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I piccoli artigiani del Cilento
di Fabio Cimmino

In quella che è ritenuta la terra di mezzo tra Campania e Lucania (odierna Basilicata) sono sorte, in questi ultimi anni, diverse aziende vitivinicole. Siamo sulle colline del Parco del Cilento (Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco). Siamo in una terra che vede come protagonista non solo la vite ma anche e soprattutto olivi millenari che affrescano un paesaggio incantato di fiumi, montagne e spiagge "caraibiche", cui fa da sfondo un mare unico, limpido e cristallino. Ci sono, poi, i templi di Paestum a ricordare che oltre alle bellezze naturali anche la storia ha voluto, qui, lasciare le sue tracce indelebili. Siamo in quello che può essere considerato una sorta di Nuovo Mondo made in Campania, sicuramente in una delle zone più vivaci della sua viticoltura felix. Quando non c'è tradizione, se non quella familiare, innovare, infatti, diventa quasi un obbligo. La viticoltura di qualità si è imposta con decisione solo di recente riscoprendo i vitigni più tradizionali come aglianico, fiano e piedirosso, affianco agli internazionali merlot e cabernet sauvignon, e abbandonando, lentamente, i vari trebbiano, barbera e sangiovese adottati, forzatamente, sotto la spinta delle politiche governative degli anni sessanta, mirate solo alla quantità.

Non solo vino, dicevamo, ma anche la mozzarella di bufala (Vannulo sopra tutti!), i carciofi di Paestum, i formaggi, i fichi bianchi, il pane di Vallo della Lucania e quello di Padula, i ceci di Cicerale. E infine, prima di passare al vino, un doveroso ricordo: nel Cilento soggiornò per lunghi periodi il padre (scopritore?!) della dieta mediterranea, l'americano (nemo profeta in patria!) Ancel Keys che solo lo scorso novembre si è spento tra la quasi indifferenza generale. Alcune agenzie di stampa lo hanno ricordato per le razioni K, che egli pure inventò per l'esercito americano, dimenticando che, probabilmente, gli effetti benefici di quella dieta, osannata, oggi, in tutto il mondo, hanno premesso allo stesso Keys di arrivare a vivere fino a 100 anni!!!

Torniamo al vino. Al fianco di giovani intraprendenti, già affermati, come Bruno De Conciliis, Alfonso Rotolo e Luigi Maffini ci sono da rilevare numerose, interessanti, new entry! Si tratta spesso di aziende che, pur operando da lungo tempo in quest'area, solo da pochi anni hanno deciso di voltare definitivamente pagina puntando ad una produzione di vini decisamente più qualificata! Ad aprire questa sfilata di realtà emergenti nel panorama cilentano troviamo un'azienda fondata negli anni '60 e che risponde al nome di Vini del Cavaliere. Qui lavora, ormai, la terza generazione della famiglia Cuomo, coltivando sui quattro ettari, dei quaranta di cui è costituita l'intera proprietà, uve fiano, malvasia e trebbiano per il Cilento bianco ed aglianico, sia per il rosso che per il rosato. Vini ancora "work in progress", che anche con l'annata 2003 non mi hanno convinto fino in fondo, pur lasciando intravedere buone potenzialità di sviluppo per il futuro. Ad Agropoli incontriamo, invece, Carmine Botti che produce il suo Cilento bianco da uve fiano in purezza, un rosato in edizione limitata (appena duemila bottiglie) ed un aglianico, il pezzo migliore, nel quale si percepisce una interpretazione del vitigno, con gli attributi, piuttosto tradizionale, seppur rivisitata in una chiave più moderna. Sempre fuori dalle guide ed i soliti noti troviamo, poi, il Fiano 2003, vendemmia tardiva, vinificato in accaio e legno, di Raffaele Marino, considerato il papà della doc Cilento. Si tratta di un fiano più morbido, rotondo e dai profumi molto meno intensi rispetto alla versione irpina del vitigno. La sua azienda, 30 ettari di vigne e oliveti, produce più di centomila bottiglie tra aglianico, piedirosso, sangiovese, fiano, malvasia e trebbiano. Marino produce, oltre al fiano, anche il trebbiano Fonte del Saraceno ed il Raustiello, una malvasia dolce e profumata. I rossi prevedono, oltre ad un base, da aglianico barbera e piedirosso, semplice fresco e beverino, anche un Aglianico, igt, più strutturato e di ispirazione più internazionale. Un blend di fiano (80%), greco e trebbiano vinificato interamente in acciaio dà, invece, vita al Fiano 2003 (igt base a cui è affiancata anche una versione, più impegnativa, fermentata in barriques) dell'azienda San Giovanni. Si tratta di un vino giocato sulla freschezza, nonostante l'annata siccitosa, e su delicati aromi floreali e di frutta bianca. In bocca sembra meno fresco che al naso ed è già piuttosto morbido ed evoluto. Da uno dei toponimi più diffusi nel Cilento, Isca della Castagna, nasce il piedirosso della stessa azienda. Un vino fruttato e speziato, che denota un uso meditato del legno. A Rutino troviamo, infine, Francesco Barone che ha trasformato la vecchia farmacia di paese in una enoteca dove si può bere l'Aglianico dell'azienda di famiglia. Un Aglianico che qualche anno fa aveva fatto gridare al miracolo e che, invece, dall'ultimissimo assaggio (2001) è uscito piuttosto sottotono e difficile da decifrare. Da segnalare, ultimo, ma solo in ordine di apparizione, il Sentiero del Riccio di Giampaolo Mancini, in quel di Sicignano degli Alburni. Un vino da uve sangiovese che, coltivate nel rispetto della natura in regime biologico, fa della semplicità di beva e di una rigorosa naturalità il suo marchio distintivo.

Quando tra pochi mesi comincerete a programmare le vostre vacanze estive non dimenticate di valutare un'opportunità in più. Il Cilento, infatti, oltre al fascino delle bellezza storiche, naturali e gastronomiche, ha da offrire una ricettività ed ospitalità di tutto rispetto, con un numero incredibile di agriturismi al suo attivo tra cui poter, secondo i propri gusti, scegliere in tutta tranquillità!

Campania felix a tutti

23 dicembre 2004

Immagini tratte da www.cilento.it

   

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