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Badia di Morrona: il dominio del territorio
di Riccardo Farchioni
Tante volte si pronuncia la parola territorio. Con la parola
territorio si riassumono quei fattori che forgiano, plasmano ogni espressione
del lavoro della terra rendendola qualcosa di unico ed irripetibile: una
parola che esprime un concetto tanto più forte nel caso di una
realtà sfaccettata e sensibile a mille fattori quale è quella
del vino.
Il territorio rende diversissimi un cabernet sauvignon siciliano da uno
toscano, e questo da uno bordolese, e la più bella illusione di
chi fa critica enologica è, dopo anni (o una vita)
di assaggi e di riflessioni, di riuscire a capire dai profumi, dalla stoffa,
dai tannini di un vino cosa cè in quella terra, quanto calore
ci arriva, quanta luce, quanta pioggia ci cade sopra. E Badia di Morrona
ha sperimentato come il territorio possa dare talvolta risultati imprevedibili
ed esaltanti, che arrivano ad imporre ripensamenti e cambiamenti di rotta.
L'azienda
Badia di Morrona trae il nome da una suggestiva abbazia Camaldolese
e poi Benedettina la cui Chiesa risale al 1089, e sta in un piccolo borgo,
Morrona, accanto a Terricciola, uno dei luoghi chiave della viticoltura
del territorio pisano. La campagna che si domina da qui, fatta di colline
dolci e di boschi multicolori, spiega da sola come la famiglia Gaslini
Alberti, genovese, abbia deciso in momenti successivi a partire dal
1939 di comprare una grande tenuta di 500 ettari complessivi (abbazia
compresa), per farne una residenza di campagna.
La produzione di vino era una attività insita al luogo; la decisione
di puntare alla qualità risale al 1990, ed è legata al lungo
sodalizio con lenologo Corrado Dalpiaz che ha portato alla
nascita dei due vini che sono ormai punti di riferimento del vino toscano
ed italiano, il NAntia (sangiovese, cabernet sauvignon,
merlot, prima uscita 1993) e VignAalta, sangiovese in
purezza, prima uscita nel 1994. Prodotti che hanno posto lazienda
in prima linea nella rapprentatività di una zona che, grazie alla
caparbietà di alcuni produttori, è realtà ormai riconosciuta
appieno anche se ancora alla ricerca di una identità dinsieme
sulla quale si lavora alacremente. Una rappresentatività legata
allimportanza dei vini, ma anche ad alcune scelte di territorio
significative e ormai pressoché esclusive come quella di continuare
a produrre un Chianti dallinteressante rapporto qualità-prezzo,
e quella di realizzare un sangiovese in purezza, impresa sempre difficile
e delicata.
E
come succede spesso nel nuovo panorama enologico italiano, tutto è
in continua trasformazione, perché questo vuole con determinazione
Filippo Gaslini Alberti che regge le redini di una azienda che
se da una parte è un punto fermo, dall'altra è in pieno
movimento: nel 1998 sono stati piantati 15 ettari vendemmiati per la prima
volta nel 2002, altri 12 ne sono stati piantati nel 2001 e 12 lo saranno
nel 2003, facendo raggiungere alla superficie vitata la quota di 70 ettari;
cè poi una nuova cantina in costruzione, che si affiancherà
alla suggestiva barriccaia sotterranea. A Corrado Dalpiaz è succeduto
il giovane Arrigo De Paoli con il quale collabora, a livello di
consulenza, Giorgio Marone. Una gestione agronomica ed enologica
metodica e puntuale, quasi pignola, che porterà, pur confermando
le linee guida già tracciate (fra le quali la produzione di un
delizioso bianco, il La Suvera, chardonnay con un piccolo
saldo di sauvignon) a significative novità: il sangiovese rimarrà
protagonista nel VignAalta, mentre lascerà gradualmente spazio,
nel NAntia, a cabernet sauvignon e merlot.
Ma
perché all'inizio abbiamo parlato di dominio del territorio? Se
dovessimo indicare un cuore territoriale dellazienda
sceglieremmo proprio la vigna del VignAalta [nella foto, sotto la fila
di cipressi]. Ha la nobiltà conferitagli dalletà
(risale alla fine degli anni 60), dalla quale derivano le rese bassissime
(arrivano a 35 quintali d'uva per ettaro), una indecifrabilità
clonale che deve essere studiata a posteriori, e soprattutto una dote
meravigliosa e terribile: limprevedibilità.
È infatti una vigna che ogni anno intepreta il territorio in modo
caratteriale e dominante; una caratteristica affascinante ma anche problematica
per chi produce vino ricercando una continuità di risultati, e
che è arrivata ad esplodere nel 1999 con un sangiovese
dalla ricchezza polifenolica incontrollabile e non gestibile (in termini
di affinamento) nei tempi di un VignAalta 1999 che ne sarebbe uscito stravolto
e assolutamente atipico.
Il vino che ne è scaturito, che ha preso il nome di Tenuta
Badia di Morrona, imprevisto e imprevedibile come la "sua"
vigna, può essere preso a concreta e insieme didattica esemplificazione
della potenza, anzi del dominio del territorio.
Le degustazioni
La Suvera 2001
Costituito da chardonnay (95%) e sauvignon, ha colore giallo carico, e
profumi ricchi di agrumi maturi, miele, ma anche camomilla e spezie. Al
palato parte grasso, quasi untuoso, per proseguire verso il finale più
leggero e fresco, ed arricchito da note di frutta bianca. Un bell'esempio
di bianco toscano.
Chianti
DOCG I Sodi del Paretaio 2001
Presenta un naso fresco ed arricchito da note floreali, minerali e mentolate.
Al palato mostra un attacco dal fruttato maturo, si mostra di corpo medio
e di buona freschezza, anche se va un po in discesa nella seconda
parte della bocca. Il finale è caratterizzato da spiccata dolcezza.
NAntia
1999
Il colore è rubino-violaceo molto cupo; lo spettro aromatico si
incentra sulla frutta rossa (ciliegia in prevalenza) anche se sullo sfondo
si avvertono sensazioni floreali e, con lossigenazione, emergono
finanche spunti di frutta tropicale. La frutta rossa rotonda si conferma
al palato, che termina con un finale un tantino asciugante anche se comunque
di buona lunghezza.
NAntia 2000
Salto di qualità, ci pare di scorgere, in questa annata. Di colore
rubino violaceo molto cupo, ha un naso molto intenso e persistente fatto
di frutta nera dolce, inchiostro, cenni di liquirizia e di terra bagnata.
Una prepotenza olfattiva che trova la sua naturale continuazione in un
ingresso in bocca immediatamente espressivo, seguito da una impostazione
aromatica improntata su registri di buona dolcezza, e siglato da una qualità
tannica ineccepibile che con la sua finezza spinge il vino verso un finale
di notevole ampiezza.
VignAalta
1997
Un vino che sta attraversando un momento straordinario: di colore rubino
porpora, ha un olfatto ampio e di intensità straordinaria, quasi
intossicante, fatto di frutta rossa matura, di fiori, bacca e sottobosco.
Al palato è morbido e largo, perfettamente equilibrato, di stoffa
setosa e finale ampio.
Colli dell'Etruria Centrale DOC VignAalta 1999
Si mostra piuttosto chiuso, e ancora poco sfumato in un quadro olfattivo
dominato da cupe note di frutta nera rivestite dalle tonalità aromatiche
del rovere. Al palato stenta a trovare un suo equilibrio mettendo comunque
in mostra un rimarchevole corredo fruttato. Tannino ancora da smussare,
per un vino che va ancora aspettato.
Colli dell'Etruria Centrale DOC VignAalta 2000
Piuttosto chiuso inizialmente, si apre poi su belle note floreali, di
frutta nera e sottobosco che vanno a definire un quadro olfattivo importante,
già articolato e che presenta anche una qualche propensione all'austerità.
Lentrata in bocca è cremosa, piuttosto potente, di grande
carattere e dallimponente contenuto fruttato; leggeri ed eleganti
rimandi balsamici contrappuntati da sfumature di cioccolato variano un
panorama concluso da tannini assai fini e da un lungo retrogusto di frutta
nera matura.
Tenuta di Badia di Morrona 1999
Vino profondo, elegante, anche austero; dal bicchiere emerge inarrestabile
e senza cedimenti una sostanza imponente che col tempo si rivela attraverso
i toni della frutta nera matura. Lingresso in bocca è potente
e compatto e la fluidità e lo spessore vengono successivamente
affiancati da una maggior freschezza; il tannino si impone per poi cedere
il passo ad un finale elegante e profondo.
Badia di Morrona
Via di Badia, 8 - 56030 Morrona (PI)
tel. 0587/658505
fax 0587/655127
www.badiadimorrona.it
Nella seconda foto: Arrigo De Paoli e Filippo Gaslini Alberti nella
barriccaia sotterranea.
Visita effettuata il 20 novembre 2002
2 maggio 2003
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