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I vini della Costa degli Etruschi:
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Obiettivo Val di Cornia. Eppur si muove

Chardonnay da 38^ parallelo

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All'Impruneta: Fiano, greco e non solo

L'Italia vista attraverso il suo vino.
I, dal Piemonte alla Toscana

II, dall'Umbria alla Sicilia

Alle Corti del Vino 2002

Suggestioni di primavera. Di bianco e di rosso

Spinofiorito 2002

Vignaioli trentini in tournée, prima e seconda parte

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Obiettivo Val di Cornia. Eppur si muove
di Fernando Pardini

Intro

Non v'è dubbio che sia stata una bella idea. Da promuovere a pieni voti. Sicuramente da ripetere. Un'idea che quasi quasi potrebbe servire da spunto ad altre realtà vitivinicole, per fare altrettanto: dall'esperienza che vi racconterò ho percepito la cultura vera del territorio andare a braccetto con la promozione; in più, tanta voglia di far capire nella trasparenza, nella accoglienza, nella proposta non celata. Sì, sono tempi questi in cui finalmente è giunto il momento di confrontarci, di curiosare oltre le apparenze, di verificare, di scalzare paletti, di snobbare altezzose ritrosie, di togliere veli e di ripensare eventualmente le sentenze precostituite sui vini e sul loro mondo.

Totale è e sarà il coinvolgimento delle persone, dai giornalisti agli addetti ai lavori, giù giù fino al "semplice" ma sempre più avveduto consumatore. Le guide dei vini rappresentano oggi un enorme biglietto da visita per le aziende vitivinicole, i commercianti, i cultori e gli appassionati viandanti enoici; un biglietto da visita ingombrante, a volte fastidioso, ma senz'altro necessario. Tra i difetti, annoso, c'è quello che i vini lì recensiti, od incensati, nel momento esatto in cui vengono mostrati si perdono. O meglio, nelle guide a venire non c'è più traccia. Tutto il lavoro è organizzato per rispettare le maglie strette di un mercato che giorno via giorno si fa prepotente ed imperante. I tempi, in quelle guide, non scorrono lenti come in campagna. Lì si devono rispettare puntigliosamente scalette ferree legate al tempo che morde perché entro quella scadenza si deve uscire, non ci sono santi. Migliaia e migliaia di vini - in ognuno di loro, ricordiamocelo, dal più piccolo al più grande, storie, fatiche, ingegni ed impegni- sono fagocitati e partoriti in fretta dalle rotatorie caldissime di fine estate.

Per rallentare il tempo, per unire promozione a cultura del territorio, per giocare a bocce ferme e per discutere, è stato così che al Consorzio Tutela Vini doc della Val di Cornia e alla Strada del Vino Costa degli Etruschi ci si è detti: "calma, un momento, ragioniamo. Perché non proponiamo un assaggio comparato, simultaneo, a posteriori, di tutta la produzione della Val di Cornia recensita dalle guide italiane più importanti? Discutiamone insieme ai protagonisti di quelle guide, e ai giornalisti tutti, della veridicità dei risultati, dei metodi adottati, dei valori, delle tendenze, degli stili, delle delusioni, delle così frequenti divergenze o delle eventuali evidenze accomunanti". Detto fatto.

Sì, è stata una bella idea, non c'è che dire. Perché ha consentito una approfondita e seria digressione - e non solo ai giornalisti - su un territorio che dire emergente è dire poco. E per di più realizzandola in maniera impeccabile, se solo ripenso all'accoglienza e all'impegno. L'hanno voluta chiamare, simpaticamente, "Le Guide InConcordi", quale gioco di parole che legasse lo spunto vero della manifestazione alla sede nella quale ha avuto luogo uno degli appuntamenti più importanti e suggestivi della kermesse tutta, il Teatro dei Concordi in Campiglia Marittima.

A "due passi" dal Natale 2002, quel giorno a Suvereto il vento ha bussato intensamente ; forse per farci apprezzare ancor più nitidamente i contorni coinvolgenti della sua vallata attorno o la bellezza incantata del suo borgo. Resta il fatto che più frequenti quelle terre e più sei intimamente convinto della magìa, o della storia, che da esse promana. Val di Cornia dunque. Dall'entroterra suveretano alle assolate colline a picco sul mare di Piombino, sette comuni di cui sei livornesi stanno lì ad identificare una giovane denominazione d'origine in magmatico sommovimento. Eppur si muove, recita galileianamente il titolo, ed è vero. Le prime linee del quadro sono state tracciate. E' quadro ampio, o forse mosaico in componimento, entro cui ci stanno tante possibilità di incastro, tante quante sono le intuibili differenze microclimatiche delle zone interessate, tante quante le espressioni concesse dalla tavolozza ampelografica. Finalmente en plain air, tra colline e campagne, al difuori delle esigenze editoriali e di mercato, il tempo riacquisirà il suo naturale potere. Da lui, e dalla dedizione dei vignaioli, dipenderanno componimenti, incastri e colori. Nel frattempo molte le conferme, di cui si intravede stile e riconoscibilità (specialmente se mi parli di Suvereto, l'area più sperimentata) e ben più di una sorpresa, per esempio se mi parli di Piombino, che non vuol dire -dio volle, da che gli etruschi vennero assai prima!- solo e soltanto acciaieria.

Qui sotto dunque il corpus dei miei assaggi, una trentina, pensati e ripensati tra i palchetti di un teatro bomboniera caldo e confortevole della bassa Toscana, in una due giorni dicembrina che non scorderò.

Gli assaggi


Il Val di Cornia Rosso Tabarò 2001(sang/cil) è il rosso "base" di Lorella Ambrosini con cui apro le danze. Voglio cominciare da qui perché già dalla base ho potuto comprendere la progressiva riscossa di questa interessante cantina suveretana, esplosa quest'anno con un grandissimo montepulciano ed un raffinato super-tuscan di cui vi dirò. Intanto il Tabarò del mio esordio è purpureo e caldo nell'approccio - tutto frutta rossa (surmatura l'amarena) ed umori floreali- di buona estroversione e leggibile solarità. Mi soddisfa la sottile nota minerale, a snellire il corpus aromatico e a renderlo più elegante. La bocca dimostra giovanile aitanza su massa tannica legata ed asciutta, che tende a chiudersi in compressione. E' vino dignitoso e sincero, sempre e comunque, per vinosità e beva. Ve l'ho anticipato e ve lo ribadisco: enorme per fascino ed equilibri sottesi, il montepulciano in purezza chiamato Riflesso Antico 2000 ha numeri da primo della classe, grande profondità ed espansione, una matrice tannica matura, diffusiva e in filigrana. Attendo solo la fusione piena del suo naso, di cui già intuisco la dolcezza, la mineralità suveretana e la classe. Molto buono infine il Val di Cornia Rosso Subertum 2000, un blend di sangiovese, merlot e sirah dallo stile più internazionale, di cui mi piace ricordare la liaison degli elementi, il raffinato contributo del rovere, l'assenza di pesantezze o di ostentazioni di materia fini a se stesse.

Già affermata cantina di culto dell'area classica suveretana, assurta a ruolo trainante per continuità e meraviglia da una decina di anni a questa parte, Tua Rita si conferma alla grande mettendo in campo due autentiche perle derivate dal curatissimo "giardino di Notri" nel quale dimorano le sue viti. Toccante, sensuale, potente e suggestivo nelle tessute trame aromatiche, il Redigaffi 2000 (merlot) assume una solennità ipnotizzante negli intrecci rossi e neri del frutto, nelle note di macchia, nel fulgido minerale. Il palato è stupendo per dedizione, ampiezza, progressione, stoffa, sì che ti par d'avere a che fare con un vino tra la terra e il cielo. Oltremodo raffinato e di razza mi è apparso anche il Giusto di Notri 2000 -65% cabernet sauvignon, 30% merlot, 5% cabernet franc- che mi svela un ventaglio di profumi ricco e profondo nel quale concorrono alla freschezza le note d'erbe aromatiche e di finocchietto selvatico. In bocca non lesina succo ed espansione; è teso e vibrante e ci regala un lungo finale all'insegna della levigatezza tannica, quasi filigranata. Il Perlato del Bosco 2000 (sangiovese) presenta lodevole dignità cromatica ed un approccio selvatico al naso. Netta e sincera la sensazione boschiva e di ghianda, molta sottosella e tipica mineralità del territorio. In bocca è rigoroso, asciutto, di corpo non imperioso e dal tannino lineare ed essenziale. Nel finale ci riserva qualche "amaritudine".

Da una delle cantine rivelazione toscane si vola in alto al solo avvicinarsi al Val di Cornia Riserva Barbicone 2000, un sangiovese quasi in purezza - saldo di colorino- dei Fratelli Russo dalla profonda composizione cromatica e dalla affascinante tessitura aromatica, quale vulcano sopito a stento capace di struggenti note autunnali di frutto e fiori su ricami fumé e solenni sferzate d'incenso. Un palato di rara dedizione, un ingresso ed un centro bocca fusi ed elegiaci, un finale con un "legante" tannico maturo e dolce, fanno il resto. Grande l'eleganza e lodevole la dignità per un vino che sa distinguersi senza ridondanti ovvietà. Il Sassobucato 2000 (merlot, cabernet), ancora dai Fratelli Russo, è imponente per densità e spessore cromatico e si rivela ricco e sensuale al naso, di buon sostegno minerale: nonostante l'ostentata polpa c'è raffinatezza. In bocca t'appare dapprincipio fuso ed elegante ma nel proseguio oltremodo frenato da trame asciutte che ne stemperano troppo presto progressione e sapore. Con un pò di nerbo e di continuità in più veleggeremmo ad alti livelli pure qui.

Stupefacente e ricchissimo, il Nardo 2000 di Montepeloso - tanto sangiovese con un 10% di cabernet sauvignon- ti circuisce e ti coinvolge per via di un'apparato aromatico fragrante e personale, mutuato da terragne note di pietra spaccata a sottolinearne terroir e freschezza. La bocca ha una espansione enorme: progressiva, potente, avvolgente, vibratile ed ampia, elargisce a piene papille carattere e tensione da primi della classe. Indimenticabile, come -ahinoi- il prezzo sostenuto e la poca visibilità.

Afflitto dai medesimi "problemi" del fratello Nardo ma paritariamente molto bello, il Gabbro 2000 di Montepeloso è un affascinante cabernet sauvignon che sta in una fase in cui il rovere si fa sentire, anche se la presenza cospicua di frutto e balsami fa apprezzare eccome i suoi confortanti battiti, soprattutto per l'intuibile armonia a venire. La bocca mantiene un passo ed una fusione superiori; è succosa, ricca, giustamente spinta in acidità. Solo un pò di rovere in sovrappiù. L'Eneo 2000 , terzo vino della casa, unisce a sè i contributi di sangiovese, cabernet e colorino, ed in lui dimora un carattere austero ed introverso, di quelli però che vanno "ascoltati". Vi sento l'umor del sottobosco, della selva e della bacca, e un naso un pò freddo nella sua essenza minerale. In bocca non puoi non rimarcarne la dignitosa fusione ed il finale severo, orgoglioso.

Piombinese di ferro, riconoscibile ed esplosivo, il Rosso degli Appiani 1999 di Podere San Giusto ha un naso carnoso e viscerale, unito e saldo, incentrato su un frutto rosso insistente e su riflessi chinati. Molto, molto caratteriale. In bocca hai subitaneo l'avviluppo; c'è molto frutto, calore, ma anche nerbo ed articolazione. Orgoglioso e fiero, è proprio lui: con quel suo incedere poco propenso alle sfumature sfumate e alla delicatezza mi appare oggi, nonostante tutto, uno dei vini "costieri" tra i più riconoscibili e personali, figlio del sole, e del mare, che c'è qui. Tra l'altro, quest'anno, è in buona compagnia perchè sicuramente bella è stata la prova offerta dal San Giusto Rosso 2000 (sang): naso fresco, moderno, carnoso, non ancora armonizzatosi ma molto propositivo: frutti neri, china, grafite.....fa ben sperare insomma. L'attacco in bocca é avvolgente e pieno su frutto concentrato, fuso e dolce. Finale in cui sento il rovere. Vino che dimostra, se non complessità, calore, pregnanza e -ancora una volta- solarità.

Sicuramente si fa notare il Loco dei Frati 1999 (sang/altri) de Il Bruscello, cantina emergente dell'areale suveretano, che ha un colore compatto ed un naso -sia pur non espansivo come si deve- giocato su registri interessanti di ciliegia nera e minerale. In bocca attacca con vigore tal da avvolgere ed allappare, e in fondo sento troppo l'asciugatura del rovere. Ancor compresso e molto carico, dimostra comunque una espansione sincera insieme a carattere e carte da giocare. Sullo stesso livello qualitativo, ma tarato su canoni di più intuitiva prontezza e nitidezza espressiva, il Val di Cornia Quarzo di Rocca 2001 (sang/altri) dimostra un profilo aromatico estroverso e confortante, simpatico e coinvolgente, fondente e caldo, ben esposto nei frutti rossi di ciliegia e ben ricamato nei risvolti floreali. Ingresso arioso e dignitosa sostanza ne fanno un vino di un certo fascino, anche se la progressione e l'espansione languono un pò.

Due assaggi due, ma davvero sorprendenti, per Jacopo Banti: il Val di Cornia Rosso Peccato 2000 è un cabernet sauvignon affascinante sin dall'olfazione, così carnosa e raffinata allo stesso tempo, dentro cui vi incroci sfumature struggenti di incensi e fumé, e ne resti colpito. La bocca poi è succosa e spessa, forte e fiera. Gioca sul calore -un pò troppo sulla maturazione del frutto- ma sa conservare a lungo spinta e tensione. Sul Val di Cornia Aleatico 2001 non ti resta che imprecare. Sì, alla pochezza della produzione. Per il resto, fate conto di avere a che fare con un miracolo liquido rosso e dolce, di intensa fragranza ed ammaliante fruttuosità, di equilibrio tannico-zuccherino da rimaner sbalorditi. Questo é.

Dalle parti di Suvereto, Gualdo del Re nel frattempo conferma la crescita sicura, soprattutto in finezza, dei suoi vini importanti a cominciare dal Val di Cornia Rosso Federico I 2000, cabernet sauvignon che sa assumere intriganti trame gustative, continue, mai esacerbate, su profumi forse non pienamente estroversi ma sinceramente eleganti. Interessante anche il merlot (quasi) in purezza chiamato L'rennero. La versione 2000 ci mostra un naso propositivo e fondente in cui rifulgono a contorno note minerali e di erbe aromatiche. La bocca - trama rigorosa e potenzialità certa- è ancora slegata e poco propensa ad una persuasiva diffusione, ma è da rimarcare per le poche concessioni alle trame merlottate un pò semplicistiche che affliggono molti suoi simili. Più semplice e vecchio stile mi è apparso il Val di Cornia Rosso Eliseo 2000 (sang/can), che palesa qualche mezza tinta nella trama rubino ed assume un profilo aromatico minerale e floreale poco serrato. In bocca è austero, non espansivo nella dote fruttata, con un finale "scoperto" da qualche asciuttezza tannica.

Piuttosto interessante il Val di Cornia Sangiovese Lorenzo degli Incontri 2001 di Incontri (sang/mer) (ex Martelli & Busdraghi) anche se appare esagerato nei toni cupi dell'inchiostro. La coltre grafitica è ora coprente ma confortanti in profondità rintoccano le note di frutta rossa, sussurrate e piacevoli quelle speziate. Bocca più lineare e rigorosa di quanto ci si aspetti, dove convince l'essenza sangiovesista dell'impianto per un vino a doppia lettura, che un pò confonde ma non coinvolge appieno.

Sotto gli abituali standard gioca oggi un vino che ha già dimostrato nel recente passato una sicura valenza: il Val di Cornia Suvereto Buca di Cleonte 1999 di Petricci e del Pianta (sang/cab sauv), a fronte di un naso intrigante d'erbe aromatiche e mora su aeree incursioni mentolate, non fa proseguire una bocca concentrata e sostenuta come vorresti, risultando piuttosto smarrita e diluita. Peccato davvero. Molto meglio il Val di Cornia Aleatico Stillo 2001, dal passo raffinato, poco propenso a sdolcinate smancerie, essenziale ma aromaticamente preciso, dolce non dolce, poco grasso alla beva ma dignitoso e fiero nella sua riconoscibile territorialità, una territorialità peculiare e sincera, che deve soltanto essere riscoperta e valorizzata come merita.

Il Val di Cornia Tuscanio 2000 (sang/mer) di Bulichella mostra un naso carico e surmaturo a cui fanno bene gli affioramenti floreali e boschivi. Un pò stucchevole il palato, con una striscia vanigliata insistita ed un effetto tannico truciolare. Un vino che vuol mettersi in mostra rivelando doti di volume e rigore ma forse mancante della struttura e del sostegno necessari.

Il Val di Cornia Petra 2000 (sang/mer/cab sauv) della famiglia Moretti mi lascia con un naso scorrevole e minerale e con poco ordine al palato, laddove il frutto molla la presa prima del previsto facendomi presagire una prevalenza dell'alcol sulla struttura e sulla compattezza.

Il Val di Cornia Rosso MonteRico 1999 di Villa Monte Rico (sang/ cab sauv) mi appare "raffreddato" ed indeciso al naso -solo sussurri il suo frutto- mentre in bocca non mantiene la tensione delle migliori occasioni, palesando uno spirito trielinico un pò eccessivo insieme ad una carica tannica sostanzialmente asciutta. Il Val di Cornia Rosso Grappolo 1999 (sang), sempre da Villa Monte Rico, ad un quadro visivo tipicamente scarico e old fashion associa un naso sottile e poco sfumato, di media intensità ed insistenza, confuso da note minerali secche. In bocca si fa scorrevole e poco denso; lì un timido fruttato non risolve le sorti di un vino quest'anno poco determinato.

Assai meglio il Diavolino Rosso 2000 de Le Pianacce (sang/cab/ giacomino) il quale, offrendoti un naso di piccoli frutti rinfrescato da sferzate di finocchietto e sedano ed un palato austero, asciutto, scorrevole, di medio peso, rivela trame di frutto dignitose e assorte.

Piuttosto semplice ed impreciso ho trovato il Diciocco 2001 (sang/col/can) di Graziani. Naso surmaturo e nota minerale per la verità un pò fredda fanno da preludio ad una bocca asprigna, di espansione fruttata contratta e finale affaticato.

Confermo infine la mia assoluta predilezione per un giovane figlio liquido e caloroso della costa piombinese. Il Fidenzio 1999 ( cabernet sauvignon, cabernet franc), al terzo mio assaggio annuale, si conferma ricco e profondo, caldo e sensuale su fitta trama leggermente matura nel frutto, per un naso aitante ancor da fondersi ed esplodere. La bocca è di trama lunga e di tannino stratificato, maestoso, saporito. C'è sostanza, classe, vigore e smaccatezza alcuna: un grande esempio di futuribile territorialità.

28/02/2003

Si ringraziano il direttore del Consorzio Strada del Vino Costa degli Etruschi Paolo Valdastri ed il suo giovane staff ( prepotentemente femminile) per l'accoglienza, il riguardo, l'ospitalità, l'occasione creata.

10 marzo 2003

 

   

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