Mezzine d'autore
di Fabio Cimmino
Tutti le vogliono, nessuno le prende. C'è ancora un dilagante
scetticismo nei confronti delle bottiglie da 0.375 cl. che, veramente,
stento a comprendere. Ne ho sentite e lette di tutti i colori (anche
recentemente) senza riuscire a capire quali siano le reali perplessità.
Mi accorgo che si tratta di timori e pregiudizi infondati, come spesso
accade, da imputarsi ad una scarsa conoscenza della materia o, talvolta,
a ragionamenti astrusi. Non capisco, ad esempio, a chi possa preoccupare
l'ipotesi (tra l'altro non mi pare ci siano studi di natura scientifica
al riguardo) che queste bottiglie non abbiano la stessa capacità
di invecchiare rispetto al formato da 0.75 cl.
Chissenefrega! Non penso che ci sia qualche pazzo (a meno che non si
tratti di uno stravagante esperimento o di qualche originalissima forma
di collezionismo) che voglia fare cantina con bottiglie di questo formato.
Il target delle "mezzine" deve rimanere, secondo me, principalmente,
se non esclusivamente, la ristorazione. A casa, solitamente, quando
apriamo una bottiglia non ci preoccupiamo di doverla finire, anche se
siamo da soli a bere, visto che per due tre giorni una bottiglia aperta
di un buon vino resiste, tranquillamente, se tappata e conservata in
maniera corretta, senza creare particolari problemi di sorta. E' soprattutto
al ristorante, dove ritengo, invece, quella della mezza bottiglia un'offerta
davvero intelligente ed indovinata, in special modo, quando è
nutrita e qualificata.
Per quanto costino, in proporzione di più rispetto alla bottiglia
intera (anche se qualche produttore illuminato pratica prezzi politici
dimezzando esattamente il prezzo originale di listino senza tenerne
conto), rimane, per il cliente finale, sicuramente il vantaggio di spendere
in ogni caso di meno senza essere costretto, se si è da soli
o in compagnia di astemi, a comprare e (peggio) consumare l'intera bottiglia.
La questione costi continua ad essere per il produttore abbastanza
cruciale. Si sa, infatti, che sono effettivamente maggiori, dal momento
che bottiglia e tappo hanno lo stesso costo, indipendentemente dal formato,
e sulle mezzine finiscono per avere una maggior incidenza. Probabilmente
sarebbe opportuno che i produttori preferissero chiusure alternative
(a vite, oppure sintetiche purchè più economiche) considerato
il consumo presumibilmente veloce cui le "mezzine" vengono
destinate (in particolare, senza esitazione, opterei per questa scelta
sui bianchi). In questo modo di ridurrebbe anche il rischio di "tappo".
Bisognerebbe, poi, puntare decisamente sui vini dal miglior rapporto
qualità-prezzo. E' importante, infatti, scusate se mi ripeto,
che l'offerta sia qualitativamente interessante ed incoraggiante, evitando
che sia troppo limitata nel numero e nella selezione. Per la mia analisi,
io mi sono mosso in questa direzione.
Ho così reperito una cinquina di campioni, selezionando etichette
di comprovata qualità e preoccupandomi di confrontare, contemporaneamente,
le sensazioni organolettiche rilevate con quelle dello stesso vino provato
dalla bottiglia intera, cioè in versione da 0.75 cl. Il risultato
è stato, ca vans dire, differenze veramente minime riscontrate
tra i due formati, in taluni casi addirittura nulle, mentre in altri,
solo leggermente più evidenti.
Santa
Barbara - Le Vaglie Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc 2006: paglierino
carico dai riflessi dorati. Interpretazione che offre un giusto compromesso
tra la tipicità varietale del vitigno e suggestioni più
moderne in termini di ricchezza estrattiva e morbidezza delle sensazioni.
Nitido e preciso, al naso, nel profilo fruttato e floreale, coniuga
nerbo acido e rotondità al palato. Fresco e sapido mostra un'apprezzabile
persistenza nel finale. Decisamente piacevole senza risultare eccessivamente
ruffiano. Un vino giovane ed ancora molto compresso per il quale il
confronto con la versione da 0.75, risultando perfettamente in linea
con la mezzina, ha evitato che potessi cadere nell'equivoco di attribuire
al formato ridotto (che al massimo potrà averla accentuata) quella
sensazione di chiusura, quasi che il vino, una volta stappato, sentisse
bisogno di respirare.
Fattoria
La Rivolta - Falanghina del Taburno Doc 2006: giallo carico,
concentrato. Generosamente fruttata al naso dove prevalgono le note
esotiche mentre una mineralità calda e soffusa rimane confinata
sullo sfondo. Sembra, invece, riuscire meglio ad esprimerla al palato,
grazie al supporto acido-sapido. Questo mi è sembrato il vino
che ha sofferto di più dalla capacità ridotta della bottiglia
mostrando maggiore discontinuità rispetto al canonico formato
da 0.75 cl.
Mastroberardino
- Fiano Docg 2006: giallo paglierino con riflessi verde-oro.
Delicatamente minerale all'olfatto. Si percepiscono con maggior intensità
le classiche note di nocciola fresca, frutta bianca e gialla matura,
con un certo slancio vagamente esotico ed eleganti sfumature floreali.
Si conferma al palato ricco, raffinato e sapido. Alcolicità e
freschezza risultano molto ben bilanciate. Nonostante il vino sia adatto,
senza dubbio, a subire e giovarsi di un minimo d'invecchiamento questa
mezzina, ad un anno dalla vendemmia, si mostra in linea con la bottiglia
intera. La sua facile reperibilità non potrà che far felici
gli appassionati della denominazione.
Maffini
- Kleos 2006: rubino dai riflessi violacei. Naso vinoso che profuma
di ciliegia, fiori freschi, con un evidente tocco erbaceo. Al palato
non nasconde un tannino ed un'acidità, a tratti, esuberanti.
Sorso teso e vibrante, chiude bene nel finale, sapido ed ancora fruttato.
Nonostante l'importante grado alcolico mantiene un'encomiabile digeribilità,
fattore troppo spesso trascurato. Uno stile ed una tipologia di vino
rosso, che io definirei da "gregario della tavola", che mi
pare particolarmente adatta al formato da 0.375 cl.
Fattoria
La Rivolta - Aglianico del Taburno Doc 2004: rubino concentrato
dalle sfumature granata. Profuma intensamente di spezie, tabacco e cuoio,
frutta rossa matura, anche in confettura, sostenuto e rinfrescato da
una bella spinta balsamica. Un naso non particolarmente complesso ma
decisamente ampio ed intenso. Al palato mostra un corpo ed una struttura
importanti, tannico ed alcolico nel finale. Questa bottiglia pur non
mostrando dissonanze con la versione da 0.75 (non conosco, però,
la storia della "mezzina" e non so con precisione quando sia
avvenuto l'imbottigliamento per poter valutare la capacità d'invecchiamento
nei due formati) lascia trasparire la necessità, ancora, di un
ulteriore periodo d'affinamento che vedo più opportuno possa
aver luogo (per le considerazioni sopra esposte) in vetri di maggiore
capacità. Non so se esiste (penso proprio di sì) ma vedo
sicuramente più indicato per la "mezzina " l'ottimo
piedirosso proposto dalla stessa azienda.
1 novembre 2007