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Le visioni passate
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...come quella occorsa il 5 di febbraio scorso a casa mia, con tanto
di Eccovi dunque un breve resoconto. Il Pallagrello Fontanavigna 2003 Terre del Principe è stato uno dei vini sui quali è voluto tornare più volte nel corso della serata. Segno inequivocabile non solo di un istintivo apprezzamento ma anche di grande curiosità verso il pallagrello e la sua zona di produzione. Uno dei migliori dell'intera serata-degustazione. Fresco, fruttato, floreale, elegante, minerale. La Falanghina dei Campi Flegrei 2003 di Michele Farro è, invece, un vino più segnato dall'annata calda e quindi non in grando di evidenziare le peculiarità dei Campi Flegrei (mineralità e sapidità) rispetto alla falanghina beneventana. Un frutto giallo maturo ed una buona freschezza acida nonostante la presenza già di una lievissima nota ossidativa. La Falanghina del Beneventano 2003 di Mastroberardino è, di contro, un vino di notevole precisione realizzativa. Frutta gialla (tropicale), anche in questo caso matura pur sostenuta da una discreta acidità. L'unica pecca forse quella di essere un vino poco emozionale. A seguire Furore bianco 2003 di Marisa Cuomo. Uno dei pochi vini che riesce ancora bene all'azienda simbolo della Costiera Amalfitana. Gli ultimi assaggi, soprattutto delle selezioni più importanti, mi hanno lasciato molto perplesso e deluso. Questo bianco (uno dei base) sembra invece aver conservato un passo deciso ed una personalità forte, in grado di offrire oltre ai classici profumi fruttati e floreali, anche una buona dose di minerale sapidità. Il Greco di Tufo 2003 Di Marzo è un vino artigianale che tradisce una certa rusticità di impostazione. Un vino che, in questo senso, rispecchia la cultura contadina del produttore e si fa apprezzare per la franchezza degli aromi e la naturalità del prodotto. Bisogna pertanto accettarne pregi e difetti (anche in questo caso qualche segnale di precoce ossidazione). A me non dispiace. Il Fiano di Avellino 2003 Guido Marsella ed il Fiano di Avellino 2003 Vigna della Congregazione sono due fuoriclasse della categoria. Si esprimono su due registri diversi. Marsella più intenso, appariscente, profumato mentre Villa Diamante più fine ed elegante. Entrambi hanno un altro passo rispetto ai molti Fiano in commercio ed il successo premia gli sforzi di questi produttori che hanno preferito concentrare le proprie attenzioni su un solo vitigno (almento per il momento visto che Antoine Gaita sta per uscire con un Aglianico IGT). Il Taurasi 2000 di Claudio Guerriero, di cui ho già parlato recentemente, si conferma una bella scoperta, un vino moderno al punto giusto. Le note di vaniglia iniziali (peraltro per nulla fastidiose) lasciano successivamente spazio, man mano, ad un profilo di interessante complessità. Peccato che le note fruttate prevalgono sullo sfondo terziario, fatto di note animali e minerali, più vicino alla tradizione. La materia prima c'è, così come una buona freschezza al palato, deve solo fare un ulteriore messa a punto. Di Terra di Lavoro 2002, ho già detto, posso solo aggiungere che l'amico americano si è rifiutato di berne più di un sorso. Gran finale con Moio 57. E' difficile da spiegare, in italiano così come in inglese, come mai un vino tanto buono viene venduto ad un prezzo così basso... Campania felix a tutti 28 febbraio 2005
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