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Vista
su Bolgheri
Friuli in bianco
I vini della Costa degli Etruschi:
le zone di Montescudaio, Terratico di Bibbona,
Isola d'Elba
Antoine Gaita e Paolo Rodaro, personaggi al
Banco di assaggio Heureka
Obiettivo Val di Cornia. Eppur si
muove
Chardonnay da 38^
parallelo
All'Impruneta il vino è... buono. Selezione
bianca e
rossa di Settembre
All'Impruneta: Fiano,
greco e non solo
L'Italia vista attraverso il suo vino.
I, dal Piemonte alla Toscana
II, dall'Umbria alla
Sicilia
Alle Corti del
Vino 2002
Suggestioni di primavera.
Di bianco
e di rosso
Spinofiorito 2002
Vignaioli trentini in tournée, prima
e seconda parte
In
archivio

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Obiettivo Val di Cornia. Eppur si muove
di Fernando Pardini
Intro
Non
v'è dubbio che sia stata una bella idea. Da promuovere a pieni
voti. Sicuramente da ripetere. Un'idea che quasi quasi potrebbe servire
da spunto ad altre realtà vitivinicole, per fare altrettanto: dall'esperienza
che vi racconterò ho percepito la cultura vera del territorio andare
a braccetto con la promozione; in più, tanta voglia di far capire
nella trasparenza, nella accoglienza, nella proposta non celata. Sì,
sono tempi questi in cui finalmente è giunto il momento di confrontarci,
di curiosare oltre le apparenze, di verificare, di scalzare paletti, di
snobbare altezzose ritrosie, di togliere veli e di ripensare eventualmente
le sentenze precostituite sui vini e sul loro mondo.
Totale è e sarà il coinvolgimento delle persone, dai giornalisti
agli addetti ai lavori, giù giù fino al "semplice"
ma sempre più avveduto consumatore. Le guide dei vini rappresentano
oggi un enorme biglietto da visita per le aziende vitivinicole, i commercianti,
i cultori e gli appassionati viandanti enoici; un biglietto da visita
ingombrante, a volte fastidioso, ma senz'altro necessario. Tra i difetti,
annoso, c'è quello che i vini lì recensiti, od incensati,
nel momento esatto in cui vengono mostrati si perdono. O meglio, nelle
guide a venire non c'è più traccia. Tutto il lavoro è
organizzato per rispettare le maglie strette di un mercato che giorno
via giorno si fa prepotente ed imperante. I tempi, in quelle guide, non
scorrono lenti come in campagna. Lì si devono rispettare puntigliosamente
scalette ferree legate al tempo che morde perché entro quella scadenza
si deve uscire, non ci sono santi. Migliaia e migliaia di vini - in ognuno
di loro, ricordiamocelo, dal più piccolo al più grande,
storie, fatiche, ingegni ed impegni- sono fagocitati e partoriti in fretta
dalle rotatorie caldissime di fine estate.
Per rallentare il tempo, per unire promozione a cultura del territorio,
per giocare a bocce ferme e per discutere, è stato così
che al Consorzio Tutela Vini doc della Val di Cornia e alla
Strada del Vino Costa degli Etruschi ci si è detti: "calma,
un momento, ragioniamo. Perché non proponiamo un assaggio comparato,
simultaneo, a posteriori, di tutta la produzione della Val di Cornia recensita
dalle guide italiane più importanti? Discutiamone insieme ai protagonisti
di quelle guide, e ai giornalisti tutti, della veridicità dei risultati,
dei metodi adottati, dei valori, delle tendenze, degli stili, delle delusioni,
delle così frequenti divergenze o delle eventuali evidenze accomunanti".
Detto fatto.
Sì, è stata una bella idea, non c'è che dire. Perché
ha consentito una approfondita e seria digressione - e non solo ai giornalisti
- su un territorio che dire emergente è dire poco. E per di più
realizzandola in maniera impeccabile, se solo ripenso all'accoglienza
e all'impegno. L'hanno voluta chiamare, simpaticamente, "Le
Guide InConcordi", quale gioco di parole che legasse lo spunto
vero della manifestazione alla sede nella quale ha avuto luogo uno degli
appuntamenti più importanti e suggestivi della kermesse tutta,
il Teatro dei Concordi in Campiglia Marittima.
A
"due passi" dal Natale 2002, quel giorno a Suvereto il vento
ha bussato intensamente ; forse per farci apprezzare ancor più
nitidamente i contorni coinvolgenti della sua vallata attorno o la bellezza
incantata del suo borgo. Resta il fatto che più frequenti quelle
terre e più sei intimamente convinto della magìa, o della
storia, che da esse promana. Val di Cornia dunque. Dall'entroterra suveretano
alle assolate colline a picco sul mare di Piombino, sette comuni di cui
sei livornesi stanno lì ad identificare una giovane denominazione
d'origine in magmatico sommovimento. Eppur si muove, recita galileianamente
il titolo, ed è vero. Le prime linee del quadro sono state tracciate.
E' quadro ampio, o forse mosaico in componimento, entro cui ci stanno
tante possibilità di incastro, tante quante sono le intuibili differenze
microclimatiche delle zone interessate, tante quante le espressioni concesse
dalla tavolozza ampelografica. Finalmente en plain air, tra colline e
campagne, al difuori delle esigenze editoriali e di mercato, il tempo
riacquisirà il suo naturale potere. Da lui, e dalla dedizione dei
vignaioli, dipenderanno componimenti, incastri e colori. Nel frattempo
molte le conferme, di cui si intravede stile e riconoscibilità
(specialmente se mi parli di Suvereto, l'area più sperimentata)
e ben più di una sorpresa, per esempio se mi parli di Piombino,
che non vuol dire -dio volle, da che gli etruschi vennero assai prima!-
solo e soltanto acciaieria.
Qui sotto dunque il corpus dei miei assaggi, una trentina, pensati e
ripensati tra i palchetti di un teatro bomboniera caldo e confortevole
della bassa Toscana, in una due giorni dicembrina che non scorderò.
Gli assaggi
Il
Val di Cornia Rosso Tabarò 2001(sang/cil) è il rosso
"base" di Lorella Ambrosini con cui apro le danze.
Voglio cominciare da qui perché già dalla base ho potuto
comprendere la progressiva riscossa di questa interessante cantina suveretana,
esplosa quest'anno con un grandissimo montepulciano ed un raffinato super-tuscan
di cui vi dirò. Intanto il Tabarò del mio esordio è
purpureo e caldo nell'approccio - tutto frutta rossa (surmatura l'amarena)
ed umori floreali- di buona estroversione e leggibile solarità.
Mi soddisfa la sottile nota minerale, a snellire il corpus aromatico e
a renderlo più elegante. La bocca dimostra giovanile aitanza su
massa tannica legata ed asciutta, che tende a chiudersi in compressione.
E' vino dignitoso e sincero, sempre e comunque, per vinosità e
beva. Ve l'ho anticipato e ve lo ribadisco: enorme per fascino ed equilibri
sottesi, il montepulciano in purezza chiamato Riflesso Antico 2000
ha numeri da primo della classe, grande profondità ed espansione,
una matrice tannica matura, diffusiva e in filigrana. Attendo solo la
fusione piena del suo naso, di cui già intuisco la dolcezza, la
mineralità suveretana e la classe. Molto buono infine il Val
di Cornia Rosso Subertum 2000, un blend di sangiovese, merlot e sirah
dallo stile più internazionale, di cui mi piace ricordare la liaison
degli elementi, il raffinato contributo del rovere, l'assenza di pesantezze
o di ostentazioni di materia fini a se stesse.
Già
affermata cantina di culto dell'area classica suveretana, assurta a ruolo
trainante per continuità e meraviglia da una decina di anni a questa
parte, Tua Rita si conferma alla grande mettendo in campo due autentiche
perle derivate dal curatissimo "giardino di Notri" nel quale
dimorano le sue viti. Toccante, sensuale, potente e suggestivo nelle tessute
trame aromatiche, il Redigaffi 2000 (merlot) assume una solennità
ipnotizzante negli intrecci rossi e neri del frutto, nelle note di macchia,
nel fulgido minerale. Il palato è stupendo per dedizione, ampiezza,
progressione, stoffa, sì che ti par d'avere a che fare con un vino
tra la terra e il cielo. Oltremodo raffinato e di razza mi è apparso
anche il Giusto di Notri 2000 -65% cabernet sauvignon, 30% merlot,
5% cabernet franc- che mi svela un ventaglio di profumi ricco e profondo
nel quale concorrono alla freschezza le note d'erbe aromatiche e di finocchietto
selvatico. In bocca non lesina succo ed espansione; è teso e vibrante
e ci regala un lungo finale all'insegna della levigatezza tannica, quasi
filigranata. Il Perlato del Bosco 2000 (sangiovese) presenta lodevole
dignità cromatica ed un approccio selvatico al naso. Netta e sincera
la sensazione boschiva e di ghianda, molta sottosella e tipica mineralità
del territorio. In bocca è rigoroso, asciutto, di corpo non imperioso
e dal tannino lineare ed essenziale. Nel finale ci riserva qualche "amaritudine".
Da
una delle cantine rivelazione toscane si vola in alto al solo avvicinarsi
al Val di Cornia Riserva Barbicone 2000, un sangiovese quasi in
purezza - saldo di colorino- dei Fratelli Russo dalla profonda
composizione cromatica e dalla affascinante tessitura aromatica, quale
vulcano sopito a stento capace di struggenti note autunnali di frutto
e fiori su ricami fumé e solenni sferzate d'incenso. Un palato
di rara dedizione, un ingresso ed un centro bocca fusi ed elegiaci, un
finale con un "legante" tannico maturo e dolce, fanno il resto.
Grande l'eleganza e lodevole la dignità per un vino che sa distinguersi
senza ridondanti ovvietà. Il Sassobucato 2000 (merlot, cabernet),
ancora dai Fratelli Russo, è imponente per densità
e spessore cromatico e si rivela ricco e sensuale al naso, di buon sostegno
minerale: nonostante l'ostentata polpa c'è raffinatezza. In bocca
t'appare dapprincipio fuso ed elegante ma nel proseguio oltremodo frenato
da trame asciutte che ne stemperano troppo presto progressione e sapore.
Con un pò di nerbo e di continuità in più veleggeremmo
ad alti livelli pure qui.
Stupefacente e ricchissimo, il Nardo 2000 di Montepeloso
- tanto sangiovese con un 10% di cabernet sauvignon- ti circuisce e ti
coinvolge per via di un'apparato aromatico fragrante e personale, mutuato
da terragne note di pietra spaccata a sottolinearne terroir e freschezza.
La bocca ha una espansione enorme: progressiva, potente, avvolgente, vibratile
ed ampia, elargisce a piene papille carattere e tensione da primi della
classe. Indimenticabile, come -ahinoi- il prezzo sostenuto e la poca visibilità.
Afflitto
dai medesimi "problemi" del fratello Nardo ma paritariamente
molto bello, il Gabbro 2000 di Montepeloso è un affascinante
cabernet sauvignon che sta in una fase in cui il rovere si fa sentire,
anche se la presenza cospicua di frutto e balsami fa apprezzare eccome
i suoi confortanti battiti, soprattutto per l'intuibile armonia a venire.
La bocca mantiene un passo ed una fusione superiori; è succosa,
ricca, giustamente spinta in acidità. Solo un pò di rovere
in sovrappiù. L'Eneo 2000 , terzo vino della casa, unisce
a sè i contributi di sangiovese, cabernet e colorino, ed in lui
dimora un carattere austero ed introverso, di quelli però che vanno
"ascoltati". Vi sento l'umor del sottobosco, della selva e della
bacca, e un naso un pò freddo nella sua essenza minerale. In bocca
non puoi non rimarcarne la dignitosa fusione ed il finale severo, orgoglioso.
Piombinese
di ferro, riconoscibile ed esplosivo, il Rosso degli Appiani 1999
di Podere San Giusto ha un naso carnoso e viscerale, unito e saldo,
incentrato su un frutto rosso insistente e su riflessi chinati. Molto,
molto caratteriale. In bocca hai subitaneo l'avviluppo; c'è molto
frutto, calore, ma anche nerbo ed articolazione. Orgoglioso e fiero, è
proprio lui: con quel suo incedere poco propenso alle sfumature sfumate
e alla delicatezza mi appare oggi, nonostante tutto, uno dei vini "costieri"
tra i più riconoscibili e personali, figlio del sole, e del mare,
che c'è qui. Tra l'altro, quest'anno, è in buona compagnia
perchè sicuramente bella è stata la prova offerta dal San
Giusto Rosso 2000 (sang): naso fresco, moderno, carnoso, non ancora
armonizzatosi ma molto propositivo: frutti neri, china, grafite.....fa
ben sperare insomma. L'attacco in bocca é avvolgente e pieno su
frutto concentrato, fuso e dolce. Finale in cui sento il rovere. Vino
che dimostra, se non complessità, calore, pregnanza e -ancora una
volta- solarità.
Sicuramente si fa notare il Loco dei Frati 1999 (sang/altri) de
Il Bruscello, cantina emergente dell'areale suveretano, che ha
un colore compatto ed un naso -sia pur non espansivo come si deve- giocato
su registri interessanti di ciliegia nera e minerale. In bocca attacca
con vigore tal da avvolgere ed allappare, e in fondo sento troppo l'asciugatura
del rovere. Ancor compresso e molto carico, dimostra comunque una espansione
sincera insieme a carattere e carte da giocare. Sullo stesso livello qualitativo,
ma tarato su canoni di più intuitiva prontezza e nitidezza espressiva,
il Val di Cornia Quarzo di Rocca 2001 (sang/altri) dimostra un
profilo aromatico estroverso e confortante, simpatico e coinvolgente,
fondente e caldo, ben esposto nei frutti rossi di ciliegia e ben ricamato
nei risvolti floreali. Ingresso arioso e dignitosa sostanza ne fanno un
vino di un certo fascino, anche se la progressione e l'espansione languono
un pò.
Due assaggi due, ma davvero sorprendenti, per Jacopo Banti: il
Val di Cornia Rosso Peccato 2000 è un cabernet sauvignon
affascinante sin dall'olfazione, così carnosa e raffinata allo
stesso tempo, dentro cui vi incroci sfumature struggenti di incensi e
fumé, e ne resti colpito. La bocca poi è succosa e spessa,
forte e fiera. Gioca sul calore -un pò troppo sulla maturazione
del frutto- ma sa conservare a lungo spinta e tensione. Sul Val di
Cornia Aleatico 2001 non ti resta che imprecare. Sì, alla pochezza
della produzione. Per il resto, fate conto di avere a che fare con un
miracolo liquido rosso e dolce, di intensa fragranza ed ammaliante fruttuosità,
di equilibrio tannico-zuccherino da rimaner sbalorditi. Questo é.
Dalle
parti di Suvereto, Gualdo del Re nel frattempo conferma la crescita
sicura, soprattutto in finezza, dei suoi vini importanti a cominciare
dal Val di Cornia Rosso Federico I 2000, cabernet sauvignon che
sa assumere intriganti trame gustative, continue, mai esacerbate, su profumi
forse non pienamente estroversi ma sinceramente eleganti. Interessante
anche il merlot (quasi) in purezza chiamato L'rennero. La versione
2000 ci mostra un naso propositivo e fondente in cui rifulgono
a contorno note minerali e di erbe aromatiche. La bocca - trama rigorosa
e potenzialità certa- è ancora slegata e poco propensa ad
una persuasiva diffusione, ma è da rimarcare per le poche concessioni
alle trame merlottate un pò semplicistiche che affliggono molti
suoi simili. Più semplice e vecchio stile mi è apparso il
Val di Cornia Rosso Eliseo 2000 (sang/can), che palesa qualche
mezza tinta nella trama rubino ed assume un profilo aromatico minerale
e floreale poco serrato. In bocca è austero, non espansivo nella
dote fruttata, con un finale "scoperto" da qualche asciuttezza
tannica.
Piuttosto interessante il Val di Cornia Sangiovese Lorenzo degli Incontri
2001 di Incontri (sang/mer) (ex Martelli & Busdraghi) anche
se appare esagerato nei toni cupi dell'inchiostro. La coltre grafitica
è ora coprente ma confortanti in profondità rintoccano le
note di frutta rossa, sussurrate e piacevoli quelle speziate. Bocca più
lineare e rigorosa di quanto ci si aspetti, dove convince l'essenza sangiovesista
dell'impianto per un vino a doppia lettura, che un pò confonde
ma non coinvolge appieno.
Sotto
gli abituali standard gioca oggi un vino che ha già dimostrato
nel recente passato una sicura valenza: il Val di Cornia Suvereto Buca
di Cleonte 1999 di Petricci e del Pianta (sang/cab sauv), a
fronte di un naso intrigante d'erbe aromatiche e mora su aeree incursioni
mentolate, non fa proseguire una bocca concentrata e sostenuta come vorresti,
risultando piuttosto smarrita e diluita. Peccato davvero. Molto meglio
il Val di Cornia Aleatico Stillo 2001, dal passo raffinato, poco
propenso a sdolcinate smancerie, essenziale ma aromaticamente preciso,
dolce non dolce, poco grasso alla beva ma dignitoso e fiero nella sua
riconoscibile territorialità, una territorialità peculiare
e sincera, che deve soltanto essere riscoperta e valorizzata come merita.
Il Val di Cornia Tuscanio 2000 (sang/mer) di Bulichella
mostra un naso carico e surmaturo a cui fanno bene gli affioramenti floreali
e boschivi. Un pò stucchevole il palato, con una striscia vanigliata
insistita ed un effetto tannico truciolare. Un vino che vuol mettersi
in mostra rivelando doti di volume e rigore ma forse mancante della struttura
e del sostegno necessari.
Il Val di Cornia Petra 2000 (sang/mer/cab sauv) della famiglia
Moretti mi lascia con un naso scorrevole e minerale e con poco ordine
al palato, laddove il frutto molla la presa prima del previsto facendomi
presagire una prevalenza dell'alcol sulla struttura e sulla compattezza.
Il Val di Cornia Rosso MonteRico 1999 di Villa Monte Rico
(sang/ cab sauv) mi appare "raffreddato" ed indeciso al naso
-solo sussurri il suo frutto- mentre in bocca non mantiene la tensione
delle migliori occasioni, palesando uno spirito trielinico un pò
eccessivo insieme ad una carica tannica sostanzialmente asciutta. Il
Val di Cornia Rosso Grappolo 1999 (sang), sempre da Villa Monte
Rico, ad un quadro visivo tipicamente scarico e old fashion associa
un naso sottile e poco sfumato, di media intensità ed insistenza,
confuso da note minerali secche. In bocca si fa scorrevole e poco denso;
lì un timido fruttato non risolve le sorti di un vino quest'anno
poco determinato.
Assai meglio il Diavolino Rosso 2000 de Le Pianacce (sang/cab/
giacomino) il quale, offrendoti un naso di piccoli frutti rinfrescato
da sferzate di finocchietto e sedano ed un palato austero, asciutto, scorrevole,
di medio peso, rivela trame di frutto dignitose e assorte.
Piuttosto semplice ed impreciso ho trovato il Diciocco 2001 (sang/col/can)
di Graziani. Naso surmaturo e nota minerale per la verità
un pò fredda fanno da preludio ad una bocca asprigna, di espansione
fruttata contratta e finale affaticato.
Confermo infine la mia assoluta predilezione per un giovane figlio liquido
e caloroso della costa piombinese. Il Fidenzio 1999 ( cabernet
sauvignon, cabernet franc), al terzo mio assaggio annuale, si conferma
ricco e profondo, caldo e sensuale su fitta trama leggermente matura nel
frutto, per un naso aitante ancor da fondersi ed esplodere. La bocca è
di trama lunga e di tannino stratificato, maestoso, saporito. C'è
sostanza, classe, vigore e smaccatezza alcuna: un grande esempio di futuribile
territorialità.
28/02/2003
Si ringraziano il direttore del Consorzio Strada del Vino Costa degli
Etruschi Paolo Valdastri ed il suo giovane staff ( prepotentemente femminile)
per l'accoglienza, il riguardo, l'ospitalità, l'occasione creata.
10 marzo 2003
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