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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Alla Corte del Vino 2007: nuovo appuntamento per l'eccellenza di Toscana
di Riccardo Farchioni

SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (FI) - Alla Corte del Vino, manifestazione sul vino toscano d’eccellenza inventata dal principe Duccio Corsini e da lui ospitata nella sua splendida villa medicea, ha senza dubbio il merito storico di aver aperto le porte del rinato vino italiano al pubblico degli appassionati. Merito storico perché l’edizione 2007 è ormai l’undicesima, e undici anni, nel tragitto del “rinato” vino italiano, sono un periodo di bella ampiezza.

Era il 1997, eravamo in pieno boom, con il vino sulla bocca di tutti. Perché non divulgarlo, perché non dare un’occasione a chi non si poteva permettere i prezzi altissimi spuntati dalle molte richiestissime bottiglie in quel momento di grazia, di venire a contatto con questi alti risultati della terra e dell’ingegno, letti sulle riviste e solo sognati …? Grazie al suo carisma Duccio Corsini, peraltro autore della rinascita della sua Fattoria Le Corti, riuscì da subito a radunare il meglio della produzione toscana, e “infilarlo” negli ambienti della sua villa. Da allora, Alla Corte del Vino è diventata sinonimo di eccellenza toscana, appuntamento da non mancare per ogni appassionato.

Anche la location gioca il suo ruolo: fin dal parcheggio fra gli ulivi, dall’impatto visivo del parco che circonda la villa, ci si sente ammessi in un palcoscenico per molti non abituale. Ed è proprio il parco un fattore scenico fondamentale che, allontanando un’immagine della degustazione del vino come “rito”, la trasforma in un happening nel quale ci si riposa stesi sull’erba riflettendo su profumi e su sapori.

Di anno in anno il numero dei produttori è andato crescendo, e la villa non ce l’ha più fatta a contenerli: ecco quindi la grande tensostruttura che quest’anno ospitava oltre cento aziende, con qualche problemino di calore (anche dei vini). E parallelamente l’appuntamento si è andata arricchendo di seminari, verticali, partecipazione di chef di valore per una pausa ristoratrice tutta speciale.

Gli appunti di degustazione che seguono sono stati guidati dalla curiosità, dal ricordo, e dal desiderio di risentire vini da tempo non più incontrati, o vini inarrivabili che sfuggono alle occasioni d’assaggio ufficiali o ufficiose. Insomma, una selezione molto ristretta e molto arbitraria.


Castellare di Castellina
Il Chianti Classico 2004 è intensissimo al naso, dove si avvertono caratteristiche note speziate e spunti di carattere animale. Bello in bocca: ampio, invasivo, territoriale, di sferzante acidità e dal bel finale. I Sodi di San Niccolò 2001 (sangiovese 80%, saldo di malvasia nera) mostra un bel ribes maturo all’olfatto e, di nuovo, una grande freschezza che si unisce ad un impatto aromatico ragguardevole e ad una grande persistenza del finale. Infine, il Poggio ai Merli 2003, nuovo merlot aziendale, mostra un naso profondo ed elegante e al palato tende alla “grossezza”, procedendo come un’onda montante che poi si smorza lentamente in un finale interminabile.

Podere il Carnasciale
Il Carnasciale 2004 (vino di “segmento basso” dell’azienda) ha naso lieve, floreale affiancato da un frutto rosso leggero. All’attacco in bocca mostra una spiccata vegetalità e l’andamento della beva è come bloccato, per arrivare poi al finale in rapida discesa. Diverso naturalmente il discorso per Il Caberlot 2003 (da vitigno omonimo) che è elegante e brillante, un vero grande Bordeaux d’Italia che affianca una sottile linea verde a morbidezza e spessore, speditezza e tensione di beva.

Fattoria di Corzano e Paterno
Bello il Chianti Classico 2005 (sangiovese 90%, saldo di canaiolo): ampio, mentoso, elegante, in bocca va in sicura progressione mostrando un frutto limpido, acidità sostenuta e un finale ampio e saporito. Il Chianti Classico Riserva I Tre Borri 2004 (sangiovese in purezza da vigneti vecchi) ha colore rubino di media intensità e possiede bel respiro al naso. Potente in bocca, costituisce una convincente interpretazione del sangiovese, che esplode in uno straordinario finale. Il Corzano 2004 (sangiovese 45%, cabernet sauvignon 40%, saldo di merlot) è una nuova bella espressione del territorio chiantigiano. Di grande spessore in bocca, è potente ma non ingombrante, mostra una trama fine, è solido e “fermo”, rilasciando a lungo belle sensazioni. Tannini dolcissimi.

Montepeloso
Le bottiglie di questa azienda della Val di Cornia vengono prelevate dai contenitori di polistirolo dove sono state poste per salvaguardarle dal caldo della giornata assolata. Il Nardo 2005 (sangiovese e cabernet sauvignon) ha naso vellutato, con un frutto che si affaccia elegante. Al palato va in lenta progressione, senza sfoggiare grandi concentrazioni, con una buona acidità e grande eleganza, soprattutto nella chiusura. Si sale molto con il Gabbro 2005 (cabernet sauvignon) che ha naso esplosivo ed interminabile, pieno di mora e prugna mature. Dopo una lieve nota vegetale all’attacco, la beva procede pastosa ma con una evidente vena acida, e terminando con tannini ancora irruenti.

Fattoria Le Corti
Il Chianti Classico Riserva Cortevecchia 2003 ha naso schietto ed espressivo, con un frutto ricco e maturo che viene confermato in un palato che sconta la carente acidità dell’annata ma si mostra di bella scorrevolezza. Il Chianti Classico Don Tommaso 2005 (oltre al sangiovese, un saldo del 15% di merlot nell’uvaggio) ha colore cupo e naso ricco, sfaccettato e coinvolgente nel quale si scorgono la viola e la frutta nera. Vivo e scorrevole, è straordinariamente saporito e termina con un tannino scintillante.

Fattoria Poggiopiano
Altra azienda rigorosamente sangiovesista, esprime dei vini che sanno smussare certe asperità ricorrenti nell’uva toscana. Il Chianti Classico 2005 mostra un frutto rosso brillante e pungente, in bocca è speziato e di trama setosa, arrivando spedito e saporito al finale. Il Rosso di Sera 2004 affianca alla frutta rossa decisi toni di liquirizia, ed è intensissimo e profondo. Il palato sfoggia grande spalla, va in progressione mantendosi vellutato e giunge al finale con un frutto rinfrescante e tannini assai dolci.

Bibi Graez
Il Testamatta 2004 (sangiovese e canaiolo) ha naso fresco, limpido ed elegante, con un frutto pungente e diretto che si ripropone se possibile più squillante al palato, dove è inserito in una beva fragrante e dal finale molto bello. Il Testamatta 2005 sarà un sangiovese in purezza: il campione di vasca assaggiato è maturo al naso, ancora un pochino compresso, ma mostra già un bell’equilibrio ed eleganza.

Tenuta di Trinoro
Il Tenuta di Trinoro 2006 (assaggiato in un assemblaggio provvisorio: 50% merlot, 30% cabernet franc, 10% cabernet sauvignon, 10% petit verdot) si annuncia di grande livello: prugnoso e confetturato al naso, è più elegante in bocca, dove è veramente indomabile, cremoso, teso ed esplosivo.


1 giugno 2007
 
 
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