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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Terra dei Valori a Villa Bruno

di Fabio Cimmino

In seno alla 4^ edizione del Nick La Rocca Jazz Festival, svoltasi, a metà settembre, nella suggestiva cornice della settecentesca Villa Bruno in San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, ha visto i suoi natali la 1^ edizione di Terra dei Valori, vero e proprio villaggio enogastronomico all'ombra del Vesuvio.

Forse non tutti sanno che San Giorgio a Cremano, più di 50.000 abitanti stipati in 4 km quadrati, si trova lungo la fascia costiera vesuviana, il territorio più densamente popolato del continente europeo ed uno dei più densamente popolati del pianeta(!). Situato alle falde del vulcano, è oggi parte integrante dell'agglomerato urbano della città di Napoli. Dopo aver conosciuto un florido periodo sotto il dominio spagnolo, quando divenne luogo di villeggiatura delle famiglie nobili napoletane, come testimoniano le numerose ville settecentesche tra cui, appunto, la stessa Villa Bruno, si è assistito ad un lento, graduale degrado (l'intera area è stata dichiarata "zona ad alto rischio ambientale") causa il proliferare di squallidi casermoni ed aridi parcheggi. Ben vengano, dunque, manifestazioni come questa organizzata da Ugo Baldassare, sommelier-giornalista, presidente dell'Associazione Enogastronomica Euposia, che rappresentano un momento fondamentale per la rinascita e la riscoperta di questi luoghi tanto belli e ricchi di storia.

I giardini della splendida Villa hanno ospitato per tre giorni circa 30 stand, dedicati non solo a Bacco ed ai prodotti tipici della gastronomia locale ma anche alla promozione dell'artigianato artistico nonchè alla divulgazione degli itinerari turistici e naturalistici dell'inesauribile Campania Felix. Al team del famoso ristorante I Curti di Santa Anastasia, il compito, invece, di gestire ufficialmente i fornelli del villaggio proponendo le specialità alimentari tipiche della tradizione culinaria partenopea. Si sono poi svolti, durante l'arco della giornata, tutta una ricca serie di eventi dedicati: dalla Galleria del Gusto, un piccolo museo sensoriale interattivo, ai work-shop "Che Pasticcio!!", miniscuola di pasticceria a cura dei maestri pasticcieri napoletani, ed “Aperitiviamo insieme”, preparazione di cocktail in presa diretta con i barman dell’AIBES.

E', però, sul fronte vino che si è registrato il calendario più nutrito di eventi: da "ABC Wine", un minicorso gratuito di approccio alla degustazione, alle “Bollicine di casa nostra”, incentrato sugli spumanti made in Campania; dalle degustazioni guidate sui "Bianchi del sole" ed i "Rossi di sera...", a quelle monografiche più interessanti e destinate ad un pubblico più smaliziato: quella comparata sulle diverse tipologie di aglianico, intitolata "C'è aglianico e aglianico", e quella sul vino più famoso dell'area vesuviana, il "Lacryma Christi". Gran finale affidato alla premiazione del concorso letterario "In vino veritas" una sana ebbrezza letteraria…”, concorso a tema sul vino in due sezioni, una riservata alla poesia ed una alla narrativa umoristica.

Trovandomi ospite ai piedi del vulcano ho voluto rendergli onore dedicando le mie papille ai Lacryma Christi offerti in degustazione. Una denominazione di nobili origini e di vastissima fama che se solo avesse cercato di adeguarsi agli standard minimi che ormai la stragrande maggioranza dei vini oggi prodotti rispettano, avrebbe potuto contare su un successo commerciale assicurato sia nel panorama nazionale che estero.

Invece no. Trascurata ed umiliata da produttori e vinificazioni approssimative (per dirla con un eufemismo) solo da qualche anno questa denominazione sta riscoprendo la dignità che compete al suo blasone. Proprio con un esempio di questa rinascita vorrei cominciare il resoconto della mia degustazione.

Casa Barone è una piccola valida realtà artigiana, che sono orgoglioso di aver scoperto fin dagli inizi del mio peregrinare per le vigne della mia terra. Si trova proprio sui terreni attraversati dalla lava del '44 e produce, tra l'altro, i famosi pomodorini del "piennolo" e le tipiche albicocche vesuviane da cui ricavano delle ottime confetture. Il Lacryma Christi del Vesuvio Bianco 2005 nasce su terreni sabbiosi poveri di sostanza organica, ma ricchi di fosforo e potassi,o ad un altitudine di 300/400 metri slm. Le uve impiegate sono quelle classiche della zona: caprettone, falanghina e catalanesca. Il naso è di frutta gialla matura con qualche accenno esotico, venature minerali e note speziate. Un bianco ricco (anche nella gradazione alcolica che viaggia a 13%) ma allo stesso tempo abbastanza fresco che chiude con un finale leggermente ammandorlato. La versione in rosso mostra in etichetta l'annata 2003 ed è ottenuta da un blend di piedirosso, localmente per'epalummo, e aglianico. Si offre sin dal colore, dai riflessi aranciati, palesemente più evoluto e dal profilo finemente speziato. Propone sentori di frutta rossa matura lievemente sfocati dal trascorrere del tempo e dal calore dell'annata che compongono un quadro di austera ed apprezzabile complessità. Un maggiore slancio al palato avrebbe ancor più giovato. Un rosso dal fascino un pò retrò che farà sicuramente felici gli amanti del genere.

Il Lacryma Rosso 2005 di Fiore Romano è, di contro, ancora giovanissimo e dall'olfatto piuttosto semplice e che, a tratti, rischia di risultare un po' monocorde. Si apre su note di marasca e di ciliegia con qualche vago spunto floreale (violetta?). La speziatura mutuata dall'affinamento in barrique riesce solo in parte ad arricchirne lo sviluppo olfattivo. Al palato, invece, ritorna qualche sensazione leggermente verde e, a dir il vero, un po' acerba.

Gelsonero 2001 è il Lacryma rosso di Villa Dora, realtà e prodotti ambiziosi come traspare, in maniera evidente, dal fatto di voler proporre sul mercato un'annata più vecchia offrendo maggior tempo al vino per potersi esprimere compiutamente. Questi vini (prodotti con la consulenza di Roberto Cipresso), non mi hanno mai convinto fino in fondo. L'olfatto è decisamente più intenso rispetto agli altri campioni anche se non è particolarmente sfaccettato. Si percepiscono note di frutti rossi in confettura: in particolare il gelso da cui il nome in etichetta (sarà suggestione?). Col trascorrere dei minuti si fa più evidente la speziatura dei legni d'affinamento e la dolcezza ruffiana del frutto, sensazioni che ritornano chiaramente nella prevedibile progressione al palato.

Ho degustato anche un Pompeiano Rosso 2005 IGT dell'azienda Terre di Sylva Mala. La rinuncia alla DOC sembra dipendere, come spesso accade, più da ragioni burocratiche che da altro. Il vino è ottenuto da uve piedirosso in purezza ed è affinato in botti di ciliegio e castagno. Il colore è un rubino scarico. Al naso si avvertono profumi di frutta rossa matura con, ancora una volta, qualche spunto floreale ed erbaceo. Il palato risulta più completo e quadrato offrendo un apprezzabile corrispondenza d'insieme.

Il Lacryma Rosso 2005 di De Falco, infine, complice una bottiglia probabilmente non a posto, ha deluso le aspettative. Mi ha lasciato dubbi sin dalla vista, che mostrava evidenti segnali di rifermentazione confermati dalla presenza avvertibile di carbonica residua sul palato. Sentori vaghi di frutta e spezie (pepe nero?) trovavano migliore definizione solo per via retrolfattiva. Giudizio sospeso.

Del Lacryma Rosso 2005 di Casa Setaro già vi ho parlato, positivamente, in occasione del mio resoconto sulle novità campane assaggiate in occasione dell'ultimo Vinitaly. Un rosso dalle sensazioni ovattate di frutta rossa matura, anche in confettura, e rimandi floreali. In bocca ritornano, accattivanti, ancora sensazioni morbide ed una certa rotondità espressiva. Ci pensano, allora, in questo caso, il tannino ed un finale marcatamente secco, più che la freschezza acida, a vivacizzare la tensione gustativa.

22 settembre 2006

 
 
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