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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Un bianco per l'estate, diario che si conclude nella notte bianca

di Riccardo Brandi

All’inizio non pensavo di raccogliere tutti i miei appunti in un diario enologico, ma alla fine mi sono accorto che per quanto mi sforzassi di trovare il vino ideale per la classica serata estiva… beh, mi ritrovavo costantemente a dover rivedere opinioni e ipotesi. Già, come per molte vicende in cui sono coinvolti i sensi, le percezioni e le emozioni, non c’è stato modo di trovare l’icona che rappresentasse l’etichetta per eccellenza, quel vino che soddisfacesse in modo incontrovertibile tutte le smanie sensoriali o che appagasse in maniera assoluta tutti i desideri in tema di bianchi.

Questo certo non è successo per colpa delle bottiglie che nel corso dell’estate ho avuto modo di degustare, bensì proprio a causa dell’impossibilità di far prevalere le qualità di un vino rispetto quelle di un altro, ancor meno ho potuto elevare le peculiarità di un vitigno al di sopra delle caratteristiche di un altro.
Mi ero quindi prefissato di passare una bella estate all’insegna del relax, della famiglia, del buon mangiare e del buon bere; non proprio tutto è andato secondo i piani, in quanto a relax in effetti sono ancora in attesa, ma gli altri obiettivi li ho perseguiti con strenua pervicacia.

Così mi è capitato di passare diverse belle serate, in buona compagnia e soprattutto seduto spesso a tavole di assoluto pregio eno-gastronomico … e approfitto di questo piccolo spazio per abbracciare in un sentito ringraziamento tutti gli amici che hanno organizzato questi piacevoli eventi e tutti coloro che si sono dimostrati nelle varie occasioni cuochi formidabili.

Nelle schede che seguono si racconta di questi vini che hanno deliziato me e tutti i commensali che di volta in volta mi hanno accompagnato, vini che in ogni occasione si sono sposati in modo più che egregio alle varie pietanze assaporate; piatti che, quasi sempre a base di pesce, preferisco non menzionare come abbinamenti nelle schede stesse, per consentire ad ognuno di sperimentare gli accostamenti preferiti.


23 giugno: Fiano di Avellino DOCG Radici 2006 - Mastroberardino

Il mio tonneau con il marchio Mastroberardino (regalo di una gentilissima Alessia Canarino) fa bella mostra di se sulla mia terrazza, con due calici d’arredo ed una bottiglia di Fiano Radici pronta per essere stappata in onore dei miei ospiti. Che gran bel vino, dal colore giallo paglierino, limpido e luminoso, con riflessi dorati. Al naso offre un bouquet fresco ed intensamente vellutato, con un ampio spettro di aromi che, dopo l’apertura floreale di biancospino e acacia, si apre su frutta bianca e carnosa come la pera, ma anche dolce come l’ananas; la chiusura è tostata, il legno si avverte con garbo e profondità in un finale nocciolato. In bocca è fedele e riconosciamo fra le papille tutti gli aromi pregustati, il sostegno acido regala freschezza ed il legno morbidezza; ne deriva un piacevolissimo e lungo appagamento che le papille si godono senza neanche ringraziare. Estensione aromatica e freschezza, mineralità e ricchezza.

4 luglio: Lighea 2006 - Donnafugata

Questo è un pranzo di lavoro e mi trovo a Ponza; dopo una mattinata a girare per l’isola, pure incantevole, ma assolutamente bollente, siamo decisi a non negarci un’aragosta ed un buon vino. Il budget in realtà non concede eccessi come il crostaceo per eccellenza e un’etichetta di prestigio, e la carta dei vini non regala nulla; così, anche per onorare la terra di uno dei presenti, scegliamo il Lighea di Donnafugata. Sarà lo zibibbo di Pantelleria o l’ansonica e il cataratto di Contessa Entellina, sarà la bravura della famiglia Rallo, ma questo vino ci è proprio piaciuto; in realtà già conoscevo questa etichetta, che mi capita di bere di tanto in tanto, ma non ho influenzato amici e colleghi, i quali hanno apprezzato. Il colore è dorato chiaro, luminoso come il sole di Sicilia; l’olfatto viene subito irretito da una trama articolata tra il fruttato degli agrumi della “conca d’oro” e la ginestra dei campi roventi, la terra sublima in note minerali che allungano un’aromaticità fine e suadente. L’incontro con il palato è integro, morbido e setoso, il frutto fresco sposa la sapidità finale e l’armonia se ne giova. Forse non è l’accostamento ideale per l’aragosta, ma il palato ha gradito comunque.

14 luglio: Greco di Tufo docg Novaserra 2006 - Mastroberardino

Sono ospite da amici e la serata si prevede ricca di sapori, penso che un Novaserra possa contribuire degnamente alla causa. Non mi sbagliavo, ma le luci soffuse non mi permettono un’attenta analisi delle sfumature di giallo paglierino, che individuo comunque abbastanza intenso. I profumi sono decisi e puliti, la pesca è la più riconoscibile nel fruttato, la ginestra nella componente floreale; un finale che ricorda la mandorla colpisce più di un commensale e note vegetali chiudono l’olfattiva. Al palato si offre caldo e giustamente secco, anche se la frutta polposa, tra cui spunta l’albicocca, riempie la bocca con un accenno di opulenza; ma la freschezza liberata dal sostegno acido ed una mineralità profonda tengono viva la deglutizione ed i successivi “schiocchi di lingua” che si susseguono intorno al tavolo. Senza fronzoli inutili, penetrante e gustoso.

25 luglio: Pecorino doc 2006 - Cocci Grifoni

Che bella esperienza (e ne parleremo presto in uno speciale pecorini sulla rivista abruzzese Il Segnaposto), questa è la visione marchigiana di un vitigno davvero impressionante per prospettive e potenzialità, che nel caso dei maestri di Cocci Grifoni, già si esprimono ad altissimi livelli. Il colore chiaro e brillante è giallo paglierino. L’approccio olfattivo è intenso e vegetale, ma la componente fruttata è carnosa e croccante, con albicocca e pesca noce che avvolgono una bella nota agrumata; sentori animali di pelliccia si liberano insieme ad un’impronta metallica nel finale. Al palato è oltremodo coerente, il frutto è saporito, il calore dell’alcol viene ammorbidito da una vigorosa spalla acida; la persistenza è riguardevole e lascia un gradevole riverbero sapido ed il ricordo di un bel pompelmo … rosa. Vino bello da gustare, ricco di sfumature e stimolante.

5 agosto: Gewürztraminer doc Kolbenhof 2006 - Hofstätter

E’ il mio compleanno e stasera la cena è importante, merita una bottiglia adeguata, ci vorrebbe uno chardonnay di quelli che solo la Borgogna sa regalare, ma apro la mia cantina consapevole della grave lacuna e nello scorgere le due bottiglie di Kolbenhof trovo comunque il sorriso. Questo è un vino importante, di grande struttura e complessità, frutto di una selezione accurata di uve Traminer Aromatico dall’omonima tenuta, largamente considerata uno dei grandi crus del Gewürztraminer altoatesino. Nel calice è di un paglierino carico che strizza l’occhio al dorato, in una profondità cromatica accattivante. L’aromaticità è una caratteristica del vitigno, ma nella pregiata lavorazione della cantina di Josef Hofstätter diviene un punto di forza inconfondibile. L’impatto floreale è vigoroso, rosa e fiori secchi si accompagnano alla componente fruttata che si intreccia tra fragranze agrumate dolci e note più esotiche di ananas e banana; sentori speziati e vagamente fumè arricchiscono il finale che si prolunga all’ossigenazione su arie vanigliate. Al primo sorso la corrispondenza gusto-olfattiva ci regala una vera invasione di percezioni, che si susseguono al palato senza soluzione di continuità; il vino è denso, corposo, solido e avvolgente, profondo ed equilibrato. Ricordo quella serata in cui questo vino ha accompagnato un barbecue di crostacei, ma la fresca verve che incredibilmente si sposa a tutto quanto esposto, ha stuzzicato il mio desiderio di provarlo anche con le ostriche.

5 agosto: Falanghina Metodo Classico DUBL - Feudi San Gregorio

Beh, è ancora la mia festa ed è ora delle bollicine. Il dolce è già andato, con il beneplacito del Ben Ryè, ma un “botto” ci vuole … sennò, che festa è?! Il Dubl è una falanghina che ho scoperto quest’anno in irpinia visitando le cantine di Feudi San Gregorio, un esperimento riuscito e, a mio gusto, uno spumante particolare e squisito. Così ho voluto che non mancasse in questa serata, ho fatto il “botto” (contro ogni regola) e l’ho proposto ai miei amici: un successo. Il perlage è finissimo e vivacizza il colore giallo dorato carico e brillante. I profumi sono intensi e penetranti, dove il fruttato e il floreale si amalgamano a note vegetali e speziate articolate e vagamente ammandorlate. In bocca è secco il giusto, fresco e corposo, dopo l’invasione sottile di bollicine il palato viene avvolto da una struttura tonica e gustosa che sprigiona nel retronasale aromi fragranti e verve minerale; nel percepire in questa fase l’immagine delle barbe e della terra in cui si diramano, si consuma la vittoria finale di Anselme Selosse. Uno spumante che si distingue dallo stereotipo cui si è abituati con mille bollicine di terroir: un’esperienza da fare.

10 agosto: Verdicchio Castelli di Jesi Classico Superiore DOC Terre Silvate 2006 - La Distesa

E’ la notte di San Lorenzo e quelle rare schegge impazzite che si proiettano in caduta libera tra il baluginare delle mille gocce di luce che ammantano il cielo d’agosto, cattura lo sguardo e ispira i desideri. Questa sera a casa di amici ci siamo regalati il tema Verdicchio e per farlo abbiamo scelto un’azienda di cui abbiamo letto un gran bene su “Spirito di Vino”, provando sia il Terre Silvate che la riserva Gli Eremi. Ho scelto di raccontare il primo vino, perché più semplice e fresco, più adatto ad una serata estiva fatta di allegria e voglia di relax, meno carico di attese rispetto ad un vino più evoluto ed impegnativo, ci ha donato un ventaglio di sensazioni assolutamente gradite. Solo candele, quindi niente esame visivo; un ricco approccio olfattivo incalza su un tema agrumato, con variazioni di pera, arie di ginestra e un epilogo erbaceo e minerale; ossigenando si diffonde un bel ricordo di crosta di pane. In bocca è freschissimo, vagamente pungente, ma accattivante, vivace, sapido e croccante; nel retronasale le note che più a lungo ritornano sono quelle di arancia candita e ancora pane. Una beva agilissima e convincente che merita davvero menzione.

18 agosto: Falanghina DOC S. Agata dei Goti 2006 - Mustilli

Un apprezzamento unanime ha caratterizzato nell’occasione la degustazione di questa falanghina, che sapevo essere di grande tradizione, ma che non avevo mai provato; la presenza del tappo in vetro è stata recepita dai presenti come una novità di interesse, personalmente ne approvo l’utilizzo per i vini che hanno nel dna una spiccata tendenza a farsi bere al più presto e lo preferisco a quello di silicone o affini. Il vino ha un colore classico, paglierino chiaro, vivo e limpido. I profumi sono delicati ma intensi, dove l’incipiente aroma fruttato, pesca noce e mela annurca in evidenza, si lega ad un fresco bouquet floreale e ad un finale vagamente speziato e nocciolato; una buona persistenza minerale completa un quadro olfattivo decisamente interessante. Al palato si presenta fresco, vivo, magro e armonico; l’amalgama fruttata rivela sentori agrumati e quella speziata, che risale impertinente il retronasale, lascia un ricordo per nulla sbiadito di frutta secca e tabacco, mentre in bocca una gradevole sapidità agevola la salivazione. Una bella annata, un vino che si lascia bere con grande facilità e piacevolezza.

27 agosto: Pecorino 2005 - Cataldi Madonna

Questa serata la ricordo bene, gli appunti quasi non mi servono; una bella cena in un giardino fresco e profumato di fine estate, con amici cordiali e dal sorriso contagioso. Abbiamo bevuto il pecorino di Luigi Cataldi Madonna perché me lo hanno chiesto dopo aver sbirciato gli appunti dell’approfondito confronto di prossima uscita sul Segnaposto, dove questa interpretazione abruzzese e romantica del pecorino aveva riscosso larghi consensi. Si tratta di un vitigno “maschio”, che può dare luogo a produzioni vinicole diverse e ad emozioni anche forti. In questo caso la cura della vigna, l’attenta vinificazione e l’abile affinamento in legno, regalano un vino che già dal colore ispira maturità e calore. I profumi sono carichi, una frutta polposa e dolce riempie il naso con l’atmosfera dei tropici, mentre una fine trama speziata lo solletica smaliziata. In bocca è pingue con la sua frutta bella matura, strutturato e morbido, nella deglutizione rilascia una sapidità accennata ed una mineralità ammiccante che accarezzano lungamente il palato. Un bel vino, corposo e importante, adatto a serate anche impegnative e … non solo a base di pesce.

8 settembre: Colli Orientali del Friuli Ribolla Gialla DOC Vôs da Vigne 2006 - Angoris

E’ l’anniversario di matrimonio e mia moglie fa una precisa richiesta: vongole e calamari, obbedisco, ma impongo il vino (lei voleva come sempre una Falanghina), così decido che la bottiglia ricevuta in regalo nell’occasione da un amico vale la cena. Amo questo vitigno, specialmente se lavorato in modo semplice e senza l’utilizzo di legno. Quest’ottima etichetta si presenta in una veste limpida, giallo paglierino dai riflessi verdolini; al naso gli aromi sono netti e puliti, l’iniziale scorcio floreale di acacia si apre su un rigoglioso albero di limone, in cui le foglie tratteggiano l’aroma primario. In bocca riconosciamo la mela, fresca e croccante, e un’acidità di bella presenza sostiene un gusto tonico e fragrante; alla deglutizione fa seguito un ritorno finemente aromatico, fiori di campo e salvia si lasciano respirare per via retronasale, mentre il palato si gode una sapidità lunga e lubrificante. Grazie, davvero un bel regalo.

10 settembre: Falanghina dei Campi Flegrei doc 2006 - Grotta del sole

Anche questa Falanghina, come già verificatosi con la “beneventana” Mustilli, sembra aver trovato nell’annata 2006 una verve ed una freschezza davvero incisive. Dal colore paglierino tenue con riflessi verdolini e una brillantezza nitida, si accosta al naso con la semplicità di un complesso olfattivo netto e lineare; il frutto a polpa bianca è arricchito da piacevoli note floreali di campo e dà respiro ad un finale finemente minerale. In bocca entra con garbo e vivacità, con un sapore asciutto e fresco, morbido ed equilibrato nelle componenti; un vino da bere senza particolare impegno, ma con la giusta attenzione a valutare tutti i pregi di una beva assolutamente appagante, fatta di armonia e verticalità, gusto e brio.

14 settembre: Colli Orientali del Friuli DOC Picolit - Vigna Petrussa

E’ bello avviare rapporti con persone che magari, pur non facendo parte del consolidato entourage di amicizie che ci accompagna da una vita, si dimostrano di grande compagnia e cordialità, condividendo la nostra stessa passione per il vino e per i buono abbinamenti. Nasce così questa serata, grazie ad una persona affabile e simpatica, sommelier attento e preparato che ama stringere rapporti con produttori di nicchia e scovare prodotti di ottima qualità a prezzi più che accessibili. Così ha organizzato un wine tasting per proporre a me come ad altri appassionati i prodotti della signora Hilde Petrussa. Francamente ho provato più emozione con i rossi (specie lo Schioppettino), ma non posso non menzionare un bellissimo Tocai (chiamiamolo ancora così) ed una particolarissima Richenza (frutto di un blend affascinante e incisivo).

Per chiudere però questo diario mi piace l’idea di poter dire: dulcis in fundo fu Picolit. Un bel prodotto, che intriga subito con un colore dorato, carico e lucente; accostando il naso al bicchiere si avverte subito un’intensa fragranza di miele di acacia, che ossigenando si ammorbidisce liberando note floreali più fresche e altre più speziate di cuoio e tabacco dolce. In bocca è morbido, zuccherino e denso, ma per nulla stucchevole, altresì docile e godibile; il giusto finale per una serata interessante, una bella proposta che non mancherò di includere nei miei prossimi acquisti.

26 settembre 2007

 
 
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