Vinischia 2005
di Fabio Cimmino
I
Greci, per primi, introdussero la coltivazione della vite sull'Isola
di Ischia: varietà selezionate, vigneti con forma di allevamento
bassa per meglio sfruttare il calore del suolo, numero elevato di ceppi
per ettaro, e potatura corta. Le viti sono abbarbicate sul tufo verde,
pietra caratteristica di formazione marina, di cui son fatti pure i
muri a secco, detti parracine, che da secoli delimitano i lembi di terra
entro i quali si snodano i vigneti ischitani. La particolare conformazione
del territorio, unitamente all'intenso sfruttamento da parte del turismo,
ha contribuito a frammentare i vigneti e a spostarli su pendii sempre
più ripidi trasformando la coltivazione della vite sull'isola
in viticultura "eroica" di montagna, aumentando inevitabilmente
costi di produzione e di gestione. Tra i vitigni a bacca bianca dominano
il Biancolella e il Forastera, seguono l'Arilla
e il San Lunardo. Tra quelli a bacca rossa predomina il Per'é
Palummo, seguono il Guarnaccia e il Cannamelu.
Per quanto riguarda la manifestazione di quest'anno, secondo me, si
è fatto un passo indietro. Se infatti quella dell'anno scorso
sembrava fin troppo mirata verso un pubblicato specializzato, quella
di quest'anno con il ritorno in Piazzale delle Alghe, di fronte al Castello
Aragonese (la location dello scorso anno, a Cartaromana, anche se più
difficile da raggiungere era da togliere il fiato), nonostante l'ingresso
a pagamento ed un'area recintata, non è riuscita ad evitare una
certa confusione ed un atmosfera più da sagra di paese che da
evento di settore. Non mi sono, comunque, perso d'animo ed ho iniziato
puntualmente il mio giro con un brut da uve biancolella presentato per
la prima volta l'anno scorso. Si tratta del Perle d'Ischia, un
metodo classico ottenuto con le uve coltivate sulle soleggiate colline
di Cimmentorosso dall'azienda agricola Colella che gestisce,
tra l'altro, anche l'agriturismo la Pergola a Forio d'Ischia. Il vino
è interessante e sicuramente trova nella piacevolezza ed immediatezza
della beva la sua arma migliore. Per il resto sconta una certa banalità
espressiva, rimanendo imbrigliato sulle note un po' classiche di crosta
di pane, biscotto e lieviti.
Archiviato
l'aperitivo sono passato alla degustazione dei bianchi e successivamente
dei rossi. In questo resoconto ho preferito però riportare gli
assaggi facendo riferimento alle aziende, non rispettandone dunque la
cronologia. Pasquale Cenatiempo ha raccolto nel 1992 il testimone
del padre Francesco. Attualmente produce sei etichette tutte a denominazione
di origine, ad eccezione del Mavros, la nuova scommessa in rosso che
prevede l'affinamento in barriques. Il Biancolella 2004 dà
subito un'idea della buona annata, nettamente più equilibrata
ed interessante della precedente. Al naso si avvertono note di frutta
matura e chiude con un finale ammandorlato. Al palato la freschezza
sostiene l'impianto gustativo. Maggiore intensità aromatica al
naso ed un nerbo più deciso al palato caratterizzano l'Ischia
Bianco Superiore 2004, in cui alla Biancolella si aggiunge un saldo
cospicuo di Forastera. Il naso è fruttato, floreale con spiccate
note minerali. La bocca fresca, pimpante senza cedimenti. Un altro Ischia
Bianco Superiore, sempre uvaggio di biancolella e forastera, il Leukos
2004, chiude la serie di bianchi. Un vino dalla forte personalità,
una sorta di cru ottenuto da una vendemmia leggermente tardiva. Originale
il naso giocato tra note di fiori dolci e mineralità termale.
Coerente il palato sospeso tra sapidità e dolcezza. Per i rossi,
sia l'Ischia Rosso 2004 (blend di piedirosso e guarnaccia più
altre uve rosse locali) che il Per'e Palummo 2004 hanno dimostrato
di avere una bella acidità di fondo ed un naso, seppur non pervaso
da picchi di profondità, in grado di esprimere carisma e territorialità.
Vinosità, frutto e tannino richiamano profumi e sapori d'altri
tempi, reinterpretati con grande precisione in una chiave più
moderna e meglio definita. Interlocutorio l'assaggio del Mavros 2002,
che pur non mostrando in maniera vistosa i segni dell'avvenuto passaggio
in rovere non è riuscito a catturare fino in fondo la mia attenzione
lasciandomi qualche perplessità. Da riprovare più avanti
e con più calma.
Quattro
bianchi e due rossi la formazione presentata da Andrea D'Ambra
dell'omonima casa vinicola. Ancora un pò chiusi i bianchi 2004
anche se come per quelli di Cenatiempo si avverte un'annata equlibrata,
dall'espressività aromatica delicata. Il Biancolella 2004
base è un vino fruttato, semplice e beverino; la versione cru
Frassitelli 2004 mostra un altro passo, aggiungendo complessità
minerale al naso ed una più netta e marcata sapidità al
palato. Floreale ed originale Euposia 2004, forastera
in purezza, che quest'anno regala spunti molto più minerali ed
interessanti, al naso come al palato. L'Ischia Bianco 2004, infine,
cerca di trovare il giusto connubio tra l'esuberanza del frutto della
biancolella ed i profumi peculiari della forastera. Il Per'e Palummo
2004 e Dedicato a Mario D'Ambra mostrano invece due modi
diametralmente opposti di intendere il vino rosso. Quello spensierato,
godereccio del piedirosso d'annata e quello più celebrale, strutturato
e potente dopo un invecchiamento in botti di rovere francese.
In
costante miglioramento anche la produzione di Antonio Mazzella,
che dopo la svolta in termini di immagine sembra di aver trovato sempre
più convinzione anche nella bottiglia. I due base, Biancolella
e Forastera 2004, sono vini semplici eseguti con buona precisione
ed affidabilità. Sicuramente anche nel suo caso l'annata 2004
sembra aver conferito qualche punto di vantaggio, in termini di complessità
e fragranza aromatica, alla forastera rispetto al biancolella. Nell'Ischia
Bianco 2004 il binomio delle uve continua a rimanere il compromesso
più valido per esaltare le caratteristiche di entrambe. Anche
il cru Vigna del Lume, quest'anno mi sembra aver trovato una
delle sue migliori interpretazioni. Il lapillo bianco che caratterizza
le rocce dove affiora la vigna infonde minerale sapidità nel
vino, leggermente sacrificata (secondo me, giustamente equilibrata per
il produttore) dalla tardiva raccolta delle uve. Per i rossi, come per
gli altri produttori, continuo a preferire le versioni beverine che
hanno per protagonista il piedirosso a quelle più importanti
ed affinate in legno. Così anche di Antonio Mazzella ho gradito
molto la verace grinta terrigna ed il frutto succoso del Per'e Palummo
2004 alla morbide suggestioni roverizzate e surmature del Vigna
del Lume.
Solo
rossi, invece, a sorpresa sul banco d'assaggio delle cantine Pietratorcia.
Buono semplice e piacevole il Gran Tifeo, più complesso
e strutturato, l'Ischia Rosso, eccessivamente moderno, morbido
ed internazionale (syrah nel blend) il Vigne di Ianno Piro. Ritorniamo
a vini meno pretenziosi ed ambiziosi con l'Ischia bianco ed il
Vigna Spadara di Perazzo. I vini, forse, sono in questo
caso un po' troppo semplici ed immediati, con l'ago della bilancia più
spostato verso il Vigna Spadara, da bersi come aperitivo spensierato
o su del pescato crudo. Vini senza fronzoli ma dal carattere, questa
volta, ben più deciso e coinvolgente quelli dell'Agricola
San Domenico. Ischia Bianco Superiore ed Ischia Rosso
sono i vini per quest'estate, in grado di coniugare la scorrevolezza
di beva ad un'intensità aromatica di assoluto rispetto e valore.
Acidità e freschezza finalmente su livelli molto alti come piacciono
a me e che rendono i vini vivi, scattanti ed assolutamente mai stancanti
o ripetitivi.
Ischia, l'isola verde, vi aspetta! Consiglio di recarsi sull'isola
evitando tassativamente i mesi di Luglio ed Agosto, sovraffolati, e
di puntare decisamente sui mesi primaverili ed autunnali, in cui poter
godere del mare e delle fonti termali senza stress e confusione.
Ischia felix a tutti
24 luglio 2005