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I titoli


Una Malvasia elegante e perfetta Nata in Grecia dall' unione di tre varietˆ locali ha un sapore secco senza intolleranze Una Malvasia elegante e perfetta

LUIGI VERONELLI
Azzone Visconti (1301 - 1339) figlio di Galeazzo I, signore di Milano, fu a lungo impegnato da guerriero in Emilia e in Toscana. Sai quanto invidio gli storici e la loro sapienza? Nasce con lui o da lui la famiglia degli Azzoni? Proprio dal Conte Gherardo degli Azzoni Avogadro Malvasia mi arriva il più sorprendente tra i vini: il Cristallino della Rocca. Riporta l'etichetta: "Malvasia/vino bianco secco/ prodotto in Grecia"; e la controetichetta: "Già nel 1385 Napoleone della Serra, cittadino nobile di Bologna, cambi˜ il suo cognome in Malvasia, dal vino prodotto in Grecia di cui era importatore per tutto il Nord Italia. Riprendendo questa antica tradizione commerciale vinicola di famiglia tra l'Italia e la Grecia, questo vino è stato prodotto e imbottigliato dalla Monemvassia Winery, cantina nelle vicinanze dell'antica e conosciuta città bizantina di Malvasia. Alcune delle uve usate provengono da dimenticate varietà locali del leggendario vino prodotto in Malvasia dal XII secolo. Cristallino della Rocca è frutto dell' unione di tre eccezionali varietà, appunto locali: thrapsa, asprovaria e roditis. Ha delicato e piacevole aroma, deciso carattere e colore chiaro e cristallino". Colore giallo oro con lievi riflessi verdognoli, ampio bouquet in cui emergono la vaniglia e, più lievi, l'ananas e il tabacco. Sapore secco senza alcuna intolleranza. Un grande vino bianco, nutrito ed elegante in ogni fase: occhio, naso, palato. Sai tu quanto invidio la sapienza e la capacità critica dei musicologi? Fossi Silvio Cerutti tenterei la comparazione delle percussioni che avverto in ciascuna delle fasi (sì, anche agli occhi... quel brivido verde così rapido è una percussione). Tenterei proprio l'individuazione degli strumenti idiofoni e membranofoni (il tamburo, la grancassa, i timpani, i piatti, lo xilofono, altri ancora) e addirittura di qualcuno dei loro più noti pezzi musicali. E sai tu quanto invidio la sapienza e la capacità selettiva degli ampelografi? Si dice ampelografia la descrizione e la classificazione della vite nelle sue specie e varietà coltivate. Il massimo esperto al mondo è Attilio Scienza, professore all' Università di Milano. Fossi lui, tenterei le più osabili assimilazioni con i vitigni delle nostre Malvasia: Malvasia del Carso, Malvasia del Collio, Malvasia della Planargia, Malvasia delle Lipari, continua continua.

(Il Corriere della Sera, 27/5/2001)


La signora del Brunello in giunta. Donatella Cinelli Colombini dirigerà l'assessorato alle politiche del turismo di Siena

SIENA - Sarà la signora del Brunello, inventrice del turismo del vino che in poco tempo ha portato nelle «Cantine aperte» cinque milioni di visitatori all'anno e un fatturato di 3.000 miliardi, a governare le politiche del Comune di Siena nel settore del turismo. A 48 anni, Donatella Cinelli Colombini, l'imprenditrice vitivinicola con aziende a Montalcino e Trequanda, si dà alla politica ed entra come assessore al turismo nella squadra del neo sindaco di Siena Maurizio Cenni (centrosinistra). Cinelli Colombini, nata a Siena dove si è laureata in Storia dell'arte medievale, è nota per geniali trovate imprenditoriali e promozionali come il Premio Barbi Colombini, il Casato Prime Donne (una fattoria vitivinicola di sole signore) e soprattutto per aver lanciato il business dell'enoturimo. Adesso, come imprenditrice, si affaccia sul mercato cinese e pensa a difendersi dalle gelate, che all'inizio di primavera hanno falcidiato anche i suoi filari, importando dalla California stufe ad hoc per le vigne. In politica è al debutto come amministratore pubblico. «Speriamo bene» dice.
Dieci gli assessori della giunta Cenni, quattro le donne, una sola conferma rispetto al precedente governo Piccini. Sabato sera si è rotta la trattativa con i Popolari, che sono usciti dalla giunta e polemizzano, ma nella squadra del neosindaco c'è un buon tasso di cattolici. Cenni, tranquillo, spiega: «Abbiamo privilegiato competenze e professionalità».
(m.b.)

(La Repubblica - Firenze, 27/5/2001)

L'International Wine Challenge assegna la medaglia d'oro al Passito Tordiruta '98
Londra premia il Verdicchio

di PIERO MUZZETTO
ANCONA - Il Verdicchio Passito Tordiruta '98, prodotto nelle Marche dalla Terre Cortesi Moncaro, ha vinto una medaglia d' oro all' International Wine Challenge di Londra, il concorso enologico considerato il 'campionatò mondiale dei vini. Il vino premiato ha una produzione limitata (5.000 bottiglie) e una preparazione laboriosa: le uve vengono vendemmiate tardivamente e messe ad appassire su dei graticci prima della lavorazione, nella quale vengono impiegate muffe nobili. Il Verdicchio Passito Tordiruta non è l' unico vino della Terre Cortesi Moncaro ad aver convinto i giurati londinesi: una medaglia di bronzo è andata infatti al Rosso Piceno Superiore 'Rocca di Acquavivà '98, mentre il Rosso Piceno 'Rocca di Acquavivà 2000 si è aggiudicato il Seal of Approval per il rapporto prezzo-qualità. Un en plein per la cantina di Montecarotto, che a Londra ha già vinto due medaglie d' oro in quattro anni con il Rosso Conero Riserva e il Passito Tordiruta '97.
Mentre da Londra piovono premi ai nostri vini a Sirolo il vino è sbarcato in teatro: 350 bottiglie di nettare di Bacco pregiati di annate particolari, battute all'asta. Questo il preambolo alla vigilia della giornata di Cantine aperte, che si è tenuto ieri presso il Teatro Cortesi di Sirolo. All'asta, organizzata dalla delegazione regionale del Movimento del turismo del vino, presenti, tra gli altri, l'assessore Recchi e il vice sindaco di Sirolo Polenta sono state proposte le migliori e più celebri annate dei produttori di vini doc delle Marche in confezioni da sei bottiglie. I cinquanta lotti di vino sono stati "battuti", alla presenza di un folto pubblico di imprenditori, dirigenti di aziende e personaggi del mondo della ristorazione (invitata l'attrice Valeria Moriconi ha rinunciato all'invito per precedenti impegni), dal conduttore dell'asta, Sandro Giorgi. La base di offerta è stata di 100.000 lire per ogni lotto, in maniera di formare un rilancio che, in alcuni casi, ha superato nettamente il milione di lire. Il ricavato sarà devoluto in beneficenza, alle "Opere" di padre Guido di Ancona. Per la cronaca, va detto che all'asta vi erano produzioni vinicole particolari, dai formati unici con etichette storiche, oggi impossibili da ritrovare. Per citarne alcune: due recenti vincitori dell'International wine challenge di Londra, il Telago ed il Verdicchio Valciana ed anche il Dorico di Moroder, il rosso Conero della fattoria Le Terrazze, il Verdicchio della Cantina Bucci e tanti altri con etichette ed annate imperdibili. Al termine della serata, il responsabile del servizio valorizzazione delle produzione della Regione Marche, Landi, ha presentato una nuova, importante pubblicazione dedicata ai vini doc delle Marche, che verrà inclusa nella promozione turistica.
E oggi l'edizione 2001 di "Cantine aperte", in occasione della giornata mondiale del vino. Dalle ore 10 alle 18 48 cantine, di cui 28 nella sola provincia di Ancona, in rappresentanza delle 12 doc marchigiane, da Pesaro fino a Castel di Lama, saranno a disposizione per visite guidate, assaggi di vini, prodotti locali ed eventuali rinfreschi.


(Il Messaggero, 27/5/2001)


Proprietario di Chateau Lafite Rothschild investe in Toscana

James Suckling
La Domaines Barons de Rothschild (Lafite) sta ultimando un accordo con il proprietario dell'azienda toscana Castellare di Castellina per stabilire la prima azienda joint-venture italo-francese. Sebbene il nome dell'azienda e i dettagli dell'operazione non siano stati definiti, la tenuta sarà situata nell'emergente regione della Maremma, nell'area chiamata Monteregio, a breve distanza dalla località costiera di Punta Ala. Il prezzo dell'operazione non è stato rivelato, ma secondo alcune stime il valore del solo terreno si attesta sui 4 milioni di dollari. Secondo il proprietario di Castellare di Castellina Paolo Paneria, che è un importante editore di giornali e riviste d'affari in Italia, la tenuta comprende circa 1235 acri di terreno, un quarto dei quali sarà piantato a vigneto. L'anno scorso furono piantati circa 20 acri di vigne, la maggior parte sangiovese, ma anche varietà internazionali quali cabernet sauvignon, merlot e syrah. Altri 80 acri di vigneti saranno piantati quest'anno. "Dovremmo realizzare un vino eccellente," ha detto Paneria, la cui tenuta Castellare di Castellina è molto conosciuta per I Sodi di San Niccolò, un sangiovese in purezza, per il Coniale, un Cabernet Sauvignon, e per il Chianti Classico. "Il suolo a Monteregio è esattamente uguale a quello del Chianti Classico, ma c'è un clima molto più caldo, con temperature di circa 4-6 gradi centigradi più alte. Questo dovrebbe dar luogo a vini più ricchi e consistenti." Paneria spera di avere il primo vino sul mercato per il 2003, e i piani sono di fare 75000 casse all'anno entro i prossimi dieci anni. Paneria ha detto che l'affare è nato l'anno scorso durante un giro informale del barone Eric de Rothschild, suo amico e associato in operazioni bancarie. Rothschild supervisiona la famosa tenuta Chateau Lafite Rothschild oltre alle altre holding di DBR-Lafite's nel mondo, che comprendono Chateau Duhart-Milon nel Bordeaux's, metà della tenuta Chateau Rieussec nel Sauternes, l'azienda Los Vascos in Cile e una quota nel Chalone Wine Group in California. All'inizio degli anni '90, Rothschild pensò seriamente di realizzare una joint-venture con la famosa tenuta San Guido di Bolgheri, produttrice del Sassicaia, uno dei più grandi vini rossi italiani, ma poi non è mai giunto a nulla. Apparentemente il progetto a Monteregio ha attratto la DBT-Lafite perché la produzione sarà abbastanza elevata da dare alla tenuta un impatto significativo sul mercato globale. Rothschild e altri esponenti al vertice della DBR-Lafite non hanno voluto rilasciare commenti. Christian Le Sommer, in passato enologo per Chateau Latour e ora consulente per molte delle tenute della DBR-Lafite fuori dalla Francia è stato estremamente entusiasta dell'investimento in Toscana. Egli ha già realizzato vini nella vicina area del Morellino di Scansano come consulente della prestigiosa Fattoria Le Pupille. "È molto interessante per me," ha detto Le Sommer, che ha passato 14 anni a Latour. "Dopo un po', anche se lavori a Chateau Latour, vuoi fare altre cose. Ci sono troppe regole in Francia. In Italia puoi sfuggire alla visione chiusa che trovi a Bordeaux. In Italia hanno una visione più aperta delle cose, una visione diversa."


(Wine Spectator, 28/5/2001)

Sul caso dei tappi. Sopralluogo in cantina da Elio Altare

L’inchiesta per stabilire le cause del forte sentore di sughero che ha devastato il barolo ‘97 di Elio Altare e ha costretto il prestigioso produttore a ritirare l’intera annata dal mercato è finalmente entrata nel vino. Il perito astigiano Mario Ubigli, nominato la scorsa settimana dal tribunale di Alba, si è già messo al lavoro e sabato ha cominciato i controlli nella cantina langarola.
Ovviamente tutto resta «topo secret», anche se il compito del perito sarà stabilire se il problema del vino dipende dal tappo oppure da qualche condizionamento ambientale riscontrabile proprio in cantina, ma chiunque abbia annusato il barolo «contaminato» ha percepito il forte odore di sughero, un sentore preciso che difficilmente può avere origini diverse dal tappo.
A Elio Altare continuano ad arrivare messaggi di solidarietà da tutto il mondo. Istituzioni come la Regione, la Provincia e la Camera di Commercio di Cuneo stanno cogliendo il segnale più importante che il barolista voleva dare: trasformare il problema tappi in un caso da affrontare e farlo restare un inconveniente da nascondere. La scelta di ritirare l’annata ancor prima che i consumatori potessero rendersi conto del problema dimostra l’onestà del produttore che per dimostrare la verità è arrivato davanti a un giudice.

(La Stampa, 29/5/2001)


Alla ricerca dei vini viterbesi: la nuova frontiera del turismo. Intervista a Riccardo Cotarella

di VIRGINIA CATANESI
L'andar per vini, alla scoperta di realtà enogastronomiche storiche, tradizionali oppure in evoluzione, è la nuova frontiera di un turismo sempre più trendy che finalmente coinvolge anche il Viterbese. Una nuova cultura che si fa spazio e si afferma, annoverando tra le proprie fila un numero sempre maggiore di giovani e di donne. E su questi temi la Tuscia ha molte potenzialità da mettere a punto, per crescere e per posizionarsi in maniera competitiva sui mercati nazionali ed esteri. Promuovere la cultura del vino significa dare plus valore ai territori vitivinicoli, sostenere la qualità delle produzioni locali, la tutela delle risorse ambientali, artistiche, artigianali e storiche e quindi dare impulso all'economia di un'intera area e creare un indotto in crescita. In quest'ambito la provincia di Viterbo sta vivendo un particolare momento magico grazie all'enologo Riccardo Cotarella. Cantina Falesco di Montefiascone, riferimento abbreviato per chi ancora non ne conosca il nome. Ma sono rimasti in pochissimi. Riccardo Cotarella è stato incoronato enologo dell'anno 2001, grazie a ben 11 vini da lui curati, che hanno ottenuto l'ambito punteggio dei Tre Bicchieri dalla Guida Vini d'Italia 2001. Un lungo elenco che attraversa buona parte dello Stivale, dove, di certo, non poteva mancare il Montiano, che ormai viene considerato il rosso più importante della produzione del Lazio e che ha inaugurato una nuova via da percorrere per l'enologia di pregio del Viterbese. E a cui si guarda con sempre maggiore interesse.
Abbiamo rivolto alcune domande a Riccardo Cotarella.
Che peso ha il lavoro dell'enologo in un buon vino?
La parte dell'enologo è importante ma è l'anello di una catena. Il vino deve essere seguito con mezzi moderni e adeguati e con una grande e attenta professionalità per fronteggiare un mercato ogni giorno più esigente. E' importante capirne per tempo i mutamenti di gusto.
Quale tecnica di vinificazione preferisce?
Si deve cercare di ottenere carattere dalle uve di un territorio. Il riferimento è sempre ciò che l'uva può dare nelle sue potenzialità, per conferire uno stile al prodotto finale. Specie nei vini importanti. Il "progetto vino" richiede molto tempo e precisione. L'unica variante sono le condizioni atmosferiche.
L'opera dell'enologo può essere considerata una griffe per il vino?
No, decisamente. All'enologo spettano solamente le scelte. Si può parlare di uno stile, di una scuola di pensiero.
In un panorama enologico nazionale dove primeggiano molti vini con spiccate personalità la produzione del Viterbese su cosa può contare?
C'è una parte della provincia che è stata trascurata, ad oggi, ed è la fascia litoranea, fino al confine con la Toscana. Un confine solamente amministrativo diventa una linea discriminante, al di là ottimi vini, forse tra i migliori al mondo, e i più conosciuti, al di qua produzioni orticole ed altro. Ritengo sia necessario un cambiamento di rotta. Ora si stanno facendo grossi investimenti nella zona tra Tarquinia e Montalto sia per qualità che per quantità.


(Il Messaggero, 30/5/2001)

Una sfilata di impareggiabili superstar


ENZO VIZZARI

Scusate la volgarità, ma per fortuna alla fine della giornata non è stato presentato il conto che sarebbe stato almeno a sette zeri... Difficile stabilire il valore di uno Ch âteau d'Yquem 1893 (avete letto bene), color ambra, profumo conturbante, sapore lungo all'infinito; oppure di quell'inverosimile Cheval Blanc 1928, di indicibile finezza e freschezza... Ma ancora più difficile trovarle bottiglie del genere: Alexander Lur Saluces, storico patron di Ch âteau d'Yquem, quasi commosso, ha confessato serbarne ancora soltanto una a Yquem, mentre Pierre Lurton, general manager di Cheval Blanc e membro della famiglia che possedeva quel gioiello di Saint Emilion prima dello sbarco di Arnault, con la sua società Lvmh ha fatto shopping di Grand Cru nel Bordolese. E ha confessato che era la prima volta che assaggiava il 1928.
Eppure Bruno e Marcello Ceretto, principi di Langa, le hanno trovate e le hanno offerte, accanto ai loro baroli (superbi nella loro classicità il Bricco Rocche Prapò 1989 e il Barolo Serralunga 1971) e agli champagne Grande Dame (millesimati, cioè ciascuno prodotto con uve di una sola annata) nella grande festa del vino che s'è tenuta ieri fra Castiglione Falletto e Alba. Festa grande per l'eccezionalità dell'avvenimento e per l'unicità degli assaggi, festa piccola, purtroppo, perché riservata a pochi giornalisti e come dicono i francesi «grands amateurs». Prima dell'assaggio delle superbottiglie - accompagnate a piatti di notevole caratura preparati da Fulvio Siccardi delle Clivie di Piobesi, Gemma e Alessandra Strocco della Vittoria di Tigliole, Mari Barale del Rododendro di Boves e Ugo Alciati di Guido di Costigliole , si erano svolte quattro miniverticali, cioè degustazioni di tre annate differenti dello stesso vino.
Di grande interesse, naturalmente, aveva incominciato Jacques Peters, chef de caves di Veuve Clicquot con il 1995, ricco ma tutto in divenire, 1990 di eccezionale riuscita e freschezza, 1985 sontuoso e maturo. Bruno e Marcello Ceretto hanno quindi proposto il Bricco Rocche 1995, giovane e piuttosto marcato dal legno, il 1990, equilibrato, completo, a metà strada fra vecchio e nuovo stile; il 1985, evoluto, non potentissimo, ma molto gradevole.
Pierre Lurton, ha quindi illustrato un imponente 1995 di Cheval Blanc che ha davanti a sé un grande avvenire, un anomalo, affascinante 1990, un classicissimo 1985 che comincia a lasciar intravedere il meglio di se stesso. Conclusione trionfale con gli Château d'Yquem 1995, equilibrato profondo più che godibile nella sua giovinezza, 1990 che in questo periodo risulta piuttosto chiuso su se stesso rispetto a quanto prometteva alla sua uscita, 1985 di buona maturità non molto complesso ma piacevole. Tutti descritti con parole tanto appassionate quanto misurate dal conte Alexandre Lur Saluces. Naturalmente non una sfida tra vini profondamente diversi, ma una vera e propria rassegna di superstar delle cantine italiane e francesi.

(La Repubblica, 1/6/2001)

"Così rovinano il Brunello". Cinelli lascia il Consorzio

MARA AMOREVOLI

UNA quindicina di giorni fa si è dimesso dal Consorzio che raggruppa gli oltre 200 produttori di Brunello di Montalcino, sbattendo la porta. Poi Stefano Cinelli Colombini della Fattoria Barbi (una delle 12 aziende vinicole che producono il 60% del Brunello) ha deciso di sferrare l'attacco: «Il disciplinare del Brunello non si tocca, è frutto di una formula perfetta, guai cambiarla e far passare la proposta di ridurre il tempo di affinamento in botte da 2 a 1 anno, e da 4 a 3 anni in totale». Ad una revisione del disciplinare, secondo Cinelli Colombini, starebbero lavorando i responsabili del Consorzio. E il suo non sarebbe l'unico dissenso: «Anche tra gli altri soci - aggiunge - serpeggia un diffuso malumore, tant'è che all'ultima assemblea erano presenti a votare solo un terzo degli aventi diritto». Cosa sta succedendo? Davvero si sta cambiando la classica formula che ha regalato tanta fortuna a questo grande vino per metterlo in commercio un anno prima?
«Sono chiacchiere di vigna e ipotesi senza conferma - ribatte il direttore del Consorzio Stefano Campatelli - Trovo l'attacco pretestuoso. Non è in corso alcuna correzione che possa pregiudicare l'equilibrio tra domanda e offerta, poiché questo si basa sulla bontà del vino e quindi la cosa importante è salvaguardare la qualità Brunello». Una smentita in piena regola, che non convince Cinelli Colombini che vede in pericolo le regole d'oro che da 200 anni sono alla base del Brunello. «Sono favorevole alle sperimentazioni, ai vini nuovi per riempire le nicchie del mercato - spiega Cinelli Colombini - per questo abbiamo tre doc di rosso di Montalcino. Ad esempio Giacomo Tachis ha creato Solengo, una doc di Sant'Antimo nuova. Bene, facciamone altre, sperimentiamo pure, ma non tocchiamo i disciplinari del Brunello. O almeno il Consorzio faccia pure le sue scelte, ma di certo non sono le mie».


(La Repubblica - Firenze, 1/6/2001)

 

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