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Fiano, greco e non solo
di Luca Bonci

Alla rassegna Vino è piacere, organizzata per il secondo anno dalla Vinoteca al Chianti nel bel chiostro e nei locali della basilica dell'Impruneta (FI), la cosa che forse impressiona di più è l'enorme numero di bottiglie messe a disposizione. Enorme specialmente se si pensa che tutto è organizzato dalla sola Vinoteca. Sembra quasi di essere a un piccolo condensato del Vinitaly. Un'occasione d'oro, quindi, per l'appassionato che voglia farsi un'idea del vino italiano, e per il degustatore che, in uno spazio ristretto può ritagliare dei percorsi tematici di grande interesse.

Arrivando la mattina di buon ora poi le condizioni per l'assaggio sono ottimali, nessuna ressa e sommelier e collaboratori di Andrea Formigli ben disponibili. Ecco così che in un paio d'ore siamo riusciti a farci una bella panoramica di bianchi meridionali, partendo dai prodotti a base di uve italiche, di cui parleremo in questo pezzo, per passare poi a una veloce rassegna di chardonnay di cui daremo notizia in un successivo articolo.

Certo, uve italiche è un termine un po' generico per la produzione della nostra penisola che, in quanto a varietà di vitigni, non teme confronti; diciamo allora che siamo partiti con l'idea di assaggiare qualche fiano, siamo poi passati ai greco e, un vino tira l'altro, abbiamo aggiunto qualche altro vitigno.

I vini a base di fiano hanno una grande tradizione storica: dai tempi dei romani che lo chiamavano vitis apiana (gradita alle api per la sua dolcezza), è sempre stato considerato uno dei miglior vitigni a bacca bianca del sud Italia. Di fronte a noi ne avevamo 5 esemplari vinificati in purezza e dobbiamo dire che ci sono piaciuti tutti, ma ci piace ricordare per primo il particolarissimo Fiano di Avellino 2001 dai 12,5 gradi alcolici della Cantina del Barone, che al colore paglierino marcato fa seguire profumi assai intensi di fiori di ginestra e miele. Un olfatto veramente esaltante, seguito da una bocca pulita, sapida, non complessa aromaticamente ma che ripropone i netti aromi percepiti all'esame olfattivo. Chiusura elegante, piacevolemente amarognola e secca. Dopo questo ci sembra assai più austero il Fiano di Avellino 2001 di Pietracupa, che ha toni floreali ed erbacei, elegante ma non estroverso come il vino precedente; al gusto si dimostra sicuramente un vino di buona levatura, di sostanza, senza picchi.

Un altro bell'esemplare è il Fiano d'Avellino 2000 dei Feudi di San Gregorio, un anno in più e un colore nettamente dorato. I sentori predominanti di questo vino, all'inizio dell'olfatazione, sono quelli salmastri che ricordano il mare di scoglio e i crostacei, poi arrivano i toni di frutta gialla ed esotica, cenni floreali e mielati. Buona la grassezza gustativa e piacevoli anche le sensazioni aromatiche in bocca con bei toni di susina claudia, matura. Ancora un cambio di registro, con il Fiano di Avellino Roseto 2001 di Struzziero, che emana profumi estroversi di pera williams e melone maturo. Di color dorato, ci mostra una bocca un po' acidula, medio corpo e un finale con un interessante ritorno aromatico.

Il Kratos 2001 di Luigi Maffini è un Paestum Bianco IGT dai 13% alcolici e dal colore dorato. Sempre di fiano in purezza si tratta, e profuma di fiori bianchi e pera, minerali e freschi toni vegetali un po crudi. Buona complessità aromatica che prelude a una bocca elegante, piena e pulita, di grande lunghezza, sorretta da una piacevole acidità. Un vino dal buon equilibrio gustativo.

Dal fiano al greco di tufo il passo è breve, se non altro perché presentato dalle stesse aziende. Ecco così, di Pietracupa, il Greco di Tufo 2001, 13% e color paglierino. Lo troviamo non intenso aromaticamente e un poco scarico alla beva. Pulito, su toni acidi e minerali. Corretto, non di più. Assai diverso il Greco di Tufo G 2001, già a partire dalla gradazione dichiarata di ben 14%. Il suo colore è paglierino chiaro e i profumi sono di roccia e di anice, di media intensità e buona profondità. Un vino non corposo all'assaggio, ma sapido, aromatico, elegante, con quei 14% che decisamente non si sentono. Il Greco di Tufo Villa Giulia 2001 di Struzziero è color paglierino e profuma di infusi e frutta, con intensità medie. Bassa è la sapidità all'assaggio, ma un bel tono acido e il lungo finale ne fanno un vino piacevole.

Lasciamo fiano e greco per un vitigno meno noto, il biancolella, del quale assaggiamo un prodotto in purezza: il Biancolella Tenuta Frassitelli 2001 della ischitana Casa D'Ambra. Un vino che ci accoglie con un bel naso di fiori e di frutta matura, profondo e dolce, come già ci aspettavamo dal colore paglierino dai riflessi dorati. Il profumo a noi più evidente è quello del melone maturo, ma lo spettro olfattivo non si limita ai sentori fruttati e comprende anche fiori gialli e cenni minerali, di roccia arsa dal sole. Al gusto la consistenza del vino è media e ci piace la sua acidità sostenuta che esalta la freschezza della beva fino al bel finale mandorlato.

Avevamo iniziato con un vino che ci era piaciuto, e concludiamo decisamente in bellezza con i prodotti di Marisa Cuomo. Assaggiamo il Costa di Amalfi DOC Furore 2001, composto da falanghina e biancolella. Visivamente il colore paglierino è mosso da cenni di effervescenza e i profumi sono piacevolmente floreali. L'ingresso in bocca è segnato da una fresca acidità e, senza eccedere in complessità aromatica, il vino ci piace per la continua tensione gustativa che ci porta a un lungo finale. Ben più importante il Costa d'Amalfi DOC Fior d'Uva 2000: sempre falanghina e biancolella per un vino dai 13,5% che fermenta in rovere. Il colore tende al dorato e i profumi inizialmente balsamici si aprono poi su toni di frutta più che matura. Ma è al gusto che il campione viene fuori, con un incedere in crescita di bel corpo e grande sapidità e con una scaletta aromatica che dai fini profumi di tisane ed erbe si eleva alla vaniglia e alla frutta sciroppata senza perdere in freschezza e nitidezza. Bel vino!

12 gennaio 2003




 

   

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