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Vista su Bolgheri Friuli in bianco I vini della Costa degli Etruschi: le zone di Montescudaio, Terratico di Bibbona, Isola d'Elba Antoine Gaita e Paolo Rodaro, personaggi al Banco di assaggio Heureka Obiettivo Val di Cornia. Eppur si muove Chardonnay da 38^ parallelo All'Impruneta il vino è... buono. Selezione bianca e rossa di Settembre All'Impruneta: Fiano, greco e non solo L'Italia vista attraverso il suo vino. I, dal Piemonte alla Toscana II, dall'Umbria alla Sicilia Alle Corti del Vino 2002 Suggestioni di primavera. Di bianco e di rosso Spinofiorito 2002 Vignaioli trentini in tournée, prima e seconda parte |
Lasciando a malincuore quelle storie ad altri spazi, ad altri momenti o ad altre penne vi racconterò qui in serrata sequenza delle sensazioni provate in compagnia di 20 rossi (più un guest color ambra impossibile da ignorare) da che i bianchi li raccontai di già nella prima parte. Si è trattato in genere di vini da poco in commercio, o addirittura non ancora in commercio ai tempi dell'assaggio, vini spesso tanto diversi l'uno dall'altro eppure così simili se solo pensiamo alla loro capacità di suscitare una subitanea immedesimazione, un istintivo trasporto, un intimo piacere sensoriale. Sono il frutto di assaggi auspicati e meditati, effettuati in vari luoghi, spesso vissuti assieme ai produttori, accomunati certo dalla stagione dell'incontro (primavera 2002) e dal fatto di essersi fortemente stampigliati nella memoria gustativa del sottoscritto. Se ciò non vorrà significare sempre e comunque standing ovation, pura elezione o meraviglia beh, poco ci mancherà e comunque se non altro ne avrò ritenuta doverosa la citazione, magari per incoraggiare i vignaioli alla determinazione ( ma so che non ne hanno bisogno), o forse solo perché mi hanno regalato -e non lo sanno- spicchi di cielo e di sincera emozione. E questo - a ben vedere - basta.
Di grande compiacimento e fulgore mi é apparso pure il Camartina 1999 di Querciabella, intriso di frutto rosso e di note del sottobosco, finanche boisée, di indiscussa qualità. La trama dalla levigata tessitura insieme a quella espressione tannica che definirei - oramai - alla Querciabella, creano ancora una volta un insieme di estremo equilibrio, in cui devi solo attendere la scomparsa del rovere in sovrappiù perchè possa spaziare a pieno cielo l'armonia degli intenti. Ai margini dell'area classica chiantigiana ma al cuore della sostanza più pura veleggia il Chianti Riserva I Tre Borri 1999 di Corzano e Paterno, una delle sorprese toscane più vivide e piacevoli, espressione sanguigna e tirata di sangiovese in purezza proveniente dai colli di San Casciano Val di Pesa che regala sfumature, carattere ed espressività olfattiva insieme a reiterata felpa, indubbio legante, continuità e fusione al palato.
Letteralmente
travolgenti, stordenti, bellamente intensive le sensazioni che provi quando
assaggi un vino come il Nardo 2000 di Montepeloso, un blend
di sangiovese al 90% più cabernet sauvignon al 10% che Fabio
Se invece siete alla ricerca affannosa di sensazioni tutte finezza ed equilibrio, tutte sussurri senza grida ma con la stessa forza delle grida, potete provare a cercarle - cambiando latitudine e regione - in un vino come La Grola 1999 di Allegrini: nonostante la malcelata, vistosa densità ed il tono acceso del suo rubino, dolce, variato, vivace, estroverso vi apparirà di spettro, con quelle note decise di amarena,prugna, fiori, cuoio, china in splendida fusione. Di pari stoffa il palato, con quella sottile, reiterata leggiadria nel riproporsi coinvolgente, felpato, bilanciato, pieno, non una nota fuori posto, solo sentimento e grazia. Di enorme precisione per la fattura, ben oltre per la singolare, sottintesa poesia. Vero e proprio guanto - liquido- di velluto. Val la pena ricordarne le uve, melange ben riuscito di tipico e meno tipico: corvina veronese, soprattutto, e rondinella costituiscono la base sulla quale si innestano i contributi del sangiovese ( come succede nell'altro vino di Allegrini chiamato Palazzo alla Torre) e sirah.
Sempre di Ettore Germano mi piace ricordare - altri vini, altre storie - la raffinatezza e la sincera piacevolezza della Barbera d'Alba Vigna della Madre 2000, tanto sussurrata e sfumata al naso, senza prepotenze o strafottenze da sbandierare (solo aeree voluttà fruttate e floreali), così come setosa e continua al palato, dove una caratteriale sapidità ed un sostenuto vigor tannico ne allungano la trama al punto da renderla propositiva e piena. Di grande livello, con sensazioni di completezza e spessore notevolissime, il Barolo San Rocco 1998 di Azelia mi è apparso caldo, maturo nel frutto, fresco di spezie, maschio di terra e suadente di caramello. Vibrante e teso se lo assaggi, di caratura tannica eccelsa, di prepotente continuità, appartiene di diritto alla fulgida razza piemontese. In bello spolvero rispetto alle prove degli ultimi anni, di per sè già interessanti, ho trovato persino il Barolo Terlo Ravera 1998 di Marziano Abbona perché quest'anno l'impianto aromatico è più presente, fitto, fresco, elegante, pimpante e al palato dimostra aitanza e giovanile vitalità, corroborato com'è da un tannino diffuso (senza ferire) e soprattutto da un frutto più integro. Lascio il Piemonte con un vino di fantasia che esprime realmente il nome che porta: Arte 2000 di Domenico Clerico mi ha colpito per la bellezza raffinata del suo naso, oltremodo nitido, cangiante, bilanciato, trasognante. Ancora da attendere l'armonia al palato (vi parlo dell'Aprile 2002) - occorrono di certo riposo e bottiglia- però se ripenso alla progressione, alla finezza tannica e alla qualità dell'estrazione non ho dubbi circa il futuro ed il nome che porta, proprio no. Fulgidi e strameritati entrambi. Approdo lesto - d'un balzo - in Puglia e mi ritrovo sorpreso della personalità e della singolarità di un approccio: quello all' Amativo 1999 di Cantele, un uvaggio negramaro-primitivo di invitante aromaticità, diversa, gioviale, estroversa, singolare. In bocca si rivela continuo, equilibrato, non grassissimo né denso se volete ma dotato di una confortevole scorrevolezza, mantenendo sullo sfondo i toni maturi e dolci della solarità ed in primo piano l'integrità e la freschezza del frutto. Ben bilanciato troverai l'imponente grado alcolico. Passo lo stretto e mi soffermo ammaliato ad ascoltare gli umori nuovi del nero d'avola di casa Planeta: il Santa Cecilia 1999 è quanto di più intrigante tu ti possa aspettare dagli aromi, tutti giocati su sfumatissimi risvolti speziati ad integrare l'appetibile fruttuosità e soprattutto la balsamicità dell'impianto. In bocca è giocoso e ritmato, e si sofferma a lungo tra le trame serrate del frutto, consentendosi a più riprese dignitosi allunghi, fantasia di sapori, equilibri sottili e bellezza di rimando.
Non susciterà forse meraviglia altissima ma sincera ammirazione sì: è un vino che non sta sulla punta della penna ( o in testa ai pensieri) di potenti wine writers eppure mi è rimasto dentro fin dalla prima volta che l'ho incontrato; per l'intensità e la chiarezza dei suoi profumi, e per la carnosità, la leggiadrìa, la rinfrescante speziatura dei contorni. Per quella bocca gravida di propositi sapidi e aciduli ben integrati dalla maturità del frutto, per l'assoluta rispondenza e la chiara riconoscibilità, per la dignitosa continuità e l'istintiva, naturale sua piacevolezza, per la garbata freschezza e la simpatia infusa: tali vibrazioni attengono al Pinot Nero Poggio Alla Buttinera 1999 di Travaglino, che viene dall'Oltrepò Pavese. Infine il ricordo d'un bacio, autentico, sulla bocca, ben oltre il color rosso del titolo, effusione intrisa di aromaticità candita e dolce, propositiva e sfumata, succosa e densa, figlia di mirabili attenzioni e di caparbi vignaioli. Il Vin Santo del Chianti Classico 1996 di Isole e Olena mi ammalia e mi confonde, mi avvolge come seta e mi toglie respiro per un sorriso in più. Un'ulteriore, fulgida dimostrazione di estri, raffinati e coinvolgenti, tramutatisi liquidi e color ambra scuro. A Olena - io lo so - crescono miracoli.
Fernando
Pardini
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