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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Mezzine d'autore

di Fabio Cimmino

Tutti le vogliono, nessuno le prende. C'è ancora un dilagante scetticismo nei confronti delle bottiglie da 0.375 cl. che, veramente, stento a comprendere. Ne ho sentite e lette di tutti i colori (anche recentemente) senza riuscire a capire quali siano le reali perplessità. Mi accorgo che si tratta di timori e pregiudizi infondati, come spesso accade, da imputarsi ad una scarsa conoscenza della materia o, talvolta, a ragionamenti astrusi. Non capisco, ad esempio, a chi possa preoccupare l'ipotesi (tra l'altro non mi pare ci siano studi di natura scientifica al riguardo) che queste bottiglie non abbiano la stessa capacità di invecchiare rispetto al formato da 0.75 cl.

Chissenefrega! Non penso che ci sia qualche pazzo (a meno che non si tratti di uno stravagante esperimento o di qualche originalissima forma di collezionismo) che voglia fare cantina con bottiglie di questo formato. Il target delle "mezzine" deve rimanere, secondo me, principalmente, se non esclusivamente, la ristorazione. A casa, solitamente, quando apriamo una bottiglia non ci preoccupiamo di doverla finire, anche se siamo da soli a bere, visto che per due tre giorni una bottiglia aperta di un buon vino resiste, tranquillamente, se tappata e conservata in maniera corretta, senza creare particolari problemi di sorta. E' soprattutto al ristorante, dove ritengo, invece, quella della mezza bottiglia un'offerta davvero intelligente ed indovinata, in special modo, quando è nutrita e qualificata.

Per quanto costino, in proporzione di più rispetto alla bottiglia intera (anche se qualche produttore illuminato pratica prezzi politici dimezzando esattamente il prezzo originale di listino senza tenerne conto), rimane, per il cliente finale, sicuramente il vantaggio di spendere in ogni caso di meno senza essere costretto, se si è da soli o in compagnia di astemi, a comprare e (peggio) consumare l'intera bottiglia.

La questione costi continua ad essere per il produttore abbastanza cruciale. Si sa, infatti, che sono effettivamente maggiori, dal momento che bottiglia e tappo hanno lo stesso costo, indipendentemente dal formato, e sulle mezzine finiscono per avere una maggior incidenza. Probabilmente sarebbe opportuno che i produttori preferissero chiusure alternative (a vite, oppure sintetiche purchè più economiche) considerato il consumo presumibilmente veloce cui le "mezzine" vengono destinate (in particolare, senza esitazione, opterei per questa scelta sui bianchi). In questo modo di ridurrebbe anche il rischio di "tappo". Bisognerebbe, poi, puntare decisamente sui vini dal miglior rapporto qualità-prezzo. E' importante, infatti, scusate se mi ripeto, che l'offerta sia qualitativamente interessante ed incoraggiante, evitando che sia troppo limitata nel numero e nella selezione. Per la mia analisi, io mi sono mosso in questa direzione.

Ho così reperito una cinquina di campioni, selezionando etichette di comprovata qualità e preoccupandomi di confrontare, contemporaneamente, le sensazioni organolettiche rilevate con quelle dello stesso vino provato dalla bottiglia intera, cioè in versione da 0.75 cl. Il risultato è stato, ca vans dire, differenze veramente minime riscontrate tra i due formati, in taluni casi addirittura nulle, mentre in altri, solo leggermente più evidenti.

Santa Barbara - Le Vaglie Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc 2006: paglierino carico dai riflessi dorati. Interpretazione che offre un giusto compromesso tra la tipicità varietale del vitigno e suggestioni più moderne in termini di ricchezza estrattiva e morbidezza delle sensazioni. Nitido e preciso, al naso, nel profilo fruttato e floreale, coniuga nerbo acido e rotondità al palato. Fresco e sapido mostra un'apprezzabile persistenza nel finale. Decisamente piacevole senza risultare eccessivamente ruffiano. Un vino giovane ed ancora molto compresso per il quale il confronto con la versione da 0.75, risultando perfettamente in linea con la mezzina, ha evitato che potessi cadere nell'equivoco di attribuire al formato ridotto (che al massimo potrà averla accentuata) quella sensazione di chiusura, quasi che il vino, una volta stappato, sentisse bisogno di respirare.

Fattoria La Rivolta - Falanghina del Taburno Doc 2006: giallo carico, concentrato. Generosamente fruttata al naso dove prevalgono le note esotiche mentre una mineralità calda e soffusa rimane confinata sullo sfondo. Sembra, invece, riuscire meglio ad esprimerla al palato, grazie al supporto acido-sapido. Questo mi è sembrato il vino che ha sofferto di più dalla capacità ridotta della bottiglia mostrando maggiore discontinuità rispetto al canonico formato da 0.75 cl.

Mastroberardino - Fiano Docg 2006: giallo paglierino con riflessi verde-oro. Delicatamente minerale all'olfatto. Si percepiscono con maggior intensità le classiche note di nocciola fresca, frutta bianca e gialla matura, con un certo slancio vagamente esotico ed eleganti sfumature floreali. Si conferma al palato ricco, raffinato e sapido. Alcolicità e freschezza risultano molto ben bilanciate. Nonostante il vino sia adatto, senza dubbio, a subire e giovarsi di un minimo d'invecchiamento questa mezzina, ad un anno dalla vendemmia, si mostra in linea con la bottiglia intera. La sua facile reperibilità non potrà che far felici gli appassionati della denominazione.

Maffini - Kleos 2006: rubino dai riflessi violacei. Naso vinoso che profuma di ciliegia, fiori freschi, con un evidente tocco erbaceo. Al palato non nasconde un tannino ed un'acidità, a tratti, esuberanti. Sorso teso e vibrante, chiude bene nel finale, sapido ed ancora fruttato. Nonostante l'importante grado alcolico mantiene un'encomiabile digeribilità, fattore troppo spesso trascurato. Uno stile ed una tipologia di vino rosso, che io definirei da "gregario della tavola", che mi pare particolarmente adatta al formato da 0.375 cl.

Fattoria La Rivolta - Aglianico del Taburno Doc 2004: rubino concentrato dalle sfumature granata. Profuma intensamente di spezie, tabacco e cuoio, frutta rossa matura, anche in confettura, sostenuto e rinfrescato da una bella spinta balsamica. Un naso non particolarmente complesso ma decisamente ampio ed intenso. Al palato mostra un corpo ed una struttura importanti, tannico ed alcolico nel finale. Questa bottiglia pur non mostrando dissonanze con la versione da 0.75 (non conosco, però, la storia della "mezzina" e non so con precisione quando sia avvenuto l'imbottigliamento per poter valutare la capacità d'invecchiamento nei due formati) lascia trasparire la necessità, ancora, di un ulteriore periodo d'affinamento che vedo più opportuno possa aver luogo (per le considerazioni sopra esposte) in vetri di maggiore capacità. Non so se esiste (penso proprio di sì) ma vedo sicuramente più indicato per la "mezzina " l'ottimo piedirosso proposto dalla stessa azienda.

1 novembre 2007

 
 
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