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Vista
su Bolgheri
Friuli in bianco
I vini della Costa degli Etruschi:
le zone di Montescudaio, Terratico di Bibbona,
Isola d'Elba
Antoine Gaita e Paolo Rodaro, personaggi al
Banco di assaggio Heureka
Obiettivo Val di Cornia. Eppur si
muove
Chardonnay da 38^
parallelo
All'Impruneta il vino è... buono. Selezione
bianca e
rossa di Settembre
All'Impruneta: Fiano,
greco e non solo
L'Italia vista attraverso il suo vino.
I, dal Piemonte alla Toscana
II, dall'Umbria alla
Sicilia
Alle Corti del
Vino 2002
Suggestioni di primavera.
Di bianco
e di rosso
Spinofiorito 2002
Vignaioli trentini in tournée, prima
e seconda parte
In
archivio

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LItalia
vista attraverso il suo vino: II, dall'Umbria alla Sicilia
di
Riccardo Farchioni
Scegliamo di rappresentare l'Umbria, in questo nostro vasto percorso,
con un rosso semplice, che accompagna probabilmente molti pranzi della
quotidianità familiare. Parliamo del Colli Amerini Rosso
Superiore 2000 della Fattoria Le Poggette che ha sede
nei pressi di Todi: un vino dal colore rosso rubino pieno e fitto, che
sfoggia un bel corredo fruttato (frutta rossa matura, richiami di prugna)
ed una beva che fa ancora di una grande maturità del frutto la
sua caratteristica principale. Senza troppe sfumature, un vino che esprime
calore e sana piacevolezza.
Lunga sosta nelle Marche dove troviamo protagonista il Rosso Piceno. Iniziamo
con il Rosso Piceno 2001 di Laurentina: colore
rubino violaceo, al naso sentiamo un frutto fragrante, viola, inchiostro
e cenni vegetali. Al palato è coerente, ha buona struttura, una
buona tenuta aromatica senza grandi progressioni e presenta un sensibile
addolcimento nel finale. Sempre di Laurentina, sentiamo due annate del
suo prodotto superiore: il Rosso Piceno Talliano 2001, ha profumi
intensi di frutta nera matura e dolce con cenni di terra bagnata per un
quadro forse un tantino rustico. Anche al palato domina la dolcezza di
un buon contenuto fruttato anche se alla fine lo sentiamo pervaso da dolcezze
surmature piuttosto eccessive. Il Rosso Piceno Talliano 2000 ha
colore rubino violaceo cupissimo, pressoché impenetrabile. Al naso
sentiamo profumi di frutta nera carnosa, prugna cotta, sottobosco. Lattacco
è dolce, il frutto è masticabile scisso da dolcezze vanigliose
che troviamo eccessive che rovinano un po il quadro: perché,
ci chiediamo, un uso del rovere tanto marcato avendo a disposizione un
frutto così?
Da Villa Forano assaggiamo il Rosso Piceno 2000, di colore
rubino pieno e molto fitto e dai profumi di frutta rossa surmatura la
cui dolcezza lede la precisione dellespressione rendendola un po
generica. In bocca si confermano i toni confetturati, ed alla fine il
vino risulta piuttosto stucchevole. Il Rosso Piceno Balciano 1999
ha invece rofumi di bel carattere di frutta nera e rossa, composti e riconoscibili
ed accompagnati da note di grafite. Buona stoffa in bocca anche se, a
fronte di una certa grassezza, non riusciamo ad evidenziare progressioni
di peso e sul versante aromatico il vino rimane di espressione contenuta.
Bel tannino dolce e diffuso.
Due Lacrima di Morro dAlba ci vengono da Giusti: la Lacrima
di Morro dAlba 2000 ha colore rubino violaceo pressoché
impenetrabile; grande quantità di frutta in un naso intenso e franco.
Semplicità ma grande polpa al palato, e di nuovo un frutto impressionante
con qualche eccessiva dolcezza, a ben vedere. Peccato che nel prodotto
superiore si torni indietro, almeno secondo noi: la Lacrima di Morro
dAlba Rubbiano 2000 ha colore rubino violaceo impenetrabile,
ha buon quadro fruttato al naso (frutta nera e prugna) ma anche degli
sbandamenti olfattivi verso note di polvere da sparo e di caffè
piuttosto sgraziati. Frutta dolce che tende alla surmaturazione al palato.
Molto bella è la Vernaccia di Serrapetrona Pianetta 1999
di Antico Terreno Ottavi: colore inchiostro nerissimo; qui niente
dolcezze mature o ipermature. Profumi molto peculiari, floreali e minerali,
pungenti ed eleganti, laccati ed accompagnati da intriganti cenni cosmetici.
E poi quadro fruttato dato da ribes, mirtillo, qualche tono vegetale.
Struttura ragguardevole e tannini piacevoli per una grande sorpresa.
Rapido
passaggio nel Lazio per il Paterno 1999 di Trappolini,
un sangiovese dallolfatto piuttosto semplice che mette in mostra
comunque un bel corredo di frutta rossa matura di buona persistenza olfattiva.
Fin dallattacco in bocca si mostra vino morbido, ribadendo un bel
corredo fruttato che tende ad mostrare qualche tono surmaturo.
DallAbruzzo un grande protagonista della vitivinicoltura
italiana e il suo Cerasuolo dAbruzzo 1999: parliamo
di Valentini e di un vino che è tutto meno che femminile,
come troviamo di consueto definita questa tipologia: qui abbiamo color
corallo chiaro, e confettura di ciliegia, arancio, melone al naso. La
bocca è potente, compatta e grassa. Notevolissimo è poi
il Montepulciano dAbruzzo 2000 di Torre dei
Beati: colore rubino violaceo fitto e cupissimo sprigiona profumi
profondi, carnosi e composti di viola e frutta nera. In bocca è
pieno, di grande ampiezza e persistenza aromatica. Dal Molise
arriva invece il Don Luigi 1999, taglio di aglianico e montepulciano
di Di Majo Norante: un naso fatto di frutta nera e di nobili speziature
e una bocca dolce e vellutata.
Si impone a questo punto una ampia panoramica campana, panoramica densa
di soddisfazioni per il palato. Partiamo alla grande con il Furore
Bianco 2001 di Cuomo-Gran Furor Divina Costiera, dallolfatto
pieno di fiori bianchi e gialli e dalla bocca stupenda: partenza succosa
e saporita, deliziosamente agrumosa, piena, morbida e saporita. È
un vino che mettiamo solo di poco più in basso del Furore Bianco
Fior dUva 2001. Su toni inevitabilmente più modesti il Biancolella
Tenuta Frassitelli 2001 di Casa DAmbra che fornisce sensazioni
di fiori e di agrumi in un quadro con qualche spunto poco preciso. La
bocca è piena e viva, di bella struttura, con buona quantità
di fiori gialli, anche se purtroppo le note stonate sul versante aromatico
si confermano anche qui.
Passando al colore rosso, ecco il Taurasi Vigna Macchia dei Goti 1998
di Antonio Caggiano: bellissimo naso fatto di fiori, e frutta rossa
rotonda. In bocca lattacco è fresco ed espressivo sorprendendo
con note di basilico, prezzemolo e immediatamente a ruota, con una grande
frutta rossa. È vellutato, di grande equilibrio. Bello anche il
Paestum Rosso Naima 1998 di De Conciliis: fiori, frutta
rossa e qualche cenno vegetale costituiscono lolfatto di questo
vino che al palato conferma un corredo fruttato fresco e succoso. È
elegante anche se non particolamente pieno, è tuttavia ampio con
una espressione fruttata qui veramente protagonista e che presenta un
bel finale setoso. Proseguiamo ad alti livelli con il Ravello Rosso
Riserva 1998 (piedirosso ed aglianico) di Cuomo-Gran Furor
Divina Costiera: il cui quadro olfattivo è multiforme
mostrando accanto a bella frutta rossa polvere da sparo, rabarbaro, e
cenni di sudore piuttosto acre. Lingresso in bocca è sontuoso
e polposo, ha buona tenuta fino ad un finale dalle dolcezza forse eccessive.
Il Falerno del Massico Rosso 1998 di Michele Moio (da uve
primitivo coltivate nella zona di Mondragone) ha colore rosso porpora,
e profumi di frutta rossa con carattere di surmaturazione che lo rende
un pochino sgraziato. Lo stesso carattere ci sembra di ravvisare al palato,
che si caratterizza per note spiccate di confettura di frutta rossa dolce.
Andiamo meglio con il Primitivo Falerno del Massico Majatico 1999
dallolfatto pieno di frutta ancora con tendenze alla surmaturazione,
anche se di dolcezze non così smaccate e che riescono a fornire
un quadro abbastanza composto, che si conferma in una bocca caratterizzata
ancora da frutta rossa matura.
Bello
il Taurasi 1998 di Pietracupa: grande frutto espresso
con eleganza esemplare in questo vino dal naso intenso e dalla bocca che
ribadisce una frutta rossa fresca e di grande succulenza. Il Vigna
Camarato 1998, aglianico di Villa Matilde ha un olfatto di intensità
media, che mette in mostra bella frutta rossa, leggera speziatura (cannella,
noce moscata) ed erbe aromatiche. In bocca è di giusta dolcezza,
di beva saporita e non pesante.
La
Basilicata si impone con il suo nobilissimo Aglianico del Vulture. Cosa
dire dellAglianico del Vulture 1999 Basilisco di Basilisco?
Naso dal grande impatto, nel quale spiccano frutta rossa, amarena in particolar
modo, e prugna matura. Lattacco in bocca sfodera altri caratteri,
improntati sulle erbe aromatiche, è potente e pastoso e lascia
in bocca un intrigante retrogusto di sedano. Veramente bello. Siamo colpiti
di meno dallAglianico del Vulture La Firma 2000 delle Cantine
del Notaio di G. Giotrabochetti: il colore è rubino porpora
molto fitto e cupo; al naso ha bel carattere fruttato, fuso con delicate
erbe aromatiche e caratterizzato da una copertura dolce, quasi zuccherosa.
Questultimo aspetto tende a confermarsi con decisione in bocca,
dove arriva ad essere un tantino stucchevole in un finale segnato dal
rovere.
L
Aglianico del Vulture Don Anselmo 1997 di Paternoster ha
un naso intenso fatto di frutta rossa ed eleganti venature verdi di erbe
aromatiche fresche e rabarbaro. Toni vegetali anche allattacco in
bocca dove subito dopo compare un bel contenuto di frutta rossa. Questo
melange fa sì che il vino risulti fresco e di beva piacevole. Infine,
lAglianico del Vulture Rotondo 1998 sempre di Paternoster
ha naso improntato ad una elegante frutta rossa che nella sua levigata
dolcezza assume sembianze caramellate. Al palato conferma questo carattere,
privo di note vegetali e sempre con una freschezza e succosità
da beva piacevole e non pesante. Tannino di grana fine.
Scegliamo
di rappresentare la Puglia con il Patriglione 1995 di Cosimo
Taurino e rimaniamo un po delusi: il naso, dal bel contenuto
di frutta rossa, ci pare poco sfumato; la bocca mostra un carattere ancora
di frutta rossa stramatura dalle dolcezze che limitano la complessità
e lintriganza di questo vino.
E
terminiamo, finalmente, con la Sicilia: il Nero dAvola 1998
di Benanti ha media intensità al naso, nel quale percepiamo
note di terra bagnata; in bocca dapprima chiuso, poi di bellimpatto
e succoso; finale aromaticamente gustoso. Ed è un grande piacere
concludere con un vertice assoluto quale il Faro 1999
di Palari: olfatto aromaticamente prepotente, dove prima di tutto
sentiamo una ciliegia rotonda, intensa e persistente alla quale con lossigenazione
si affiancano note seducenti (quali l'incenso) che intrigano e portano
allattenzione sempre nuova. Al palato ecco ancora caramella di ciliegia,
lampone, menta inquadrate in un contesto cremoso e suadente, un vino,
che, seppure mostri dolcezze più ostentate in bocca, risulta alla
fine buonissimo, pressoché perfetto.
18 Dicembre 2002
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