![]() | 29 Aprile-6 Maggio | ![]() |
|
Rassegna 22-28/4 Rassegna 15-21/4 Rassegna 8-14/4 Rassegna 1-7/4 Rassegna 25-31/3 Rassegna 18-24/3 Rassegna 11-17/3 Rassegna 4-10/3 Rassegna 25/2-3/3 Rassegna 18-24/2 Rassegna 11-17/2 Rassegna 4-10/2 Rassegna 28/1-3/2 Rassegna 21-27/1 Rassegna 14-20/1 Rassegna 7-13/1 Rassegna 31/12-6/1 Rassegna 17-23/12 Rassegna 10-16/12 Rassegna 3-9/12 Rassegna 26/11-2/12 Rassegna 19-25/11 Rassegna 12-18/11 Rassegna 5-11/11 Rassegna 29/10-4/11 Rassegna 22-28/10 Rassegna 15-21/10 Rassegna 8-14/10 Rassegna 1-7/10 Rassegna 24-30/9 Rassegna 17-23/9 Rassegna 10-16/9 Rassegna 3-9/9 Rassegna 27/8-2/9 Rassegna 6-26/8 Rassegna 30/7-5/8 Rassegna 23-29/7 Rassegna 16-22/7 Rassegna 9-15/7 Rassegna 2-8/7 Rassegna 25/6-1/7 Rassegna 11-24/6 Rassegna 4-10/6 Rassegna 28/5-3/6 Rassegna 14-20/5 Rassegna 7-13/5 Rassegna 30/4-6/5 Rassegna 23-29/4 Rassegna 16-22/4 Rassegna 9-15/4 Rassegna 3-8/4 Rassegna 20/3-2/4 Rassegna 13/19-3 Rassegna 6-12/3 Rassegna 1-5/3 Rassegna 20-29/2 Rassegna 13-19/2 |
I titoli
Che sorpresa quel Tocai diciottenne Luigi Veronelli Il vino - che non ha mani - si scrive nel momento in cui lo bevi. Solo se gli dedichi molte attenzioni - subito dall' istante in cui si versa nel bicchiere (il suo colore, per quanto intenso, un attimo si frange e ti lancia segnali) - riesci a raccoglierne il racconto. Formato da continue labilità, si compone, si interseca, e si rassoda sino a farsi, complesso e dialettico. (Tutto al contrario dei pesci "effimeri", che nascono e muoiono in un sol giorno: il loro racconto è scritto sull' acqua; non hanno bocca, non mangiano, non bevono). Ho bocca, mangio, bevo. Sono proprietario di migliaia di racconti, ciascuno trattenuto in un vetro misterico. Ma chi vi è dentro - il vino - è individuo, capace di contrapporsi. Ha mutamenti che solo puoi tentare di prevedere. Vedi quel che mi è successo. Quasi sempre mi è facile - in attesa dell'ospite - dire al cantiniere questa o quella o quella bottiglia. Giorni fa volevo stupirlo, l'ospite, e offrirgli, come momento vertice, il Montrachet 1998 di Jadot, uno dei pochi grandi bianchi dell' orbe terracqueo. Lo importa Angelo Gaja e raccomanda: "Atténdilo, a berlo". Ma io volevo proprio fosse giovane, giovanissimo, troppo. M' aveva "impalato" - una bottiglia di Tocai 1990 di Mario Schiopetto, da Capriva in Friuli. Dieci anni e più. Ne avevo pur scritto, alla nascita: "Bévilo in prima giovinezza". Ma sì, avrei sorpreso l' ospite (illustre) con un bicchiere di quel Tocai decennale. A tavola, Ayroso Arnel, sommelier, annuncia, non Tocai 1990: "Tocai 1983, Capriva, Mario Schiopetto". A diciottanni un Tocai, secondo "i Veronelli", è morto e defunto. Ma io non son uomo da infarto. Fortunato e protervo, lascio mi sia servito in assaggio. È splendido. Occhio, naso, palato. Tale fu l'amore di Mario nel coglierne le uve, nel vinificarle ed elevarle, questo Tocai 1983 è pari, se non più prezioso, altro che racconto, di un libro-in-quarto. Così che ho avvertito mancanti, malgrado l' eccellenza dei piatti di Benjamin Hall, chef, gli altri monstres naturali del Collio: gli asparagi, il radicchietto, le pesche gialle, le pesche bianche, le susine, le ciliege, il salame morbido, il marcundelis (salsiccia composta di interiora di suino), il prosciu tto e la pancetta. (Il Corriere della Sera, 22/4/2001) Scontro legale sulla cantina che ospita il Solaia. L' avvocato dei religiosi: canone ridicolo, va aumentato I monaci sfrattano il vino di Antinori Mauro Remondino Duemila piccole botti di rovere turbano il sonno dei monaci benedettini vallombrosani di Badia a Passignano. E anche del marchese Piero Antinori. La prospettiva è lo sfratto di un vino tanto buono quanto famoso, il Solaia, prodotto appunto dal nobiluomo toscano. U n rosso giudicato dalla rivista americana Wine Spectator, il migliore del mondo. Di mezzo c'è l'affitto della cantina del monastero sotto le cui volte vengono affinati, appunto in duemila botticelle di quercia francese, alcuni dei vini più pregiati fatti in Toscana: il Solaia, il Tignanello e il Badia a Passignano Chianti riserva. Il priore dell'Abbazia ha guidato una piccola rivolta silenziosa, due milioni e mezzo al mese d' affitto per custodire tutto quel ben di Dio gli sono sembrati pochi. Preso coraggio, adesso che quei vini fanno tendenza, a seconda dell' annata il prezzo di una bottiglia supera le 300 mila lire, i monaci hanno chiamato l'avvocato: "Dopo sei anni sarebbe forse il caso di ritoccare quella cifra: chiediamo un aumento del canone, il marchese capirà...". Federico Frediani, legale dei benedettini, puntualizza: "Con sei delle bottiglie che si preparano in questa cantina si paga l'affitto mensile, davvero una sciocchezza...". Ma alla richiesta d'aumento son o comparse le difficoltà. È ancora l' avvocato che racconta: "Gli Antinori hanno risposto offrendo 70 milioni e hanno cercato di dilazionare la trattativa, non hanno nemmeno risposto all' intimazione di restituire le chiavi e di trasferire le barriq ue dove riposa il vino". Albiera Antinori, una delle tre figlie del marchese, non ha fatto mistero, la richiesta dei monaci è alta: "È una somma quintuplicata, da circa 30 milioni l'anno, a 150". Suo padre ha cercato di minimizzare, ma con un punto fermo, "non è detto che, molto a malincuore, si lasci quella cantina prestigiosa, e non ci faremo ricattare". Dalle duemila barrique si possono ricavare circa 600 mila bottiglie, ricercatissime. I numeri parziali sono comunque ridotti: Solaia è prodotto in 84 mila esemplari, 120 mila il Badia a Passignano e 300 mila il Tignanello. Riprende Albiera: "Anche noi ci affideremo al nostro avvocato e se i monaci insistono non è detto che si operino altre scelte. La cantina dell' Abbazia è bellissima, ma il vino viene buono anche se invecchiato in una meno bella purchè disponga di caratteristiche giuste. Sfrutteremo la nostra a Santa Cristina...". A Tavarnelle Val di Pesa ieri c'era il sole e il monastero era inondato di luce come un dipinto di C ézanne, i rintocchi del campanile, i cipressi, l' eco dei cori dei benedettini che tuttavia si sono difesi dai curiosi lasciando acceso al loro numero telefonico il cicalino del fax. Un altro problema quello della privacy dei monaci. "Gli Antinori - spiega Frediani - si comportano come se l' Abbazia fosse loro, la pubblicizzano sul loro sito internet, usandola come valore aggiunto al vino". Diventa civettuolo l' avvocato: "Specificano, sul web, che il vino qui invecchia "a temperatura e umidità costanti tutto l' anno". La gente, gli appassionati, gli stranieri, arrivano al monastero in massa, e sono diventati un tormento per i monaci. Cercano il Mondo Antinori, stimolati da un link che pubblicizza la Badia". La cantina tuttavia non è visitabile, e l'atmosfera senza tempo del luogo, in certi giorni, subisce sussulti con l' arrivo dei curiosi. Il Mondo Antinori è la storia di una famiglia che produce vino, e la sua cultura, dal 1300 e da 27 generazioni. Trentadue sono le tipologi e tra bianchi e rossi, 14 milioni e mezzo le bottiglie, 1400 gli ettari di vigneto: l'azienda ha un fatturato di 165 miliardi, un utile di 17. Un piccolo problema dunque questo della Badia? "Una questione di principio", replica Albiera Antinori. E non è tutto: i monaci rivendicano anche l' uso improprio, sull' etichetta del Chianti riserva, dello stemma del monastero. "Non hanno mai chiesto il permesso", sostiene Frediani. "Non è uno stemma, ma una pastorale - puntualizza la giovane Antinori - e l'abbiamo sempre usata dall'88 quando si imbottigli˜ per la prima volta il Badia, qui abbiamo i nostri vigneti, per questo vantiamo il diritto a usare quel nome". (Il Corriere della Sera, 30/4/2001) Per
il vino nasce l'alleanza del Centro Italia
MONTALCINO La
bottiglia di barolo non è più in vetrina. Scavino:
"La berrò con gli amici"
ALBA Folla sabato e domenica alla manifestazione. Scelte e premiate le etichette commemorative. Agliano, la meridiana scandirà le "Giornate della barbera" AGLIANO TERME Complice la calda domenica di sole, le "Giornate della Barbera" si sono confermate tra le manifestazioni più importanti dell'Astigiano: migliaia di persone hanno fatto acquisti al mercatino, degustato vini, pranzato alla mensa della Pro loco e nei ristoranti ed affollato (la sera di sabato), il Gran galà della moda curato dal Napoli Club. Più di 2.500 i bicchieri da degustazione, sono stati venduti nell'apposita tasca con il logo della festa, per assaggiare i progressi della Barbera aglianese. Tra le novità dell'edizione 2001, la premiazione del concorso per l'etichetta commemorativa, che ha ornato le bottiglie-ricordo. Dopo un lavoro non facile (sono arrivate più di 500 proposte di pittori e scuole d'arte da tutta Italia), la giuria guidata da Ottavio Coffano ha scelto l'immagine di una meridiana. Segno antico della scansione del tempo, inteso anche come immagine delle ore da trascorrere in compagnia bevendo Barbera. Autrice la pistoiese Sara Marini, 21 anni, il diploma dell'istituto artistico in tasca, ma in un certo senso figlia d'arte, perché collabora con i genitori nell'azienda vinicola di famiglia, produttrice di Chianti. Primo premio per la categoria delle scuole, all'istituto d'arte di Cantù, per una coloratissima etichetta realizzata da Kerry Meroni. Sempre tra le scuole, altri tre premi che abbelliranno le etichette delle edizioni delle "Giornate": scelti i lavori di Erika Stocchi del liceo Caravallani di Roma, Luigi Pecora dell'istituto d'arte ceramica di Faenza e Giacomo Berti della scuola di Rovereto. Apprezzata la mostra di tutte le opere in concorso, nel salone del municipio: una rassegna di colori e invenzioni da cui i viticoltori aglianesi potrebbero trarre felici spunti per le prossime etichette. Ma comunque, la vera protagonista della festa è stata la Barbera. Negli stand erano presenti piccoli e grandi produttori: Bosco-Galli, Falchetto, Garetto, Bava, Roberto Bianco, Agostino Pavia, Filippa, Cantina sociale Sei Castelli, Bersano-Riccadonna, Alessandro, Cascina Ciuchè, Cocito, Marco Curto, Dacasto, Da Capo, Chiarlo, Coppo, Vietti, Prunotto, Tre Acini, Serafino Giovo, Alciati, Ferraris, Serra, Bertolino, Fratelli Pavia, Villa Giada, Ferro, Rosso, Trinchero, Giovanni Giovo. Una gamma di proposte, come commentava Bruno Rivella dell'Onav "di anno in anno migliori". Si passa dalle aziende con centinaia di ettari come Vietti, Bersano, Chiarlo e Prunotto (Antinori), che da qualche tempo hanno investito in vigneti ad Agliano e Castelnuovo Calcea, ai piccoli e storici viticoltori locali. "A casa nostra si fa il vino da più di cent'anni", raccontava Dario Cocito, mostrando le più recenti e lusinghiere recensioni sulla sua Barbera e parlando con i clienti del diradamento delle uve e dei processi di vinificazione. Soddisfatto il viticoltore Amelio Bertolino, la cui Barbera è stata la più votata dal pubblico. Tra chi ha compilato la scheda (sia per il vino, sia per le etichette più ammirate), sono state estratte due cantinette. Vinte da Davide Trada di Gattinara e da Ricaldo Riccio di Agliano, che da buon alpino ha promesso di portare le bottiglie a Genova al prossimo raduno nazionale. (La Stampa, 1/5/2001) |
| Prima pagina | L'articolo | L'appunto al vino | Rassegna | In dettaglio | Sottoscrivi | Collaboriamo |