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Vista
su Bolgheri
Friuli in bianco
I vini della Costa degli Etruschi:
le zone di Montescudaio, Terratico di Bibbona,
Isola d'Elba
Antoine Gaita e Paolo Rodaro, personaggi al
Banco di assaggio Heureka
Obiettivo Val di Cornia. Eppur si
muove
Chardonnay da 38^
parallelo
All'Impruneta il vino è... buono. Selezione
bianca e
rossa di Settembre
All'Impruneta: Fiano,
greco e non solo
L'Italia vista attraverso il suo vino.
I, dal Piemonte alla Toscana
II, dall'Umbria alla
Sicilia
Alle Corti del
Vino 2002
Suggestioni di primavera.
Di bianco
e di rosso
Spinofiorito 2002
Vignaioli trentini in tournée, prima
e seconda parte
In
archivio

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Il
futuro del vino? Era "Alle Corti del Vino"
Ormai
consolidata nel calendario delle maggiori manifestazioni enologiche italiane,
Alle Corti del Vino (svoltasi per la sesta volta nella Villa Le Corti
presso San Casciano in Val di Pesa il 18 e 19 Maggio 2002) è ormai
un appuntamento irrinunciabile per gli appassionati. Quella che è
una delle più significative finestre aperte sulla Toscana del vino
di qualità si arricchisce ulteriormente grazie ad eventi e seminari
(daremo conto di uno di essi al più presto) pensati con il fine
di puntare i riflettori su aspetti selezionati della realtà enologica
italiana e non, che spaziano dalle riflessione sui grandi vini agli aspetti
di mercato ai problemi legati ai vitigni e ai territori. E
proprio basandoci sui territori che cercheremo di organizzare questa lunga
rassegna, ossia ordinando le impressioni ricevute dai nostri assaggi secondo
geografia vinicola.
Iniziamo da una azienda che risiede in una delle
zone più meridionali della Toscana. A Sarteano, provincia di Siena
, sta infatti una delle star della manifestazione, Andrea Franchetti della
Tenuta di Trinoro, che ci presenta il Tenuta di Trinoro 2000 dal
colore rubino cupo e dai profumi intensi di frutta nera matura accompagnati
da note balsamiche. Poi, profondi, cioccolato e rovere ancora da assorbire.
Appare quasi untuoso nel bicchiere, e allattacco in
bocca sfoggia buon frutto alla quale si affiancano progressivamente le
note date dal legno. È un vino compatto, compresso, molto dolce
e dal finale ancora alquanto segnato dal rovere. Nota a margine:
nellenoteca della manifestazione il vino poteva essere acquistato
a 252 euro la bottiglia.
Risaliamo fino a Carmignano dove la Tenuta di Capezzana ci propone
il Trefiano 1998 (sangiovese, cabernet sauvignon e canaiolo) che
soggiorna 16 mesi in tonneau. È un vino di bella eleganza con un
olfatto fatto di fiori e frutta fresca. In bocca ha bella beva e piacevole
morbidezza. Il Villa di Capezzana 1999 (13 mesi di barrique, 6
di bottiglia) affianca ad un bel contenuto di frutta rossa e nera un elegante
venatura di rabarbaro. Lattacco in bocca è incentrato ancora
su di un buon frutto, e anche successivamente buono spessore viene mantenuto
ed unito ad eleganza; tannino che ci sembra ancora da arrotondare.
Da Carmignano a Montalcino, dove la Tenuta
Col DOrcia ci presenta il Rosso di Montalcino Banditella
1999 che fa un anno di barrique e che viene interpretato in unottica
di maggior vicinanza al carattere del Brunello. Il colore è rubino
non fittissimo ma brillante, e sia il naso che il palato sono contraddistinti
da una frutta rossa di grande freschezza; un vino che se non ha grande
struttura, offre però tanta freschezza e bevibilità. Il
Brunello di Montalcino 1997 (botte grande) ci colpisce
per la sua elegante nota di marasca, per una bella finezza nei tannini
più che per struttura o potenza. Non particolarmente lungo. Eccoci
infine allOlmaia 1998, intenso, elegante, dalla bella partenza
pervasa da frutta rossa matura e dolce e dalla beva vellutata. Qualche
dolcezza legnosa di troppo a segnare un finale comunque lungo.
Silvio
Nardi, sempre da Montalcino, con grande affabilità ci presenta
un notevole Rosso di Montalcino 2000 contraddistinto
da un bellissimo naso di grande intensità, fatto di fiori e frutta
rossa. È buonissimo anche in bocca, di spessore, espressivo, caldo
e di grande bevibilità. Anche il Brunello di Montalcino
1997 ci si mostra assai fruttato al naso, arricchito da intriganti
cenni di cedro. Bella tenuta in bocca, anche se il finale ci è
parso un po cortino. Buonissimo infine il Brunello
di Montalcino Manachiara 1997 che
ha colore cupo e profumi profondi, un legno ben legato e dolcezze non
smaccate. In bocca è cremoso e spesso, bello ed elegante, con un
finale ampio e un tannino setoso.
Ed eccoci al Chianti, nelle sue varie e complesse articolazioni. Iniziamo
dal Chianti Classico, sottozona Gaiole. La sempre pimpante Alessandra
Mauri dal tavolo di Riecine ci offre un bellissimo
Chianti Classico Riserva 1999: appena versato nel bicchiere
esplode con una frutta rossa intensa e persistente protagonista
di un naso profondo e caratteriale e che progressivamente si veste di
elegante dolcezza. In bocca è cremoso, spesso, masticabile, dal
finale lunghissimo. Laltro sangiovese dellazienda, La Gioia
1999 ha toni più composti e meno estroversi, spostando il regime
aromatico verso il floreal-fruttato. Un vino compatto, concentrato, buono,
che il tempo farà evolvere verso grandi piacevolezze.
Chianti Classico, sottozona Panzano. Dellazienda Carobbio
sentiamo per primo il Chianti Classico 2000, dal colore
rubino cupo e fitto. I profumi sono intensi anche se, a causa di decise
note surmature, ci appaiono alquanto sgraziati. In bocca troviamo bella
morbidezza, il frutto non manca, anche se sentiamo di nuovo qualche cenno
di cottura. Il Chianti Classico Riserva 1999
presenta un olfatto intenso e persistente con buon contenuto fruttato
ma anche ben percepibile impronta del rovere che si evidenzia attraverso
dolcezze cioccolatose. Al palato è compatto fin dallattacco,
è cremoso e di una certa austerità. Il Pietraforte 1997,
cabernet sauvignon, si apre lentamente su note di frutta nera ed è
uno di quei vino per il quale si potrebbe dire che il territorio trionfa
sul vitigno. Anche in bocca sentiamo tutta la sua toscanità attraverso
la sua compatta e potente espressione di frutta rossa e nera.
Chianti Classico, sottozona Castellina. Di Castellare di Castellina
sentiamo il Chianti Classico 2000 contraddistinto da
un naso non particolarmente intenso ma piuttosto elegante, caratterizzato
da note di fiori e un fruttato fresco e nel complesso da un corredo aromatico
come spesso accade in questo vino, alquanto peculiare. In bocca ha buona
struttura, anche se aromaticamente è di nuovo un tantino sfuggente.
Il Chianti Classico Riserva 1999 è al naso più
profondo, e in bocca conferma la buona struttura anche se lespressività
è ancora sottotono. Il I Sodi di S. Niccolò 1997
aggiunge una nota di menta al corredo fruttato; al palato colpisce per
il suo grande spessore, la spalla, la bella densità e il tannino
fine più che per un quadro aromatico ancora poco definito.
Da
Montepulciano arriva il Vino Nobile di Montepulciano 1999
di Boscarelli, nel quale troviamo conferma di qualche
problemino di pulizia nellolfatto già ravvisato in occasione
della presentazione del Consorzio. Peccato, perché una franca espressione
di frutta di bosco nel quadro ci sarebbe, e peccato perché poi
al palato il vino è molto buono, con una grande e sfaccettata espressione
di frutta amplificata da bella ampiezza. Il Vino Nobile di Montepulciano
Vigna del Nocio 1999 presenta invece un carattere più cupo
e ombroso fatto di frutta nera compatta. In bocca grande spessore, concentrazione
ma anche succosità. Giusta dolcezza e tanto frutto.
Veniamo al Chianti, zona Colli Fiorentini dove ci
aspettano due piccole verticali da parte delle Fattorie Marchesi Torrigiani.
La prima inizia con il Chianti Torre del Ciardo 1998 (50% in barrique
nuove) il quale si presenta con dei bei profumi di frutta rossa, un tantino
ammiccanti, ma comunque di grande pulizia e buona espressività.
Gran bella tenuta aromatica in bocca, che se da una parte ha qualche monotonia,
ha dalla sua una innegabile piacevolezza. I tannini ci paiono un po
fiacchi. Il Chianti Torre del Ciardo 1999 (contiene
un po di cabernet sauvignon e va tutto in barrique) è un
altro vino: ha colore più cupo, ha naso più carnoso ed intriganti
note balsamiche ad arricchire il quadro. Il rovere ci sembra complessivamente
ben integrato. La bocca è spessa, cremosa e potente, il vino è
concentrato e il tannino finale tira bene le redini. Il Chianti Torre
del Ciardo 2000 (un anno in barrique) è allo stato attuale
piuttosto chiuso, anche qui si percepiscono note balsamiche; ci sembra
si preannunci come un vino elegante. In bocca è potente e concentrato,
peccato per un finale non particolarmente lungo.
Passiamo alla seconda mini-verticale con lIGT Guidaccio 1998
(sangiovese con un 30% di merlot), dal colore rubino pieno e dai profumi
dalle dolcezze un po smaccate anche se vivacizzate da un pizzico
di erbe aromatiche. In bocca è morbido, espressivo, con un bel
tannino nel finale. LIGT Guidaccio 1999 (cambio di uvaggio:
sangiovese 60%, cabernet sauvignon 20%, merlot 20%) ci pare un vino più
interessante: il colore è più cupo, e, anche se con qualche
sbandamento sul versante aromatico, si mostra più caratteriale
e carnoso, con frutta nera molto matura e cenni di marzapane che contribuiscono
a formare un quadro di maggior personalità. Infine l'IGT Guidaccio
2000, dal colore cupissimo e dai netti profumi di frutta nera. In
bocca è più compatto, liquirizioso, con un rovere ancora
alquanto invadente a mettere in ombra il frutto e renderlo meno evidente
rispetto allannata precedente: aspettiamo fiduciosi il futuro di
questo vino.
Ancora Chianti, ma Chianti Rùfina. Dalla storica Fattoria
Selvapiana sentiamo un bellissimo Chianti Rùfina
2000 dalla freschezza ed ampiezza olfattiva esemplari. Leleganza
di un quadro aromatico floreale e di frutta di bosco fresca e penetrante
si completa in una bocca succosa e dalla giusta dolcezza. Il Chianti
Rùfina Riserva Bucerchiale 1999 si caratterizza per un floreale
purissimo (più rosa che viola) accompagnato da qualche dolcezza
legnosa. In bocca è più fresco, ed arricchisce il nobile
quadro aromatico di un bel fruttato e da suadenti note di pepe bianco.
Una Toscana pedemontana che in qualche modo ci sembra alludere
a un carattere quasi piemontese... Le strategie aziendali
hanno fatto cambiare natura ad un vino: il Chianti Rùfina Riserva
Fornace (cerano troppe riserve per il mercato odierno) diventa lIGT
Fornace (40% cabernet sauvignon, 40% merlot, 20% sangiovese). L'IGT
Fornace 1999 ha naso carnoso, ed è caratteriale nelle sue note
di frutta rossa e nera. Bella potenza ed ancora carattere in bocca, frutta
ben espressa e legno ben integrato.
Due
sono le cose che ci invogliano sempre ad andare a trovare il barone Alessandro
De Renzis Sonnino in giro per lItalia delle manifestazioni enologiche.
Le due cose sono, umana simpatia naturalmente a parte, che spesso ride
dei suoi vini (e di se stesso), e che li assaggia assieme a noi. Il Chianti
Castello di Montespertoli 2000 (barrique, un terzo nuove) ha bei profumi
di frutta rossa e nera con qualche venatura vegetale. In bocca è
assai compatto, potente mantenendo comunque una bella freschezza aromatica.
Il Cantinino 2000 (sangiovese) è più intenso e deciso
in un naso piuttosto intrigante con i suoi sentori di frutta rossa e nera
accompagnati da note verdi. Al palato potenza e compattezza, con qualche
addolcimento verso il finale. Il Sanleone 1999 (merlot, un po
di sangiovese e un pochino di petit verdot) ha profumi di frutta rossa
matura dalle dolcezze forse un tantino omologabili; al palato bella potenza.
Ci è piaciuto di più in effetti il Sanleone 2000,
che uscirà a Febbraio 2003, dal colore rubino violaceo cupissimo,
che ci sembra mostrare più personalità e meno facilità
di ricezione. Liquirizia, terra bagnata, inchiostro arricchiscono sia
il naso che una bocca cremosa e molto buona.
I Balzini ci presenta I Balzini 1998 (sangiovese
e cabernet sauvignon) che si caratterizza per una bella intensità
olfattiva fatta di viola, frutti rossi e neri. Fin dallattacco,
percepiamo al palato grande potenza unita a frutto che si ripresente anche
nel finale in un ambito di bella freschezza anche se con un tannino forse
sottotono. I Balzini 1999 (sangiovese, cabernet sauvignon e merlot)
allinizio ci si mostra meno intrigante, incentrato sulla frutta
rossa matura; migliora mettendo in evidenza maggior complessità
se fatto stare nel bicchiere anche se comunque ci sembra sempre presente
una dolcezza un po generica.
Eccoci
arrivati alla conclusione di questa carrellata; a conclusione torniamo
nel Chianti Classico, e lo facciamo per spiegare il titolo del pezzo.
Torniamo per andare nella "sottozona" Tavernelle Val di Pesa
a sentire i vini di Poggio al Sole di Giovanni Davaz.
Bello innanzitutto il Chianti Classico 2000, dai profumi
intensi di frutta rossa ed una bocca piena, potente, dal tannino fine
e diffuso. Il Chianti Classico Riserva Casasilia 1999 ha colore
più cupo e più fitto che sfodera un quadro aromatico di
grande ricchezza fatto di prufumi intensi e persistenti di fiori, ribes,
mirtillo rosso. Al palato è pieno, potente, con un tannino di finezza
esemplare.
Sì, ma insomma, perché il futuro del vino era alle
Corti del Vino? Basta guardare qui a fianco per capirlo: guardare
cioè il piccolo di Giovanni Davaz che, con laria più
seria del mondo chiede a tutti: vuole avvinare il bicchiere?,
prima di fare con straordinaria professionalità il
suo compito in sostituzione del padre che nel frattempo si gode una sana
chiacchiera sotto il cielo del chiostro della villa del Principe Corsini.
Riccardo Farchioni
(16/9/2002)
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