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Trittico bolgherese prima tavola: Tenuta dell'Ornellaia seconda tavola: Tenuta Guado al Tasso terza tavola: Michele Satta Barolo Luigi Arnulfo 1997 Costa di Bussìa Una visione di Costantino Charrère Lorenzo Fabiano: cosa fare di Custoza e Bardolino? Francesco Maria Martinetti e il suo primo Barolo Tenuta Bonzara Claudio Gori: il mio progetto si chiama "Vino-Vigna" Tenimenti Luigi d'Alessandro Giulio Salvioni e Giancarlo Pacenti: confronto ilcinese Intervista a Giacomo Mela, esperto in analisi sensoriale Luca D'Attoma: "L'enologo è come un sarto" Carlo Ferrini: "Sono un uomo di vigna" |
Trittico bolgherese. Terza tavola: Michele Satta di Riccardo Farchioni Dalla
cantina di Michele Satta, che sta un po in alto, si vede il
mare. Anzi, a guardare bene si vede il dito della Corsica. Anzi,
ci è stato assicurato che nelle giornate limpide dinverno si
vedono le montagne innevate della Corsica. Lambiente dove vengono
accolti i visitatori è di gusto personale e deciso: sui tavolini
ci sono le sculture in metallo di un artista locale, e ce una parete
rocciosa intrappolata dietro una vetrata. Satta ci parla da dietro un bancone
e non immagina che si voglia assaggiare ancora del vino, dopo i tour
de force degustativi di Castagneto a Tavola.Io sono venuto qui nel 1974 come garzone di fattoria e nel 1983 mi sono laureato a pieni voti allUniversità di Pisa. La cosa più incredibile è che nonostante mi trovassi in una Università toscana di grande livello cera poca conoscenza della vigna e poca cultura del vino. E dalla campagna il fattore insisteva: "una cassetta a pianta!" cioè venti chili duva a pianta. Nel mio primo vigneto di 1,8 ettari facevo 360 quintali duva. Oggi ne faccio 60. Lavoravo per un anziano produttore ed un giorno gli dissi: me ne vado, voglio lavorare per conto mio, ma lui mi propose in affitto i suoi vigneti. Così ho iniziato Nel frattempo cosa succedeva intorno? Nel frattempo si verificava quella gigantesca sequenza di coincidenze fortunate che risponde al nome di Sassicaia, lemblema del caso e della fortuna: Mario Incisa della Rocchetta sposa una Della Gherardesca, la famiglia patrizia che in passato regnava su tutta la zona. Grande appassionato di Bordeaux, apparteneva ad ambienti nei quali quei vini erano abitudine quotidiana. Inutile dire gli faceva schifo quello che allora veniva fuori da questa terra. Decise di farsi dare un po di barbatelle di cabernet sauvignon da una tenuta del pisano e quando arrivò a vinificarlo per farne il Sassicaia, quegli stessi ambienti furono in grado di riconoscervi immediatamente proprio il Bordeaux." E i passaggi chiave per la zona di Bolgheri sono stati: primo, l'entrata in scena del Sassicaia; secondo, la nascita lOrnellaia, segnata da una consapevolezza già più cosciente delle potenzialità della zona; terzo, nel 1995, Angelo Gaja che con la sua discesa in campo fa moltiplicare allistante il valore dei vigneti. Il Michele Satta produttore è partito invece dal sangiovese. Lottanta per cento dei suoi vigneti iniziali erano proprio a sangiovese, in una assoluta babele genetica. E un sangiovese è suo vino territoriale, il Cavaliere, sicuramente una eccezione nella terra degli uvaggi bordolesi. Poi cerano trebbiano, malvasia, ansonica; più tardi sono venuti i cabernet sauvignon e franc, il merlot, il syrah. Nel frattempo tante prove su vitigni come greco, fiano, falanghina, e poi grenache, tempranillo, teroldego che è lunico che alla fin fine ha dato buoni risultati, ma forse perché gli altri sono stati vinificati maluccio. La scelta per fare un altro vino è caduta però sul viognier, che assaggiamo dalla barrique, e che ci colpisce per le sue note di pompelmo dolce e per una bocca cremosa e grassa. In effetti, una certa passione per i vini bianchi cè sicuramente, e si traduce nellorgoglio di produrre il Costa di Giulia, un taglio che nel 2002 è quasi paritario di vermentino e sauvignon che ha in un ampio bouquet (menta, limone, salvia, erba) e in una buona grassezza le sue doti principali, più che in una acidità spinta che è difficile ottenere in un clima mediterraneo, seppur non caldissimo come quello della zona di Castagneto Carducci. Sentendo lannata 2001, dove cè meno sauvignon, lo troviamo meno penetrante ma con la stessa rilevante struttura. Riassaggiamo poi il Piastraia 2000, ritrovandolo maturo, pieno e potente, e il Cavaliere 1999 grande espressione di sangiovese di territorio. E Michele Satta, attore ma allo stesso tempo testimone attento delle vicende del territorio bolgherese, è lideale pannello conclusivo del nostro "trittico". Anzi, pensandoci meglio, lo vedremmo bene nei panni di una di quelle figure che in certi quadri sono voltate verso chi li sta guardando, stabilendo un contatto fra attori ed osservatori di uno scenario che, nel nostro caso, è quello del vino. 13 giugno 2003
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