare le uve internazionali, che tanta visibilità e successo hanno dato alla viticoltura siciliana. E provare ad allontanarsi dal modello ormai usurato e criticato (forse più degli specialisti che dal grande pubblico, va detto), basato sulla morbidezza e la maturità nell'espressione aromatica, cercando di accoglierne uno più basato sulla finezza, magari non rinunciando al calore di un carattere mediterraneo, ma in qualche modo destrutturandolo un po'.


Barone di Villagrande
Appartiene alla famiglia Nicolosi Asmundo. I vigneti sono situati sulle pendici dell’Etna, a 650 metri sul livello del mare, e affondano le loro radici in terreni vulcanici. Dal 1989 l’Azienda è stata convertita alla produzione biologica.

L’Etna Bianco Superiore Fiore 2005 (90% carricante, chardonnay) mostra un naso penetrante ed intenso di fiori e frutti gialli, ed al palato si mostra sapido e cremoso, chiudendo con una punta di amaro. L’Etna Rosso DOC 2004 ha colore di media intensità, e il naso si mostra arioso su note di frutta rossa. In bocca parte con tonalità chiare, leggermente vegetali, mostrando discreta consistenza e beva piacevole ed ampia. Chiude amarognolo. Lo Sciara di Villagrande Rosso 2002 (merlot, nerello mascalese ed altre uve), marcato da un frutto molto maturo e da note un pochino acri di sudore, stenta a distendersi e rimane caratterizzato da un impatto gustativo piuttosto limitato.


Duca di Salaparuta
Azienda che ha fatto storia nella Sicilia vitivinicola, oggi fa parte di una “triade” (assieme a Vini Corvo e Cantine Florio) che appartiene al gruppo Illva di Saronno. Tutto iniziò nel 1824 quando Giuseppe Alliata, principe di Villafranca e duca di Salaparuta, vinificò in bianco delle uve di proprietà “nello stile francese” realizzando un vino delicato assolutamente atipico per la produzione isolana del tempo. La sua opera fu continuata dai duchi Edoardo ed Enrico, ed infine da Topazia. Due le tenute aziendali: Vajasindi, nella zona dell’Etna, dove spiccano la coltivazione di nerello mascalese e pinot nero, e Suor Marchesa, nel comune di Butera, territorio del nero d’Avola.

Il Kados 2005 (grillo) ha un naso segnato da agrumi freschi e venature vegetali, e mostra bella stoffa vellutata in bocca, anche se aromaticamente non è precisissimo e si va gradualmente spegnendo. Rimane comunque un vino piacevole. 14 Il Làvico 2003 (dalla tenuta di Vajasindi, nerello mascalese 90% e saldo di merlot) ha colore rubino mediamente intenso, e naso dalle tonalità chiare ampio e delicato, quasi evanescente. Conferma questo carattere sfumato in bocca, fino ad un finale lievemente increspato. Il Passo delle Mule 2004 è piacevolmente arricchito, sia al naso che al palato da una nota acuta e lieve; è un vino rassicurante, fin troppo levigato, che termina su sensazioni di tabacco. Infine, il Duca Enrico 2002, elegantemente speziato, appare più profondo del "Passo", e sempre molto levigato, con un buon carattere ed una piacevole caramella di frutti di bosco. Diventa più fresco quando si approssima ad un finale che risulta molto lungo.

Baroni San Lorenzo
Siamo a Pachino, estremo sud siciliano, entro la DOC Eloro, regno incontrastato del nero d’Avola. Il Notte di San Lorenzo 2005, realizzato in acciaio, mostra una spiccata rusticità al naso, e forse anche note ossidative. In bocca appare un frutto più rotondo, ma in definitiva espresso con eccessive dolcezze. L’Eloro DOC Pachino Blu del Barone 2004, sempre nero d’Avola in purezza stavolta affinato in botte, mostra un naso pieno di sensazioni di frutta confetturata dopo tutto piacevole, espressivo, e di buona persistenza. Stesso approccio riscontrabile al palato che sfoggia progressione e maturità di toni, fino ad un finale contrastato da tannini un tantino verdi.


Azienda Agricola Quignones
30 ettari vitati nel comprensorio di Licata

L’Inzolia 2005, dopo un iniziale spunto acuto e vegetale, viene arricchito al naso da buoni spunti di fiori gialli e tisana. Dolce e pieno, mostra buona piacevolezza pur senza raggiungere livelli espressivi stratosferici, e si approssima al finale in calando. Il Petit Verdot 2004 offre sensazioni di ribes, mora, fragola e lampone che si rincorrono al naso contribuendo a formare un quadro complessivo piacevolmente levigato. Ad esso corrisponde in bocca un disegno sia vegetale che fruttato, espressivo e discretamente cremoso, con buone e lunghe risonanze finali. Il Nero d’Avola Tenuta d’Apaforte 1999 mostra un naso dai toni affumicati quasi aggressivi, che lasciano intravedere in secondo piano il contributo fruttato, segnato peraltro da sensazioni di cottura. Il vino attacca maturo in bocca, più pulito, spesso e pastoso. Verso il finale si avvertono maggiori durezze.


Calatrasi
Realtà fra le più rilevanti della Sicilia, è stata fondata nel 1980 dai fratelli Giuseppe e Maurizio Miccichè. Oggi gode di vasta notorietà sia in Italia che nel mondo ed ha l'ambizione di formare una sorta di rete nel Mediterraneo, iniziando dalla Sicilia con le tenute di Campofiorito, presso Corleone, (274 ettari), di Passo di Ginestra (100 ettari) e di Mazara (150 ettari), passando per la Puglia (240 ettari nel Salento) fino ad arrivare in Tunisia, fra Tunisi ed Hammamet, con 200 ettari di vigneto. La filosofia è "aggredire" i mercati con i grandi numeri (nella sede dell'azienda, nella valle dello Jato, si trova la barriccaia con 4000 carati e l'unità imbottigliatrice da diecimila unità all'ora) sforzandosi di salvaguardare la qualità.

Il Solese 2004 (cabernet sauvignon e syrah provenienti dal Baglio Badami, i cui vigneti sono posti piuttosto in alto) è di buona eleganza e mostra sfumature mentolate al naso. Buona compattezza in una bocca non pesante, dall'apporto fruttato ricco e sostenuto da sensibile tensione di beva. Il D'Istinto Magnifico 2002 (taglio bordolese, nove mesi in barrique) ha bella profondità in un naso che espone una decisa fragranza di frutto. Sebbene non muscolare, alla fine di una buona progressione arriva comunque a tratteggiare una certa potenza d'impatto.


Feudo Maccari
Di proprietà di Antonio Moretti, imprenditore tessile e proprietario della Tenuta Sette Ponti in Toscana. Le vigne dominano Capo Passero e l’Isola delle Correnti dove per secoli si sono combattute le flotte greche, cartaginesi e romane. I toscani Carlo Ferrini e Gioia Cresti sono gli enologi dell’azienda.

Il Nero d’Avola 2005 è molto fine, elegantemente floreale, pulito e lieve in un naso bello e penetrante. Anche la beva di distingue per snellezza, è vibrante e ha finale solo un pochino “zuccheroso” ma di buona succosità. Il Saia 2004, ottenuto da una selezione di uve nero d’Avola e maturato 14 mesi in barrique, ha colore violaceo e naso pieno di frutta nera, si mostra caratteriale, forse non completamente pulito (si avvertono lievi toni pirici e sulfurei), e in seconda battuta fa emergere note di incenso. La bocca è compatta e concentrata, dal fruttato abbastanza “sparato”, morbida e sempre vivida.

Feudi Sant’Eufemia
Nata dall’alleanza fra Paolo Montresor (della veronese Giacomo Montresor) e Leonardo Taschetta della Cantina Colomba Bianca di Salemi, nel trapanese, può contare su ben 4500 ettari vitati. I “sottotitoli” dei vini indicano la particolare provenienza delle uve.

Il Catarratto Lucido Baronia Sicamo 2005 possiede un naso ricco di spunti di pompelmo, limone, menta ed erbe aromatiche; al palato è sorprendentemente morbido, pieno e corposo, e di bella beva, anche se aromaticamente è meno nitido che al naso. Al naso del Syrah Baronia Paladino 2005 si avverte l’eleganza di un fruttato leggero ed una lieve pepatura. Al palato è nervoso ed ha trama larga, evita grassezze e pastosità e si increspa in un finale dal bel colpo di coda. Lungo ritorno di frutta matura. Il Nero d’Avola Baronia Agneci 2005 ha colore piuttosto fitto, naso delicato e garbato e di bella maturità. In bocca la trama è ampia, quasi spumeggiante, ma si rinsalda approssimandosi ad un finale giustamente tannico.


Funaro
62 ettari situati fra Salemi e Santa Ninfa, nel trapanese, sono la superficie vitata di questa giovane azienda, nata nel 2003 dallo spirito imprenditoriale dei tre fratelli Tiziana, Clemente e Giacomo Funaro.

Il Verdelica 2005, bianco in acciaio costituito da un taglio paritario di insolia e chardonnay, si presenta al naso con note di agrumi, fiori e frutta gialla suadente anche se di intensità non stratoferica. Mostra buon assetto in una bocca grassa, pastosa e dalla buona progressione anche se sempre con espressività aromatica solo media. A vivacizzare il quadro un finale rinfrescante. Il Syrah 2005 è ampio, espressivo e pepato al naso, mostra buona compattezza in una bocca tutto sommato semplice e un tantino monocorde. Il Pile della Ciaula 2003, taglio di cabernet sauvignon (40%), nero d’Avola (40%) e syrah che affina dieci mesi in barrique, mostra un naso un pochino marmellatoso sui toni della frutta rossa, che rimanda a rusticheggianti note di fragola e lampone. Al palato è largo e levigato, di dolcezza insistita ma dopotutto non priva di piacevolezza. Poco nerbo, ma nel finale si avverte un tannino di buona qualità.


Masseria del Feudo Grottarossa
Nasce come azienda agricola nel 1906 per volere di Salvatore Cucurullo, bisnonno dei fratelli Salvatore, Francesco e Carolina, che acquistò una larga fetta dell’antico feudo allora di proprietà dei Principi Branciforti.

Il Giglio Bianco 2005 mostra note spiccate frutta bianca (soprattutto pera) che caratterizzano il naso di questo blend di insolia e grillo. La bocca è snella e al tempo stesso levigata, di buona eleganza anche se di impatto limitato. Il Giglio Rosso 2005 (nero d’Avola) ha naso delicato e di impostazione floreale seguito da una bocca di medio spessore, semplice, ma di grande scorrevolezza. Il Rosso delle Rose 2005, taglio paritario di nero d’Avola e syrah, si presenta con un naso elegante e profondo, nel quale si avvertono in sottofondo, ad impreziosire il quadro, fresche sensazioni di erbe aromatiche. La beva è cremosa e di bella maturità e precede senza scosse verso un finale dal tannino suadente.


Fina
Siamo all’estremo ovest della Sicilia, sulle colline presso Marsala. L’Azienda nasce nei primi anni ’80 dalla volontà di Bruno e Mariella Fina. La produzione è certificata biologica.

Il Viogner 2005 (tratto da vigneti posti a 750 slm) mostra un naso con una componente speziata un pochino "spalmata", anche se affiancata da un piacevole agrume maturo. Di discreta scorrevolezza, ha medio impatto e buona piacevolezza complessiva. Il Fiano 2005, ha un bell'assetto olfattivo intenso e penetrante (fieno, fiori gialli, banana), e di nuovo un palato non travolgente, comunque di nuovo piacevole. Il Grillo 2005 appare come il bianco più riuscito: naso pungente, minerale e agrumoso e bocca di buona grassezza che va in discreta progressione, arrivando ad un bel finale vivace che reinvita alla beva. Infine, il Sauvignon 2005 profuma di agrumi pungenti non nascondendo anche la acuta vegetalità ricorrente nel vitigno. Coerente in bocca, fresco, di medio impatto.

Più significativi nel complesso i rossi: il Nero d'Avola 2004 è elegante, fine e fragrante. Con un attacco in bocca segnato da spunti vegetali e una beva che si assesta su una bella vivacità ed equilibrata maturità, procedendo scorrevole fino ad un finale carezzevole. Ancora un naso elegante e di buona profondità nel Nero d'Avola Bausa 2003, che mostra un ingresso in bocca dal bell'impatto fruttato, buona tessitura, un finale un pochino "tagliato". Il Caro Maestro 2002, blend di cabernet sauvignon, merlot e petit verdot (due anni in barrique), sfoggia un naso dal frutto nero ben espresso, anche se poi al palato, dopo un ingresso denso e di esibita morbidezza, appare piuttosto coperto dal rovere. Il Cabernet Sauvignon 2002 ha naso ricco e marcato da bei toni di cassis che riescono a lasciare sullo sfondo il contributo del rovere. Buona maturità al palato dove si mostra dolce ma anche pimpante, soprattutto nel bel finale. In tono minore il Syrah 2003, con toni di cottura nel quadro olfattivo, mentre ha un naso piacevolmente "fruttuoso" (ciliegia nera) e palato sulla stessa lunghezza d'onda, con un finale in calando.


Cantina Sociale dell’Alto Belice
La Cooperativa Cantina Sociale dell'Alto Belice, nasce nel 1971 da appena 36 soci, di cui oggi ne conta oltre 800; è ubicata a San Cipirello nella Provincia di Palermo, una zona sovrastata dal Monte Jato. Questa cantina propone due linee, la Tre Re (vini che rientrano nella DOC Monreale) e Tre Feudi (IGT monovarietali).

Il Monreale DOC Catarratto Trerrè 2004 mostra naso dolce e opulento, di pesca, albicocca che si conferma in un palato piacevole ma di impatto molto limitato 14. Il Nero d'Avola Trerrè 2004 (sei mesi di barrique) ha naso piacevole, floreale e finemente speziato. La bocca, ampia, si distende bene verso il finale, fruttata e solo un pochino "cipriosa". Il Nero d'Avola Tre Feudi 2005 mostra un naso nervoso, con spunti pirici e di erbe aromatiche, ma anche direttamente fruttato. Leggero di corpo, è fragrante al palato, e saporito soprattutto approssimandosi ad un finale succoso e dominato dai toni della frutta rossa. Il Syrah Tre Feudi 2005 mostra buon naso, diretto e fragrante e dal frutto limpido; la bocca ha discreta compattezza, ha buona tenuta aromatica, è di medio impatto ed è piacevole nel finale.


Alessandro Camporeale
40 ettari è l’estensione dei vigneti di una azienda che risale all’inizio del ‘900, quando fu fondata ad opera di Antonino Alessandro.

Il Benedè 2005 (catarratto) sfoggia bel mordente al naso, ricco nella sua proposizione di fiori gialli e pesca. Al palato è rotondo, progressivo e anche potente, è spesso e ampio nel Finale. Vino di carattere, dalla beva solida, buono. Il Nero d'Avola Donnatà 2005 (acciaio) ha un naso di bel carattere, improntato su una frutta rossa pimpante e un palato spesso, cremoso, denso, ben delineato aromaticamente e di bell'impatto. 15.5 Meno sorprendente e riuscito il Syrah Kaid 2004, che ha bella speziatura in un naso un pochino trattenuto; è poi leggermente surmaturo in bocca, e poco contrastato.


Baglio Hopps
Nella seconda metà del ‘700 alcuni imprenditori inglesi si trasferirono nella Sicilia Occidentale; alcune famiglie, fra le quali gli Hopps, ebbero successo ed “inventarono” il Marsala che doveva sostituire Porto e Jerez nei mercati per loro rilevanti. Nel 1811 James Hopps inaugurò la sua attività di produttore di vino immettendo sul mercato i suoi primi prodotti, “di vini nazionali ad uso di Madera”. Il 23 ottobre del 1816 James Hopps sposò Donna Francesca Stella , di nobile famiglia siciliana, che portò in dote al marito un feudo dove James iniziò la sua attività di viticultore. Nel 1926 Giacomo rinunciò alla cittadinanza inglese divenendo Senatore del Regno; i suoi nipoti Fabio e Giacomo sono gli attuali proprietari. L’azienda dispone di 110 ettari.

Il Grillo 2004 è fresco, vegetale, dai toni lievi di fiori e frutta bianca. Elegante in bocca, è coerente, ha bella densità anche se non ha impatto stratosferico ed arriva in calando al finale. Il Contrasti 2005, nero d'Avola realizzato in acciaio, mostra un fruttato leggero, ampio ed espressivo con sfumature vegetali. La bocca è poco comunicativa, anche se appare fresca e spedita. Il Nero d'Avola 2003 (un anno in barrique) si mostra improntato ad un fruttato molto maturo, quasi "da appassimento". Dopo un attacco morbido, si sgrana progressivamente aiutato da buona acidità. Il tannino è un pochino asciugante e taglia il finale. Su altri livelli l'Incontrari 2003, taglio bordolese con il 60% di merlot, che sfoggia un naso elegante e sfaccettato, di bella purezza di frutto, con cassis e ciliegia nera molto matura in primo piano. Inizialmente cremoso e morbido, si va snellendo mostrando grande piacevolezza e invito alla beva.

Fotografie: alcune immagini degli interni e degli esterni di Palazzo Butera

31 gennaio 2007
 
 
prima pagina | la parola all'agronomo | l'appunto al vino | l'articolo | in azienda | in dettaglio | en passant | affari di gola
presa diretta | mbud | rassegna | la cucina | appunti di viaggio | assaggiati per voi | visioni da sud | sottoscrivi | scrivici