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Vista
su Bolgheri
Friuli in bianco
I vini della Costa degli Etruschi:
le zone di Montescudaio, Terratico di Bibbona,
Isola d'Elba
Antoine Gaita e Paolo Rodaro, personaggi al
Banco di assaggio Heureka
Obiettivo Val di Cornia. Eppur si
muove
Chardonnay da 38^
parallelo
All'Impruneta il vino è... buono. Selezione
bianca e
rossa di Settembre
All'Impruneta: Fiano,
greco e non solo
L'Italia vista attraverso il suo vino.
I, dal Piemonte alla Toscana
II, dall'Umbria alla
Sicilia
Alle Corti del
Vino 2002
Suggestioni di primavera.
Di bianco
e di rosso
Spinofiorito 2002
Vignaioli trentini in tournée, prima
e seconda parte
In
archivio

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Fiano, greco e non solo
di Luca Bonci
Alla
rassegna Vino è piacere, organizzata per il secondo anno
dalla Vinoteca
al Chianti nel bel chiostro e nei locali della basilica dell'Impruneta
(FI), la cosa che forse impressiona di più è l'enorme numero
di bottiglie messe a disposizione. Enorme specialmente se si pensa che
tutto è organizzato dalla sola Vinoteca. Sembra quasi di essere
a un piccolo condensato del Vinitaly. Un'occasione d'oro, quindi, per
l'appassionato che voglia farsi un'idea del vino italiano, e per il degustatore
che, in uno spazio ristretto può ritagliare dei percorsi tematici
di grande interesse.
Arrivando la mattina di buon ora poi le condizioni per l'assaggio sono
ottimali, nessuna ressa e sommelier e collaboratori di Andrea Formigli
ben disponibili. Ecco così che in un paio d'ore siamo riusciti
a farci una bella panoramica di bianchi meridionali, partendo dai prodotti
a base di uve italiche, di cui parleremo in questo pezzo, per passare
poi a una veloce rassegna di chardonnay di cui daremo notizia in un successivo
articolo.
Certo, uve italiche è un termine un po' generico per la produzione
della nostra penisola che, in quanto a varietà di vitigni, non
teme confronti; diciamo allora che siamo partiti con l'idea di assaggiare
qualche fiano, siamo poi passati ai greco e, un vino tira l'altro, abbiamo
aggiunto qualche altro vitigno.
I vini a base di fiano hanno una grande tradizione storica: dai tempi
dei romani che lo chiamavano vitis apiana (gradita alle api per
la sua dolcezza), è sempre stato considerato uno dei miglior vitigni
a bacca bianca del sud Italia. Di fronte a noi ne avevamo 5 esemplari
vinificati in purezza e dobbiamo dire che ci sono piaciuti tutti, ma ci
piace ricordare per primo il particolarissimo Fiano di Avellino
2001 dai 12,5 gradi alcolici della Cantina del Barone,
che al colore paglierino marcato fa seguire profumi assai intensi di fiori
di ginestra e miele. Un olfatto veramente esaltante, seguito da una bocca
pulita, sapida, non complessa aromaticamente ma che ripropone i netti
aromi percepiti all'esame olfattivo. Chiusura elegante, piacevolemente
amarognola e secca. Dopo questo ci sembra assai più austero il
Fiano di Avellino 2001 di Pietracupa, che ha toni
floreali ed erbacei, elegante ma non estroverso come il vino precedente;
al gusto si dimostra sicuramente un vino di buona levatura, di sostanza,
senza picchi.
Un
altro bell'esemplare è il Fiano d'Avellino 2000
dei Feudi di San Gregorio, un anno in più e un colore nettamente
dorato. I sentori predominanti di questo vino, all'inizio dell'olfatazione,
sono quelli salmastri che ricordano il mare di scoglio e i crostacei,
poi arrivano i toni di frutta gialla ed esotica, cenni floreali e mielati.
Buona la grassezza gustativa e piacevoli anche le sensazioni aromatiche
in bocca con bei toni di susina claudia, matura. Ancora un cambio di registro,
con il Fiano di Avellino Roseto 2001 di Struzziero, che
emana profumi estroversi di pera williams e melone maturo. Di color
dorato, ci mostra una bocca un po' acidula, medio corpo e un finale con
un interessante ritorno aromatico.
Il Kratos 2001 di Luigi Maffini è un Paestum Bianco
IGT dai 13% alcolici e dal colore dorato. Sempre di fiano in purezza si
tratta, e profuma di fiori bianchi e pera, minerali e freschi toni vegetali
un po crudi. Buona complessità aromatica che prelude a una bocca
elegante, piena e pulita, di grande lunghezza, sorretta da una piacevole
acidità. Un vino dal buon equilibrio gustativo.
Dal
fiano al greco di tufo il passo è breve, se non altro perché
presentato dalle stesse aziende. Ecco così, di Pietracupa,
il Greco di Tufo 2001, 13% e color paglierino. Lo troviamo non
intenso aromaticamente e un poco scarico alla beva. Pulito, su toni acidi
e minerali. Corretto, non di più. Assai diverso il Greco di
Tufo G 2001, già a partire dalla gradazione dichiarata di ben
14%. Il suo colore è paglierino chiaro e i profumi sono di roccia
e di anice, di media intensità e buona profondità. Un vino
non corposo all'assaggio, ma sapido, aromatico, elegante, con quei 14%
che decisamente non si sentono. Il Greco di Tufo Villa Giulia 2001
di Struzziero è color paglierino e profuma di infusi e frutta,
con intensità medie. Bassa è la sapidità all'assaggio,
ma un bel tono acido e il lungo finale ne fanno un vino piacevole.
Lasciamo
fiano e greco per un vitigno meno noto, il biancolella, del quale assaggiamo
un prodotto in purezza: il Biancolella Tenuta Frassitelli 2001
della ischitana Casa D'Ambra. Un vino che ci accoglie con un bel
naso di fiori e di frutta matura, profondo e dolce, come già ci
aspettavamo dal colore paglierino dai riflessi dorati. Il profumo a noi
più evidente è quello del melone maturo, ma lo spettro olfattivo
non si limita ai sentori fruttati e comprende anche fiori gialli e cenni
minerali, di roccia arsa dal sole. Al gusto la consistenza del vino è
media e ci piace la sua acidità sostenuta che esalta la freschezza
della beva fino al bel finale mandorlato.
Avevamo
iniziato con un vino che ci era piaciuto, e concludiamo decisamente in
bellezza con i prodotti di Marisa Cuomo. Assaggiamo il Costa
di Amalfi DOC Furore 2001, composto da falanghina e biancolella. Visivamente
il colore paglierino è mosso da cenni di effervescenza e i profumi
sono piacevolmente floreali. L'ingresso in bocca è segnato da una
fresca acidità e, senza eccedere in complessità aromatica,
il vino ci piace per la continua tensione gustativa che ci porta a un
lungo finale. Ben più importante il Costa d'Amalfi DOC Fior
d'Uva 2000: sempre falanghina e biancolella per un vino dai 13,5%
che fermenta in rovere. Il colore tende al dorato e i profumi inizialmente
balsamici si aprono poi su toni di frutta più che matura. Ma è
al gusto che il campione viene fuori, con un incedere in crescita di bel
corpo e grande sapidità e con una scaletta aromatica che dai fini
profumi di tisane ed erbe si eleva alla vaniglia e alla frutta sciroppata
senza perdere in freschezza e nitidezza. Bel vino!
12 gennaio 2003
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