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Vista
su Bolgheri
Friuli in bianco
I vini della Costa degli Etruschi:
le zone di Montescudaio, Terratico di Bibbona,
Isola d'Elba
Antoine Gaita e Paolo Rodaro, personaggi al
Banco di assaggio Heureka
Obiettivo Val di Cornia. Eppur si
muove
Chardonnay da 38^
parallelo
All'Impruneta il vino è... buono. Selezione
bianca e
rossa di Settembre
All'Impruneta: Fiano,
greco e non solo
L'Italia vista attraverso il suo vino.
I, dal Piemonte alla Toscana
II, dall'Umbria alla
Sicilia
Alle Corti del
Vino 2002
Suggestioni di primavera.
Di bianco
e di rosso
Spinofiorito 2002
Vignaioli trentini in tournée, prima
e seconda parte
In
archivio

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Antoine Gaita e
Paolo Rodaro, personaggi al Banco di assaggio Heureka
di Luca Bonci e Riccardo Farchioni
Il
mondo della distribuzione, quello cioè che dalle cantine del produttore
porta, "distribuisce" il vino agli scaffali delle enoteche e
ai tavoli dei ristoranti, è un mondo a parte. È fatto di
persone molto potenti che trattano i prodotti più celebrati confrontandosi
(e non di rado da posizioni di forza) con le aziende più inavvicinabili,
ma è anche formato da chi si dà da fare, faticando e percorrendo
centinaia di chilometri, per scovare il piccolo produttore, quello dei
prezzi ancora abbordabili, del vino non seriale, che può ancora
sorprendere. Ed il piccolo distributore è dunque una realtà
interessante per chi, come noi, cerca di trovare novità e personaggi
da proporre ai lettori: ghiotta è stata dunque l'occasione del
banco di assaggio della Heureka di Roberto Germani che per
il terzo anno è stata organizzata al Wine Bar Invidia di Varazze.
La
ricerca del buon rapporto qualità-prezzo è fondamentale in
questa attività, in tempi nei quali il fattore-costo sta riacquistando
la sua giusta importanza. Una regione come la Toscana in questo costituisce
un problema da affrontare, come conferma Roberto: "Come sapete la nostra
linea guida è quella di offrire qualità e prezzi onesti, ma
in Toscana sembra che questo sia quasi impossibile. Le grandi aziende hanno
dei prodotti interessanti, ma sono già ben distribuite in questa
zona della Liguria. Se invece si cerca tra le piccole realtà non
è certo difficile trovare il vino di qualità, ma a prezzi
decisamente poco interessanti." Come è vero! Roberto tocca un
nervo scoperto, non passa anno senza che ci si debba meravigliare dell'incremento
di prezzo di questo o quel vino, che magari l'anno prima ci aveva sorpreso
per il bel rapporto qualità-prezzo.
Ma
partiamo dal primo personaggio incontrato a Varazze quest'anno: Antoine
Gaita, figlio di minatori e gioventù passata in Belgio dove,
col compagno di Università, "per una buona bottiglia si finivano
i soldi della settimana. Poi, nel 1980, sono tornato in Italia, ed ho
messo in pratica questa vecchia passione, anche se per ora non ne faccio
la mia attività principale, perché produco solo 6000 bottiglie."
Dalla retroetichetta, firmata dal produttore, apprendiamo che il vino
è "artigiano, ottenuto esclusivamente da uva Fiano proveniente
dal vigneto detto 'Vigna della Congregazione' sito in zona Toppole del
comune di Montefredane - Avellino. [...] non vengono praticate né
concimazione chimica né trattamenti fitosanitari sistemici e trattamenti
parassitari. Solo il sovescio del favino nero del Vesuvio e l'impiego
della pottiglia bordelaise sono consentiti. Le basse rese e la
vendemmia tardiva permettono di ottenere un vino bianco di sostenuta costituzione...".
E sono la 1998, 1999 e 2000 le annate che abbiamo davanti. Vino da tavola
il 1998, ma solo per ragioni burocratiche, tutti Fiano di Avellino DOC
in effetti.
Il
Vigna della Congregazione 1998 ha 13% e un colore paglierino tendente
al dorato. Inizialmente i profumi ci sembrano un po' ossidati, poi si
aprono su ricchezze di uva matura screziate di toni medicinali. Al gusto
sono notevoli la grassezza ed una certa complessità, più
che l'eleganza. Bel tono acido e spunti di frutta gialla matura portano
a un finale secco, con sfumature ammandorlate. "Un vino strutturato,"
ci dice Antoine, "non ha una vita determinata. Gli Chablis sono rinomati
perché evolvendo si aprono e si chiudono ciclicamente. Con questi
vini a me accade lo stesso, e così quello che oggi può sembrare
un prodotto maturo lo ritroverete mutato, con nuovi sentori, al prossimo
assaggio."
Un vero fuoriclasse è il Fiano di Avellino Vigna della Congregazione
1999, bianco di notevole levatura: il colore è giallo dorato
e all'olfatto sprogiona profumi inarrestabili seducendo con sensazioni
sempre diverse ed eleganti: fiori gialli, miele, toni balsamici; poi lavanda,
note vegetali, di fieno, minerali e di roccia spezzata. Vivo e lungo al
gusto, è concentrato, di bella consistenza e mirabile compostezza.
Il Fiano di Avellino Vigna della Congregazione 2000 ha un olfatto
ancora poco definito, dai profumi più nascosti e dolci nei quali
le componenti aromatiche non sono ancora completamente delineate. Al palato
entra potente e compatto, aitante, quasi eccessivo e con una compostezza
gustativa ottimale ancora non completamente raggiunta. L'ottima vena acida
lascia presagire una bella evoluzione in un vino che è già
più di una promessa.
Il
secondo personaggio che ricordiamo è Paolo Rodaro, produttore
friulano che non ha bisogno di presentazioni e che con piglio deciso e
comunicativo parla dei suoi vini ricorrendo spesso a considerazioni storiche,
perché la storia è una della sue passioni. Veniamo a conoscenza,
qui, che ha deciso di cambiare filosofia di produzione dei suoi bianchi
cercando di renderli più longevi: in una prospettiva per la quale
dobbiamo peraltro combattere tutti con la maggior forza possibile, perché
questo deve essere il futuro dei vini bianchi italiani.
Il metodo che ha deciso di utilizzare è quello adottato nell'ottocento
per cercare di ottenere vini con un minimo di capacità di invecchiare:
lasciare asciugare le uve nelle cassette per qualche settimana. La sperimentazione
avviene a rotazione ogni anno su una botte di bianco diverso ed il primo
prodotto che esce con questa filosofia è il COF Riesling
2001 che nasce, appunto, da uve poste per un mese nelle cassette.
Sentiamo al naso una nota di idrocarburo piuttosto netta ed affiancata
da buccia di agrume pungente. In bocca il vino entra avvolgente e sufficientemente
potente, ancora un tantino squilibrato e sconnesso nelle sensazioni (ma
ha ancora tempo per evolvere...), con un ritorno ampio e fresco nel finale.
L'IGT
Bianco (pinot bianco) è elegante nei sui spunti penetranti
di lavanda e di frutta bianca; attacca pronto e scattante in bocca, levigato
ed estroverso, e di bella spina acida. E veramente buonissimo troviamo
il COF Merlot Romain 2000 (15%), ottenuto sempre con un mese di
asciugatura delle uve in cassetta e botte grande. Ebbene, raramente ricordiamo
un frutto così croccante, composto ed entusiasmante,
senza stonature vegetali né dolcezze globalizzate;
un naso fresco e carnoso pieno di frutta rossa e nera e di nuances di
menta-liquirizia; un palato grintoso e un tannino finissimo, con qualche
sbavatura alcolica che non lede l'impianto in una grande lezione di vino
di territorio che da solo spiega meglio dei fiumi di parole che si spendono
su questo vitigno. Buono, infine, anche il COF Refosco 2000,
dove la presenza del legno si fa sentire maggiormente senza mettere in
ombra comunque un frutto rosso intenso ed elegante ed un bocca ampia,
dalla acidità spiccata e dal finale un tantino addolcito.
Due personaggi e due novità, ma Heureka non era solo questo, ed
eccoci quindi al "resto" della nostra cronaca. Intanto una piccola
puntata nel mondo del Prosecco con l'Azienda Zucchetto e il suo
Prosecco di Valdobbiadene Tranquillo 2002 composto da
prosecco e un 15% di perera: un quadro olfattivo semplice ma definito
e penetrante, con un palato fresco e spiccati sentori di pera uniti a
cenni floreali; il Prosecco di Valdobbiadene Puro Fòl 2002
è invece un brut la cui uva proviene da una vigna selezionata,
fragrante nei suoi profumi di pesca e mela, è in bocca setoso e
piacevole anche se non propriamente esplosivo nei profumi.
La Liguria è come sempre rappresentata dall'Azienda Agricola
Bruna, della quale riassaggiamo il tipicissimo Pigato Villa
Torracchetta 2001, dagli aromi un tantino spigolosi di salvia e anice
e una bocca scattante e piacevolmete mentolata. A seguire il più
elegante Pigato Le Russeghine 2001 in cui i profumi minerali e
ancora di anice e di fiori dolci sono seguiti da una bocca peperina, di
notevole spinta acida, e chiusa da una piacevole nota amara. Troviamo
il Pigato U' Baccan 2001 sempre un bel prodotto, anche se quest'annata
ci sembra inferiore a quella precedente. Il Capostipite (questo
è il significato del nome in ligure) quest'anno è più
in linea con i prodotti inferiori, di bella struttura ma aromaticamente
meno ampio rispetto a passati assaggi.
Un'altra novità della selezione da segnalare è il Cesanese
del Piglio Torre del Piano 2000 del Casale della Ioria (Anagni,
provincia di Frosinone), una scelta anche affettiva date le origini ciociare
di Roberto Germani. Questo poderoso rosso di 14 gradi e mezzo prodotto
dall'Azienda Agricola Paolo e Erminia Perinelli è di color
rubino non limpidissimo, e presenta profumi assai terziarizzati. Legni
aromatici e toni polverosi sovrastano le note di violetta. Anche al gusto
percepiamo una certa scissione tra legno e un frutto espresso comunque
con una certa importanza. Sostenuta l'acidità per un vino che riteniamo
ancora in fieri.
Apriamo
una ampia pagina altoatesina con una conferma: molto buono abbiamo infatti
trovato l'A.A. Val Venosta Riesling 2001, di Unterotl-Castel
Juval, azienda di proprietà di Reinhold Messner ma gestita
dal simpatico Martin Aurich; ad un seducente olfatto pieno di agrumi
maturi (pompelmo e mandarino) fusi con dolcezza ed accompagnati da penetrante
lavanda segue un palato che è una gemma, una progressione di freschezza
e di stoffa straordinariamente levigata che arriva ad un finale fresco
e succosissimo. Bello anche l'A.A. Pinot Nero 2000 (12.8%), con
il suo naso segnato da rosa, leggera china, una traccia di sentore animale
che vanno a formare un quadro molto accattivante, intenso e persistente.
L'attacco in bocca è marcato da qualche nota caffeosa, poi il vino
si distende bene con bella personalità aromatica, improntato più
sulla dolcezza che sulla freschezza e termina con un finale lungo e dolcemente
saporito.
Lageder
è una delle punte di diamante della selezione Heureka con i suoi
numerosi prodotti di pregio. L'A.A. Pinot Bianco 2002 passa oltre
tre mesi sui lieviti e ci colpisce per un olfatto etereo e penetrante
nel quale la ricchezza floreale nei profumi è accompagnata da una
dolce caramella di mela. Un po' meno soddisfacente il vino al gusto dove
ci sembra sfuggente, seppur recuperi in un piacevole retrogusto. "Una
annata soddisfacente per l'Alto Adige questo 2002, specialmente per i
rossi tardivi," ci dice il rappresentante dell'azienda mentre ci
serve l'A.A. Moscato Giallo Vogelmeier 2001. Un vino di 13% dai
tipicissimi profumi di fiori gialli, miele e pesca: "questi profumi
li potreste già sentire nell'uva e per mantenerli facciamo dei
grandi sforzi in campagna per lavorare in maniera naturale." Al gusto
il vino è di media grassezza,è molto pulito e aromaticamente
espressivo. L'Etelle 2000 (12,5%), IGT composto da chardonnay
per il 60%, 35% pinot bianco con un saldo di viogner e riesling che alla
frutta matura (spicca la banana) associa sensazioni esteriche e penetranti
di chiodo di garofano dovute al contributo del legno. Una fusione frutto-rovere
non perfettamente riuscita, a nostro avviso, in un vino comunque di buona
potenza e struttura. Infine, nell'A.A. Chardonnay Löwengang 1999
i contributi terziari dominano uno spettro olfattivo espresso con intensità
e persistenza attraverso note di burro, nocciola, vaniglia alle quali
si unisce un banana matura. Al palato si rivela come vino di grande impatto,
meno dominato dal rovere nella sua espressione aromatica, rotondo e masticabile
e di buona lunghezza.
Sul
versante dei rossi sentiamo l'A.A. Cabernet Riserva 1999
(12.5%) che presenta un olfatto fresco e persistente, di approccio floreale
ma con leggere nuances vegetali e tocchi di pelliccia: bell'ingresso in
bocca, contraddistinto da sensazioni vegetali e minerali, nella quale
si evidenzia fin da subito un corpo medio, una buona trama, grande piacevolezza
che non ambisce a guizzi particolari. Più carattere e peso nell'A.A.
Lagrein Lindenburg 1999 (13%), affinato per 15 mesi in barrique per
un terzo nuove. Il colore è rubino che non raggiunge la cupezza
riscontrabile di solito nella tipologia, e i profumi sono carnosi, eleganti,
floreali ma anche pervasi da una bella frutta di bosco e da una nota di
rovere piacevole indice di dosaggio tecnicamente riuscito dei legni. Bella
struttura e levigatezza, ed approccio aromatico di giusta dolcezza e rotondità
caramellata.
Rimanendo in Alto Adige Weingut Untermoserhof ci fa sentire l'A.A.
Lagrein Riserva 2000 (13.5%) dal colore rubino violaceo cupissimo
ed un naso pieno di frutti piccoli di bosco, di toni di terra con qualche
dolcezza legnosa. In bocca troviamo confermato un frutto ben espresso
e dolce; liquirizioso il finale con un tannino importante e ben integrato.
L'A.A. Merlot Riserva 2000 (14%) è fine, con un
olfatto sia floreale che pieno di frutta rossa carnosa espressa molto
bene anche in bocca dove qualche dolcezza legnosa riveste comunque un
frutto protagonista.
Anche
per Barone Riccati questo sembra un anno in chiaroscuro, o meglio
un anno su cui meditare. Il Dolcetto delle Langhe Monregalesi Il Colombo
2001 è di color porpora intenso e chiaramente varietale, nonostante
un moderato uso di legno piccolo (il 30% della massa va in tonneau) che
non snatura la vivacità del frutto. Vino dai profumi intensi e
dalla bocca morbida, concentrata, asprigna in chiusura. Bei sentori di
ribes e toni metallici, china e cenni di confettura. E fin qui niente
da dire. È invece il prodotto superiore che lascia un po' perplessi
gli stessi produttori. Il Dolcetto delle Langhe Monregalesi Superiore
2000 (14%) proviene da una vecchia vigna, ed ha un colore rosso porpora.
Passa un anno in tonneau e infatti presenta un naso intenso addolcito
da note vanigliose molto persistenti. Profumi di ribes e toni minerali
al gusto si associano a note verdi, di rovo, e a tannini taglienti, che
rendono il vino un po' rustico. Rusticità a nostro avviso non irreparabile,
siamo d'accordo, ma sarebbe stato meglio evitarla.
Rimanendo
in Piemonte, di Boeri sentiamo la Barbera d'Asti Superiore Martinette
2001 (13%), che passa il il 30% in barrique di terzo passaggio, ha
colore rubino violaceo e profumi di ribes e mirtillo di buona freschezza
e consistenza fruttata anche se con qualche accenno di crudezza. L'attacco
in bocca è fruttatissimo, ancora fresco e la beva è senz'altro
bella e fragrante. La Barbera d'Asti Superiore Porlapà 2000
(14.5%), anche lei di colore rubino violaceo cupo, è ancora piuttosto
chiuso lasciando intravedere belle note di frutta nera matura e liquirizia.
In una bocca segnata da un ingresso sui toni del rovere si percepiscono
potenza, concentrazione, dolcezza e un bel tannino fine.
Infine ecco i vini da dessert: il COF Picolit 2001 di
Paolo Rodaro, dal colore oro e profumi intensi di agrumi canditi, confettura
di pesca, datteri. La bocca è piena di pesca ed albicocca mature,
untuosa ma scorrevole allo stesso tempo. Non stucchevole, trova il suo
abbinamento ideale con i formaggi stagionati. Il Passito di Pantelleria
1999 di Case di Pietra è veramente molto buono:
colore ambra, profumi di agrumi, pesca, albicocca e addirittura sprazzi
successivi di fragola. Al palato non è grassissimo ma dalla prorompente
componente aromatica e si caratterizza per un fresco ritorno acido nel
finale.
25 aprile 2003
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