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Le anteprime '99 della Costa degli Etruschi

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Scende in campo la costa. Le anteprime '99 della Costa degli Etruschi



Le terre vineate appartenenti a quella che in gergo enologico viene chiamata "Costa degli Etruschi" coprono un bel po’ di Toscana litoranea, abbracciando borghi e valli nelle province di Livorno e Pisa, approdando pure all'Elba. Bei posti, non c'è che dire. Sono terre scoperte assai recentemente, se mi parli di vino, ma in questo poco tempo hanno dimostrato una sincera elezione tal da suscitare continua e crescente meraviglia.

Da più parti, soprattutto dall'estero, la Costa Toscana, principalmente la bolgherese, vien vista con bramosia da amateur e sta attirando voglie ed attenzioni fino alla morbosità, fino al culto, quasi fosse una chimera o una nuova frontiera. Non voglio leggere sotto la scorza di un fenomeno transnazionale, non è questo il momento, ritengo però doverosa l'attenzione da riservare - noi curiosi, appassionati e mestieranti - a queste zone, a questi vini.

Ringrazio quindi Paolo Valdastri, dinamico e spigliato direttore della Strada del Vino Costa degli Etruschi, per avermi invitato ad un evento "piccolo" quanto significativo (almeno per il sottoscritto) ideato per far annusare gli umori liquidi costieri nelle annate che si apprestano tra breve ad affrontare le benedizioni del mercato. Si è trattato di una tre giorni articolata sulle proposte dei 99 e dei 2000, conosciuti e meno conosciuti, al fine di comporre, o di far intuire, un mosaico variegato di tasselli e di colori che fossero identificativi, riconoscibili, peculiari. È questa oggi a parer mio la scommessa più grande, qui si gioca la partita. Tale scommessa non è stata ancora vinta perché mancano il tempo e la storia a conforto della vittoria ma, stando ai risultati, occorre giocarsela tutta con adeguato ottimismo.

Contribuiscono, al mosaico e alla varianza, le possibilità in campagna, con una DOC Bolgheri a prepotente base alloctona, cabernet e merlot su tutti, a cui si accoda per molti versi la limitrofa Val di Cornia, di cui mi vien spontaneo ricordare l'eclettica particolarità di certi suoi territori, Suvereto va da sè, ma anche la solare costa piombinese, mentre più ancorata alla tradizione toscana rimane Montescudaio, con una base di sangiovese che non può essere inferiore al 50% nelle sue proposte in rosso. Naturalmente ci sta anche la DOC Sassicaia, che ad oggi vede un solo alfiere in campo, e che prevede esclusiva cabernet sauvignon in prevalenza poi franc. Ad arricchire il quadro ci si mettono le tanto amate igt, tra cui non è raro - soprattutto se di Toscana - incontrarvi fulgidi esempi di identità e bellezza.

Qui d'appresso, andando al sodo, le personali meditazioni sorte attorno a una dozzina di vini tra i più rappresentativi e ricercati della Costa: Bolgheri, Montescudaio, Val di Cornia con scorta di immancabili igt, presentati alla cieca con la consueta competenza da Ernesto Gentili, detto IL Gentili, livornese di ferro ormai solida colonna del Gambero Rosso Editore.

Non sono mancate le sorprese, in ogni senso, positive e meno positive, da cui ne rilevo due considerazioni: la prima, per fortuna ancora ineludibile, che devono accorrere molti fattori, umani ed ambientali, comunque naturali, per creare un vino deputato alla storia o alla sincera commozione di chi avrà il piacere di incontrarlo sul cammino; la seconda, che l'emozione e il senso di un racconto sincero troveranno spazio fintantoché la variabilità e la diversità - nel solco pur tracciato da uno stile e da un obiettivo- rimarranno intoccabili evidenze della assoluta preminenza della natura sulla manifattura e sulle artefazioni. Tra questi bicchieri vi sono fulgidi esempi di una strada ormai tracciata e di un'altra, futuribile, abbracciante nuove terre e nuovi vignaioli, che si traccerà.


Toscana Rosso IGT Cavaliere 1999 - Michele Satta

L'olfazione propone un rovere in evidenza con note di bacca selvatica e frutta rossa, liquirizia e balsamo a contorno. Media l'intensità, dignitoso il compiacimento. La bocca è spessa e morbida all'ingresso ma piuttosto agile da mezza via; gli rimprovero una latitanza di tensione, non vibratile come vorrei.
La trama si fa larga, non progressiva ed incalzante per scalpitante gioventù sangiovesista, perlomeno quella della mia predilezione, eppure non so, questo sangiovese costiero rappresenta sempre e comunque una sfida bella, da condividere, condotta da un produttore caparbio e colto che non crede alle facili scorciatoie e che solo per questo - aldilà del valore indiscusso di certe sue creature - andrebbe sempre ammirato.


Montescudaio Rosso DOC Rosso delle Miniere 1999 - Fattoria di Sorbaiano

Qui il colore si fa fitto ed importante e richiama istintivamente polpa e sofficità. C'è un frutto ben esposto di mora e mirtillo in superficie, deliziosamente tessuto, con cenni di cuoio e liquirizia ai contorni. Vuole e pretende assestamenti ma è sicuramente una sensazione fusa e propositiva. In bocca unisce un istintivo calore a qualche empireumatismo di troppo, rivela polpa e concentrazione, ordine e buona disposizione con sensazioni vellutate da ascolto attento. Non lesina in eleganza, come da tradizione, ma qua e là palesa dei rilassamenti che ledono alla piena solarità dello sviluppo e alla grandezza. Vino che continua comunque con sottile e sfumato carattere a catturarmi, anno dopo anno, senza la necessità (e l'arroganza) di mostrare muscoli e strafottenze. Un giorno, bellamente, esploderà. Lo so.

Montescudaio Rosso DOC Gobbo ai Pianacci 1999 - Poggio Gagliardo

Qui per la verità ho notato qualche arretramento emotivo se solo ripenso agli esordi di questo vino, di sicura bontà. Alla vista si presenta cupo e minaccioso, al naso molto influenzato dal rovere, che in questa fase tende a prevaricare il frutto. Leggibili i toni selvatici. Una bocca sapida e tagliente, che non sa mantenersi tesa fino in fondo e - soprattutto - una matrice tannica che vorresti più integra e meno asciutta, contribuiscono oggi ad una beva di media articolazione e compiacimento.
La cantina, e la zona attorno, meritano piena considerazione. Sono estri e terre che possono dare di più.

Toscana Rosso IGT Rosso degli Appiani 1999 - Podere San Giusto

Fin dall'approccio ne percepisci la sottintesa potenzialità e la giovanile prepotenza, ma non si tratta badate bene di un manifestarsi limpido e brillante perché invero il frutto appare ancor compresso al naso, tendenzialmente reticente ad apparire. Non preoccupatevi, fremente ed ottimistica sarà l'attesa : la voglia di uscir fuori, di esplodere, di vagare in un quadro fitto e vinoso sta covando latente e non tarderà.
È in bocca oggi che ne comprendi la stazza: grande la polpa e la fittezza, evidente la potenza espressiva e la vigoria, e poi, d'istinto, ti ricorda un Montepulciano per via di quei reiterati toni fruttati rossi maturi. Eccolo lì, diretto, senza filtro, fascinoso e prepotente, pura espressione di sole e Mediterraneo, serrato, vibratile, fors'anche monolitico e poco smussato se volete, ma con insegne da mostrare fieramente a tutto tondo ed una peculiare, riconoscibile, estrema identità. E scusate se è poco.

Toscana Rosso IGT Le Marze 1999 - Elisabetta

Al naso l'ho trovato sensibilmente sfumato anche se con l'aria le sensazioni vegetali e di sottobosco tendono ad indirizzarne la trama, mettendo in secondo piano l'estroversione fruttata e rendendo da quel canto più cupo e meno elegante lo spettro che ne trai.
In bocca ne apprendo il frutto surmaturo, l'impronta terragna, la propensione tannica ad irruvidirsi. Non lesina in carattere, questo no, e mi piace il tenore sapido che lo accompagna, ma si dimostra in effetti più evoluto di quanto dovrebbe.

Toscana Rosso IGT Rosso Petra Riserva 1999 - Petra
Mi attendevo di più, devo confessarlo, da questo vino di cui tanto si mormora. Eppure mi ha lasciato meno spazio all'immaginazione e alla immedesimazione di quanto pensassi: media l'intensità aromatica, soprattutto in difetto di definizione e di brillantezza. Tendenzialmente ruvido il tannino, che rende la trama di bocca mediamente articolata, severa, piuttosto diretta e monolitica.
Dimostra una forte struttura, non c'è dubbio, ma non propriamente spiccate , per ora, personalità e carisma.

Bolgheri Superiore DOC Guado al Tasso 1999 - Tenuta Guado al Tasso


Altra nota dolente della degustazione, ancor di più se penso alle mirabilie di cui è capace questa etichetta. Se infatti d'acchito lo spettro aromatico trova motivi di coinvolgimento per via della dolcezza e della carnosità del frutto, sia pur da esplodere ed illimpidirsi, non così potrei dire del palato, dove vi ho incontrato un certo disordine e una leggibile discontinuità tra frutto e tannino: inizia morbido e convinto ma invece di espandersi e diffondersi come un grand vin si irrigidisce di botto a causa di una espressione tannica a dir poco sovraestratta. Ciò ne rende il proseguo poco charmant, assai meno progressivo e persistente rispetto agli standard usuali. Ti guardi attorno e te ne dispiaci immensamente.

Toscana Rosso IGT Fidenzio 1999 - Podere San Luigi

Se l'annata precedente, sbandierata da taluni degustatori come impressionante, a me non aveva convinto del tutto per via di una certa sensazione melliflua e indefinita nella marcatura tannica, non così potrei dire se sto alle sensazioni di oggi suscitatemi dal nuovo Fidenzio: di gran lunga, ripeto, di gran lunga, uno dei vini più incredibili e belli provenienti da queste terre. Di gran lunga il miglior vino di questa anteprima Costa degli Etruschi. Vi snocciolo le impressioni e i ricordi d'infilata, a mostrare l'affanno che dona la felicità: olfatto variato, profondo, carnoso, suadente, fragrante di frutti rossi e neri, tutto da scavare, da attendere, da godere. Bocca morbida, armonica, tesa, fresca, piena, lunga, coerente, superiore.
Di emozionante raffinatezza il passo, di lodevole fattura la trama tannica, che sa fondersi mirabilmente al corpus del frutto. Sensuale e progressivo, ti lascia a lungo sensazioni di morbido e confortante equilibrio insieme ad altre, tipo quella di trovarsi di fronte - finalmente - ad un campione di espressività ed eleganza, giovane rampollo di una altrettanto giovane terra, entrambi da scoprire.

Bolgheri Sassicaia DOC Sassicaia 1999 - Tenuta San Guido

Profilo aromatico intenso, caratteriale, fresco per via dei rimandi balsamici, a cui si uniscono spigolature vegetali e note di bacca selvatica che contribuiscono invero alla severità e alla austerità di quel profilo. Evidente e profondo il richiamo grafitico.
Parte teso ed avvolgente al palato per poi parzialmente cedere la nitidezza fruttata in un finale di allungo non strepitoso, in cui la matrice tannica - particolarmente presente - sembra mangiar terreno alla fruttuosità e l'impianto tutto farsi più "maschio". Vino che sconta una fase evolutiva di difficile lettura rispetto ad altre fasi della sua vita in cui più fulgido e riconoscibile d'istinto ti apparirà il quadro.
Da vino culto e bandiera qual'è, blasone grosso e ingombrante, tal da indicare una via, non ha certo bisogno di ulteriori, modeste elucubrazioni da parte di un curioso sognatore. Per quanto poco lo conosca (perché la conoscenza di un vino è ben altra cosa che non l'ultimo bicchiere, o il penultimo, è consapevolezza determinata e continuata di terre e di uomini prima di tutto) non riesco ancora a confondermi rilassato nelle sue trame, a trasognare. La mancanza della piena immedesimazione o del feeling giusto non voglion certo significare mancanza di personalità o di carattere.

Bolgheri Rosso Superiore DOC Ornellaia 1999 - Tenuta dell'Ornellaia

Torno a viaggiare con la fantasia invece al solo accostarmi a questo bicchiere, al solo sfiorarne le profonde trame fruttate, variegate, voluttuose, ricamo sottile ed ammaliatore per dolcezza infusa, alle quali oggi mancano solo il tempo ed il meritato riposo in bottiglia per rifulgere solari. In bocca è vino ricco, sapido, teso, di progressione che lì per lì ti potrebbe apparire rapida e frettolosa. Sensazione fugace e fallace: è bellamente espansiva e distensiva, veicolata da un substrato tannico di perfetta integrità verso un finale di lunga, calorosa coerenza, in cui risplendono tutti gli estri rinnovati di questa cantina e di questa etichetta. Se il '98 ha fatto gridare da più parti al miracolo il fratello minore non mi appare meno grande.

Bolgheri Rosso Superiore DOC Grattamacco 1999 - Colle Massari

Ebbene sì, non troveremo più il viticultore Pier Mario Meletti Cavallari stampigliato sulle gloriose bottiglie di questo vino bensì il nuovo marchio, frutto di un cambiamento voluto in primis (pare) proprio da lui, del Grattamacco - vino e podere - creatore ed anima. Anima che ho ritrovato integra in questo nuovo '99, estremamente caratteriale e peculiare in ogni angolo, con la sua base cospicua di frutto, le sue evidenze vegetali, l'elettiva mineralità dei contorni aromatici, con una bocca corposa, forte e fitta, invadente e piena, tesa, solidissima, grintosa, avvolgente e continua. Non molla la presa, ti confonde con continue evoluzioni di fulgida matrice tannica, dalla impeccabile trama. È solida certezza, futuro irreprensibile, memoria liquida da tramandare. Anche sostanza da bere.

Bolgheri Rosso Superiore DOC Paleo 1999 - Le Macchiole

Last but not least, è proprio il caso di dirlo se ci riferiamo al nuovo Paleo Rosso di Eugenio Campolmi. Di notevole intensità aromatica, di frutto marcato e sopraffino, di peculiare freschezza e speziatura, si rende da subito leggibile e ricco. E così anche al palato, dove vi dimorano un volume certo, un afflato calorico importante, una trama tannica ben fusa ed estratta. Ne rimarchi invero la grande potenza, non ancora le sfumature sfumate, per quelle non bisogna aver fretta dal momento che, rispetto agli altri campioni in gioco quest'oggi, è quello che vedrà la luce del mercato più tardi. Il carattere e la classe sono quanto ci si può attendere da un vino della sua importanza. Forse forse, a spulciarlo bene, mi manca una più decisa, rabbiosa persistenza. Questioni di lana caprina, penso io, in fondo.


Fernando Pardini
(9/7/2002)
assaggi effettuati nel mese di Aprile 2002

 

   

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