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I titoli
"Al Wto, battaglia contro gli imitatori dei nostri prodotti. Catasto viticolo entro fine ottobre" di ANTONIO PAOLINI (Il Messaggero, 10/9/2001) Vino,
quantità in calo ma la qualità sarà super. Se
la stagione "tiene", annata da ricordare
Quantità ridotta ma qualità super. Per il Chianti classico le previsioni annunciano quella d'inizio millennio una vendemmia da ricordare. Le piogge della scorsa settimana hanno portato sollievo alle viti dopo l'eccessiva arsura di agosto. Se il tempo si manterrà variabile e alternerà alle giornate di sole qualche acquazzone non troppo violento, l'annata 2001 potrebbe davvero diventare eccezionale. «Le premesse ci sono tutte», dice il direttore del Consorzio Chianti classico Giuseppe Liberatore. «Ottimi toni di acidità, giusta maturazione in corso. L'uva, come del resto gli ulivi, aveva sofferto un po' di stress idrico tra luglio e agosto, le ultime piogge sono state benefiche. E il calo della temperatura che di notte porta aria fresca e leggermente umida contribuisce a rafforzare la prospettiva di un buon raccolto». Ma rispetto allo scorso anno, avverte Liberatore, «avremo una quantità ridotta almeno del 10 per cento». Il calo è generalizzato, per colpa delle gelate di Pasqua che hanno colpito parecchie aziende toscane. Quasi completata la vendemmia del bianco, si sta iniziando adesso quella del Merlot. Dal 20 settembre in poi sarà il turno del Sangiovese, come al solito anticipata di una decina di giorni. Nonostante la scarsità del raccolto, è ottimista il marchese Piero Antinori che ricorda come la «qualità sia la priorità assoluta». La cautela è d'obbligo, però, visto che il mese di settembre sarà determinante per ogni conferma o smentita. Per il Brunello stesse previsioni, ottima qualità in vista ma quantità ridotta. Donatella Cinelli Colombini, assessore al Turismo di Siena, pensa già («sempre che il tempo si mantenga come in questi giorni», specifica) alla possibilità di concorrere per la valutazione cinque stelle, mentre nel 2000 il Brunello ebbe tre stelle. In generale per tutte le uve toscane si prevede una raccolta di circa 2200 ettolitri e un calo complessivo di quantità rispetto allo scorso anno di circa il 15 per cento. Adesso il grande timore di produttori ed esperti rimane il fattore meteorologico. Non resta che incrociare le dita. (s.p.) (La Repubblica - Firenze, 10/9/2001) Per
il barolo lasta è mondiale Chef e ristoratori si sono dati
battaglia a colpi di rilanci Le etichette più pregiate battute a
oltre tre milioni Dalle Langhe nasce la prima joint venture Piemonte-Usa
che conquista la Toscana
Luca Ferrua Un grande ristorante per dimostrarsi tale deve avere in carta le annate storiche di barolo. E questo il verdetto della quarta asta dedicata al «re dei rossi italiani» organizzata ieri alle Cantine Gianni Gagliardo. Un dato importante nei mesi dellesordio del «magico» 1997, uno dei baroli destinati a fare epoca e prenotati con grande anticipo dai collezionisti. Ieri, a pochi metri dai prestigiosi filari del «Preve», importanti chef arrivati da tutto il mondo o collegati alla Langa con quanto di meglio offre la multimedialità si sono dati battaglia. Posati per un giorno mestoli e «decanter» sono arrivati anche a trenta rilanci per aggiudicarsi due bottiglie di barolo «Monfortino 1964», firmate Giacomo Conterno e passate dai 300 euro (580881 lire) di base dasta ai 960 (oltre un milione e ottocentomila lire) dellultima offerta, arrivata - via telefono cellulare - dalla Florida. Sono volate anche le quotazioni di sei bottiglie di «Vigna Arborina 1990» di Elio Altare salite da 450 a 1620 euro, il record di giornata per un produttore simbolo di Langa. Ottimi risultati li ha raggiunti anche il lotto dedicato allUnicef, un doppio magnum di «Preve 97», il gioiello di casa Gagliardo, con etichetta speciale firmata dal grappista-artista Romano Levi, dopo 30 rilanci i 350 euro di base sono diventati 950. Fra i tanti ristoratori a caccia di grandi barolo, uno aveva un unico obiettivo: le bottiglie di Francesco Rinaldi. Il titolare del ristorante Massimo di San Paolo del Brasile è entrato in gara per aggiudicarsi i due lotti del suo produttore preferito. «E un mio grande pallino - ha detto a fine asta -, un vanto del mio ristorante». Oltre a Florida e Brasile, anche Colorado, Thailandia e California hanno fatto la parte del leone confermando che chi parla in dollari alla fine riesce sempre a fare la voce grossa di chi si esprime in euro. A tenere duro sono stati ristoratori tedeschi e italiani con la collaborazione di qualche industriale-collezionista come Edoardo Miroglio che si è aggiudicato un doppio magnum di «Preve Gagliardo 90» per oltre un milione e mezzo di lire (810 euro). Il pubblico dellasta è composto soprattutto da ristoratori e commercianti, ma levento è capace anche di stimolare la curiosità dei vip. Accompagnato da Alain Elkann è arrivato anche Vittorio Sgarbi, sottosegretario ai Beni culturali. Il parlamentare si è dimostrato sensibile ai problemi del territorio, guardando al vino come a unopera darte: «Cè un problema che riguarda la produzione di massa, ma non tocca certo produttori come Gagliardo, e sono in aumento le persone che vivono il vino come un momento di cultura. Per quanto mi riguarda bevo pochissimo, ma vado vedere i luoghi in cui nasce un grande vino per assaporarlo nel suo ambiente naturale». Gianni Gagliardo, produttore abituato ad usare la testa non solo per i grandi vini e dopo lalleanza con la «Moet Chandon» per andare alla conquista dellIndia, ha messo insieme gli elementi per lennesimo colpo a sorpresa. Attraverso i figli Stefano e Alberto è stato siglato un accordo con unimportante azienda vinicola americana ed è nata la prima «joint venture» Piemonte-Usa che ha acquistato vigneti prestigiosi in Toscana nella zona di Bolgheri, la stessa del Sassicaia e dellOrnellaia ovvero il meglio dItalia soprattutto per i consumatori dOltreceano, quelli che si esprimono in dollari. . (La Stampa, 10/9/2001) "Langaroli ingordi rischiate il disastro". L'accusa di Petrini: "Contano solo i soldi". Il patron di Slow Food punta il dito sul dissesto delle colline MARCO TRABUCCO ALBA - «Moderate vignaioli la vostra bramosia». Ha il tono e l'atteggiamento del profeta Carlin Petrini, presidente e nume tutelare di Slow Food, mentre lancia il suo anatema. Si parla di cibo e politica, al suo fianco ci sono Giuliano Ferrara e il giornalista Filippo Ceccarelli e sopra di lui c'è il cubo di cristallo che i fratelli Bruno e Marcello Ceretto hanno eretto sul Bricco Rocche uno dei belvedere più spettacolari di Langa. Ma non è a loro che Petrini si rivolge, quando denuncia: «In Langa si sta scavando da ogni parte, si stanno piantando vigne di nebbiolo da Barolo anche sui versanti Nord, inadatti, e un tempo dedicati alle nocciole. Si tagliano i boschi, si eliminano i pascoli e ogni altra coltivazione, ma la monocoltura è il segnale di un disastro annunciato». La filippica continua: «Si disbosca ovunque, a Monforte dove c'è uno dei cru storici del barolo, il Pressenda, è stato fatto uno sbancamento di dimensioni impressionanti. Ma non c'è rischio che, oltre a quello del paesaggio, il degrado sia anche idrogeologico e possa portare a chissà quali disastri naturali? Pure se chiedi a questo o quel sindaco a questo o quel politico perché no interviene ti rispondono che non possono far niente. Ma allora chi può fare qualcosa? Ci vuole un piano regolatore fatto d'intesa con la Regione». Conclude così, ma la polemica è appena cominciata. In platea, tra le 500 persone che stanno assistendo alla consegna del Langhe Ceretto il premio internazionale sulla cultura dell'alimentazione che i due fratelli Ceretto da 11 anni organizzano come crocevia tra storia e politica, da un lato e cibo e vino, dall'altro c'è Bartolo Mascarello, il Grande Vecchio della Langa, che da anni ne denuncia rischi e degrado. «Sono contento che Petrini dica queste cose, ma doveva farlo tre anni fa invece di reclamizzare con i suoi di Slow Food, la barrique (ndr, la botte di rovere in cui vengono invecchiati i grandi vini rossi, per ‘ammorbidirne' il gusto, rifiutata da chi il Barolo vuole produrlo in modo tradizionale). Intanto la nostra Langa è stata devastata, i boschi che mantenevano l'equilibrio stanno scomparendo Non sono un conservatore, chi mi conosce lo sa, ma non ho più fiducia in questa politica, di destra e di sinistra. I nostri sindacati sono diventati uffici di commercialisti in cui noi contadini andiamo solo a sbrigare pratiche. L'unica logica ormai è quella del profitto. E ormai è tardi, bisogna accettare la situazione come è». «Non c'è legame, davvero, tra la barrique e il degrado della Langa - replica Petrini - Io non rimpiango i tempi dei vignaioli poveri, non penso con toni poetici a questo bel mondo antico pieno di miseria. Adesso i vignaioli non sono più contadini, ma grandi professionisti: e l'opulenza sta provocando degrado, l'eccessiva ricchezza sta generando una situazione insostenibile: le vacche grasse potrebbero finire. Si vuole arrivare a produrre 12 milioni di bottiglie l'anno di Barolo, quando il numero giusto sarebbe di 7 o 8. Possibile che quanto è accaduto con il Moscato, con quelle uve piantate dappertutto quando di vendevano 30 milioni di bottiglie di Asti Spumante l'anno, solo in Germania, non abbia insegnato nulla? Adesso se ne vendono 8: l'eccesso di produzione ha abbassato al qualità media prima e poi, di conseguenza, le vendite» (La Repubblica, 10/9/2001) Il rosso, seconda doc italiana per produzione, raccontato in un volume della regione. Ecco un«enciclopedia» sulla Barbera. (La Stampa, 13/9/2001) La lunga crisi. Frascati doc, una vendemmia in perdita. L'uva pagata solo 80 mila lire nonostante i tagli di produzione mentre crescono le giacenze di vino di LUIGI JOVINO Messe all'asta in California tutte le bottiglie di Wine.com. E' la più grande vendita all'incanto di prodotti enologici Vino per tutti i gusti e per tutte le tasche alla più grande asta enologica mai realizzata al mondo. Le bottiglie provengono dalle cantine di Wine.com, il sito Internet fallito lo scorso aprile. L'asta si terrà il 15 e il 16 settembre in un hangar della Napa Valley, California. In vendita ci saranno oltre un milione di bottiglie, per un valore totale di 10 milioni di dollari. Fra i prodotti offerti è prevista la presenza di prestigiosi vini francesi, e di bottiglie in edizioni limitate provenienti dalle cantine di importanti case vinicole. Non mancheranno comunque prodotti dai prezzi più accessibili, provenienti da California, Europa e Asia. La maxi liquidazione segna la fine di Wine.com, che insieme al suo partner Wineshopper.com aveva investito circa 200 milioni di dollari nel tentativo di diventare il più grande distributore online di vino. Wine.com fu fondata nel '94 con i finanziamenti di una serie di società di primo piano, tra cui Amazon.com, la società di venture capital Kleiner Perkins Caufield and Byers e la New York Times Co. I sogni di gloria di Wine.com si scontrarono però con la selva di permessi e divieti che regolamentano la vendita di alcolici negli Stati Uniti. Proprio queste difficoltà hanno portato lentamente alla chiusura del sito Internet e al fallimento della joint venture. (La Repubblica, 15/9/2001) |
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