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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Vinalia 2005
di Fabio Cimmino

ll Sannio è, oggi, finalmente e meritatamente, sempre più quotato per le sue produzioni agricole di qualità che ne caratterizzano l'economia, la cultura ed il paesaggio. E' la parte occidentale del Sannio beneventano, stretta fra il massiccio del Matese e il Taburno, costituita dalla Valle Telesina, la zona più densamente vitata della provincia con 5.000 ettari di vigneti sparsi fra una decina di comuni. Dal 4 al 10 agosto è tornata a Guardia Sanframondi la XII edizione di Vinalia come sempre orchestrata dal simpatico Professor Tacinelli (nella foto insieme al sottoscritto e Fortunato Foschini). Una cornice invidiabile ed incantevole, il comune di Guardia si trova ad un'altitudine di 428 metri s.l.m., in un'ambiente collinare che caratterizza la maggior parte del territorio. Il clima è piuttosto mite cosìcchè la vite, così come altre piante quali l'ulivo, trova un fertile terroir per la produzione di uve dalle grandi potenzialità. Il centro storico dove viene ogni anno ambientata la manifestazione è un luogo dal fascino assolutamente unico e suggestivo.

Premetto di non aver assaggiato tutti i vini. Alcune aziende (El.An Santi Martini - Terre Stregate - Terra di Briganti) le avevo già sentite e recensite in occasione dell'ultimo vinitaly (leggi "novità campane al
Vinitaly") ed ho così preferito concentrare la mia attenzione su altre delle aziende presenti. Aia dei Colombi nasce nel 2002 nel segno di una consolidata tradizione contadina, assecondando unantica passione di famiglia per le vigne e per il vino. L'intento della famiglia Pascale è stato fin dall'inizio quello di coniugare tipicità e qualità esaltando la vocazione di un territorio, il Sannio beneventano, dalle straordinarie ma, ahimè, ancora troppo poco valorizzate, potenzialità. I vigneti vengono condotti mediante cure colturali, attente e scrupolose, eseguite nel pieno rispetto dell'ambiente. C'è consapevolezza che il rispetto del terroir d'origne è il principale fattore di riconoscibilità in un vino. E solo seguendo questo strada si può garantire il mantenimento della tipicità nel corso degli anni. In quest'ottica in cantina vengono trasformate esclusivamente uve provenienti dai vigneti aziendali in modo da poter controllare ogni fase della filiera di produzione. La scelta di ottenere una selezione da ogni vigneto contribuisce, infine, a rafforzare e rendere inconfondibile l'identità di ogni singolo vino. La Falanghina Guardiolo DOC 2004 sconta ancora qualche ritardo di gioventù con sensazioni uvose e primarie in evidenza. Più evoluta verso note secondarie e terziarie, ivece, la Falanghina Beneventana IGT 2003. Molto interessante e vera sorpresa positiva della serata l'Aglianico Beneventano IGT 2003 giocato su belle sensazioni di frutta rossa e spezie. Più prevedibile, invece, l'Aglianico Riserva Colle dell'Aia 2003, che risente dell'affinamento in piccoli fusti di rovere con note di vaniglia e di cannella ancora piuttosto coprenti. Dulcis in fundo la Falanghina Passita, un vino a cui l'azienda è storicamente legata essendo stato il prodotto con il quale esordì nel 2002.

L'azienda vitivinicola Cantine Foschini è ubicata nel centro di Guardia Sanframondi. I terreni ricadono nel territorio della DOC Guardiolo al limite della più conosciuta DOC Solopaca ma i vini sono ancora etichettati come Beneventano IGT. I terreni sono situati a diverse altitudini. Vengono prodotti solo vini da uve di vigneti di proprietà che sono circa 4 ettari. I vitigni coltivati sono: malvasia di candia, trebbiano toscano, falanghina, aglianico, montepulciano e rari vitigni autoctoni quali l'agostinella a bacca bianca e la uva longa a bacca rossa. Sono tre anni che la famiglia Foschini ha intrapreso un progetto ambizioso di riqualificazione iniziando proprio dalla cantina, ospitata all'interno di una struttura architettonica risalente al Medio Evo (dove si conciavano i pellami ed all'interno della quale sono esposti anche una serie di attrezzature e utensili d'epoca) fino ai vigneti lentamente recuperati ed adeguati per l'ottenimento di uve di qualità. La Falanghina Beneventana IGT 2004 è giocata sull'intensità del frutto ed essendo stata appena imbottigliata si conferma ancora in divenire. E' il riassaggio della versione 2003 etichettata come Dama Leonessa che dimostra, comunque, la capacità di saper invecchiare e di evolversi positivamente sulla distanza nel tempo. Il Portella Serrata, sempre 2003, è ancora piuttosto chiuso e teso verso il raggiungimento di nuovi equilibri pur già molto piacevole e godibile in questo momento. Sono molto ansioso di provare la "malaga", un vino passito da uve autoctone che da generazioni la famiglia Foschini delizia gli amanti di questa tipologia di vini. A breve vedrà la luce anche un rosso ottenuto da un'altra uva autoctona recuperata e ricordata più sopra: l'Uva Longa. Spero, dunque, di potervi aggiornare quanto prima con le note di questi assaggi.

Lorenzo Sarrapocchiello è un altro dei giovani vignaioli che stanno cambiando il volto al mondo vitivinicolo del Beneventano. Lorenzo è stato, fra l'altro, "allievo" di Luigi Moio. L'Azienda Nifo Sarrapochiello si estende su dodici ettari di proprietà nel comune di Ponte, alle pendici del Monte Pentime con vigneti tra i 200 e 350 metri sul livello del mare. I vini sono tutti ottenuti da uve coltivate con metodo biologico (certificato) ed oltre alla falanghina e all'aglianico qui troviamo piedirosso, olivella, coda di volpe e greco. La falanghina Sannio Doc 2004 è un vino fresco, diretto, dai profumi netti e decisi. L'Alenta Sannio DOC 2003 è, invece, una vendemmia tardiva che in questa particolare annata, caratterizzata da elevate temperature e siccità, si esprime su note candite, di uva passa, pur sostenuta da una buona acidità di sottofondo. Il Marosa è un aglianico 100% vinificato in rosa. Semplice e lineare questo vino, pur senza disdegnare un certo corpo e struttura, rappresenta un'ideale alternativa ai bianchi per accompagnare l'estate. Il Serrone è un blend di aglianico, piedirosso e sangiovese anche questo di impostazione rigorosa, non particolarmente estroverso al naso ma saldo nella struttura gustativa al palato. Anche in questo caso dulcis in fundo un falanghina passita il Sarriano 2003 per chiudere in bellezza una batteria veramente interessante di vini.

Tra le novità voglio, poi, segnalare Vini Orsini e la Vitivinicola Monte Pugliano. Il primo presentava una Falanghina ed un Aglianico entrambi della vendemmia 2004, due vini immediati, corretti, senza fronzoli nè particolari ambizioni, indicati per il consumo quotidiano. Nella stessa direzione sembrano puntare i vini "contadini" della Monte Pugliano (da non confondere con l'omonima azienda del salernitano !!!). Si tratta di una srl che vinifica le uve di una trentina di conferitori per un totale di 240 ettari vitati. Vini quasi spiazzanti per la loro semplicità e che non sempre riescono a nascondere qualche peccatuccio d'approssimazione nella tecnica e nelle fasi di vinificazione. Meritevole il tentativo di recuperare e valorizzare alcune uve autocotne semisconosciute del posto come l'agostinella e la sultanina per i bianchi, la pizzutella e la tentiglia per i rossi. Sono state, in tal senso, create due etichette appositamente per far confluire le suddette uve: il Nobile bianco e il Nobile rosso. Una falanghina ed una coda di volpe in purezza completano la serie dei bianchi mentre un aglianico 100% quella dei rossi.

In ultimo non ho potuto che lasciare l'azienda che ancora considero uno dei punti di riferimento per la produzione di qualità della zona. Mi riferisco a Corte Normanna che nonostante le dimensioni non trascurabili continua a rimanere un'azienda agricola strettamente a conduzione familiare. Attualmente si estende su una superficie totale di 20 ettari di cui ben 18 ettari utilizzati a vigneto specializzato e 2 ettari ad oliveto. Sono ormai più si sessant'anni che l'azienda persegue il suo progetto di continuo accrescimento qualitativo attraverso meticolose selezioni in vigneto ed innovazioni tecnologiche in cantina, il tutto assistito e coordinato dal determinante fattore umano. La Falanghina del Sannio DOC 2004 è un bianco potente, strutturato, che riesce a esaltare la carnosità del frutto rimanendo in equlibrio tra prestanza alcolica e la vibrante acidità. La versione affinata in barrique, Palombaia 2003, si muove, invece, tra note vanigliate e sensazioni tropicaleggianti in una chiave di lettura più moderna ed internazionale. L'aglianico base, affinato in botte grandi, è il frutto della vendemmia 2000 e si esprime, di conseguenza, su note di confettura di frutta rossa e spezie. Il vero capolavoro è, però, sempre il Tre Pietre: un aglianico 2001 affinato in botti grandi e barriques di secondo e terzo passaggio. Il frutto maturo (prugna sopra tutto) è ancora integro e fresco mentre note terziarie di cuoio e spezie si vanno lentamente facendo largo in un quadro che sembra avere davanti a se ancora prospettive di longevità ed interessante ulteriore evoluzione. Dulcis fundo anche per Corte Normana una falanghina passita Porta dell'Olmo in grado di coniugare i sentori di frutta secca (albicocca disidratata, datteri e noci) ad un acidità viva e rinfrescante.

Anche per quest'anno da Vinalia è tutto. Campania felix a tutti!

11 settembre 2005
 
 
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