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All'Impruneta: Fiano, greco e non solo

L'Italia vista attraverso il suo vino.
I, dal Piemonte alla Toscana

II, dall'Umbria alla Sicilia

Alle Corti del Vino 2002

Suggestioni di primavera. Di bianco e di rosso

Spinofiorito 2002

Vignaioli trentini in tournée, prima e seconda parte

In archivio

 


Il futuro del vino? Era "Alle Corti del Vino"


Ormai consolidata nel calendario delle maggiori manifestazioni enologiche italiane, Alle Corti del Vino (svoltasi per la sesta volta nella Villa Le Corti presso San Casciano in Val di Pesa il 18 e 19 Maggio 2002) è ormai un appuntamento irrinunciabile per gli appassionati. Quella che è una delle più significative finestre aperte sulla Toscana del vino di qualità si arricchisce ulteriormente grazie ad eventi e seminari (daremo conto di uno di essi al più presto) pensati con il fine di puntare i riflettori su aspetti selezionati della realtà enologica italiana e non, che spaziano dalle riflessione sui grandi vini agli aspetti di mercato ai problemi legati ai vitigni e ai territori. E proprio basandoci sui territori che cercheremo di organizzare questa lunga rassegna, ossia ordinando le impressioni ricevute dai nostri assaggi secondo geografia vinicola.

Iniziamo da una azienda che risiede in una delle zone più meridionali della Toscana. A Sarteano, provincia di Siena , sta infatti una delle star della manifestazione, Andrea Franchetti della Tenuta di Trinoro, che ci presenta il Tenuta di Trinoro 2000 dal colore rubino cupo e dai profumi intensi di frutta nera matura accompagnati da note balsamiche. Poi, profondi, cioccolato e rovere ancora da assorbire. Appare quasi “untuoso” nel bicchiere, e all’attacco in bocca sfoggia buon frutto alla quale si affiancano progressivamente le note date dal legno. È un vino compatto, compresso, molto dolce e dal finale ancora alquanto segnato dal rovere. Nota “a margine”: nell’enoteca della manifestazione il vino poteva essere acquistato a 252 euro la bottiglia.


Risaliamo fino a Carmignano dove la Tenuta di Capezzana ci propone il Trefiano 1998 (sangiovese, cabernet sauvignon e canaiolo) che soggiorna 16 mesi in tonneau. È un vino di bella eleganza con un olfatto fatto di fiori e frutta fresca. In bocca ha bella beva e piacevole morbidezza. Il Villa di Capezzana 1999 (13 mesi di barrique, 6 di bottiglia) affianca ad un bel contenuto di frutta rossa e nera un elegante venatura di rabarbaro. L’attacco in bocca è incentrato ancora su di un buon frutto, e anche successivamente buono spessore viene mantenuto ed unito ad eleganza; tannino che ci sembra ancora da arrotondare.


Da Carmignano a Montalcino, dove la Tenuta Col D’Orcia ci presenta il Rosso di Montalcino Banditella 1999 che fa un anno di barrique e che viene interpretato in un’ottica di maggior vicinanza al carattere del Brunello. Il colore è rubino non fittissimo ma brillante, e sia il naso che il palato sono contraddistinti da una frutta rossa di grande freschezza; un vino che se non ha grande struttura, offre però tanta freschezza e bevibilità. Il Brunello di Montalcino 1997 (botte grande) ci colpisce per la sua elegante nota di marasca, per una bella finezza nei tannini più che per struttura o potenza. Non particolarmente lungo. Eccoci infine all’Olmaia 1998, intenso, elegante, dalla bella partenza pervasa da frutta rossa matura e dolce e dalla beva vellutata. Qualche dolcezza legnosa di troppo a segnare un finale comunque lungo.

Silvio Nardi, sempre da Montalcino, con grande affabilità ci presenta un notevole Rosso di Montalcino 2000 contraddistinto da un bellissimo naso di grande intensità, fatto di fiori e frutta rossa. È buonissimo anche in bocca, di spessore, espressivo, caldo e di grande bevibilità. Anche il Brunello di Montalcino 1997 ci si mostra assai fruttato al naso, arricchito da intriganti cenni di cedro. Bella tenuta in bocca, anche se il finale ci è parso un po’ cortino. Buonissimo infine il
Brunello di Montalcino Manachiara 1997 che ha colore cupo e profumi profondi, un legno ben legato e dolcezze non smaccate. In bocca è cremoso e spesso, bello ed elegante, con un finale ampio e un tannino setoso.

Ed eccoci al Chianti, nelle sue varie e complesse articolazioni. Iniziamo dal Chianti Classico, sottozona Gaiole. La sempre pimpante Alessandra Mauri dal tavolo di Riecine ci offre un bellissimo Chianti Classico Riserva 1999: appena versato nel bicchiere “esplode” con una frutta rossa intensa e persistente protagonista di un naso profondo e caratteriale e che progressivamente si veste di elegante dolcezza. In bocca è cremoso, spesso, masticabile, dal finale lunghissimo. L’altro sangiovese dell’azienda, La Gioia 1999 ha toni più composti e meno estroversi, spostando il regime aromatico verso il floreal-fruttato. Un vino compatto, concentrato, buono, che il tempo farà evolvere verso grandi piacevolezze.

Chianti Classico, sottozona Panzano. Dell’azienda Carobbio sentiamo per primo il Chianti Classico 2000, dal colore rubino cupo e fitto. I profumi sono intensi anche se, a causa di decise note surmature, ci appaiono alquanto sgraziati. In bocca troviamo bella morbidezza, il frutto non manca, anche se sentiamo di nuovo qualche cenno di “cottura”. Il Chianti Classico Riserva 1999 presenta un olfatto intenso e persistente con buon contenuto fruttato ma anche ben percepibile impronta del rovere che si evidenzia attraverso dolcezze cioccolatose. Al palato è compatto fin dall’attacco, è cremoso e di una certa austerità. Il Pietraforte 1997, cabernet sauvignon, si apre lentamente su note di frutta nera ed è uno di quei vino per il quale si potrebbe dire che il territorio trionfa sul vitigno. Anche in bocca sentiamo tutta la sua toscanità attraverso la sua compatta e potente espressione di frutta rossa e nera.

Chianti Classico, sottozona Castellina. Di Castellare di Castellina sentiamo il Chianti Classico 2000 contraddistinto da un naso non particolarmente intenso ma piuttosto elegante, caratterizzato da note di fiori e un fruttato fresco e nel complesso da un corredo aromatico come spesso accade in questo vino, alquanto peculiare. In bocca ha buona struttura, anche se aromaticamente è di nuovo un tantino sfuggente. Il Chianti Classico Riserva 1999 è al naso più profondo, e in bocca conferma la buona struttura anche se l’espressività è ancora sottotono. Il I Sodi di S. Niccolò 1997 aggiunge una nota di menta al corredo fruttato; al palato colpisce per il suo grande spessore, la spalla, la bella densità e il tannino fine più che per un quadro aromatico ancora poco definito.

Da Montepulciano arriva il Vino Nobile di Montepulciano 1999 di Boscarelli, nel quale troviamo conferma di qualche problemino di pulizia nell’olfatto già ravvisato in occasione della presentazione del Consorzio. Peccato, perché una franca espressione di frutta di bosco nel quadro ci sarebbe, e peccato perché poi al palato il vino è molto buono, con una grande e sfaccettata espressione di frutta amplificata da bella ampiezza. Il Vino Nobile di Montepulciano Vigna del Nocio 1999 presenta invece un carattere più cupo e ombroso fatto di frutta nera compatta. In bocca grande spessore, concentrazione ma anche succosità. Giusta dolcezza e tanto frutto.


Veniamo al Chianti, zona Colli Fiorentini dove ci aspettano due piccole verticali da parte delle Fattorie Marchesi Torrigiani. La prima inizia con il Chianti Torre del Ciardo 1998 (50% in barrique nuove) il quale si presenta con dei bei profumi di frutta rossa, un tantino ammiccanti, ma comunque di grande pulizia e buona espressività. Gran bella tenuta aromatica in bocca, che se da una parte ha qualche monotonia, ha dalla sua una innegabile piacevolezza. I tannini ci paiono un po’ “fiacchi”. Il Chianti Torre del Ciardo 1999 (contiene un po’ di cabernet sauvignon e va tutto in barrique) è un altro vino: ha colore più cupo, ha naso più carnoso ed intriganti note balsamiche ad arricchire il quadro. Il rovere ci sembra complessivamente ben integrato. La bocca è spessa, cremosa e potente, il vino è concentrato e il tannino finale tira bene le redini. Il Chianti Torre del Ciardo 2000 (un anno in barrique) è allo stato attuale piuttosto chiuso, anche qui si percepiscono note balsamiche; ci sembra si preannunci come un vino elegante. In bocca è potente e concentrato, peccato per un finale non particolarmente lungo.

Passiamo alla seconda mini-verticale con l’IGT Guidaccio 1998 (sangiovese con un 30% di merlot), dal colore rubino pieno e dai profumi dalle dolcezze un po’ smaccate anche se vivacizzate da un pizzico di erbe aromatiche. In bocca è morbido, espressivo, con un bel tannino nel finale. L’IGT Guidaccio 1999 (cambio di uvaggio: sangiovese 60%, cabernet sauvignon 20%, merlot 20%) ci pare un vino più interessante: il colore è più cupo, e, anche se con qualche sbandamento sul versante aromatico, si mostra più caratteriale e carnoso, con frutta nera molto matura e cenni di marzapane che contribuiscono a formare un quadro di maggior personalità. Infine l'IGT Guidaccio 2000, dal colore cupissimo e dai netti profumi di frutta nera. In bocca è più compatto, liquirizioso, con un rovere ancora alquanto invadente a mettere in ombra il frutto e renderlo meno evidente rispetto all’annata precedente: aspettiamo fiduciosi il futuro di questo vino.

Ancora Chianti, ma Chianti Rùfina. Dalla storica Fattoria Selvapiana sentiamo un bellissimo Chianti Rùfina 2000 dalla freschezza ed ampiezza olfattiva esemplari. L’eleganza di un quadro aromatico floreale e di frutta di bosco fresca e penetrante si completa in una bocca succosa e dalla giusta dolcezza. Il Chianti Rùfina Riserva Bucerchiale 1999 si caratterizza per un floreale purissimo (più rosa che viola) accompagnato da qualche dolcezza legnosa. In bocca è più fresco, ed arricchisce il nobile quadro aromatico di un bel fruttato e da suadenti note di pepe bianco. Una Toscana “pedemontana” che in qualche modo ci sembra alludere a un carattere quasi “piemontese”... Le strategie aziendali hanno fatto cambiare natura ad un vino: il Chianti Rùfina Riserva Fornace (c’erano troppe riserve per il mercato odierno) diventa l’IGT Fornace (40% cabernet sauvignon, 40% merlot, 20% sangiovese). L'IGT Fornace 1999 ha naso carnoso, ed è caratteriale nelle sue note di frutta rossa e nera. Bella potenza ed ancora carattere in bocca, frutta ben espressa e legno ben integrato.

Due sono le cose che ci invogliano sempre ad andare a trovare il barone Alessandro De Renzis Sonnino in giro per l’Italia delle manifestazioni enologiche. Le due cose sono, umana simpatia naturalmente a parte, che spesso ride dei suoi vini (e di se stesso), e che li assaggia assieme a noi. Il Chianti Castello di Montespertoli 2000 (barrique, un terzo nuove) ha bei profumi di frutta rossa e nera con qualche venatura vegetale. In bocca è assai compatto, potente mantenendo comunque una bella freschezza aromatica. Il Cantinino 2000 (sangiovese) è più intenso e deciso in un naso piuttosto intrigante con i suoi sentori di frutta rossa e nera accompagnati da note verdi. Al palato potenza e compattezza, con qualche addolcimento verso il finale. Il Sanleone 1999 (merlot, un po’ di sangiovese e un pochino di petit verdot) ha profumi di frutta rossa matura dalle dolcezze forse un tantino omologabili; al palato bella potenza. Ci è piaciuto di più in effetti il Sanleone 2000, che uscirà a Febbraio 2003, dal colore rubino violaceo cupissimo, che ci sembra mostrare più personalità e meno facilità di ricezione. Liquirizia, terra bagnata, inchiostro arricchiscono sia il naso che una bocca cremosa e molto buona.

I Balzini ci presenta I Balzini 1998 (sangiovese e cabernet sauvignon) che si caratterizza per una bella intensità olfattiva fatta di viola, frutti rossi e neri. Fin dall’attacco, percepiamo al palato grande potenza unita a frutto che si ripresente anche nel finale in un ambito di bella freschezza anche se con un tannino forse sottotono. I Balzini 1999 (sangiovese, cabernet sauvignon e merlot) all’inizio ci si mostra meno intrigante, incentrato sulla frutta rossa matura; migliora mettendo in evidenza maggior complessità se fatto stare nel bicchiere anche se comunque ci sembra sempre presente una dolcezza un po’ generica.


Eccoci arrivati alla conclusione di questa carrellata; a conclusione torniamo nel Chianti Classico, e lo facciamo per spiegare il titolo del pezzo. Torniamo per andare nella "sottozona" Tavernelle Val di Pesa a sentire i vini di Poggio al Sole di Giovanni Davaz. Bello innanzitutto il Chianti Classico 2000, dai profumi intensi di frutta rossa ed una bocca piena, potente, dal tannino fine e diffuso. Il Chianti Classico Riserva Casasilia 1999 ha colore più cupo e più fitto che sfodera un quadro aromatico di grande ricchezza fatto di prufumi intensi e persistenti di fiori, ribes, mirtillo rosso. Al palato è pieno, potente, con un tannino di finezza esemplare.

Sì, ma insomma, perché “il futuro del vino era alle Corti del Vino”? Basta guardare qui a fianco per capirlo: guardare cioè il piccolo di Giovanni Davaz che, con l’aria più seria del mondo chiede a tutti: “vuole avvinare il bicchiere”?, prima di fare con straordinaria “professionalità” il suo compito in sostituzione del padre che nel frattempo si gode una sana chiacchiera sotto il cielo del chiostro della villa del Principe Corsini.


Riccardo Farchioni
(16/9/2002)

 

   

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