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Le visioni passate
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Di ritorno dalle vacanze estive ho chiesto ai ragazzi dell'AcquaBuona di pubblicare questo mio resoconto di una splendida degustazione alla quale ho avuto l'onore, ed il piacere, di partecipare la sera prima di ferragosto in Alto Adige, dove ero con la mia famiglia per trascorrere le vacanze estive. Ho cercato di renderlo quanto più "breve" possibile compatibilmente con quella "lunghissima" giornata. Innanzitutto, anche se già una volta ho scritto, in questa stessa rubrica, di un off-line tenutosi vicino Bologna, molti si staranno, probabilmente, chiedendo: <ma che diamine è un "off-line"?> Presto detto, si tratta di un incontro dal vivo tra persone che si frequentano virtualmente su un forum in internet per scambiare opinioni, consigli e quant'altro in merito ad un determinato argomento. E' scontato che nel caso nostro si trattasse di argomento-vino. Gli amici intervenuti erano quasi tutti assidui frequentatori del forum di Porthos (una bellissima rivista cartacea romana indipendente guidata da Sandro Sangiorgi) con qualche intruso. Si sono infatti uniti al nostro gruppo di incalliti bevitori un frequentatore del forum di Winetherapy, alcuni produttori altoatesini (tra cui la moglie di Mayr Nusserhof e l'esordiente Garlider) ed addirittura un professore universitario, Mr.Jim Manning, direttamente da Davis in California! Considerato che ognuno di noi portava al seguito una media di 6 bottiglie ci siamo subito resi conto che il numero finale di etichette da degustare sarebbe stato troppo elevato e che molto probabilmente alcune bottiglie sarebbero rimaste "inutilizzate". Nulla di più errato. Alla fine della serata le 46 (si avete capito bene quarantasei!) bottiglie arrivate nei pressi di Merano erano state tutte puntualmente stappate e regolarmente degustate. Una buona parte è stata affrontata in maniera canonica, a partire dal tardo pomeriggio, avvalendosi di un'apposita sputacchiera, mentre le altre nel prosieguo della serata, comodamente seduti a tavola in accompagnamento ad un menù degustazione approntato per l'occasione dal ristorante che ci ospitava (con tutto il personale in sala, inutile a dirvi, alquanto incuriosito...) Bando alle ciancie, eccovi le note di degustazione dei vini (degustati rigorosamente alla cieca!): Moutard Champagne Cuvée des Six Cépages 2000: uno champagne molto particolare che oltre ai tre classici vitigni della regione, cioè Pinot Nero, Pinot Meunier e Chardonnay, vede l'impiego di ben altre tre varietà (da cui il nome "cuvèe dei sei cepages") ormai in disuso (o dovremmo dire in via di estinzione?!) ma che un tempo erano coltivate diffusamente nella Champagne. Si tratta di un prodotto sicuramente originale, sui generis, dal naso un pò rustico, burroso, con una nota di pesca gialla leggermente tostata. Al palato si rilevano un'acidità vibrante ed una finale di media lunghezza. Non male! Jean Milan Champagne Rosé Charles de la Milanière: la bottiglia sembrava aver sofferto il viaggio, un po’ chiuso e piuttosto acido. Nonostante ciò si tratta di uno dei miglior Champagne Rosè in circolazione. Definito da molti un "Borgogna con le bollicine". Finezza, eleganza, piccoli frutti rossi e nuance minerali per uno champagne di grande piacevolezza da provare a tutto pasto!. La Merlina Gavi di Gavi 2003: un vino da vigne di 60-70 anni dalla bassissima resa, per di più situate nei terreni a maggiore vocazione per il Cortese in Gavi, vicino a quelli della Tenuta La Scolca. Nasce su terreni dominati dalll'argilla ma particolarmente ricchi di minerali. Un vino quotidiano, dalla contenuta gradazione alcolica(12%), corretto, semplice, con note di frutta ed un tocco floreale al naso. Molto piacevole al palato. Bruno Lupin Roussette-de-Savoie Frangy 2000: bottiglia "tappata" (nel senso dall'evidente sentore di tappo). Un peccato eravamo tutti molto curiosi riguardo a questo vitigno, la Roussette, coltivato in Savoia. Garlider Alto-Adige - Valle d'Isarco Sylvaner 2003: Garlider è un giovanissimo produttore alla sua primissima annata ed ha deciso di unirsi a noi con i suoi vini. Un Sylvaner dall'aromaticità intensa, rotondo, bilanciato, forse solo leggermente carente in acidità. Garlider Alto-Adige - Valle d'Isarco Müller-Thurgau 2003: una delle sorprese più interessanti della serata. Un Muller-Thurgau di altissimo livello.Oltre alla solite e tipiche sfumature aromatiche, qui perfettamente imbrigliate e contenute (alla faccia di chi ci vuole far passare per muller dei sauvignon taroccati!), lascia spazio ad una incredibile carica minerale, da "riesling di razza", serrato e profondo, delizioso nell'incedere al palato. E pensare che il produttore prima di vedere le nostre entusiastiche reazioni aveva deciso di spiantare quelle vigne per reimpiantarle con sistemi più moderni. Mosbacher Hof - Erwin Klein Forster Ungeheuer Spätlese Trocken 1993: una chicca portata da Francesco, un ragazzo innamorato del riesling e della Germania (in tutti sensi visto che la sua ragazza è tedesca: neanche a farlo a posta era di ritorno dalla sua ennesima incursione nella Mosella. Questa bottiglia l'ha acquistata da un produttore della Pfalz, che però si è ormai ritirato. Un riesling tradizionale, vecchio stampo, con aromi petrolchimici in evidenza (cherosene) con vaghi ricordi di pesca bianca e mango. Per gli amanti del genere. Karthäuserhof Eitelbacher Karthäuserhofberg Spätlese Trocken 2002: un altro riesling di buona fattura, molto piacevole ed interessante. Frutto maturo, rotondo e grasso al palato. Jordan & Jordan Scharzhofberger Spätlese Trocken 1997: ancora riesling, nello specifico uno dei bianchi più performanti della serata: sentori iodati, mineralità commovente, acidità rinfrescante, sfumature agrumate e note di piccoli frutti di bosco sia bianchi che rossi (si avete capito bene un bianco che profuma di piccoli frutti rossi!). Finale lungo ed elegante. Heymann-Löwenstein Schieferterrassen QbA 2000 #5: ennesimo riesling della serie, questa volta caratterizzato da frutta gialla matura, accenni tropicali ed una minore freschezza acida. Si tratta di un esperimento (#5) di vinificazione in barrique. Coulée de Serrant Savennières - Clos de la Coulée de Serrant 1996: Il mio vino bianco della serata. Ci vorrebbero pagine e pagine solo per raccontarvi chi è il Nicholas Joly e la sua filosofia produttiva. Si sente, sempre più spesso di questi tempi, parlare di biodinamica, ebbene Joly è "IL" punto di riferimento della biodinamica applicata al mondo del vino. Il vitigno è lo Chenin Blanc, la zona è la Loira. Un vino che ha bisogno di molto tempo per ossigenarsi ed aprirsi nel bicchiere. Profuma di pesca, mela, pera ed agrumi. Poi inizia la sua ascesa camaleontica ripulendosi di volta in volta di più ed offrendo ogni dieci secondi qualcosa di nuovo al naso. Sfodera eleganza, finezza e si arricchisce di inusuali e straordinarie sfumature minerali. Henri Gouges Nuits-Saint-Georges - La Perrière 2000: una grandissima delusione. La Nuits Saint Georges è area di elezione per il pinot nero ma pur sempre di uno chardonnay borgognone si tratta e ci aspettavamo tutti molto di più. Qui c'è solo tanto legno, veramente troppo! Villa Diamante Fiano-d'Avellino Vigna della Congregazione 2002: questo, è inutile che lo sottolinei, l'ho portato io ed è stato uno dei vini più apprezzati della serata. Esplodono al naso note di castagne arrostite, pesca e mela renetta. La quintessenza del fiano. Un punto di riferimento per la promossa DOCG campana. Vigneti Ambrosini Fiano-di-Avellino 2000: anche questo portato da me ma, aimè, in questo caso, già ossidato e decrepito! Castelmagno Fontana del Piano 2002: il mio secondo flop della serata!. Un nuovo vino per una nuova azienda del beneventano condotta dall'enologo Angelo Pizzi. Da un vitigno autoctono (o meglio un clone particolare di falanghina?) vinificato veramente male! Legno invadente e volgare. Speriamo che il 2003 rigeneri quest'etichetta e ci sappia regalare qualcosina di meglio e di diverso! Castello della Salla Cervaro della Sala 1999: una bottiglia che non fa onore alla sua fama. Un gloriosa etichetta che fu (nei primi anni novanta). Si avvertono note di caffè, burro, frutta secca ed una nota di bourbon scotch (whisky) nel finale. Meglio sicuramente del successivo 2000 ma assolutamente non nelle mie corde. Per gli amanti del rovere francese... Castello della Salla Cervaro della Sala 2000: non voglio inferire oltre, penso possa bastare la chiosa della mia nota precedente. Domaine de Bellivière Jasnières Caligramme 2002: un altro chenin dalla Loira, uno tra i più fini ed eleganti in circolazione. F. Weins-Prüm Wehlener Sonnenuhr Auslese 2003 #4: un riesling diretto, semplice, segnato dal frutto e dall'annata più che dal territorio a causa di una vendemmia insolitamente calda per quelle latitudini. Un auslese che mostra, dunque, un acidità più bassa e zuccheri residui più presenti di quanto solitamente caratterizza la tipologia. Meglio forse proporlo a fine pasto. Clos Rougeard Saumur Brézé 1999: ecco finalmente un vino che può essere considerato un campione esemplare di un uso intelligente del rovere. Un frutto croccante ed una bella mineralità di sottofondo danno vita ad un vino elegante e piacevole da bere. Legno perfettamente integrato (leggi assorbito!). Da riprovare quanto prima! Olivier Merlin Pouilly-Fuissé Terroir de Fuissé 1997: ci risiamo, un altro vino francese sommerso dal rovere. Pacherhof Alto-Adige - Valle d'Isarco Pinot Grigio 2003: un pinot grigio agrumato e minerale. Netti sono i sentori di pompelmo e pesca. Molto al di sopra della media dei pinot grigio italiani in circolazione! Alois Lageder Alto-Adige - Chardonnay Löwengang 2000: tra i vini più discussi della serata. Esaltato da alcuni per l'uso attento del rovere con una progressione sobria ed intrigante, a me non ha particolarmente entusiasmato. Nulla da eccepire, intendiamoci, ma le emozioni, per me, dimorano altrove. Wittmann Westhofener Morstein Trocken 2002: un vino didattico, tra l'altro molto favorevole dal punto di vista qualità prezzo, che dovrebbe essere preso come punto di riferimento da tutti quei produttori italiani seriamente intenzionati a produrre riesling. Garlider Alto-Adige - Valle d'Isarco Gewürztraminer 2003: un traminer aromatico senza eccessi. Un'ottima interpretazione di questo vitigno che molto spesso può risultare stancante a causa di aromi spinti e zuccheri residui in eccesso. Qui c'è tanta materia ma anche tanta acidità di sostegno. Garlider Alto-Adige - Valle d'Isarco Schiava Klauser Laitacher 2003: l'ultima cartuccia sparata dal giovane Garlider, che a posteriori posso dire essere stato la vera rivelazione di tutta la serata. Gli auguro che il meritato successo arrivi quanto prima. Anche con questo rosso dimostra di avere mano felice. Un vino che dimostra come sia possibile ottenere anche dalla schiava, un vitigno dalla estrema semplicità espressiva, qualcosina in più di un semplice vino da pasto! Vigna di Terre Rosse Colline-Saluzzesi Pelaverga 2003: un pelaverga fuori zona... Siamo, infatti, non a Verduno, patria di elezione, ma a Saluzzo. Si avverte un fruttato profumato di spezie. Si sentono le fragoline di bosco e fiori rossi di montagna. La qualità ad un prezzo sostenibile. Cantine Sella Bramaterra 2000: ...che nebbiolo! Ed anche in questo caso che prezzi... Si sentono al naso nuance balsamiche di menta, note minerali di ruggine, si respirano il cassis ed i fiorellini nel bosco, poi l'anguria. Un bravo produttore immeritatamente trascurato dalla stampa di regime! Brovia Dolcetto-d'Alba Solatio Brovia 2000: un dolcetto affinato in barrique, nulla di trascendentale. Buona l'esecuzione ma senza particolari sussulti. Jean-Paul Brun Beaujolais Le Buissy 1999: Beaujolais non è solo la patria del Noveau (il pari grado del nostro novello per chi non lo sapesse), ma anche di vini dallo straordinario qualità prezzo. Questo è uno di quelli! Cantine Apulia Daunia Uva di Troia Astrale 2003: ...euro 2 franco cantina per un Uva di Troia in purezza. Un frutto leggermente verde e balsamico per un vino che non ha pretese se non di quella di farsi bere, bere,.. e ancora bere! Mayr - Nusserhof Alto-Adige - Lagrein Riserva 1990: un altro produttore ignorato, a torto, dalle guide e dalla stampa. Grandi vini e prezzi più che abbordabili. Un lagrein che non vede legno e che a quindici anni dalla vendemmia si mostra ancora in splendida forma. Uno dei migliori rossi della serata. Poggio di Sotto Brunello-di-Montalcino 1994: un brunello di stile tradizionale che privilegia l'espressività più vera e varietale del sangiovese. Frutto (ciliegia sotto spirito) ancora in primo piano con spezie, catrame ed acidità a fare da contorno. Oasi degli Angeli Marche Kurni 1998: uno dei vini più discussi della serata che ha, letteralmente, diviso i presenti. C'è chi lo ha criticato a priori mostrando pregiudizi di sorta. E' un blockbuster tutto muscoli e potenza ma anche grande carattere. Non c'è dubbio. A me tutto ciò non dispiace affatto. Una carbonica residua può, invece, dar fastidio a qualcuno ed è innegabilmente presente. Note terziarie sono già prevaricanti. Montevertine Toscana Le Pergole Torte 1994 & 1996: non penso che le mie note possano aggiungere qualcosa alla grandezza del vino e dell'uomo (scomparso qualche anno fa) che l'ha fortissimamente voluto: Sergio Manetti. Un vino straordinario da due annate troppo precocemente archiviate e sottovalutate! Mommessin Clos-de-Tart 1990: ...una mezza delusione. Il valore assoluto del vino non si discute ma nell'insieme da un nome così blasonato ci sia aspettava di più. C'era chi lamentava eccessi di solforosa ed un vino ormai al capolinea. A me così non è parso. Purtroppo i costi proibitivi mi tengono lontano dall'eventualità di un possibile riassaggio. Massolino Barolo Riserva Vigna Rionda 1996: un altro vino molto discusso!. E' sicuramente ancora troppo giovane. Il tannino è a tratti devastante così come l'acidità. Affascina l'accattivante profilo minerale. Un vino che secondo alcuni potrà diventare leggenda mentre secondo altri si autodistruggerà in virtù degli eccessi legnosi che denota in questa fase. Solo il tempo ci dirà chi ha avuto ragione. Valentini Trebbiano d'Abruzzo 1998: un vino ancora giovanissimo ed in perfetta sintonia con lo stile del produttore. Attualmente lieviti ed afrori animali disturbano piacevoli sentori di frutto ed erbe aromatiche che rimangono schiacciati in secondo piano. Dönnhoff Oberhäuser Brücke Spätlese 2003: un altro riesling 2003 che conferma la disastrosa annata per il vitigno tedesco ma soprattutto per determinate tipologie (spatlese in primis). La mineralità viene, infatti, sacrificata sull'altare degli eccessi aromatico-terpenici. Qualcuno, a questo punto, ricontando i vini probabilmente non si troverà con i 46 preannunciati, ma sono io che a questo punto della degustazione, ormai erano passate le 11.00, ho dovuto lasciare il tavolo. La mia piccola Micaela proprio non ne voleva sapere più di dormire tra le braccia della mamma (che a sua volta aveva le braccie distrutte!) e reclamava un giaciglio per la notte... Alto Adige felix a tutti 21 settembre 2004
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