Spinofiorito 2002

Vignaioli trentini in tournée, prima parte

Suggestioni di primavera. Di bianco

Le anteprime '99 della Costa degli Etruschi

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Chianti Classico '99
Brunello di Montalcino, parte prima e seconda;
Vino Nobile di Montepulciano

Il banco d'assaggio Heureka

Il Brunello delle donne

Pisa Vini 2001

Toscana Di Vino, prima e seconda parte

La Giornata degli Champagne a Firenze

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i vini esteri
e gli italiani

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Vignaioli trentini in tournée a Firenze: prima parte

Firenze, più precisamente la bella Villa Montalto sulle pendici della collina di Fiesole, è stata una delle tappe (assieme a Parma e Milano) della seconda tournée dell’Associazione Vignaioli del Trentino. Come già l’anno scorso non abbiamo voluto mancare all’evento, perché ci aspettavamo (e non siamo stati delusi) che questa manifestazione ci avrebbe consentito di “tastare il polso” di una realtà produttiva di prima importanza, di sentire vini di aziende già note e magari di fare qualche piacevole scoperta.

Certo, la pattuglia dei vignaioli si è alquanto ristretta: se l'anno scorso a Bologna si erano presentati in 41, quest'anno ne abbiamo incontrati 25. E se nomi importanti come Foradori, de Tarczal, Endrizzi, Letrari si sono persi per strada, nomi altrettanto importanti come Castel Noarna, Cesconi, Bossi Fedrigotti, La Cadalora, Lunelli, Pojer & Sandri, Vallarom erano pronti a far sentire i loro vini che qui di seguito e nella prossima puntata cercheremo di descrivere attraverso le nostre impressioni.


Iniziamo, in ordine di apparizione, da Maso Cantanghel di Piero Zabini (Civezzano) e con il suo Chardonnay Vigna Piccola 2001 caratterizzato da una impostazione nella quale il legno gioca un ruolo piuttosto importante. Questo dato ci sembra evidente già al naso dove note di spezie e cioccolato bianco si affiancano in modo deciso a sensazioni floreali penetranti. Il quadro olfattivo è complessivamente di buona intensità e persistenza; in bocca l'attacco è pronto, di nuovo su note floreali che lasciano il posto, nel prosieguo della beva, all'impronta data dal legno in un ambito di grande potenza e concentrazione. Buono il Sauvignon Solitaire 2000, per il quale metà della massa va in legno. Al naso l'impronta varietale è ben percepibile assieme a note dolci e di nocciola; in bocca il vino è bello, grasso, fluido fin dall'attacco e aromaticamente sempre in bella evidenza. Struttura ed acidità a sostenere completano un quadro molto positivo. La sequenza positiva prosegue con il Riesling Trentino 2000, denso già visivamente, con bei profumi di fiori bianchi, pompelmo dolce e pesca bianca che arrivano al naso con bella prontezza. In bocca lo sentiamo grasso e con una fresca vena vegetale. Buono.
Venendo ai rossi, ecco ancora un bel Pinot Nero Piero Zabini 2000, dal colore rubino scarico ed dal naso elegantissimo ed intrigante fatto di rosa appassita e ribes rosso. In bocca si contraddistingue per una bella beva, elegante e dal finale assai persistente. Il Merlot Tajapreda 2001, da uve raccolte surmature, ci è sembrato caratterizzato da una certa rusticità al naso, mentre in bocca lo abbiamo trovato alquanto sfuggente. Infine meglio il Rosso Pila 1999 (taglio di cabernet sauvignon e merlot) che mette in mostra, sia al naso che in bocca, un bel corredo di frutta e belle sensazioni balsamiche e mentolate, e grande succosità al palato.

Passiamo al Maso Bergamini di Remo Tomasi (Cognola di Trento) sentendo il Vigneto delle Dolomiti Bianco 2000 fatto di chardonnay (che va in legno), riesling renano e incrocio Manzoni raccolti sovramaturi. Dal colore giallo carico, all'inizio stenta ad aprirsi al naso, ma poi lo fa mettendo in luce belle note di frutta gialla e di camomilla. In bocca è grasso, potente e saporito arrivando al finale con bella progressione. Un vino concepito per essere longevo.
Sul versante rosso sentiamo il Maderno 2000 (40% merlot, 30% cabernet sauvignon, 20% teroldego e 10% syrah, 12 mesi di barrique), caratterizzato al naso da frutta rossa e nera con l'aggiunta di qualche nota selvatica. Più espressivo in bocca, su note dolci.

Eccoci dai Fratelli Lunelli (Ravina di Trento) che qui in Toscana sono in trasferta solo fino ad un certo punto, visto che ci hanno messo un bel piede comprando il loro Podernovo dalle parti di Pisa. E sentiamo per primo lo Chardonnay Villa Gentilotti 1998, che è fra gli chardonnay della casa trentina quello tratto dai vigneti alla sinistra dell'Adige. È questo un altro dei vini che gioca molto sull'impatto dato dal rovere (sta dai 12 ai 15 mesi in barrique): il colore è giallo quasi oro; all'olfatto “la filosofia” del quadro aromatico è chiara: crema, vaniglia, chiodo di garofano, biscotto a fare da protagonisti assieme a note di agrumi maturi. Coerente in bocca, fin dall'attacco assai pronto mostra tutta la sua potenza rinfrescando il suo assetto aromatico solo nel finale. Lunghezza pressoché infinita, su toni dolci. Il Sauvignon Villa Niccolò 2000 ci sembra di diversa impostazione, caratterizzato da una grande freschezza al naso, dove entra quasi ruvido nella sua varietalità; poi subentrano begli agrumi e infuso d'erbe; in bocca è equilibrato, grasso, si mantiene denso fino al finale, con buona tenuta aromatica e fresca acidità. Anche questo un vino di forte personalità.
Passiamo ai rossi sentendo il Pinot Nero Maso Montalto 1999, dal colore rubino poco carico e profumi di buona espressività e persistenza di rosa con accenni della caratteristica nota selvatica. La bocca ci sembra un po' facile, pervasa da piacevole dolcezza ma poco sfaccettata come ci si aspetta sempre (noblesse oblige) dai vini tratti da questo vitigno. Il Maso Le Viane 1998 (taglio di merlot, cabernet franc, petit verdot e syrah) mette in mostra al naso un'ampia tavolozza di profumi che vanno dalla frutta rossa e nera, alla cannella, al pepe e alla noce moscata, il tutto fuso da una dolcezza d'insieme. Al palato entra deciso, potente, saporito e in bocca assume sembianze quasi sciroppose forse con qualche dolcezza "roverizzata" di troppo ma comunque confermando bella complessità e grande quantità di frutto.

Passiamo ai vini di Longariva di Marco Manica (Rovereto), iniziando dal Vallagarina IGT Graminé 2001, un pinot grigio dal colore ramato (più precisamente la tonalità è quella della buccia di cipolla) e i profumi assai penetranti, freschi e persistenti richiamando il glicine e la lavanda, accompagnati successivamente da note di fragola e lampone. In bocca è coerente, anche se ci sembra che in corrispondenza di un ispessimento "tattile" ci sia un calo sul versante aromatico, conducendo ad un finale fresco ma non troppo saporito. Buono il Pinot Bianco Pergole 2001, mediamente intenso ed elegante su profumi di thè, infuso d'erbe e fiori gialli. Bocca caratterizzata freschezza e struttura, cremosa e quasi caramellosa nei suoi toni aromatici. Insomma, grande piacevolezza.
Il Marzemino 2000, ha un bel frutto fresco e rotondo (fragola e lampone) sia al naso che in una bocca che ha la succosità di una spremuta di frutti di bosco. Il Merlot Tovi 1998 (18 mesi in barrique) si presenta inizialmente un tantino zuccheroso al naso, si chiarisce poi su belle sensazioni di frutta rossa matura e qualche nota animale. La bocca è improntata sulla dolcezza della frutta rossa, con una vena vegetale che screzia una beva comunque fresca, non pesante a dal finale assai lungo. Il Tre Cesure 1998 (40% cabernet sauvignon, 10% cabernet franc, 40% merlot, 24 mesi di barrique) ha un naso pervaso da frutta rossa matura nel quale non manca certo l'impronta data dal legno. In bocca appare più fresco, comunque ancora marcato da un rovere non completamente assorbito. Infine il Pinot Nero Zinzèle 1997 (24 mesi di barrique) mette in evidenza un colore rubino di media intensità e un naso non apertissimo dove comunque mostra belle note di rosa appassita ed erbe aromatiche; fresco, con una certa aristocrazia in bocca dove è piuttosto esile ma aromaticamente ben presente.

Da Renzo Gorga da Folgaria sentiamo due annate del suo vino tratto da uva pinot grigio. Il Vallagarina IGT Pinot Grigio 2000 ha colore giallo pieno, non è estremamente espressivo al naso seppure su note eleganti di fiori gialli di bella dolcezza. In bocca parte sottotono, poi si apre, si assesta bene e su una buona espressività senza comunque raggiungere grandi vette. Buona acidità. Il Vallagarina IGT Pinot Grigio 2001 ha sfumature verdognole e possiede profumi penetranti di glicine e lavanda tipici di questa varietà quando è appena imbottigliata e ancora giovane. Struttura e maggior personalità in bocca rispetto all'annata precedente.
Il Marzemino 2000 è un tantino rustico ed inelegante al naso, comunque fresco e beverino in bocca. Il Teroldego 1999 ha buon corredo floreale e fruttato, in un quadro che avvertiamo di nuovo caratterizzato da una certa rusticità. Buona succosità in bocca. Il Cabernet Sauvignon 1997 (un anno in barrique) presenta toni vegetali, quasi metallici al naso, tende ad addolcirsi in bocca, mantenendo però fondamentalmente questo carattere un tantino verde.

Di Frasnelli Sartori assaggiamo il Nosiola 2001, dal bel colore paglierino brillante, che ci si presenta come un vino semplice ma piacevole, dolce al naso e fresco in bocca. Il Vigneti delle Dolomiti IGT Frasnelli Bianco 2000 (riesling e sauvignon la composizione delle uve) sta a lungo sui lieviti e la sua vinificazione prevede l’esecuzione di batonnage. All'olfatto ci sembra alquanto scisso fra una netta impronta legnosa e note floreali, in un quadro comunque di bella intensità. In bocca è molto espressivo, penetrante, con un legno meglio integrato e meno invadente, a favore di una freschezza floreale e fruttata. Grande persistenza finale.
Venendo ai rossi, ecco il bel Merlot 2000: di colore rubino pieno non particolarmente carico, è elegante al naso, fresco, con una leggera copertura dolce che rimanda al lampone. In bocca è di corpo medio, saporito, di beva facile e soddisfacente, dolce il giusto, morbido ed avvolgente. Molto buono anche il Teroldego 2000, tratto da vigne di una trentina d'anni: carnoso al naso con le sue note di frutta di bosco franche e decise che ne fanno un prodotto di bella tipicità. Stessa decisione in bocca unita a struttura e pastosità dove la dolcezza della frutta rossa che raggiunge toni quasi confetturati è contrastata da eleganti rimandi vegetali.

Veniamo ad uno dei momenti più piacevoli della giornata, quella corrispondente alla sosta dai vini de La Cadalora. Questa azienda, che sta subito sotto Rovereto, conta una decina di ettari vitati e il 1982 come prima annata di produzione. Ad animarla sono i fratelli Rodolfo e Tiziano Tomasi (quest’ultimo enologo). Tanto per cominciare, uno dei più begli assaggi della rassegna ci è apparso il Vallagarina IGT Chardonnay 2001, pervaso al naso da ampie ed intense note di fiori bianchi e di pera. Bello anche in bocca, ampio, fresco, strutturato, equilibrato, dalla giusta nota acida, con un assetto di bocca di grande eleganza e piacevolezza che fa perdonare (peccato!) una chiusura finale più rapida di quanto ci si aspetti dopo tanta esibizione di piacevolezza. Su livelli (inevitabilmente) inferiori ci è sembrato il Vallagarina IGT Pinot Grigio Gazzi 1999, che matura per metà in barrique: ci è parso (in questo stadio) chiuso nei profumi, anche se in bocca mette in mostra frutto soddisfacente, morbidezza e buona vena acida.
Il completamento del quadro positivo arriva dai vini rossi. Bello in particolare il Vallagarina IGT Pinot Nero Vignalet 1999 (vigneto con resa di 60 quintali per ettaro, 15 giorni di macerazione con le bucce, un anno in barrique per 2/3 nuove). Il quadro olfattivo è amplissimo, composto di rosa, ciliegia, lampone, ribes rosso e le note selvatiche caratteristiche del vitigno. I profumi sono di grande freschezza e persistenza notevolissima; la piacevolezza del vino è aiutata anche dall'annata caratterizzata da una particolare immediatezza. Buona conferma in bocca dove troviamo anche un vino di spalla, strutturato e che mantiene la spontaneità del frutto sentita al naso, arricchita anche da freschi rimandi vegetali che pervadono il finale. Il Vallagarina IGT Majere 1999, fatto dal 30% di cabernet sauvignon e dal 70% di casetta, un vitigno autoctono tenuto in vita grazie alla caparbietà di poche aziende trentine (35 ettari in tutto): il naso è improntato su eleganti note vegetali e pepate, mentre in bocca troviamo un bell'equilibrio fatto da frutta rossa, erbe atomatiche che rendono la beva intrigante. Vino di buona struttura e dal finale lungo.

Passiamo ora a Marco Donati da Mezzocorona dal quale sentiamo per primo il Nosiola Sole Alto 2001, un vino semplice, di buona beva senza raggiungere particolari vette. Il Riesling Stellato 2001, dal colore paglierino scarico, non ci sembra facilmente giudicabile allo stato attuale, mettendo in mostra, ancora in sordina, fiori, agrumi, sensazioni di erba tagliata. In bocca è fresco e più saporito. Bello invece il Vigneto delle Dolomiti IGT Torre del Noce 2001, dal naso ricco ed espressivo dai sentori che vanno dal balsamico, ai fiori quali glicine e lavanda, ai fiori e alla frutta gialla. Al palato si sente all'attacco la speziatura del legno, che però si stempera rapidamente lasciando spazio, nella seconda metà dell'assaggio in bocca, a grande freschezza e succosità per finire con lunghezza niente male. Un uso del legno molto calibrato.

Il Marzemino Orme 2001, presenta un quadro olfattivo che stenta a definirsi e una buona freschezza in bocca fatta di frutta rossa ed erbe aromatiche. Vino semplice e di beva facile. Il Teroldego Orme 2001 non ci è parso particolarmente espressivo al naso, caratterizzato in bocca da un melange vegetal-fruttato che non raggiunge particolari vette. Deciso cambio di rotta per il Teroldego Rotaliano Sangue di Drago 1999, tratto dalle vigne con i ceppi più vecchi, che sta 14 mesi in legno piccolo (1/3 nuove, 1/3 di secondo passaggio, 1/3 di terzo). Qui il vitigno tradizionale trentino riesce a dare un risultato di aristocratica eleganza come poche volte ci è stato dato di provare. Dal colore rubino violaceo cupo, si caratterizza al naso per un tappeto di fiori e note di frutta rossa (lampone); lo stesso carattere (associato ad una certa austerità) si conferma in bocca, e si combina con una bella morbidezza, freschi rimandi verdi e un finale dove si percepisce un certo addolcimento. Vivacità acida e tannino di trama fine completano un quadro positivo.

Alla Bossi Fedrigotti è stata presa con decisione la strada di una riqualificazione della propria immagine che scontava soprattutto gli effetti di una certa "genericità" dei prodotti da un pubblico che si fa sempre (per fortuna) più esigente. Un tassello fondamentale di questa operazione è stato la collaborazione con l’enologo Luca D'Attoma partita un paio d'anni fa. Mossa quanto mai azzeccata, vista la nota capacità del giovane winemaker toscano di dare una marcia in più ai vini che cura, risultato di profondi rinnovamenti in vigna e in cantina, oltreché naturalmente del tocco di personale inventiva. Ecco dunque il Pinot Grigio 2001 dai profumi penetranti di fiori (molta lavanda), balsamici e di mela, freschi ed intriganti. In bocca si conferma assai elegante ed espressivo. Buono anche il Vallagarina IGT Fojaneghe Bianco 2000, fatto di chardonnay (75%) e traminer (25%) dagli intensi profumi di pera e pesca; in bocca la partenza è fulminea, gagliardissima, e prosegue con bella ampiezza e succosità.
Passiamo ai rossi con il Marzemino 2001, dal colore rubino violaceo fitto e dal naso espressivo fatto di frutta rossa ed erbe aromatiche; in particolare, assai preciso in bocca, sentiamo il sedano che conferisce freschezza aromatica e bella bevibilità al vino. Il Teroldego 2001 ha colore rubino violaceo quasi impenetrabile e si avvertono profonde sensazioni di frutta rossa e nera, seppure in un contesto ancora non apertissimo. In bocca si percepiscono note di erbe aromatiche fin dall'attacco conferendo eleganza e piacevolezza alla beva.

Passiamo da Cesconi (Pressano di Lavis) dei quali sentiamo lo Chardonnay 2000, fatto maturare per l'80% in barrique. Il colore è giallo carico e i profumi non apertissimi ci sembrano ancora dominati dall'influenza del rovere. In bocca è più espressivo, ancora speziato soprattutto all'attacco; lo sentiamo dolce, pastoso e strutturato anche se aromaticamente un po' monocorde in qualche modo spersonalizzato. Il Vigneto delle Dolomiti IGT Olivar 2000 (30% pinot bianco, 30% pinot grigio, 30% chardonnay, il restante sauvignon) ci si mostra più espressivo, sui toni dei fiori e della frutta gialla, che si confermano in una bocca concentrata e potente, cremosa anche se sempre un tantino compresso sul versante aromatico ed in cerca di identità.

Eccoci dalla bella realtà di Castel Noarna dove cominciamo dal Nosiola 2000 (probabilmente la migliore Nosiola sentita oggi), che (insolitamente per questo vino) subisce un passaggio in legno; si avvertono in effetti toni di biscotto in un olfatto intenso anche se forse un tantino piatto. In bocca è più fresco, speziato solo all'attacco, succosa e di bella beva. Fra un assaggio e l'altro veniamo informati sul fatto che nei vigneti aziendali sono stati riconosciuti cinque microclimi diversi che portano a differenze nella maturazione anche di quattro-cinque giorni. Ecco quindi che le vinificazioni devono essere diverse, e debbono essere precedute da una accurata selezione e catalogazione delle uve provenienti dai vari vigneti in modo da essere le più adatte per i vini d’annata e per le riserve. Lo Chardonnay 2000 ha bei profumi, intensi e persistenti, di fiori e frutta gialla. Al palato non esplode, ma si espande con una tranquilla progressione che mette in mostra bella potenza, cremosità e beva saporita, con una buona acidità, sottile e diffusa, ad increspare l'andamento di bocca. Lo Chardonnay Campogrande 1999, praticamente una riserva, è maggiormente marcato da speziature, soprattutto da un chiodo di garofano che arriva ad essere quasi acre. In bocca è un vino deciso, saporito, morbido, con una vena acida che spinge e che dona longevità, anche se rischia la monotonia gustativa. Terminiamo con il Bianco di Castelnuovo 2000 (riesling, traminer, chardonnay, sauvignon), un vino assai piacevole fatto di fiori e frutta fresca, penetrante al naso e in bocca ancora penetrante ma anche grasso, che arriva ad essere verso il finale quasi sciropposo riuscendo però a mantenere anche buona freschezza. Media lunghezza.

Finale in bellezza con Balter da Rovereto che ci seduce con il suo Balter Metodo Classico Brut caratterizzato da una bella freschezza floreale combinata a delicate note di banana al naso, e soffice, morbido e cremoso in bocca: un esempio di bollicine da tutto pasto. Ma soprattutto (altro highlight della giornata), il Vallagarina IGT Sauvignon 2000, paglierino carico, dai prepotenti profumi di grande varietalità e persistenza, che mettono in mostra fra l'altro un corredo di fiori bianchi di bella freschezza e franchezza; la bocca è coerente, esibisce quasi un carattere altoatesino, con solida struttura a sostenere il vino fino alla fine. Bella personalità.
Sul versante dei rossi, sentiiamo per primo il Cabernet Sauvignon 1999 che ci si presenta con dei bei profumi di fiori e frutta rossa dolce, senza sfumature vegetali da una parte, né marcature legnose dall'altra. Partenza pronta e immediata in bocca, il vino mostra una franca e decisa espressione di frutto, solo appena addolcita, elegante ed arricchita nel finale da leggeri rimandi vegetali. Il Barbarico 1998 (cabernet sauvignon, merlot e lagrein) si mostra con un bel colore rubino porpora; l'impronta del rovere è più percepibile, e nello stesso tempo si avverte chiaramente la rotondità conferita dal merlot. In bocca la partenza è fresca e un tantino vegetale, nel prosieguo si avvertono morbidezza e bel frutto, anche se la vena vegetale rimane percepibile; bel finale lungo.

Riccardo Farchioni
(24/7/2002)
assaggi effettuati il 12 febbraio 2002

 

   

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