acquabuona.com - italian wine e-zine
Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Gli studenti dell’Università americana scoprono gli autoctoni campani
di Fabio Cimmino

Quando Antonella Monaco mi ha chiamato, io molto incoscientemente ho accettato, senza esitazione. Eppure era la prima volta che guidavo una degustazione di un certo livello, per di più in inglese. Universitari americani in viaggio studio in Italia, a Napoli. Bruce Bordelon, professore di viticultura dell'Indiana Wine Grape Council, e Mario Ferruzzi del Department of Food Science, insieme ad un gruppo di studenti coordinati dal giovanissimo Dottor Boris Basile dell'Università Federico II di Portici, mi hanno coinvolto in questa straordinaria degustazione sui vitigni autoctoni campani. Un viaggio attraverso le uve indigene, le diverse province ed i terroir unici della nostra Campania felix.

Ci ha messo lo zampino anche Salvatore Varriale di Rosiello, fresco dalla recente entusiasmante esperienza delle Piccole Vigne, che ha fornito i calici per la degustazione ed inserito la sua Uva Rosa di Posillipo per impreziosire il passaggio degustativo dai bianchi ai rossi, partecipando attivamente ed in prima persona al wine-tasting. Prima, però, di passare ai vini, voglio confessarvi di aver, a lungo, esitato nell'assegnare delle valutazioni (da 1 a 5 stelle), ma alla fine, vista la qualità media assolutamente notevole dei prodotti in degustazione, ha prevalso la decisione di procedere comunque in questa direzione.

Bravi i produttori tutti a sfruttare queste imperdibili occasioni per far conoscere le proprie uve, i propri vini e la propria terra a chi da fuori viene stimolato ed attirato a conoscere il nostro vasto patrimonio ampelografico. Bravi i ragazzi americani entusiasti ed eccitati all'idea di questo percorso virtuale tra le nostre vigne dalla splendida isola di Ischia al vulcano spento di Roccamonfina, dalla Costiera Amalfitana ai Campi Flegrei, dal Vesuvio alla verde Irpinia passando per il nobile Beneventano. Che bello! Un'atmosfera che ricercavo, invano, da tempo. Era tempo, infatti, che non sentivo la mia passione, così forte, per il vino e per i nostri vini scorrere perdutamente, freneticamente ed incontrollata nelle mie vene. Ringrazio pertanto chi mi ha dato la possibilità di vivere questa ennesima incredibile esperienza.

****Biancolella Tenuta Frassitelli 2006 - Casa D'Ambra: che dire? Una conferma anno dopo anno. Un vino sottile e verticale. Niente da spartire con i bianchi moderni, urlati ed ostentati, di oggi. In questo sorso sobrio c'è storia, tradizione e territorio. Gli accenni agrumati, i limoni, le sfumature floreali e speziate, gli accenni vagamente muschiati e minerali. Si suona a basso volume una melodia che è impossibile non sentire.

***Falanghina Ripa Bianca 2006 - Telaro: qui c'è una maggiore ricchezza e cremosità. Frutta bianca croccante, frutta gialla tropicale, nocciola fresca nel finale. Il volume riempie a centro bocca. Il finale non è lunghissimo, tagliato da una sferzante acidità che tradisce la gioventù del campione. Da aspettare.

****Furore 2006 (biancolella e falanghina) - Marisa Cuomo: una combinazione riuscita tra gli elementi caratterizzanti nei primi due campioni (oltre che di uve). Eleganza e sostanza, frutta e mineralità. Concentrazione non fine a se stessa. Chiusura persistente ed appagante.

***Fiano d'Avellino 2005 - Terredora: passo felpato. Sottovoce e raffinato sembra quasi rimanere sottotono schiacciato dall'esuberanza di chi l'ha preceduto. Aromaticamente rilassato su imprevedibili note floreali di fiori rossi, di fresia e rosa, ci regala la classica nocciola, polpa fruttata e sfumature minerali. In bocca è morbido, rotondo, piacevole.

****Greco di Tufo 2005 - Villa Raiano: esaltatevi pure col 2006 perchè io mi diverto ancora col 2005! Una sopresa inaspettata tipica ed allo stesso tempo un pò ruffiana nelle sue note di frutta dolce a pasta gialla e di piccoli frutti rossi. Qualcuno tira fuori il tarassaco, ahimè non lo conosco in italiano figurarsi poi in inglese. Accende però la mia curiosità: devo procurarmi questa pianta e riassaggiare questo vino...

**Coda di Volpe del Vesuvio 2005 (in barrique) - De Caprio: perché sacrificare una materia prima importante asciugandola con una così generosa dose di rovere. Il vino ad alcuni dei ragazzi (non pochi) piace. Il gusto yankee esce allo scoperto ma quando si chiede di alzare la mano per stabilire un vincitore le preferenze vanno altrove. Un'alternativa possibile ispirata dal gusto internazionale per esplorare e sperimentare sulle uve autoctone. Fuori dalle mie corde quindi anche dalla mia comprensione.

***Uva Rosa 2005 - Salvatore Varriale, vignaiolo a Posillipo: interludio. Il vino dei pescatori, il vino spensierato da bere in barca, sulla pizza e sulla mozzarella. La piccola percentuale di carbonica residua è ormai sparita ed il vino ha virato ormai verso note speziate ossidative. Si fa però voler bene ed apprezzare se non fosse altro che per quel piccolo spicchio di vigna ostinatamente voluto e coltivato a ridosso di quella terrazza sopra Marechiaro.

***Sorbo Rosso 2005 (per'e palummo) - Cantine del Mare: rimaniamo sui Campi Flegrei. Fiori, ciliegia e piccoli frutti rossi arricchiti da qualche spezia mutuata dal rovere ci offrono un vino dal tannino e l'acidità irrequieti. Un vino poco incline alla degustazione che chiama decisamente il cibo.

****Conca Rosso 2005 (pallagrello e tanto aglianico) - Poderi Foglia: rapporto qualità-prezzo straordinario. l'aglianico prende il sopravvento sul cugino casertano. Fiori e spezie, rovere e frutto si alternano in una progressione non trascendentale ma efficace. Si fa bere volentieri.

*****Ara Mundi riserva 2003 (aglianico) - Telaro: sarebbe dovuto arrivare per ultimo. Ben mi sta ad averlo, forse, sottovalutato. Questo rosso ha stoffa e carattere. Austero e complesso offre un ventaglio ampio di frutta rossa matura, spezie orientali, tabacco. Al palato il tannino è presente ma vellutato, l'acidità vibrante ma moderata. Bilanciamento delle parti ed armonia delle proporzioni lo eleggeranno, alla fine, il miglior vino in degustazione. Chapeau.

****Erre 2005 (alglianico e piedirosso) - Nicola Trabucco: se quello di Telaro è un quarantacinquenne saggio ed esperto con i suoi tempi ed il suo passo meditato ma sicuro, quello di Trabucco è potenza pura, giovanile baldanza, scalpitante ed incontrollato. Tannini devastanti reclamano qualcosa da mettere sotto i denti. Rosso in divenire dal promettente avvenire.

****Aglianico del Taburno 2003 - Fattoria La Rivolta: 14% alcol in perfetto equilibrio. Qui c'è la liquirizia dell'aglianico, l'esperienza di Angelo Pizzi e la sfida di Paolo Cotroneo. Vino già adesso compiuto ma al contempo in grado di dire ancora la sua nei prossimi anni. Aglianico con un profilo varietale da manuale, ricchezza e concentrazione notevoli, rimane sospeso a metà strada tra l'aerea inafferabilità dell'Ara Mundi di Telaro e la terrena presenza dell'Erre di Trabucco. Tre rossi importanti, ambasciatori diversi, per indole ed interpretazione, di un'unica grande uva: l'aglianico. Taurasi e Vulture oggi possono rimanere a guardare...

Ringrazio tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggermi fin qui, come i ragazzi a stelle e strisce che l'hanno avuta di segurmi fino in fondo questo pomeriggio, regalandomi alla fine un applauso convinto e sincero che vale cento volte di più di qualunque altra lusinga vera o presunta. Condividere con gli altri le mie emozioni è la linfa vitale, la serena musa ispiratrice, di tutto questo mio vinoso sentire.

L'immagine è tratta dal sito www.diwinetaste.com

20 gennaio 2008

 
 
prima pagina | la parola all'agronomo | l'appunto al vino | l'articolo | in azienda | in dettaglio | en passant | affari di gola
presa diretta | mbud | rassegna | la cucina | appunti di viaggio | assaggiati per voi | visioni da sud | sottoscrivi | scrivici