|
Agrodolce: fotocronaca
Lucana
Alle
Crete Senesi: per una sonatina
di Eraldo
Passaggio a Londra
I
Pinot Nero della Ahr: classe tedesca
Nelle
vere valli del Bitto
La
Valsassina e la Val Taleggio
Ricordi
siculi
Wurzburg
e i vini di Franconia
Coast
to coast: Calabria da mare a mare
La distilleria
Pilzer della valle di Cembra
Breve sosta
a Copenhagen e ...
Svizzera
Irlanda
Barcelona!
Un viaggio in Alsazia
prima parte
seconda parte
La botte
di Heidelberg
|
|
Alle Crete Senesi: per una sonatina di Eraldo
di Francesca Zuddio
Se
la fortuna di un luogo potesse misurarsi in base al numero delle cartoline
e degli spot pubblicitari cui ha fatto da sfondo, il territorio delle
Crete senesi potrebbe certamente aspirare al primato. Per me che non sono
toscana, anche se in questa splendida regione vivo da anni, la Toscana
è da sempre stata questa. Paesaggi affascinanti, diversi in ogni
stagione, le dolci onde di terra delle crete e i suoi colori, cipressi
e vecchi poderi, orizzonti vastissimi, strade semideserte ed "Io
ballo da sola".
Joel Meyerowitz ha racchiuso tutto questo in immagini raccolte
in un libro di prossima pubblicazione. Mario Luzi ha descritto
le crete come un "deserto che evoca tempo e spazio" e che richiama
"le ragioni dell'uomo e dell'esistenza". Ma bisogna vedere con
i propri occhi, essere immersi nella luce cangiante, usare tutti i sensi
per un viaggio che, di curva in curva, di borgo in borgo, si trasforma
in un viaggio nel tempo. L'immagine può sembrare un po' abusata,
ma qui davvero il tempo si è fermato, o meglio, ha un valore diverso.
E' a novembre, dunque in pieno autunno, quando le zolle argillose si
mostrano nude, che arriviamo nelle Crete. Asciano, Buonconvento, Monteroni
d'Arbia, Rapolano Terme, San Giovanni D'asso, sono i cinque comuni del
comprensorio, a sud-est di Siena
L'occasione
che ci porta qui è la XVII Mostra del tartufo bianco delle Crete
Senesi, ospitata nel trecentesco castello di San Giovanni d'Asso.
Il Bianco delle Crete è una delle specie più rinomate del
pregiato tubero. Ben 40 ettari di tartufaie sono oggi monitorati, tenuti
sotto controllo con una banca dati e inseriti nel piano regolatore del
Comune. Il tartufo è una vera e propria sentinella ecologica, non
cresce in situazioni di degrado ambientale e così gli interventi
sul territorio sono d'obbligo: occorre impedire l'uso dei diserbanti,
tagliare i boschi con cura, occuparsi puntualmente della ripulitura dei
fossi, mantenere la compattezza del terreno. Solo così si creano
le condizioni ambientali idonee per la nascita del tartufo.
Tra biancane e calanchi non c'è solo il tartufo, ma si nasconde
una vera e propria riserva del gusto, fatta di pecorino -uno tra i migliori
della regione-, salumi di cinta senese, miele, zafferano, olio extra vergine
e i vini della nuova Doc Orcia.
Lo
zafferano è l'altro prezioso protagonista del nostro fine settimana.
Incontriamo Antonio Brandi, proprietario di un'azienda agricola a San
Quirico d'Orcia. Ci parla del laborioso processo che dal croco, attraverso
la raccolta a mano, la lenta essiccazione in forno elettrico ventilato
a basse temperature (gli stigmi del fiore sono termolabili e fotolabili)
e la maturazione, porta allo zafferano. Per ottenere un chilo di spezia
occorrono da 300.000 a 350.000 stigmi del fiore ed è necessario
ruotare i terreni ogni cinque anni, alternando alla coltura del fiore
quella di cereali ed erba medica. A pranzo ritroveremo lo zafferano impiegato
a tutto pasto in maniera versatile e creativa, come ingrediente principale
nella frittatina, ad accompagnare il pecorino e poi in un gustoso spezzatino
in bianco alla senese con cipolline al forno. Tutte specialità
preparate dalle donne di San Giovanni d'Asso, che ci sorprenderanno una
volta di più quella stessa sera, con una cena a base di erbe spontanee
raccolte dall'esperta Lia Becherelli.
Lia è un'enciclopedia botanica vivente, sa tutto di borragine,
tarassaco, ortiche, finocchio selvatico. Conosce gli usi terapeutici delle
piante ed è depositaria di antiche ricette della cucina povera
del luogo. Così, superata l'iniziale diffidenza, ci scopriamo tutti
entusiasti e, gustando le portate, azzardiamo qualche timido tentativo
di riconoscimento: "Sarà crespino o tarassaco?".
L'occasione è giusta per avere un assaggio della giovane DOC Orcia.
Ci concentriamo sui rossi.
Il Nectar Nectar 2001, dell'Azienda Agricola Podernovo di
Federico Bartolomei, è un sangiovese in purezza di 13% da
clone ilcinese. Il colore è rubino chiaro e i profumi mediamente
intensi, di crosta di pane e lavanda, con cenni terziari di caffè.
Al gusto lo troviamo asciutto, non grasso, piacevolmente amarognolo.
L'Orcia Rosso Terre dell'Asso 2000 de La Canonica affianca
invece all'80% di sangiovese un 15% di cabernet e 5% di merlot. Affinato
per sei mesi in botte piccola raggiunge i 13,5%, profuma di frutta secca
(noci) e ciliegia matura. Il colore è rubino, non limpidissimo,
e al gusto la componente tannica risulta un po' eccessiva. Un vino da
maturare, olfattivamente interessante ma ancora da ammorbidirsi.
Il Grancia di Montisi 2000 (13,5%), dell'Azienda La Grancia,
è prodotto in piccole quantità da sangiovese affinato in
barrique per un anno ed emana profumi assai peculiari di spezie (noce
moscata), di vaniglia e toni vegetali di anice. Al gusto percepiamo una
buona morbidezza in un contesto di struttura media.
L'esempio
migliore di come nelle Crete il tempo passi piacevolmente, o meglio sembra
non essere mai passato ce lo offre la nostra visita a Lucignano D'Asso,
un borgo interamente ristrutturato nel rispetto della tradizione, lasciando
intatta la sua struttura originaria, oggi trasformato in complesso agrituristico
di charme, con cinque case e un casale a disposizione degli ospiti. Qui
troviamo Eraldo, nato a Lucignano e in questo luogo tenacemente rimasto,
insieme a sua moglie Rita, nonostante non ci sia più nessuno degli
abitanti originari. La sua bottega di generi alimentari si è trasformata
in un ritrovo, per chi, trovandosi in zona, vuole avere un assaggio dell'ospitalità
locale. Ci accoglie con un sorriso e ci fa accomodare attorno ad un tavolo
di legno. Alla nostra richiesta, "Solo uno spuntino", risponde
con una serie infinita di prodotti. Salumi di tutti i tipi, di cinta e
tartufato, un lardo molto profumato e un saporito prosciutto crudo, e
poi i pecorini, dall'occhiatura finissima, variamente stagionati. Il tutto
accompagnato dall'immancabile bicchiere di vino rosso e dal pane sciocco.
Eraldo ci guarda compiaciuto, consapevole del calore che ci sta regalando,
il calore dell'ospitalità più antica, fatta di sincera curiosità
verso il "forestiero" e di attenzione al suo benessere.
E' la curiosità, insieme al gusto di trovarsi con gli altri, che
rende il suo sguardo così vivo. Non si sottrae all'invito e siede
in mezzo a noi, esibendosi alla fisarmonica e rispondendo alle nostre
mille domande. Siamo impazienti di sapere com'era la vita quotidiana a
Lucignano qualche decennio fa. Solo ad una domanda Eraldo non risponde,
concedendosi un pizzico di civetteria, non vuole svelare la sua età,
dichiara solo "Settanta compiuti", ma non dice da quanto.
Basterebbe
questa sosta a giustificare una visita al territorio delle Crete, eppure
c'è molto di più e infatti il percorso prosegue per l'Abbazia
di Monte Oliveto, custode del celebre ciclo di affreschi del Sodoma
e del Signorelli, con episodi della vita di S.Benedetto, e di un coro
ligneo intarsiato. L'abbazia, dal profilo maestoso e austero, serba con
cura molti tesori, tra cui una ricchissima biblioteca e un'antica farmacia,
dove i frati continuano a produrre liquori a base di erbe.
Un invito al viaggio, dunque. A piedi, in auto, in bici, a cavallo, in
treno (in primavera e in autunno c'è un Treno Natura che collega
Grosseto alle Crete), persino in mongolfiera -opportunità offerta
dal centro turistico La Moscadella-, sono tanti i modi per scoprire un
territorio ricchissimo e vario e per gustare un viaggio all'insegna della
lentezza.
15 marzo 2003
Foto:
Il panorama invernale delle Crete è tratto da www.moveaboutitaly.com
La foto dell'affresco di Luca Signorelli è tratta da www.abbazie.com
|