![]() |
Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
||
|
||||||
|
IRPINIAWINE
da Fabio Cimmino Vorrei cominciare questo mio breve racconto sulla manifestazione tenutasi presso Villa Sarno ad Avellino, nei giorni di venerdì 17 e sabato 18 giugno 2005, con una piccola nota polemica. Il posto era veramente incantevole e la navetta prevista dall'organizzazione Go Wine, per trasferire i visitatori dall'ingresso della tenuta alla villa dove si teneva il banco d'assaggio, ha funzionato perfettamente fin dall'apertura pomeridiana programmata alle ore 18.00. Mi chiedo, allora, perché un numero non trascurabile di produttori a quell'ora non fossero neanche arrivati ed altri che erano giunti solo da pochi minuti lamentassero che le bottiglie non erano, ancora, abbastanza fredde... Suppongo che gli stessi produttori avessero deciso di partecipare a questa manifestazione a tempo debito ed avessero avuto tutto il tempo necessario per prepararsi all'evento come si deve. Avrebbero, dunque, potuto preoccuparsi di far arrivare le bottiglie sul posto già fredde o, ad ogni modo, arrivare con un buon anticipo alla manifestazione per accogliere il pubblico con il dovuto rispetto e la dovuto attenzione. Così non è stato ed addirittura alle 20.00, ben due ore dopo l'apertura della degustazione (tra l'altro a pagamento), alcuni, ancora, non erano arrivati !!! Io non mi sono, comunque, arreso ed ho cominciato il mio percorso dal piano superiore dove ho riassaggiato i bianchi, il Fiano di Avellino 2004 ed il Greco di Tufo 2004, di Contrada Michele da Candida, in provincia di Avellino. Vini che già al Vinitaly mi avevano intrigato, pur senza convincermi fino in fondo. Confermo una materia prima molto interessante, soprattutto per il Fiano che man mano, seppur lentamente, sta uscendo fuori, compensando i problemi di diluizione che aveva palesato all'esordio. Con il tempo sembra che il vino cominci a trovare un profilo più delineato, giovandosi di una migliore definizione d'insieme. Una sopresa molto positiva è arrivata dal vicino banco d'assaggio con il Grecomusc' 2004 delle Cantine Contrade di Taurasi di Enza Lonardo. Si tratta di un vitigno autoctono minore sul quale si stanno conducendo le analisi del DNA per comprovarne l'assolutà originalità. Il vino mostra un naso agrumato di grande intensità e piacevolezza. Sembra di passeggiare tra alberi di limoni con richiami di erbe aromatiche sullo sfondo. Al palato l'acidità è travolgente, qualcuno forse la troverà finanche eccessiva, eppure è l'arma vincente del vino, il fattore che lo rende particolarmente vivo, fresco, pimpante, addirittura, a tratti, bevanda dissetante. Sempre da Lonardo, a fine serata, assaggerò la Riserva di Taurasi 2000 un rosso notevolissimo, strutturato, potente, di impostazione tradizionale, che merita di essere riassaggiato più avanti, semmai in autunno, con maggior calma e attenzione. Mi sposto nella sala adiacente dove assaggio il Greco di Tufo, nella duplice versione, 2003 e 2004, di Di Marzo. Il vino sconta in questo caso un certa rusticità di impianto, con note di pera e di mela più fresche nel 2004 rispetto, ovviamente, al caldo 2003, e con richiami marcatamente selvatici in entrambi i casi. Nettamente più prestante il Greco di Tufo 2004 di Torricino, dalle evidenti note minerali e dall'acidità più sostenuta. Sapido e lungo al palato. Non mi hanno convinto, invece, i bianchi, sia il Fiano che il Greco, delle Cantine Manimurci, dalla vinificazione un po' approsimativa e non in grado di mostrare quella forte personalità che le due blasonate denominazioni meriterebbero. Migliore la mano sui rossi anche se un po' pesante nell'uso del legno sulla riserva. Simpaticissimo il patron di Masserie del Nonno che presentava, unico esempio in Campania, un millesimato, il Sigillo 1997, da uve Fiano. Un metodo classico molto interessante, anche se la versione ferma 2003 mi sembra, senza dubbio, avere un marcia in più. Leggermente sfocati i bianchi 2004, sempre Greco e Fiano, della Cantina dei Monaci dall'impianto gustativo eccessivamente semplice. Molte aziende, secondo me, nel tentativo di offrire tutta la gamma delle DOCG irpine e non avendo vigneti di proprietà, sono costrette ad acquistare uve non sempre di grandissima qualità ed i risultati talvolta deludenti ne sono la riprova. Neanche i bianchi, sempre 2004, presentati dalle Cantine Antico Borgo sono riusciti ad entusiasmarmi. Meglio il Fiano ed il Greco 2004 offerti in degustazione dalle Cantine L'Ambrosia, in particolare il Fiano di Avellino, intenso e profumato al naso, nervoso e sapido al palato. Sempre più un punto di riferimento, poi, si riconfermano sia il Fiano Pietramara 2004 dei Favati che il Greco di Tufo, pari annata, di Di Prisco, quest'ultimo, forse ancora indietro dal punto di vista degli equilibri, non sembra aver fatto grossi passi in avanti dal Vinitaly, ma la materia prima è importante e sulla distanza sono sicuro uscirà fuori alla grande. Interessante anche il Fiano 2004 delle Tenute Ponte, nitido, rigoroso e piacevole. I rossi dell'azienda Castel dei Franci sono, di contro, la riprova di come aziende giovani dovrebbero andarci più piano con i legni nuovi ed essere più moderati nel loro utilizzo. Se l'aglianico di base solo acciaio, infatti, è un buon esempio di vino frutto (per gli amanti del genere), potente e muscolare, la versione affinata in barrique diventa la sua controfigura caricaturale. Prima di andar via mi sono concesso l'ennesimo riassaggio del Vigna della Congregazione 2002 di Villa Diamante, vino che rimane per molti (non di certo per l'amico Fernando Pardini che gli ha dedicato uno splendido e meritatissimo "appunto al vino") ancora un illustre incompreso, e che io continuo ad additare come piccolo capolavoro di espressione del territorio, del vitigno e dell'annata! Antoine resisti... Campania Felix a tutti |
||||||
|
prima pagina | la parola all'agronomo | l'appunto al vino | l'articolo | in azienda | in dettaglio | en passant | affari di gola presa diretta | mbud | rassegna | la cucina | appunti di viaggio | assaggiati per voi | visioni da sud | sottoscrivi | scrivici |
||||||