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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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TigullioVino.it Meeting
2007
Dal nostro inviato Luca Bonci
Oltre 80 aziende presenti quindi, per una selezione voluta dalle commissioni di assaggio di TigullioVino, in rappresentanza di tutta Italia e con qualche sconfinamento all'estero. Una selezione basata su criteri di qualità assoluta, coerenza qualitativa aziendale e anche bel rapporto qualità prezzo, con tutta una serie di menzioni e premi consegnati ai produttori durante la serata. Un evento concentrato in una sola giornata, dalle 11 del mattino alle 8,30 di sera, con orari d'ingresso differenziati per operatori e appassionati ma evidentemente rivolto maggiormente ai primi, vista anche la scelta del giorno feriale. Una intenzione ben accolta da ristoratori, enotecari e rappresentanti che affollavano le sale fin dall'apertura mattutina. Visto che la manifestazione aveva una impronta nazionale, abbiamo deciso di seguire un ipotetico percorso geografico scendendo lo stivale, e siamo così partiti dai vini di Josef Brigl, altoatesino. Interessante abbiamo trovato il suo Riesling Kreuzbichler 2006, che al colore paglierino associa una lieve nota minerale e una bocca tersa chiusa da un finale lungo e succoso. Non ancora eccelsa la complessità, ma si sa che con i Riesling bisogna avere la pazienza di attendere un maggior affinamento in bottiglia. Di carattere simile abbiamo trovato il Gewürztraminer Windegg 2006, in cui spicca ancora un naso minerale e non molto aromatico, a discapito del vitigno, che solo in bocca sfodera le sue caratteristiche note di pera e mela golden e un lungo, fine, finale. Cambiamo solo provincia per i vini di Villa Corniole, un'azienda della Val di Cembra che possiede anche una vigna nella piana rotaliana. Molto piacevole, il Müller Thurgau 2006 ci regala note di erba e rosa canina, tanta freschezza e aromaticità che si ritrovano al gusto dove prevale il sentore di mela verde. Maggior corpo per lo Chardonnay 2006, affinato parzialmente in legno usato, che si presenta con un bel naso di frutta bianca, leggermente pepato. Ampio il contributo aromatico anche al gusto, su toni ora un poco sintetici, e buona persistenza finale. Il Teroldego Rotaliano 7 Pergole 2003 affina in barrique di primo e secondo passaggio e questo gli dona una speziatura che appare prevalentemente nei profumi, dove liquirizia e caffè si legano abbastanza bene al frutto. In bocca molto succo ma nota terziaria grafitica sempre evidente. Ed ecco infine il Cabernet Gregiòti 2003, anch'esso passato in legno piccolo, dove è evidente la vegetalità del vitigno in una bella associazione con la speziatura del legno. I Clivi da Corno di Rosazzo rappresenta la nostra scelta friulana. Mario Zanusso presenta varie annate dei suoi vini, ottenuti da vigne molto vecchie, senza aggiunta di lieviti e con pratiche di cantine minimamente invasive. Assaggiamo tre annate di Galea, un Colli Orientali prodotto prevalentemente con tocai a cui si aggiunge un poco di verduzzo. Il COF Galea 2002 al colore paglierino tenue associa note agrumose, idrocarburiche, vegetali, sia al naso che all'assaggio, dove il vino è lungo, succossissimo, tonico. Simile il COF Galea 1999 che mostra però una maggior espressività gustativa insieme a una freschezza ancora invidiabile. E non è da meno il COF Galea 1997, che anzi sfodera forse la bocca più piacevole, e uno spettro aromatico più pulito, di erbe e fiori. Sempre tocai in prevalenza, ma ora associato a malvasia istriana e proveniente dal Collio. Il Brazzan 2002 ci accoglie con un naso di grande finezza, meno segnato da note idrocarburiche, forse più semplice ma molto pulito. Impressione ribadita dal Brazzan 1999 che risulta forse il più leggibile tra i tocai assaggiati, con bei profumi maturi e floreali e un tono gustativo eccellente. Cambiamo vitigno col Verduzzo Secco Vigna Vecchia 2001, che associa alla finezza olfattiva una bocca piacevolissima, ricca e speziata, leggermente tannica, da berne a fiumi. Infine un assaggio rosso, il Galea Rosso 2000 a base merlot. Vino rubino dall'olfatto non pulitissimo, sferzato di roccia e polpa d'olive, nella cui bocca si mescolano tanta frutta rossa e note terziarie e minerali.
Spostiamoci ad ovest, per raggiungere la Franciacorta di Ronco Calino che ci accoglie con un Franciacorta Satèn a base di chardonnay (90%) e pinot bianco. Uno spumante dalla beva morbida, aromaticamente centrato su un bel floreale e cenni di lieviti, persistente e delicato. Più minerale il Franciacorta Brut, in cui fa la sua parte anche una percentuale minoritaria di pinot nero. Quì l'effervescenza è più aggressiva e il finale, lungo, mediato da note terziarie. Ed ecco il milessimato, un Franciacorta Brut 2000 a base di chardonnay (60%) e pinot nero (40%) che appare subito più dotato aromaticamente. Lieviti e petali di rosa accompagnano una sfumatura terziaria. In bocca il vino è sapido, corposo e molto piacevole. Nota rossa finale col Pinot Nero del Sebino L'Arturo 2004, dal colore rubino non carico e dai profumi belli di frutta, che risentono ancora del legno come è normale in un campione ancora da affinare. Bocca piena, profonda, grafitica, da riassaggiare sicuramente. Il Piemonte dei Fratelli Casetta, da Vezza d'Alba, si apre con un Roero Arneis Vigna Mumplin 2006 color carta, profumi di fiori bianchi e buccia di mela renetta. Discretamente grasso e persistente all'assaggio. Essenziale il Dolcetto d'Alba Mangallo 2005, dal colore rubino e dai profumi semplici e puliti molto aderenti al vitigno. In bocca tanta ciliegia amarasca e bella succosità. Meno soddisfacente ci è sembrata invece la Barbera Surì 2004, che al rubino vivo a ad un naso floreale associa una bocca un po' aspra e poco consistente. Ma torniamo subito su buoni livelli col Barolo Vigna Case Nere 1999 che al rubino vivo associa profumi di rosa appassita e sottobosco e una bocca tesa, dai bei tannini, forse solo un po' calda. Regione troppo importante per essere subito abbandonata, e così ci fermiamo da Bel Colle, specialmente per assaggiare il Verduno Pelaverga 2005 che ci accoglie con un rubino vivo ma non concentrato e con la tipica bella speziatura. Acido e franco, sapido, piccante, sempre interessante questo raro vino. Buono comunque anche il Roero Arneis 2006 che emana un floreale assai pungente e intenso, di fiori di sambuco. Corpo e succosità fanno bello l'assaggio. Tornando ai rossi troviamo un po' scomposta la Barbera d'Alba Superiore Le Masche 2004, in cui frutto e legno ancora non vanno d'accordo. Delle due annate di Barolo Monvigliero, il 2003 lo troviamo un po' colpito dall'annata, con note minerali e di frutti un po' cotti associate a un tannino polveroso, mentre il 1999 sfodera un bel rubino e fini note di foglie secche, rosa appassita, minerali. Bell'allargamento in bocca di un frutto in cui spicca la ciliegia, e tannino ben tornito.
Dal Pigato al Pignoletto, quello dell'azienda Branchini di Dozza (BO), per un'altra buona sorpresa in fatto di bianchi italici. Il Pignoletto 2006 ha colore paglierino e naso pulito, elegante, floreale, di petalo di rosa, e in bocca scorre piacevole con la leggera nota ruvida del vitigno a rendere stimolante la beva. Il Sangiovese 2006 si offre rubino violaceo a causa della gioventù del vigneto che viene evidenziata anche dal naso peperino e dalla beva vinosa, comunque degnamente equilibrata. Più pretenzioso il Sangiovese Riserva 2003 che ci offre una bella presenza gustativa, bei tannini ma anche un contributo terziario dato dall'affinamento in legno che sovrasta un frutto non mastodontico. Chiusura in bellezza con l'Albana di Romagna Passito d'Or Luce 2004 che fermenta in barrique e vi affina per 12 mesi e, ancora, riposa altri 12 mesi in vetro prima di darsi alla beva. Il colore è ambrato, il naso fermentativo e speziato, e al gusto ecco confettura di albicocche e pesche sciroppate, insieme a un contributo terziario in buon equilibrio col frutto. La Parrina di Albinia (GR) propone un Ansonica Costa dell'Argentario 2006 (ansonica è il nome toscano per l'insolia) dal color paglierino e dai profumi di erbe e fiori. Bocca fine e fresca, semplice, per un vino che immaginiamo piacevolissimo in una calda sera d'estate. Il DOC Parrina Rosso (Parrina è non solo il nome dell'azienda ma anche la denominazione di origine) è composto da un 80% di sangiovese e un 10% ciascuno di merlot e cabernet sauvignon. Vino affinato in tonneau che gioca sulla presenza del legno nella componente aromatica olfattiva e gustativa. Torre dei Chiusi di Torrecuso (BN) ci fa assaggiare vini in cui l'apporto del legno è caratteristica assai evidente. Già nella Falanghina del Taburno 2006, che a un naso piccantino, di miele ed erbe, contrappone una bocca ampia ma sensibilmente addolcita da note di vaniglia. L'Aglianico del Taburno Riserva Limiti 2001 ha un bel colore rubino e note minerali evidenti, su cui però la componente terziaria appare veramente dominante. Concludiamo l'Italia peninsulare con la Basilicata di Michele la Luce, da Ginestra (PZ), assaggiando tre vini prodotti con aglianico. Il S'addat 2005 è il vino più immediato, affinato solo in acciaio, di color rubino vivo e dai bei profumi primari. Franco e saporito, all'assaggio sa di fragola. L'Aglianico del Vulture Zimberno 2005 ha maggior corpo ma riesce sempre ad esprimere un frutto bello, senza mediazioni, contornato da tannini di buona finezza. Infine un vino della tradizione lucana, il Colle del Tesoro Abboccato, uno spumante metodo Charmat sempre da aglianico. Una bella commistione di aromaticità e dolcezza per un vino dal colore rubino intenso, che associa alla morbidezza data dagli zuccheri un finale tannico di tutto rispetto. Ed eccoci alle isole, partendo con la Sardegna di Cantina li Seddi (Badesi - SS) il cui Vermentino Superiore di Gallura Li Pastini 2006 ci interessa con la bella sapidità e le note olfattive fruttate. Ma veramente buono troviamo il Pedra Ruia 2005, un uvaggio di cannonanu, bovale, monica e girò dal colore rubino limpido e dai profumi di erbe aromatiche. Si offre speziato e molto franco all'assaggio, con note di mirto e frutta rossa, e una grandissima facilità di beva.
Ancora Sicilia, per la chiusura con i due vini forse meno commerciali di Planeta. Il Cometa 2006, fiano in purezza vinificato in acciaio, sfoggia un paglierino carico e bei profumi vegetali di fieno e tisane. Ingresso minerale al gusto, dove è molto bella la dinamica gustativa, sempre in crescita. Il Moscato di Noto 2005 ha colore simile, poco più carico, e emana aromi di marmellata di arancio e mela cotta. Molto dolce, ha comunque dalla sua una bella freschezza acida a invitare alla beva. 20 giugno 2007 |
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