Toscana
Di Vino, prima parte: raffinatezze gotiche e grandi vini
Non
si poteva scegliere posto più suggestivo per organizzare una
degustazione. Non si potevano coniugare meglio grandi vini, aziende
blasonate e suggestione artistica, visto che lo Spedale di Santa
Maria della Scala a Siena non solo è proprio di fronte
al Duomo, ma è anche impreziosito all'interno dagli affreschi
di artisti della levatura di Domenico di Bartolo: insomma, non si poteva
non rimanere incantati da un contesto così impregnato dalle nostalgiche
raffinatezze gotiche che tanto differenziano il Rinascimento senese
da quello fiorentino, razionale e plastico.
Purtroppo però il calendario non si inganna: si era a fine Novembre
(il 30 per l'esattezza) e chi ha familiarità con questa splendida
città sa quanto può essere fredda, e altrettanto bene
si può capire come certi ambienti non possano essere tanto facilmente
riscaldati. Dunque, se la zona nella quale venivano presentati i vini
di Montalcino, la centrale Sala del Passaggio, beneficiava di temperature
accettabili, già nelle più laterali Sala San Pio (Chianti
Classico) e Cappella del Manto (Montepulciano) i grandi rossi presenti
scontavano una ovvia riduzione dei profumi ed un indurimento dei tannini.
E poi, nota dolentissima, i produttori delle denominazioni minori o
dei luoghi di produzione meno blasonati (o se volete chiamiamoli pure
"emergenti") erano confinati in ambienti sotterranei dove
il gelo era totale, e il flusso dei visitatori era naturalmente inferiore.
Questo, come è naturale, ha portato delusione e malcontento.
Sia
come sia noi, in sintonia con l'eleganza del contesto scegliamo di iniziare
con i vini di Castellare di Castellina, a cominciare dal Chianti
Classico 1999, fruttatissimo e intenso (amarena, mirtillo rosso)
al naso, ed elegante più che potente in bocca dove non ha grande
struttura ma rinfrescante acidità, beva vivace e una lunghezza
finale veramente notevole. I Sodi di San Niccolò 1996,
85% sangiovese e 15% malvasia nera, due anni in barrique, quindici mesi
di bottiglia, al naso ci si mostra nobile, ancora elegante ma anche
di buona compattezza con profumi di frutta rossa matura al naso. In
bocca è di nuovo non imponente a livello di struttura, fresco,
espressivo al livello aromatico anche se mette in mostra qualche tono
sorprendentemente un po' asprino, un profilo gustativo non rotondissimo
e un rovere ancora in fase di assorbimento.
Del Castello di Ama parliamo per ora solo del Pinot Nero Il
Chiuso 1998, che ci si mostra rubino porpora di buona fittezza.
Il naso, all'inizio prevalentemente floreale, si arricchisce poi di
fresche note di ribes rosso e mirtillo, accompagnati da note di erbe
aromatiche. In bocca è succoso e di bella struttura.
Passiamo
al Castello di Albola, che propone anch'esso un Pinot Nero di
Toscana, il Le Matrangole 1999 dal colore rubino porpora di media
intensità. Al naso è molto diretto e "sanguigno",
ricordando da vicino nel corredo aromatico i Pinot Nero dell'Alto Adige.
In bocca mette in luce quà e là qualche nota vegetale
di troppo. Il Chianti Classico 1998 ha colore rubino cupo e mostra
un olfatto un po' da ascoltare ma compatto e di bella pulizia; in bocca
ha struttura media, è succoso e fresco. Infine l'Acciaiolo
1998 (sangiovese con un 40% di cabernet sauvignon): al naso mostra
un bello spettro di frutta rossa e nera; in bocca all'attacco parte
chiuso, non colpisce per struttura ed è leggermente sovralcolico.
Poi però si assesta e inizia una bella progressione che lo compatta,
lo ispessisce mettendo in mostra un frutto solido e compatto, fino ad
arrivare ad un finale molto lungo. Nel complesso rimane impresso per
un frutto ben espresso e un legno molto ben integrato.
Concludiamo
la nostra piccola disanima dei Pinot Neri di Toscana andando da Tenimenti
Ruffino, che presenta il suo Nero del Tondo 1999, un anno
di barrique, tratto da vigneti situati a Panzano in Chianti e commercializzato
dall'Aprile 2002. Ci si mostra, in questo stadio della sua vita, olfattivamente
frenato con una dolcezza un po' generica e un varietale molto dietro
le quinte; queste caratteristiche sono confermate in una bocca sempre
alquanto "zuccherosa". Si cambia musica con il Chianti
Classico Riserva Ducale 1997, tre anni in botte grande da 60 ettolitri,
un anno di bottiglia che mette in mostra al naso grande espressività
con profumi intensi di frutta rossa innervati da note fresche di cedro
che ricordano grandi sangiovese del passato. Anche in bocca è
un vino di bella fattura, parte bene, compatto ma anche fresco e succulento.
Di tutt'altra impronta è il Modus 1999 (50% sangiovese,
30% merlot, 20% cabernet sauvignon, 14 mesi di barrique il sangiovese
e il merlot, 16 il cabernet) ha colore rubino cupo con un naso che si
attesta sui toni della prugna e della frutta nera con con qualche carattere
di surmaturazione. In bocca è pieno, coerente col naso, di spiccata
dolcezza soprattutto nel finale dove "vira" su toni di pasticceria.
Ma veniamo a quel vino monumentale che è il Romitorio di Santedame
1999; è uno degli assaggi più belli della giornata,
di quelli che si scolpiscono nella memoria. Ci si presenta rubino cupo
agli occhi e al naso con profumi di frutta nera (mora soprattutto) ma
anche rossa di grande ampiezza, profondità ed intensità.
In bocca è potente, pieno, dolce ma non ammiccante, quasi cremoso,
masticabile, aromaticamente attestato ancora sulla frutta nera in prevalenza,
di lunghezza infinita.
Da
Poggiopiano sentiamo il Chianti Classico 1999, con una
bella caramella di frutti di bosco al naso, e una fresca e succosa amarena
in una bocca caratterizzata da un finale dal tannino dolce. Il Rosso
di Sera 1999, sangiovese con un 10% di colorino ha ancora bella
frutta fresca al naso: al palato è di grande bevibilità,
con una frutta di bosco ancora di carattere "caramellato"
ed espressa in modo molto affascinante. La bocca è vellutata
e nel finale c'è qualche eccesso di dolcezze legnose ancora da
assorbire; ci colpisce sempre comunque come Luca D'Attoma riesca a far
esprimere ai vini di questa azienda un frutto così "sfacciato"
(in senso buono naturalmente...).
Terminiamo
la nostra visita in Chianti Classico con la Fattoria di Felsina,
sentendo il suo Chianti Classico Riserva Rancia 1998, ricco al
naso di frutta rossa matura (amarena in prevalenza), e pieno ma anche
succoso in bocca. Il Fontalloro 1998 ci si mostra alquanto indecifrabile,
forse penalizzato più di altri dalle temperature basse. È
piuttosto chiuso all'olfatto, e anche in bocca si mostra aromaticamente
frenato: quello che si riesce a percepire "tattilmente" è
comunque una bella struttura e grande velluto. Speriamo in un pronto
reincontro.
Dal
Chianti Classico al Chianti Rufina con la Fattoria Selvapiana
che ci fa assaggiare prima il Chianti Rufina Riserva Fornace 1998,
con belle note al naso di frutta rossa matura mista a dolcezze date
dal rovere. Bello in bocca, anche se il legno si fa ancora sentire e
si percepisce qualche squilibrio alcolico. Il Chianti Rufina Riserva
Vigneto Bucerchiale 1998 ha colore rubino cupo, e naso dominato
da note caffeose. In bocca è di corpo pieno, ma con un tannino
imponente ancora da assestare. Infine il Vin Santo del Chianti Rufina
1995, colore ambra pieno e intensi profumi di confettura di albicocca.
In bocca non è stucchevole, è succoso e nervoso, una punta
di acidità stimola la bocca lungo tutta la durata della beva
impedendo la saturazione gustativa.
Passiamo a qualche fiore colto dal ricco bouquet dei vini di Montalcino,
iniziando dal Brunello di Montalcino 1997 di Salvioni,
dal naso elegante e pervaso da fragranti e composte note di frutta rossa
matura, movimentate da nuances legnose e da qualche tono acre.
Al palato colpisce per la sua bella bevibilità e dalla impressionante
ampiezza aromatica, anche se stenta ancora a mostrarsi complesso e sfaccettato:
quello che colpisce di più, ripetiamo, è come la bocca
venga immediatamente invasa da "folate" fruttate.
Eccoci
ai vini della Tenuta Caparzo: ci piace subito molto il Rosso
di Montalcino Vigna la Caduta 1997 che ci si presenta con una ricca
tavolozza olfattiva nella quale si individuano facilmente un fruttato
amplissimo e intenso unito a note di basilico, incenso, marzapane. In
bocca fa mostra di buona struttura, succosità e di una bella
e sicura progressione. Più in ombra ci sembra il Brunello
di Montalcino 1996 (botti da 30 e 60 ettolitri): nonostante
l'affinamento in botte grande ci pare segnato al naso da note di cacao
e vaniglia che mettono in ombra il frutto; in bocca ha struttura media,
ed è acre, quasi aspro. Il S. Antimo Rosso Ca' Del Passo 1997
(metà merlot e metà cabernet sauvignon, 18 mesi in barrique
un terzo nuove, un terzo di secondo e un terzo di terzo passaggio) ha
invece in olfatto molto fresco e penetrante con note floreali e di frutta
rossa; al palato ha bella struttura e si conferma molto fresco.
Casanova di Neri presenta il Rosso di Montalcino 1999, dalla
eccessiva marcatura legnosa all'olfatto che si manifesta in una copertura
caffeosa nei profumi. In bocca ha bella setosità ma ha anche
qui mette in mostra una dolcezza legnosa come caratteristica predominante.
Sentiamo poi il Brunello di Montalcino Cerretalto 1996, tratto
da vigne situate ad est del borgo toscano. Al naso si contraddistingue
per un bel corredo sia floreale che fruttato; anche al palato è
aromaticamente composito e mantiene in bocca una tenuta di profumi lunga
e senza cedimenti. In anteprima sentiamo invece il Brunello di Montalcino
Tenuta Nuova 1997 (chiamato così perché ottenuto da
vigne di più recente acquisizione) che uscirà a Febbraio
2002. Bella intensità e persistenza olfattiva che, con qualche
nuance caffeosa sullo sfondo, mette in mostra subito note balsamiche
e di erbe aromatiche. Ma, se inizialmente ci sembra che il rovere sia
ancora da assorbire (cosa del resto naturale), lasciando il vino nel
bicchiere vengono fuori alla distanza belle note di ciliegia, frutta
di bosco rossa e cannella. In bocca troviamo bella potenza, tannini
morbidi e setosi, e un vino complessivamente non grassissimo ma di buona
compattezza.
Col
D'Orcia ci fa assaggiare prima di tutto il Rosso di Montalcino
Banditella 1999 dall'olfatto molto ampio e caratterizzato da un
tappeto di frutta rossa venato da note balsamiche; anche al palato mette
in mostra un bel fruttato ampio. Il Brunello di Montalcino 1997
ha un panorama olfattivo floreale e fruttato che si apre in modo molto
franco e immediato. In bocca ha buona setosità anche se non eccessiva
grassezza, è molto succoso e di beva piacevole, viene attraversato
da note quasi agrumose, è ampio e con una acidità che
mantiene alta la tensione gustativa. Passiamo infine all'Olmaia 1998,
cabernet sauvignon di Toscana che mostra un quadro olfattivo di bella
complessità: dal lampone alla marasca, fiori, menta e liquirizia,
a qualche nuance vegetale sullo sfondo. In bocca è compatto
e potente, anche se non come lo ricordiamo in certe annate precedenti,
e al tempo stesso fresco e succoso.
Dai Tenimenti Angelini sentiamo due vini provenienti dalla Vigna
Spuntali, posta nel versante sud della collina ilcinese con resa
per ettaro di 55 quintali: il Brunello di Montalcino Vigna Spuntali
1995, quasi 15 gradi alcolici, due anni in cigare di legno francese
da 300 litri ed uno in bottiglia, ha colore rubino pieno e mediamente
fitto. Al naso presenta una bella ciliegia matura ampia, eterea, con
una copertura dolce. In bocca ha corpo medio, ha di nuovo grande ampiezza
che abbina a bella rotondità, ed è aromaticamente molto
coerente sulle note di frutta rossa dolce; il Brunello di Montalcino
Vigna Spuntali 1997, anteprima, mostra profumi meno eterei ma di
grande spessore ancora improntati sulla marasca. In bocca è compatto
e potente, forse un po' monolitico, fin dall'attacco diffonde le stesse
note, succose ma sempre dolci, fino a che nel finale una bella trama
tannica arriva a ravvivare la beva.
Terminiamo la piccola rassegna ilcinese con il Castello di Camigliano
il cui Brunello di Montalcino 1996 è ampio più
che spesso, e il naso viene investito da una piacevole frutta rossa
che si riconferma ben espressa anche in bocca. Il Brunello di Montalcino
Riserva 1995 è più compatto e più maturo e
concentrato al naso; in bocca è succoso, ben strutturato anche
se non eccessivamente potente.
Da
Montalcino a Montepulciano per incontrare quella che ormai la donna
immagine della Tenuta Valdipiatta e che noi - possiamo dirlo? - abbiamo
praticamente visto crescere: Miriam Caporali, da Roma felicemente
trasferitasi nel borgo toscano. E come se non bastasse, abbiamo un debole
per i vini di questa azienda... Molto bello ci è sembrato infatti
anche questa volta il Rosso di Montepulciano 2000 dal floreale
penetrante e intenso al naso; in bocca è rotondo, fresco e profondo.
Assaggiamo poi un prodotto che è alle sue ultime battute, il
Vino Nobile di Montepulciano Riserva 1995, dal bel colore rubino
cupo e che unisce le note di fiori a bella frutta matura in una bocca
di grande rotondità e dal tannino di buona trama in un finale
ampio. Diciamo alle ultime battute perché è stato deciso
di abbandonare la produzione della Riserva per abbracciare la filosofia
del cru (nella fattispecie con il Nobile di Montepulciano
Vigna Alfiero sentito in anteprima al Winefestival di Merano),
per le note motivazioni secondo le quali un prolungato soggiorno in
legno imposto dal disciplinare in annate poco felici rischia di stressare
in modo eccessivo il vino.
Passiamo
poi ad assaggiare i vini di Massimo Romeo, molto diversi nella
loro impronta da quelli che abbiamo prima descritto. Il Vino Nobile
di Montepulciano 1998 è infatti dominato al naso da profumi
di frutta rossa molto matura e di spunti di boscotto dolce; in bocca
è assai succoso, di corpo medio e ci sembra mettere in mostra
qualche piccola venatura vegetale. Il Vino Nobile di Montepulciano
Riserva dei Mandorli 1997, (prugnolo gentile 95%, mammolo 5%, 70%
in tonneau e 30% in botte grande per tre anni) ha ancora profumi intriganti
di frutta rossa con aggiunta di spezie orientali; in bocca è
più pieno e di bella potenza). Infine il Lipitiresco 1998
(stesse uve, sempre tratte dal Vigneto dei Mandorli, 1995 bottiglie
prodotte in questa annata) che ha un olfatto più sfaccettato
spaziando dal floreale penetrante al minerale alla frutta rossa e nera
di bosco. In bocca unisce e sintetizza eleganza e potenza, con un finale
che si riempie di note d'incenso.
Concludiamo
il nostro tour da Avignonesi: il Vino Nobile di Montepulciano
1998 ha bell'olfatto pervaso da frutta rossa matura; in bocca ha
corpo pieno, è un vino potente e molto lungo. Il Desiderio
1998 (seconda uscita dopo il 1997), "merlot di Toscana"
anche se in realtà c'è anche cabernet sauvignon al 15%,
ha profumi intensi ma dominati da note terziarie come cioccolato e vaniglia.
In bocca ha un attacco pieno, aromaticamente alquanto zuccheroso, ed
è di consistenza comunque molto cremosa. Diciamo che ci sembra
esprimere in modo elegante il cosiddetto "gusto internazionale".
Riccardo Farchioni
(14/12/2001)