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I titoli


Vino e olio diventano scommessa turistica. Presentate le strade enogastronomiche di Castel del Monte

Circa 150 chilometri all'insegna del turismo enogastronomico nel cuore della Puglia, fra bellezze paesaggistiche, ambientali e monumentali, lungo due percorsi che a tratti si sovrappongono e a tratti si integrano, snodandosi fra masserie, oliveti, frantoi, vigneti e cantine nei territori di Andria, Barletta, Bisceglie, Canosa e Ruvo di Puglia, Corato, Terlizzi, Minervino Murge, Bitonto, Toritto, Palo del Colle e Trani. Ecco la nuova, straordinaria doppia opportunità offerta ai turisti ed agli appassionati di enogastronomia di tutto il mondo dalla creazione della Strada dell'Olio Extra Vergine d'Oliva Dop Castel del Monte e dell'omonima Strada dei Vini, che oltre ai Doc Castel del Monte abbraccia anche il Moscato di Trani. Le due Strade, distinte sul piano organizzativo e gestionale, sono perfettamente integrate su quello operativo, della comunicazione e della promozione.
Il primo atto congiunto delle due Associazioni è stato la presentazione ufficiale dei due itinerari e dei relativi pacchetti turistici alla stampa specializzata ed agli operatori professionali italiani ed esteri presenti a Cibus Med, il salone dell'alimentazione mediterranea all Fiera del Levante. "Il turismo dell'olio e il turismo del vino - ha spiegato Nunzio Liso, presidente della strada dell'olio sono oggi le forme più affermate di turismo rurale, un modo semplice e diretto per mettersi in rapporto con l'agricoltura, l'ambiente ed il territorio, per conoscere la qualità dell'olio extravergine, dei vini e dei prodotti tipici, alimentari ed artigianali, oltre che la cultura e le bellezze artistiche, architettoniche e naturali".
"La creazione di questi due nuovi percorsi, distinti ma complementari fra loro - ha invece sottolineato Francesco Liantonio, presidente della strada del vino costituisce uno strumento di autentico marketing territoriale». (n. c.)


(La Repubblica - Bari, 6/5/2001)

Chianti. Grandine, nuova "rovina" per i vigneti


GAIOLE - Dopo la gelata di Pasqua, la grandine: un altro colpo durissimo per i pregiati vigneti del Chianti Classico. E' successo nella prima serata di venerdì: dopo tre giorni di temperature elevate si è verificato un brusco abbassamento della colonnina di mercurio. E' così riapparsa la grandine in seguito a forti temporali. In alcune zone si è formato proprio un manto bianco simile a neve. La grandine ha colpito soprattutto la zona tra Gaiole e Radda, uno degli snodi principali dei Monti del Chianti. Ma non ha mancato di affacciarsi anche più ad ovest, tra Castellina e Barberino d'Elsa. E ora si tornano a contare i danni. Ieri la Protezione Civile ha messo in allerta tutta la zona chiantigiana: possibili altri rovesci.
A.C.


(La Nazione, 6/5/2001)

La Corvo va all'Ilva. Prezzo: 141 miliardi


ENRICO DEL MERCATO

ALLA fine l'ha spuntata la Ilva di Saronno. Il gruppo che ha già in portafoglio marchi come "Amaretto", "Artic", "Mandarinetto Isolabella", "Rabarbaro Zucca", ha acquistato la Vini Corvo. E lo ha fatto mettendo sul piatto un'offerta da 141 miliardi e 550 milioni e presentando un piano industriale che prevede investimenti per circa 35 miliardi e il raddoppio dell'attuale fatturato della casa vinicola di Casteldaccia nel giro di cinque anni. Per la Ilva - che ha un fatturato di gruppo di 300 miliardi l'anno - non è il primo affare siciliano. Dal ‘96, infatti, l'azienda lombarda controlla interamente la Florio, società produttrice del marsala che vanta un fatturato industriale annuo di circa 12 miliardi.
Ieri pomeriggio in un hotel di Messina, dunque, si è chiusa ufficialmente la vendita del gioiello di famiglia della Regione imprenditrice. L'apertura delle buste è avvenuta davanti all'assessore all'Industria Nanni Ricevuto e al commissario liquidatore degli enti economici regionali Alba Alessi. In corsa per l'acquisto dall'azienda di Casteldaccia - dopo gli ultimi rilanci - erano rimasti in tre: oltre all'Ilva c'erano la Santa Margherita, azienda vinicola controllata dal conte Paolo Marzotto e la Wine acquisition, società di diritto lussemburghese creata sotto l'egida di Opera, il fondo di investimento al quale partecipano - tra gli altri - Bulgari e la Fininvest. L'ultima offerta, quella buona, è toccata a Ilva che, tra l'altro, adesso dovrà - per contratto - provare ad acquistare anche le quote dei piccoli azionisti della Corvo pagandole allo stesso prezzo delle azioni che erano detenute dalla Regione. Per i piccoli azionisti si tratta di un affarone, ma anche la Ilva può mettere in campo una sinergia siciliana (Florio e Corvo) che sul mercato vinicolo internazionale potrebbe pesare molto. La casa vinicola Duca di Salaparuta sforna 9 milioni di bottiglie l'anno e fattura circa 50 miliardi, la Ilva di Saronno si è impegnata a mantenere la sede in Sicilia, a non cedere il marchio e ad investire 24 miliardi nel marketing e altri 10 miliardi negli impianti.
Venduta la Corvo, riemergono le polemiche che - la scorsa estate - erano scoppiate intorno all'operazione. Il fatto è che la cessione della Corvo era stata avviata sotto il governo regionale di centrosinistra. Poi, il governo guidato da Angelo Capodicasa cadde. E la nuova maggioranza di centrodestra bloccò quel bando di vendita. Decidendo di allargare la platea dei partecipanti anche alle aziende che operavano al di fuori del settore vitivinicolo. Ecco perché, ieri, dopo l'annuncio dell'avvenuta vendita il leader siciliano di Forza Italia, Gianfranco Miccichè, ha dichiarato: «Non è mai piacevole autoelogiarsi, ma devo proprio dire che avevo ragione. Oggi qualcuno dovrebbe chiedere scusa ai siciliani per avere rischiato di svendere una così importante risorsa per la nostra Regione». Insomma, nel giorno della vendita della Corvo, Miccichè celebra una sua vittoria. Era sbagliato il bando precedente? Alba Alessi, dopo avere espresso soddisfazione per la vendita, commenta: «Nella precedente procedura avevamo raggiunto una offerta di 100 miliardi. Ma ci siamo fermati alla fase delle offerte preliminari. Adesso io non so dire se si sarebbe comunque raggiunta questa cifra. Ma la mia preoccupazione era soprattutto garantire il futuro sviluppo dell'azienda e questo mi pare assicurato».
La cessione del gioiello di famiglia, comunque, viene accolta positivamente anche dalla Cgil. Dice Francesco Cantafia, segretario della Camera del Lavoro di Palermo: «Ci sembra un'iniziativa seria, di carattere industriale, da parte di un gruppo importante del settore. La preoccupazione di possibili manovre speculatorie è terminata. Ma ora inizia la trattativa più difficile. Si apre la porta della contrattazione sindacale, del confronto tra azienda e lavoratori sulla base di un piano industriale che per le organizzazioni sindacali deve essere credibile». Applausi anche da Gaetano Armao, legale di alcuni piccoli azionisti della Corvo che avevano impugnato il primo bando di vendita, non riuscendo però ad ottenere in sede giudiziaria l'annullamento: «L'apertura alla concorrenza sancita dal nuovo bando ed il risultato della procedura di vendita dimostrano la fondatezza delle ragioni esposte dagli azionisti sin dal luglio scorso».

(La Repubblica - Palermo, 12/5/2001)

Londra. Asti lancia un messaggio a «Vinopolis»

ASTI.
Un ponte verso l’Inghilterra per i vini astigiani. Le prime basi le ha gettate una delegazione astigiana di amministratori comunali e provinciali che ha recentemente visitato «Vinopolis» a Londra. È una sorta di salone-museo dedicato ai vini del mondo, dove è possibile conoscerne la storia e degustarli, in un sofisticato progetto di quello che gli anglosassoni chiamano «edutainment», ovvero unione tra educazione e intrattenimento. «È stata una visita di lavoro - spiega l’assessore comunale al Commercio Pierpaolo Pontacolone - per capire innanzitutto come far arrivare a Vinopolis i nostri vini e che cosa si poteva trovare come fonte di ispirazione per noi». Alcune idee, indica l’assessore, potranno essere utilizzate per allestire l’Enofila all’ex Avir quando sarà ristrutturata (i lavori hanno subito un anno di ritardo a causa di problemi della ditta appaltatrice: ora il Comune sta analizzando il da farsi).
Aggiunge Pontacolone: «L’iniziativa è sostenuta da privati con un piccolo contributo pubblico; oltre a un settore dedicato alla storia del vino dall’antichità a oggi, c’è un percorso informativo per aree di produzione. Ci sono poi un negozio di libri e gadget enologici, un ristorante e un’enoteca. Chi paga per una vetrina ha anche diritto di servire i propri vini ai tavoli».
L’assessore si lascia sfuggire una considerazione amara: «L’Italia è poco rappresentata: sono molto più presenti realtà emergenti come Cile, Australia e Russia. Unica eccezione è rappresentata dallo stand dedicato alla Toscana, sponsorizzato dalla Piaggio, dove sui parabrezza degli scooter esposti sono proiettati i paesaggi delle colline del Chianti».
«Abbiamo preso contatti per uno scambio di promozioni tra Vinopolis e la nostra Douja - annuncia Pontacolone - Per noi è un’opportunità per richiamare un certo tipo di turismo da aree che finora non si sono dimostrati interessati ai vini italiani, come l’Inghilterra e i paesi scandinavi, tradizionalmente indirizzati verso altre zone di produzione». A sostegno del progetto di scambio eno-culturale con l’Inghilterra scende in campo anche la Camera di Commercio: il presidente Aldo Pia indica che sarà presentato in Regione un progetto congiunto per promuovere la produzione vinicola piemontese.


(La Stampa, 12/5/2001)


Tortona. Il suo simbolo è il grappolo d’uva rappresentato in un mosaico romano. I soci sono 840. «Viticoltori del Tortonese», 70 anni di storia


Fondata nel ‘31, la Cantina sociale, una tra le più antiche del Piemonte, oggi si chiama anche «Viticoltori del Tortonese». Il suo simbolo è un grappolo d’uva, rappresentato in un mosaico romano che si trova al museo civico: è un monito per i viticoltori del posto a produrre solo vini di qualità e a non tradire una terra che la Storia ha voluto ricordare anche per la sua vocazione vinicola. Con il trascorrere degli anni il ruolo della Cantina sociale ha assunto un peso sempre più importante nella vinificazione delle uve del Tortonese, facendo conoscere e apprezzare ad una sempre più vasta clientela i vini di qualità dei Colli Tortonesi.
Oggi, presieduta da Carlo Varni, si posiziona tra le aziende più qualificate del settore proponendo una vasta gamma di vini doc e con una nuova immagine per far conoscere l’evoluzione di una Cantina che fin dal ‘31 ha promesso di rispettare e promuovere la tradizione vinicola locale attraverso un continuo miglioramento del prodotto.
Quella della Cantina sociale è la storia di 38 medi e grandi viticoltori che, all’alba degli anni Trenta, quando la crisi economica iniziò a far sentire i suoi effetti, decisero di unire le forze per impedire l’estinguersi di una delle più antiche tradizioni del Tortonese, l’arte di fare il vino.
La Cantina, realtà produttiva importante, aspira però ad affermarsi in fasce di mercato sempre più ampie, continuando quel miglioramento qualitativo ininterrotto iniziato con il riconoscimento della doc (’73) per il Barbera e per il Cortese dei Colli Tortonesi: due delle perle vinicole che ancora oggi caratterizzano l’ampia e qualificata offerta di vini ottenuti coniugando il rispetto della tradizione con l’impiego delle moderne tecniche di vinificazione.
E’ una realtà, quella della Cantina Sociale di Tortona «Viticoltori del Tortonese», costituita da circa 840 soci con più di 650 ettari di vigneto. All’interno del complesso che ospita la Cantina i soci hanno creato anche un punto vendita per i loro vini, uno dei quali prodotto in quantitativo limitato e dedicato al pittore Pellizza da Volpedo, raffigurante in etichetta alcune delle opere più significative dell’artista. L’etichetta di quest’anno riporta il «Quarto Stato» e contrassegna un lotto di 2500 bottiglie di barbera doc 1998, appositamente selezionato dalla Cantina che segue i quattro lotti degli anni precedenti cui erano abbinati altrettanti capolavori pellizziani.
Si chiude così in concomitanza con le celebrazioni del centenario del «Quarto Stato» l’iniziativa quinquennale promossa in collaborazione tra la Cantina Sociale di Tortona e l’Associazione Pellizza da Volpedo per acquisire risorse destinate alla valorizzazione del patrimonio pellizziano.
Alla Cantina, dunque, si effettua la vendita al minuto (i prezzi sono ottimi) di tutte le linee di prodotto: oltre ai vini doc (Barbera, Cortese, Dolcetto, Chiaretto e Piemonte Chardonnay), completano la gamma di prodotti della Cantina vini aromatici, spumanti e grappe. Ogni tipologia è contraddistinta da una particolare etichetta, messa a punto per essere in linea con la nuova immagine che caratterizza sul mercato i «Viticoltori del Tortonese».

 

(La Stampa, 12/5/2001)
Prunotto si espande in Piemonte per fare un nuovo vino rosso

Michèle Shah
La prestigiosa azienda piemontese Prunotto ha comprato una proprietà di 22 acri in Monferrato, dalla quale progetta di trarre un nuovo vino rosso, blend principalmente a base di Barbera. L'azienda, di proprietà della famiglia Antinori, ha pagato una cifra vicina ai 500 mila dollari per la tenuta alla fine di Marzo. Albiera Antinori, presidente di Prunotto e figlia di Piero Antinori, a capo della Marchesi Antinori, ha detto che in primavera si stanno piantando 10 acri di Merlot e Barbera. Il prossimo anno spera di piantare mille vigne di Albarossa (incrocio di Barbera e Nebbiolo). La parte rimanente della tenuta sarà piantata con vigne sperimentali di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. "L'idea è di fare un vino rosso di punta, complesso, che sarà un blend delle varietà che si adattano meglio al terroir", ha detto Albiera Antinori. A seconda del blend, ha aggiunto, il vino potrà essere inserito sotto la denominazione Monferrato, Piemonte doc o Langhe doc, o semplicemente come Barbera d'Asti. "La nuova proprietà risiede sul lato una collina ben ventilato ed esposto a sud-est, con una buona mistura di terreni sabbiosi, calcarei e silicei; sebbene i terreni circostanti hanno la fama di produrre vini di alta qualità, questi non sono stati coltivati per lungo tempo, quindi dobbiamo ripulirli e ripiantarli." Antinori prevede la prima vendemmia per il 2005, in vendita nel 2007. Sebbene sia troppo presto per esserne sicuri, prevede una produzione di 1500 casse con un prezzo di circa 50 dollari a bottiglia. Prunotto produce già uno spettro di vini tradizionali del Piemonte, tra i quali Barolo, Barbaresco, Barbera d'Alba, Dolcetto d'Alba e Roero Arneis, assieme ad una piccola produzione di Grignolino, Moscato e Nebbiolo. Produce in media 90000 casse di vino per anno, 10000 delle quali sono esportate negli Stati Uniti.

 

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