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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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Incredibile orizzontale
di Montepulciano d'Abruzzo: millesimo 1988
di Fabio Cimmino
La degustazione di Montepulciano si è concentrata sulla microzona di Torano Nuovo, provincia di Teramo, con protagoniste, tra l'altro, alcune etichette non più in produzione, talvolta di produttori scomparsi. A tal proposito le due batterie da sei, servite alla cieca con un intruso, hanno riservato non poche sorprese con l'affermarsi nella prima di esse proprio di uno di questi produttori che, qualche anno fa, ci ha lasciati. Si tratta del Montepulciano 1988 di Sortino di Francesco, un vino che addirittura da qualcuno è stato scambiato per l'intruso di turno richiamando in alcune sue sfaccettature un sangiovese di razza. Al naso si avvertiva, però, una nota rustica abbastanza tipica di alcuni Montepulciano e che aveva fatto pensare ad altri di noi, incluso il sottoscritto, ad un Valentini o un Pepe. Un vino dal naso profondo con un frutto scuro ancora ben presente e sfumature minerali che richiamavano la grafite e il sottobosco. Al palato, poi, di incredibile freschezza e piacevolezza. Peccato che questo produttore non ci sia più e che le sue bottiglie siano praticamente introvabili se non in qualche collezione privata come quella di Mimì. Ho accennato a Valentini e Pepe ed entrambi erano presenti nella seconda batteria ma già nella prima Mimì ci aveva fatto uno scherzo mettendo lo stesso Valentini con una bottiglia conservata in modo non ottimale. Scopo di tale provocazione quello di dimostrare che vini naturali così particolari e delicati risentono drammaticamente delle condizioni di conservazione e trasporto. Tesi perfettamente dimostrata, dal momento che lo stesso Valentini '88 (ripeto lo stesso!) si è piazzato primo nella seconda batteria ed ultimo nella prima. La bottiglia, conservata a temperatura ambiente per diversi anni, mostrava una naso grossolanamente segnato dal legno in un insieme scomposto e scollegato per nulla invitante. L'altra bottiglia, invece, acquistata direttamente dal produttore e conservata in apposita cantina climatizzata, era in classico stile Valentini con le sue note minerali e fruttate arricchite da un variegato bouquet di spezie. Al palato, forse, l'incedere non era particolarmente snello e scorrevole, ma ciò nonostante il vino non ha avuto difficoltà ad affermarsi nella sua batteria. Pepe, protagonista sempre nella seconda batteria, ha mostrato, da par suo, una interpretazione assolutamente fuori dagli schemi, con un naso originale e spiazzante che ricordava gli agrumi, il melograno e l'arancia rossa. Al palato freschezza e tannini sembravano, però, procedere in maniera poco unitaria e scomposta, e nel finale non mi ha convinto. Ecco quindi gli altri outsider delle due batterie: nella prima Galiffa e nella seconda Pectorita. Vini non trascendentali ma sicuramente promossi alla prova del tempo, stiamo pur sempre parlando di vini del 1988 (quasi vent'anni sulle spalle), di produttori semisconosciuti prodotti con tecniche e teconologie del passato. Questo dovrebbe convincere gli ultimi scettici, definitivamente, sulle potenzialità del montepulciano d'Abruzzo e riabilitare, allo stesso tempo, un certo modo di fare il vino che potremmo definire tradizionale, sicuramente più naturale, e che non sembra affatto, come altri vorrebbero, né datato né anacronistico. Un'altra interpretazione molto interessante è stata quella fornita dalla riserva Zanna di Illuminati, vino e produttore ben noti ma che meriterebbero sicuramente maggiore attenzione mediatica anche in termini di premi e riconoscimenti. Infine altri due produttori storici Barone Cornacchia e Zaccagnini che pur non brillando sono riusciti, comunque, alla stregua degli altri outsider, a dimostrare una buona tenuta nel tempo. Per la cronaca e per i più curiosi i due intrusi erano due nebbiolo: un ottimo Barolo di Borgogno ed uno Sperss di Gaja che ha tardato ad aprirsi nel bicchiere e a liberarsi della laccatura del rovere (dopo un pò di tempo nel bicchiere iniziava, decisamente, a migliorare). Sempre per la cronaca, e chiudo, durante la cena che ha seguito la degustazione sono comparsi sulla tavola, al fianco delle blasonate etichette citate in apertura, e sono tornati ad essere protagonisti alcuni abruzzesi: Valentini con due Trebbiano il '90 ed il '91 (uno più giocato sull'eleganza l'altro sulla potenza) ed un Montepulciano del '92 (un pò greve nell'incedere al naso e al palato); Masciarelli con un Trebbiano, in magnum, Marina Cvetic 1996, di impronta completamente diversa da quelli di Edoardo Valentini ma sicuramente tra i più riusciti di questo produttore negli ultimi anni, specialmente se penso ad alcuni miei assaggi più recenti, che non mi hanno per nulla convinto. Abruzzo felix a tutti 12 ottobre 2005 |
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