|
Le visioni passate
Vinischia
2005
IRPINIAWINE
A spasso per Vitigno Italia
Novità campane al Vinitaly
Pallagrello bianco o coda di volpe...
Metti una sera a cena
"Grandi e piccoli" vini della provincia di Napoli
L'altro Taurasi
I piccoli artigiani
del Cilento
La Falanghina
del metodo Frojo
Recenti assaggi
campani
L'industria del vino
del Sud
Mega off-line
di Agosto in Alto Adige!
Vinalia
2004
In archivio
|
|
"Grandi e piccoli" vini della provincia di Napoli
di Fabio Cimmino
I vini prodotti nella provincia di Napoli rivendicano sempre più
prepotentemente un ruolo da protagonista nel variegato e complesso panorama
produttivo della mia Campania Felix. Le Doc interessate sono molteplici
e rappresentano un vero e proprio viaggio alla scoperta di vecchie tradizioni
e storie affascinanti. Si parte dai Campi Flegrei, a nord del capoluogo
partenopeo (abbracciando l'isola di Ischia) fin dentro i confini del centro
cittadino, per arrivare nel cuore della Penisola Sorrentina, a sud di
Punta Campanella fino a confini con la Costiera Amalfitana, passando attraverso
le vigne che affondano le proprie radici nei terreni lavici all'ombra
del Vesuvio.
I
Campi Flegrei rappresentano una superficie vitata di tutto rispetto,
anch'essa di natura vulcanica (siamo nella terra della Solfatara, vulcano
ancora attivo, temuto e cantato sin dall'antichità) che vede alternarsi
produttori di dimensioni medio-grandi a piccoli ed intraprendenti artigiani.
Da un lato troviamo, così, le cantine Grotta del Sole della
famiglia Martusciello che da sempre cercano di coniugare ai grandi
numeri anche un'elevata qualità, dall'altra personaggi come Luigi
di Meo dei Vini della Sibilla, che custodisce ancora vigneti
a piede franco coltivati con antichi sistemi quali l'allevamento a spalliera
puteolana (molto più bassa dell'alberata aversana ma non di meno
suggestiva). Ho assaggiato le ultime edizioni delle due selezioni più
importanti di Grotta del Sole: Quarto di Luna 2002 e Quarto
di Sole 2001. Il primo è un blend di falanghina e coda di volpe
che nonostante una maggiore concentrazione di materia ed aromi e l'uso
del rovere mantiene un andamento sobrio conservando ed esaltando le caratteristiche
di freschezza e bevibilità della falanghina. Il secondo è,
invece, un blend di aglianico e piedirosso, che strizza l'occhio al consumatore
moderno senza perdere di vista i caratteri varietali dei due vitigni autoctoni
da cui nasce, cercando di realizzare un'armoniosa integrazione. La ciliegia
fresca e la nota pepata del piedirosso si fondono così, elegantemente,
con la prugna matura e le note balsamiche dell'aglianico. Più semplice
ed immediato l'approccio con i Vini della Sibilla. La Falanghina 2003
continua ad affrontare egregiamente lo scorrere del tempo, conservando
la freschezza e la sapida mineralità che l'hanno contraddistinta
sin dall'esordio. Il vero capolavoro dell'annata 2003 Luigi di Meo lo
ha, però, conseguito con il suo rosato Baios, un piedirosso
che non ha nulla da invidiare, per intensità e persistenza, ad
un vero e proprio rosso. Le particolarissime condizioni climatiche dell'annata
2003 hanno permesso di ottenere un rosato di incredibile concentrazion,e
che regala un frutto succoso arricchito da venature speziate, il tutto
sostenuto da una vivace e fresca acidità.
Ad
Ischia il confronto tra Davide e Golia si ripete. Questa volta ha per
protagonisti Casa D'ambra da un lato e la famiglia Cenatiempo
dall'altro. I numeri di Casa d'Ambra sono di tutto riguardo e bisogna
rivolgere l'attenzione al cru Frassitelli per ritrovare l'atmosfera
isolana più vera e contadina. I bianchi da queste parti non sembrano
aver gradito la siccitosa estate 2003 ed anche questo cru di biancolella
in purezza non sembra mostrare la solita verve minerale. Rimane un vino
fine ed elegante, appena sussurrato... forse un pò troppo sussurato.
Le sfumature floreali si innestano, infatti, su di un corpo fruttato senza,
però, raggiungere la persistenza e la profondità alle quali
ci ha abituato. Anche i bianchi di Cenatiempo sembrano aver sofferto la
calda estate 2003 ed allora ecco fare la sua apparizione il Per'e Palummo
a tenere alto il blasone di famiglia. Un vino decisamente concentrato,
caratterizzato da un frutto rosso maturo e da una spruzzata di pepe bianco
senza rinunciare alla proverbiale freschezza e sapidità.
Dai
Ischia ci spostiamo alle falde del Vesuvio dove ancora non sembra trovarsi
un protagonista di primo piano che possa fare da traino all'intero territorio.
Ci prova da qualche anno Villa Dora con l'aiuto dell'enologo Roberto
Cipresso. I vini, tutti targati 2001, appaiono ancora "work in
progress" dibattendosi tra il raggiungimento di un giusto equilibrio
con il legno ed una migliore felicità espressiva. Il bianco Vigna
del Vulcano 2001 ed i rossi Gelsonero e Forgiato appaiono
ancora richiusi su se stessi: se da un lato fanno presagire una certa
longevità, dall'altro sorgono dubbi su quanto ancora possa perdurare
questa fase di chiusura, piuttosto severa e penalizzante, soprattutto,
nei rossi. Molto più semplice decifrare i Lacryma Christi di
Scala (rosso 2003) e di Sorrentino (bianco 2003). Il primo
appare ancora imbrigliato in un impostazione rustica e approssimativa,
gioca le sue carte sull'immediatezza del frutto e la freschezza acida.
Meno scontato l'approccio alla coda di volpe di Sorrentino. Il vino sembra
offrire il meglio di sé nella parte finale per via retrolfattiva.
Il primissimo impatto è influenzato piuttosto negativamente da
una prevaricante nota alcolica. Al palato, invece, il vino si dispiega
con maggiore precisione raggiungendo il suo apice dopo la deglutizione
quando regala piacevolissimi ricordi di nocciola.
A traghettarci verso la Penisola Sorrentina troviamo l'azienda De
Angelis che, pur avendo la propria base operativa nel centro di Sorrento,
produce soprattutto Lacryma Christi, in tutte e tre le versioni:
bianco, rosso e rosato. L'intensità e la peculiarità degli
aromi colpisce e, non posso nascondere, insospettisce. Un Lacryma Christi
bianco così profumato non l'avevo mai provato e non basta un saldo
di falanghina né la vulcanica mineralità dei terreni a poter
da sola regalare aromi "da Sauvignon"... Discorso diverso per
la versione in rosso che sembra più rispettosa ed in linea con
il varietale.
Dulcis in fundo, è proprio il caso di dire, la presentazione della
seconda annata del "vino da conversazione" (io direi, meglio,
da dessert!), Giardini Arimei, prodotto in quel di Ischia dai Fratelli
Muratori. Al naso si susseguono odori di erbe mediterranee, agrumi,
albicocca matura, confettura di fichi e miele. Completano il quadro note
di cera ed incenso mutuate dal legno. L'approccio al palato è contraddittorio:
pur dotato, infatti, di notevole freschezza, proprio in virtù della
stessa chiude, di contro, un pò troppo velocemente e asciugante.
Da seguire.
Campania felix a tutti
14 febbraio 2005
Immagini:
La solfatara, Ischia e una vista di Napoli (da http://www.agraria.unina.it)
|