Rassegna
 
 
Spinofiorito 2002

Vignaioli trentini in tournée, prima parte

Suggestioni di primavera. Di bianco

Le anteprime '99 della Costa degli Etruschi

Le presentazioni dei Consorzi toscani:
Chianti Classico 2000 e Riserve '99, parte prima e seconda;
Chianti Classico '99
Brunello di Montalcino, parte prima e seconda;
Vino Nobile di Montepulciano

Il banco d'assaggio Heureka

Il Brunello delle donne

Pisa Vini 2001

Toscana Di Vino, prima e seconda parte

La Giornata degli Champagne a Firenze

"Vino è piacere..." : prima e seconda parte

Si fa presto a dir Vin Santo!
Girovagare enoico a Villa Le Corti (prima e seconda parte)

Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer:
i vini esteri
e gli italiani

In archivio

Cronache dal Winecellar Day di Johann Innerhofer: i vini italiani

Questa è la seconda parte della cronaca del Winecellar Day (svoltosi al Park Hotel di Affi (Vr) il 4 Aprile, giorno precedente l'inizio di Vinitaly) che, ricordiamo, è la giornata nella quale Johann Innerhofer raduna le aziende da lui selezionate per andare a far parte di Winecellar (www.winecellar.it). Abbiamo già presentato nella prima parte le nostre impressioni sull'offerta straniera della selezione, e passiamo dunque qui a descrivere qualche vino "nostrano", iniziando però da una imprevista parentesi gastronomica. In una giornata di degustazioni assai tecniche stemperate da qualche austero crostino, ecco infatti un'incursione toscana a portare scompiglio.



"La Garfagnana alle pendici delle Dolomiti!": con questo grido di battaglia arriva infatti Andrea Bertucci, dell'Osteria del Vecchio Mulino di Castelnuovo Garfagnana, portando con sé delle bellissime torte di farro e di farro e patate. Noi lo veniamo a sapere in anteprima e ne seguiamo con attenzione il percorso: sono lì, incartate; poi scompaiono, le stanno tagliando. Ed eccole che finalmente arrivano nel clima serio e composto della sala dove colgono di sorpresa prima, ed entusiasmano dopo, i partecipanti alla giornata.




Ma torniamo al vino, raggiungendo l'angolo "bolgherese" della sala con Piermario Meletti Cavallari e il suo Bolgheri Superiore Grattamacco 1998. Questo vino ha subìto profonde trasformazioni nel corso della sua storia. Le prime versioni del '90 e '91 erano un assemblaggio paritario di cabernet sauvignon e sangiovese, mentre la versione attuale vede accanto ad un 50% di cabernet sauvignon, un 25% di merlot e un 25% si sangiovese. E questo Grattamacco 1998 è veramente un bel vino. I profumi sono intensissimi e di inesauribile persistenza, e allo stesso freschi e spontanei; si affacciano via via viola, ciliegia ed amarena; sensazioni balsamiche e mentolate; leggerissima liquirizia. In bocca, coerente, colpisce per la sua bevibilità e per la sua tensione gustativa che dura per tutto il tempo dell'assaggio; non è un vino spesso e concentrato, ma succoso e aromaticamente spinto al massimo, fino ad un finale che si addolcisce e che rimane a lungo.

Lì a fianco c'è il Sassicaia 1997, risultato di un assemblaggio dell'80% di cabernet sauvignon e 20% di cabernet franc. In questa annata vino si mostra al naso pervaso da note marcate di frutta matura, rossa e anche nera, con accenni di cioccolato, e rimane ben percepibile una nota vegetale che invece nell'annata successiva abbiamo trovato pressoché assente: si sa, un grande vino cambia ogni anno. In bocca ci sembra smentire in questa annata la fama di essere più elegante che muscolare a causa di una consistenza pastosa, concentrata e quasi cremosa, e con una persistenza finale assolutamente incredibile, che raramente ritroviamo in un vino andando indietro nella nostra memoria.

È proprio vero, gli appassionati del vino sono gente capricciosa, e se le bottiglie di Sassicaia (1997!) se ne stanno lì, spesso sole solette, su Andrea Franchetti della Tenuta di Trinoro si accentra in taluni momenti l'attenzione di una piccola folla. Questa azienda risiede nella val d'Orcia (nei pressi di Montalcino), una zona dal clima molto caldo e dai terreni spesso disposti su terrazzamenti rocciosi. I vitigni coltivati sono cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot, petit verdot, cesanese d'affile e uva di Troia, con una densità poco inferiore alle diecimila piante per ettaro. Il cesanese d'affile è un vitigno autoctono laziale molto aromatico, che può addirittura essere scambiato all'olfatto per un'uva bianca; l'uva di Troia invece è più neutra, ed è rimasta dalle prime sperimentazioni in vigna. A chi si preoccupa che il cabernet franc possa conferire un carattere vegetale al vino, Franchetti risponde tranquillo che basta raccogliere tardi ed eliminare da metà ai due terzi dell'uva; e poi fornisce un efficace metodo pratico per capire quando l'uva deve essere raccolta: "ad un certo momento l'acino ha la buccia di una susina verde e dentro sa di miele; poi si fracica. Ecco, bisogna raccoglierla subito prima che si fracichi".

Ma veniamo ai vini. Niente Palazzi di Trinoro, l'eccessivo calore prima della vendemmia 2000 ha "bruciato" il merlot, dunque assaggiamo il Tenuta di Trinoro 1999, ottenuto da 70% di cabernet franc, 20% merlot (quello "sopravvissuto"), 5% petit verdot e 5% cabernet sauvignon. Il colore è rubino cupo medio-fitto; i profumi sono di ciliegia ed amarena. In bocca è saporitissimo, di corpo pieno, e presenta un finale che è veramente esplosivo e lungo (anche se meno del Sassicaia '97, assaggiato poco prima, che però, ribadiamo, deve essere considerato un po' un caso a parte). Il campione di Tenuta di Trinoro 2000 ha un uvaggio diverso (in prevalenza cabernet sauvignon e cabernet franc), come da filosofia bordolese nella quale la miscela delle uve può cambiare di di anno in anno. Il colore è assai cupo e fitto e al naso presenta caratteri terziari ancora prevalenti (caffè, cioccolata, liquirizia) anche se affiancati da belle sensazioni di marmellata di prugna, che si confermano in una bocca concentrata e potente. Infine il Cupole di Trinoro 2000, cabernet franc con un po' di merlot, un 5% di cesanese d'Affile e un 5% di uva di Troia, che si presenta più aromatico, con bei profumi di ciliegia matura. In bocca è fluido, cremoso, quasi come un dolce sciroppo di frutta rossa.


Ed eccoci da Bucci, produttore marchigiano per molti versi atipico: innanzitutto, l'aspetto e i modi sono quelli di un gentiluomo d'altri tempi; e poi, passando ad altro, ottiene i suoi vini da vigne che hanno quelcosa come 50-70 anni; infine, usa legno grande, preferibilmente non nuovo. Queste peculiarità ne producono una anche più sorprendente, e cioè un vino che regge il tempo come fanno pochi bianchi in Italia. In effetti, qui ne vengono presentate due riserve, ma noi iniziamo dal Verdicchio dei Castelli di Jesi 1999, dal colore giallo tendente all'oro, in cui prevalgono profumi di fiori gialli, erbe di campo e caratteristiche note di canfora. Nella bocca pungente si aggiungono sentori fruttati. Il Verdicchio Riserva Villa Bucci 1997, anch'esso giallo tendente all'oro, ha profumi di fiori bianchi ed agrumi freschi; è ampio e complesso e in bocca è dolce, pastoso, di grande grassezza ma anche succoso e fresco. Il Verdicchio Riserva Villa Bucci 1995 ha un naso assai complesso che spazia dalla pesca gialla alla crema, al miele, alle note di canfora sullo sfondo. In bocca ha ancora buona corposità e bella freschezza.

Di quella bellissima realtà altoatesina che è la Tenuta Manincor sentiamo il Cuvée Sophie 1999 (70% chardonnay, 15% pinot bianco, 15% viognier) tratto da vigne con rese bassissime, di colore paglierino carico e dai suadenti profumi di frutti tropicali e di banana. Al palato l'attacco è molto saporito anche se segnato abbastanza dal legno, mentre nella seconda parte in bocca il vino diventa fresco, succoso, con bella acidità a sostenerlo con note di legno sullo sfondo sempre ben percepibili. Molto buono il Pinot Nero Mason 1998 (in legno al 50% nuovo): profumi belli e puliti di ciliegia e rabarbaro che nel bicchiere si addolciscono rapidamente. In bocca ha struttura media, e colpisce per un finale straordinario: ampio, saporito, fruttato, con una nota di rabarbaro nel sottofondo, ed una grandissima persistenza.

Dei Poderi Marcarini, guidati dalla gentilissima Luisa Marcarini, sentiamo i Barolo che provengono dai due grandi cru aziendali, ottenuti con gli stessi tempi lunghi di macerazione (un mese e mezzo) e le stesse botti grandi da venti ettolitri. Il Barolo La Serra 1997 ha un colore rubino piuttosto scarico; al naso mostra un carattere floreale di grande eleganza, e in bocca è un vino assai piacevole, di discreta struttura e un finale bello e soddisfacente. Il Barolo Brunate 1997 presenta profumi spiccati (e caratteristici, ci viene suggerito) di incenso; è meno preciso nella sua espressione floreale e più etereo. In bocca è senz'altro più potente, piu strutturato, rotondo, con una forte presenza di frutta rossa e un tannino che si fa sentire ma sempre nell'ambito di grande piacevolezza.

Il Barolo Brunate 1997 di Giuseppe Rinaldi ha il colore più fitto di tutti; al naso è dolce e un tantino ammiccante con dei toni assai suadenti di caramella di frutta rossa, lampone e fragola in particolare. La bocca conferma queste sensazioni, ed è succoso, piacevole ed equilibrato.

Di Bartolo Mascarello (accidenti, non siamo riusciti a immortalare le locandine anti barrique e anti - candidato [in quel momento]-premier del centro-destra....) sentiamo prima il Dolcetto 1999, dal naso penetrante e dalla bocca piena e fruttata, e poi il Barolo 1997, di colore rubino pieno e dall'olfatto non pulitissimo. In bocca va invece molto bene, con sentori spiccati di rosa e lampone dolce, è un vino molto vivo e scorrevole e si beve con bella soddisfazione.

Accanto c'è una bottiglia di Barolo Monprivato Ca D'Morissio Riserva 1993 di Giuseppe Mascarello, e non possiamo rifiutare l'invito. Di colore rubino scarico, ha bei profumi floreali (rosa innanzitutto). In bocca è un vino assai vivo, spostato aromaticamente su una ciliegia abbastanza smaccata, è dolce e un tantino tannico, con una chiusura piuttosto rapida.

Terminiamo con il Barolo Cannubi 1997 di Chiara Boschis (E. Pira e figli), che si mostra piuttosto ricco di toni terziari al naso (vaniglia) comunque reso molto accattivante da bei toni di frutta rossa dolce. In bocca conferma dolcezze che ci sembrano un po' facili, nell'ambito di una bocca dal corpo pieno e dalle tonalità cioccolatose che rischiano di rendere il vino omologabile.

Riccardo Farchioni
(29/9/2001)
Si ringrazia Alex Dondi per la collaborazione

 

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